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il futuro dell’Italia

in Italia abbiamo aziende d’eccellenza, lo sappiamo.
Vendono i loro prodotti soprattutto all’estero, aiutando l’economia italiana a crescere (più aumenta l’export, più cresce l’attivo della bilancia commerciale).
Da un po’ di anni abbiamo superato gli anni delle vacche magre (sono stati sette, come i famosi sette anni biblici: gli anni bui sono stati quelli dal 2004 al 2011).
Insomma, dal 2011 la crescita è stata costante.
Però una componente basilare per far crescere l’esportazione è il TRASPORTO: se un’azienda italiana vende negli USA o in SudAfrica, avrà bisogno di qualcuno che curi il trasporto della merce prodotta.
C’è un settore molto attivo che è quello dell’industria specializzata nella produzione di turbine, trasformatori, caldaie … impianti “chiavi in mano” che prevedono il trasporto di colli “eccezionali”, cioè con pesi e misure fuori dell’ordinario.
Qual è il problema?
Che ultimamente le restrizioni legate ai trasporti terrestri (soprattutto per portare i macchinari dal luogo di produzione al porto di imbarco!) creano non pochi problemi.
Dopo il crollo del ponte Morandi le autorità preposte al rilascio dei permessi di transito stradale si sono fatte molto più rigide.
Intanto c’è un problema burocratico non da poco: se per portare un macchinario da Cuneo a Marghera dobbiamo chiedere l’autorizzazione ad almeno 25 diverse “autorità”, capite bene come sia difficile mettere insieme tutte le carte.
Basta che una sola delle 25 autorità neghi il permesso, ed il castello di carte crolla miseramente.
Quindi la prima cosa da fare sarebbe accentrare in un unico ufficio il coordinamento del rilascio dei permessi.
E poi non è proprio possibile dover provvedere a fare delle perizie su degli specifici tratti di strada (a carico del richiedente) e dopo una settimana ritrovarsi con analoga richiesta di nuova perizia (sempre a carico del richiedente) per lo stesso tratto, lo stesso “peso”, la stessa tipologia di macchinario.
Abbiamo mezzi che restano fermi per settimane in attesa del via libera: “pare che stasera si possa partire. No, è rimandato a domani. Anzi a dopodomani. Ah no, bisogna aspettare ancora un giorno. Oggi piove, quindi si rimanda a domani. C’è un problema con lo scambio di carreggiata, bisogna rimandare a domani.”
E così, da un giorno all’altro, passano le settimane.
Si perdono gli imbarchi.
Le navi reclamano per il mancato imbarco (chiedendo comunque il pagamento del nolo …!).
Gli ordini “scadono” (le lettere di credito terminano la loro validità).
La banche reclamano i mancati introiti.
I camion maturano soste su soste che qualcuno dovrà pur pagare.
Le aziende meditano di trasferire la produzione all’estero.
Sbaglio se dico che ci stiamo facendo del male da soli?
Forse l’unico che sta veramente pensando al “futuro” del nostro Paese è quel politico che sta proponendo un piano shock per sistemare le infrastrutture e quindi rendere le strade idonee al transito dei carichi pesanti così da permettere la continuazione della crescita del nostro export.
Ma se non decidiamo in fretta di mettere in atto i programmi, fra poco assisteremo alla chiusura di tante aziende e torneremo ad avere una bilancia commerciale passiva.
Ho in mano un ordine per l’imbarco di 5 specialissimi macchinari (pesanti 110 tons cadauno, costruiti nell’area di Milano) ma al momento NON è possibile raggiungere il porto di Genova.
L’alternativa?
Portare tutto a Marghera e trasferire i macchinari da Marghera a Genova con una nave idonea … con un aggravio di costi di trasporto non da poco.
Ma vi sembra una soluzione logica?
E chi paga per tutte le spese extra?
Ecco, noi dobbiamo confrontarci con questo tipo di problemi tutti i giorni.
Auguri, Italia!
Paolo Federici

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dalla guerra di trincea alla guerra elettronica

ho appena ricevuto il commento dell’esperto di spionaggio informatico militare, cyber sicurezza e docente alla City University of London David Stupples:

“Dopo l’attacco col virus Stuxnet alle centrali nucleari iraniane, probabilmente per mano di Israele, l’Iran ha investito massicciamente nella guerra cibernetica. Oggi, si ritiene che faccia parte della serie A del cyberterrorismo finanziato dal regime per sostenere l’attività terroristica della Forza Quds. È un’opinione largamente condivisa che l’Iran sia stato all’origine, negli ultimi cinque anni, di gravi cyber attacchi a numerosi Paesi del Golfo e stabilimenti petroliferi dell’Arabia Saudita. Inoltre, sia gli Stati Uniti che l’Unione europea hanno dichiarato di aver subito cyber attacchi, per lo più finalizzati alla raccolta d’informazioni, all’interno delle proprie frontiere. L’Iran ritiene che, grazie alla guerra cibernetica, sia possibile danneggiare gli interessi occidentali. La propria capacità di kinetic warfare (guerra con utilizzo di armi tradizionali, per opposizione a cyber warfare, ndr) è limitata alla regione del Medioriente mentre un’ondata di forti attacchi cibernetici potrebbe rappresentare la vendetta che sta cercando. Gli obiettivi che hanno più probabilità di essere attaccati sono quelli visibili alla popolazione nel suo insieme. Targets che potranno far paura alla popolazione mettendo in evidenza la vulnerabilità degli Stati Uniti agli attacchi informatici e compromettendo così l’autorità del proprio Presidente e del proprio governo centrale. Probabili attacchi potrebbero colpire gli impianti petrolchimici, le centrali nucleari, i trasporti (marittimo e aereo) e le case farmaceutiche. L’obiettivo è di attaccare i sistemi di controllo industriale o del traffico aereo per fare in modo che i dispositivi di sicurezza diventino instabili e/o poco sicuri. Come, per esempio, i sistemi informatici SCADA (Supervisory Control & Data Aquisition) sono indispensabili per garantire l’efficacia operativa e la sicurezza per praticamente ogni impianto industriale complesso. Nel centro dello SCADA c’è un software e un sistema informatico complesso. L’Iran è noto per avere la capacità di attaccare gli SCADA con risultati abbastanza sconcertanti – un esempio è l’attacco alle infrastrutture petrolifere saudite Aramco due o tre anni fa. Si dice che l’Iran stia affinando le proprie capacità di guerra cibernetica grazie alle collaborazioni con la Corea del Nord, la Cina e la Russia. Gli Stati Uniti, come il Regno Unito, hanno incentrato la propria cyber sicurezza sugli SCADA ma pare che siano rimasti indietro, almeno quando si tratta di cyberterrorismo di regime dove più soldi sono stati investiti nel cosiddetto “dark web”. Basterà che l’Iran ottenga una vittoria decisiva per esercitare una minaccia costante.”

Provate ad immaginare di non poter più usare né computer né telefono, a partire da … adesso!
Paolo Federici

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Operatsiya Chernobog

operatsyia_chernobog

il 2020 inizia con la pubblicazione del mio undicesimo libro!
Questa volta si tratta di un libro scritto a quattro mani insieme a Rudy Di Maggio.
Una storia “ambiziosa”!
Sono passati molti anni dalla fine della seconda guerra mondiale, quando dagli archivi del KGB spunta una verità segreta: Hitler non è morto a Berlino, ma è stato portato a Mosca dove è stato processato.
Oggi, anche per celebrare l’anniversario della vittoria, il Presidente russo ha deciso di rendere pubblici gli atti del processo.
Un ufficiale della Marina Italiana ed un avvocato russo, ma di origine ebraica, sono i compagni di viaggio di Hitler: entrambi hanno ricevuto ordini ben precisi.
L’ebreo sarà l’avvocato di Hitler nel processo e, durante il viaggio, dovrà consultarsi con il suo “cliente” per elaborare una strategia difensiva che possa avere una qualche concretezza.
L’italiano dovrà scortare Hitler durante il viaggio, ma restando in attesa di ordini contrastanti.
Perché la storia non è mai come ce la raccontano e spesso i fatti prendono una piega inaspettata.
Paolo Federici

p.s.: potete acquistarlo con un click qui

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bit.ly/Operatsiya-Chernobog

I primi capitoli raccontano la vita dei principali personaggi separatamente ed in prima persona.
Kirill, ufficiale russo e avvocato, è di origine ebrea. Origine tenuta nascosta perché anche in Russia gli Ebrei non sono ben visti.
Adolf Hitler: la sua storia, le sue idee, la sua ascesa. Ma anche i suoi amori di gioventù.
Marcello, ufficiale italiano con l’incarico di fare da collegamento tra Hitler e Mussolini.
E poi le donne (Marianne, Stephanie, Hilde, Vassa …) tutte con ruoli decisamente non secondari ma anzi spesso determinanti per gli svolgimenti storici.

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Gratis … et amore Dei

in questo nuovo mondo internettiano ci siamo abituati ad avere tutto gratis.
Vuoi leggere un giornale? Lo trovi “on line” e puoi fare a meno di comprarlo (quindi i giornali non vivono più grazie al sostegno di chi li acquista per leggerli, ma si nutrono di pubblicità. Il “bravo” giornalista è quello capace di far affluire più pubblicità che non più lettori. Ma allora lo stesso concetto di “giornalista” perde il suo significato originario.)
Vuoi conoscere le ultime notizie? Ti basta accendere la TV. C’è un “canone” da pagare, ma quei soldi vanno solo ad un ente (la RAI), tutti gli altri canali sono “gratis” (vabbè, ti puoi abbonare a Sky … ma restano comunque centinaia di canali “gratis”), quindi nella stragrande maggioranza vivono solo del sostegno della pubblicità. E la pubblicità sceglie i programmi più seguiti. Ed i programmi più seguiti sono anche quelli dove il livello “culturale” scende per adeguarsi all’analfabetismo dilagante, aiutando a far crescere generazioni sempre più ignoranti (nel senso … “che ignorano”)
Hai bisogno di cure? Ormai sei abituato ad avere tutto gratis, medico, visite, esami, assistenza (sì, può esserci talvolta un minimo contributo – ticket – da versare, ma è comunque poca cosa).
Vuoi avere un profilo facebook, twitter, istagram? Ovviamente è tutto gratis!
Ma possibile che non si paghi mai niente?
I giocatori di poker dicono: “Se non riesci a individuare il pollo nella prima mezz’ora di gioco, allora il pollo sei tu!”
Se non riusciamo a capire che NON possiamo avere tutto gratis, abbiamo un problema!
Passo le giornate a cancellare e.mails (in arrivo)!
Dovevano semplificarci la vita: le e.mail, intendo!
Invece ce l’hanno invasa (questa sì che è un’invasione!).
Alla faccia della privacy.
Mediamente ricevo 500 e.mail al giorno.
Di queste almeno 450 sono … totalmente inutili (e non sto parlando dello “spam”: per quello c’è già un anti-spam attivo!).
Tanto per chi le manda sono “gratis”!
Le altre 50 sono per lo più richieste di preventivi (la mia società gestisce trasporti e spedizioni internazionali e quindi il primo passo è rispondere alla richiesta di quotazione!).
Preparare un preventivo non è un lavoro da poco, non ci sono semplici “algoritmi” da attivare.
Ogni richiesta ha una storia a sè, che comporta ricerca, studio, calcolo, elaborazione, preparazione …
Tutti lavori da farsi in maniera assolutamente gratuita.
Se il cliente accetterà il mio preventivo, noi saremo incaricati di eseguire quel trasporto (e allora “porteremo a casa” un qualche guadagno!).
Se altri avranno elaborato una quotazione più interessante (leggi: “ad un prezzo più basso”), saranno “altri” ad eseguire il trasporto.
Vista la “gratuità” del servizio “preventivi”, i clienti ci sguazzano: mandare una mail con la richiesta di preventivo ad un solo spedizioniere oppure a dieci diversi o magari a cinquanta … non è un problema.
Che poi 49 lavorino per niente e solo 1 riesca ad ottenere l’ordine fa parte del gioco.
Un gioco a perdere.
Giocare a chi fa meno non è un gioco che mi piaccia più tanto.
Ma qual è l’alternativa?
Far pagare i preventivi!
Ma vi pare una soluzione possibile?
Chi è che paga un abbonamento ad un giornale “on line” quando può avere le notizie gratis?
Però se vai da un avvocato a chiedere un consulto, lo paghi, indipendentemente che poi tu decida di affidare a lui quella particolare causa che ti vede coinvolto!
Se vai da un luminare della medicina, lo paghi, indipendentemente che poi tu decida di farti operare da lui!
Se hai bisogno del notaio, non è che puoi metterti a chiedere preventivi a destra e manca: i prezzi si equiparano.
Ecco, una volta i prezzi dei trasporti si equivalevano e allora risultava vincente chi riusciva ad offrire il miglior servizio (nel caso dei trasporti, il transit time più veloce, il numero di partenze più frequente, finanche le navi più moderne, il minor numero di scali intermedi, la precisione nel preparare i documenti necessari per negoziare un credito …).
Siamo sicuri che oggi, dove la variante determinante è diventata il prezzo, sia meglio?
Sento (e vedo, e leggo …!) le pubblicità: tutte concentrate sul prezzo, sullo sconto massimo, sull’anticipo minimo, sulla dilazione più lunga.
Nel nostro settore, lo spedizioniere da architetto del trasporto è diventato sempre più “finanziatore” del cliente, anticipando i costi (soprattutto per quanto riguarda i noli, ma anche per dazi ed iva all’importazione!).
Praticamente ci viene richiesto di fare da banca senza però avere la possibilità di addebitare interessi (o di chiedere garanzie e depositi cauzionali!).
E allora dobbiamo avere il coraggio di scegliere e di farci scegliere: io voglio clienti che non mi trattino da banca e voglio essere scelto perché il mio servizio è “migliore”.
Chiedo troppo?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Intanto posso dirvi che quest’anno chiuderemo con un aumento del fatturato del quaranta per cento.
Forse c’è ancora speranza.
(Ah, dimenticavo, negli ultimi 10 anni non abbiamo avuto alcun “danno”, perdita e/o mancanza relativamente alle merci affidate alla nostra società per il trasporto. Sarà solo una questione di fortuna? Ma anche la fortuna “audaces iuvet”, come dicevano i latini. O anche “all you need is FORTUNE” come recita il nostro slogan!)
Paolo Federici

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Stivaggio … perfetto!

altro che containers!
Noi carichiamo soprattutto navi “convenzionali”: in questo caso abbiamo riempito la stiva di una nave con delle travi da costruzione molto particolari.
beams
E questo è solo un ordine di prova.
Se andrà tutto bene (e non possiamo dubitarne, visto che noi abbiamo la fortuna – FORTUNE – dalla nostra parte) questo sarà il primo imbarco di una lunga serie.
Il 2020 si preannuncia bene!
Paolo Federici

Do you know TETRIS?
Tetris
Well, in the shipping world, TETRIS is played with containers, when preparing a stowage plan!
But we mainly load “break bulk” ships: in this case we have filled a ship’s hold with very particular construction beams.
Stuffed as a TETRIS basic
And this is just a trial order.
If everything goes well (and we can’t doubt it, since we are lucky starting from our name, FORTUNE!) this will be the first shipment in a long series.
Next year 2020 promises to be good!
Be optimistic and remember: “all you need is Fortune”
😊
Paolo Federici

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il treno dalla Cina

ecco la mappa aggiornata dei servizi ferroviari per trasportare merce dalla Cina …

map_rail_china

lo so, è scritto in cinese … ed io non so il cinese.
Però conosco un po’ la geografia!
In questa mappa NON è riportata alcuna stazione di collegamento sul territorio italiano!
Quindi, il treno dalla Cina c’è … e funziona egregiamente, ma NON ARRIVA in Italia.
Chiedetevi perché!
Paolo Federici

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al Ministro dei Trasporti

gent.ma Paola De Micheli
posso consigliarLe di mettere in bellavista, sulla Sua scrivania, questa immagine:
collegamento_rail_sud_nord
L’Italia può diventare il centro della Logistica integrata Europea, sviluppando il collegamento “ferroviario” tra Gioia Tauro (da far diventare il nuovo centro dei traffici che transitano nel Mediterraneo) ed il Nord Italia, per poi far proseguire le merci verso tutte le maggiori destinazioni Europee (grazie alla TAV, in primis, ma anche grazie agli altri corridoi ferroviari che si stanno completando!).
Riporteremo così in Italia il controllo della Logistica passata, negli anni, sotto la “giurisdizione” dei Paesi del Nord.
Sempre che sia ancora possibile cambiare … le carte in tavola!
Altrimenti resteremo relegati a Paese satellite delle altre potenze Europee.
Con fiducia
Paolo Federici

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