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Non si finisce mai di imparare

ogni tanto salta fuori qualche libro …

per questi devo ringraziare il mio amico Claudio che sta “smantellando” la sua libreria e tutti i libri che hanno a che fare con il Trasporto Marittimo li ha regalati a me!

Paolo Federici

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La TAV e la Cina

in Cina, ad una presentazione dei collegamenti ferroviari con l’Europa, hanno presentato questa mappa


Notato niente?
I cinesi hanno già capito che in Italia … non si farà la TAV e quindi si sono adeguati.
(Grazie a Marco Marazzi per aver condiviso la foto)
Paolo Federici

(p.s.: e comunque anche il collegamento con Mortata, annunciato a dicembre in pompa magna, è già “morto”)

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Il porto di Milano

(articolo ripreso dal mio libro “Il Trasporto Marittimo” pubblicato nel 2011)

mi ritrovo in mano delle “polizze di carico” che riportano PORT OF DISCHARGE “MILAN”: e allora la domanda sorge spontanea “ma dov’è il mare, a Milano?”.
Certo, la domanda è giustissima, perché da sempre il PORTO è stato collegato al MARE!
Recita il mio vocabolario: “PORTO = luogo sul lido del mare, di un lago o di un grande fiume, protetto da barriere naturali o artificiali, che permette la sosta delle navi per le operazioni di sbarco e imbarco e di rifornimento. Dal punto di vista dell’ubicazione, i porti possono essere marittimi, fluviali (lontano dalla foce), di estuario (sull’estuario di un fiume), lacustri.”
Quindi diventa incredibile immaginare un porto senza il mare! O meglio senza l’acqua, senza le navi! Eppure, oggi ci sono gli INTERPORTI ed i DRY-PORT. Insomma, l’acqua è diventata un “optional” (dry-port = porto “secco”!).
Sì perché il concetto di esportazione e di trasporto stesso è cambiato: una volta si “portava” la merce nel PORTO, dove poi si procedeva al carico sulla nave! Oggi si porta la “nave” (il container!) dal produttore della merce ed il “carico” (nel container) lo si fa laddove la merce viene prodotta!
Lo stesso avviene nel caso di importazione: una volta ci si recava al PORTO a ritirare la merce arrivata e scaricata dalla nave. Adesso è la nave (il container!) che va a casa dell’importatore, il quale provvede a scaricarla dal container direttamente nel suo magazzino.!
Insomma, lo avete capito: con l’avvento del “container” l’intero concetto di trasporto (marittimo) è cambiato!
I magazzini di raccolta delle merci (che una volta erano solo nei porti!) adesso sono dislocati nei grandi centri “vicini” alle fabbriche, a poca distanza dai luoghi dove le merci debbono essere “lavorate”!
In fondo, vediamola così: il “container” è un pezzo “smontabile” della nave; quindi è la nave che si “spezzetta” e si presenta all’uscio del cliente. E se la merce non va più al porto, per poi essere caricata sulla nave … è la nave che, fatta a pezzetti, va a casa della merce!
E dunque ecco crescere l’importanza dei PORTI “INTERNI”: caricando un “pezzetto” di nave a Milano, si può poi scegliere “dove” fargli raggiungere la nave! Può essere Genova o Trieste, ma può essere anche Taranto o Gioia Tauro.
E, perché no? Rotterdam o Barcellona. Insomma, il “vecchio” concetto di porto (quello sul mare!) non va più visto come il luogo dove si carica la merce sulla nave, ma dove un pezzetto di nave (il container) raggiunge la casa madre (la nave!)
Per questo abbiamo visto il nascere in tempi brevissimi di nuovi porti “marittimi”: basti pensare al porto che oggi movimenta il maggior numero di containers e solo dieci anni fa non esisteva nemmeno sulla carta; parlo di Gioia Tauro, naturalmente!
Un settore particolare (quello dei “consolidatori” marittimi) è il più chiaro esempio di questa nuova concezione del trasporto: tutti i maggiori operatori (NVOCC) sono oggi presenti nei grandi centri dell’interno. Sempre più sono quelli che si organizzano con propri magazzini (non solo a Milano, ma anche a Padova ed a Bologna, a Firenze ed a Roma! Ed in moltissime altre città) ove operano caricando e scaricando i containers. E sempre meno operano nei “porti”!
Una volta accettato questo nuovo concetto di PORTO “senza il mare”, ecco che anche Milano può tranquillamente fregiarsi del titolo di PORTO e nessuno si sorprende più se un documento di trasporto (la polizza di carico!) riporta, nella casella PORT OF LOADING oppure in quella PORT OF DISCHARGE, il nome di MILANO!


Il “porto di Milano” in un dipinto di Francesco Zavatta

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Torino – Lione

proviamo a fare chiarezza?
L’opera rientra in un programma Europeo (*) per la costruzione di 10 corridoi ferroviari che attraversano tutta l’Europa (2 in orizzontale ed 8 in verticale. L’Italia è quella più avvantaggiata perché si trova quasi al “centro” dei traffici avendo sul suo territorio 1 corridoio orizzontale, quello che passa per Torino/Lione, e 3 corridoi verticali).
Potremmo diventare centro nevralgico dei traffici europei e fare della logistica un’industria vincente per l’Italia … ma oggi nella stanza dei bottoni ci sono gli incompetenti, e quindi …

Lo sapete, vero, che anche la Rotterdam-Genova (che è già arrivata a Milano …) è a rischio perché stanno bloccando il collegamento con Genova?
Paolo Federici

p.s.: (*) il “programma europeo” nasce con il Trattato di Amsterdam siglato il 2 ottobre 1997.
pp.ss.: il corridoio “5” (quello che dovrebbe passare per Torino-Lione) qualora NON venisse completato passando per Torino-Lione verrà “spostato” più a nord … ed a beneficiarne sarà la Svizzera!

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l’onestà non paga!

mi chiedono di spedire un collo alto 455 cm. (largo 455, lungo 935, pesante 40 tons).
La fabbrica è in provincia di Trento.
La destinazione è di là dall’oceano!
Pensare di andare ad imbarcare dal mar Tirreno è improponibile, perché non è possibile avere i permessi stradali idonei (l’altezza massima consentita sulla tratta Trento-Livorno è 450 cm compresa l’altezza del camion. A parte che già il solo collo supera l’altezza massima consentita, aggiungendo l’altezza del pianale del camion che, per quanto sia bassa, è almeno di 20 centimetri, l’altezza globale diventa 475!)
Quindi non resta che valutare un imbarco dall’adriatico.
Proponiamo alcune soluzioni per imbarco da Venezia, da Chioggia e finanche da Porto Nogaro.
Il cliente (destinatario) che sta dall’altra parte dell’oceano, si lamenta: il nolo da Livorno è inferiore rispetto al nolo da Venezia (o Chioggia o Porto Nogaro).
Cerco di fargli capire che non è possibile raggiungere Livorno via strada con quelle misure, quindi il paragone non ha molto senso.
Preparo i permessi stradali (su Chioggia), prenoto la nave, coordino il tutto … ed all’ultimo momento il cliente mi chiama e mi “toglie” il mandato.
Un altro spedizioniere porterà quel collo a Livorno e lo imbarcherà facendogli pagare … di meno.
La domanda è: come ha fatto l’altro spedizioniere ad avere i permessi stradali?
E … li ha avuti in un tempo brevissimo.
Io una risposta ce l’avrei.
Sta di fatto che se avessero fermato il mezzo durante il trasporto, sia il mezzo che il carico sarebbero stati sequestrati risultando essere superiori all’altezza massima consentita.
Ma il vero risultato è che il cliente adesso è convinto che io sia incapace di fare il mio lavoro e che l’altro spedizioniere sia più bravo!
È vero: mi sarebbe bastato fare una dichiarazione falsa, dichiarando 420 cm. di altezza ed i permessi sarebbero stati concessi senza problema.
Ahi ahi, ancora una volta … abbiamo la prova provata che l’onestà non paga!
Paolo Federici

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Chissenefrega di andare a Lione

in un universo parallelo (siamo alla fine degli anni ’50) si sta costruendo l’Autostrada del Sole.
L’opera, gigantesca, è iniziata nel 1956.
Mentre da Nord si procede alla costruzione della Milano-Piacenza, da Sud si mette in cantiere la Napoli-Capua.
Quando, nel 1959, a Nord si sta arrivando a Firenze, a Sud si raggiunge Roma.
I lavori procedono e l’allacciamento finale è sempre più vicino.
760 chilometri di autostrada avrebbero collegato il Nord al Sud, rendendo, di fatto, reale il sogno dell’unità d’Italia!
Arriviamo al 1964 e manca solo un ultimo tratto: quello che avrebbe collegato Orte con Chiusi.
Ma … il tratto finale doveva attraversare i terreni dell’entroterra di Orvieto.
Fu il sindaco di Orvieto, Egidio Toninelli, che, in un memorabile discorso, bloccò i lavori: “chissenefrega di andare a Chiusi!”
Non era solo, alle sue spalle un nutrito gruppo di sostenitori (ma le cronache dell’epoca riportano solo la presenza dei tenutari di cinque stalle, che temevano per il futuro delle loro mucche!) appoggiava decisamente la sua scelta.
Fu inutile perfino l’intervento del capo dell’opposizione, Braccioforte (poi emigrato in America, cambiando il suo nome in “Arm Strong”), che cercò di spiegagli che il collegamento Chiusi-Orvieto era solo un piccolo tratto per il suo paese (Orvieto) ma un grande passo per l’Italia intera.
L’Autostrada del Sole non venne mai completata.
L’Italia tornò ad essere un paese di pastori ed allevatori di vacche.
Insomma, come suol dirsi, andò tutto in vacca.
Oggi (in quell’universo parallelo) una targa ad Orvieto racconta la storia dell’epica lotta di Egidio Toninelli contro la realizzazione del tratto Chiusi-Orvieto.
Nessun telegiornale ha mai mandato in onda la cerimonia di inaugurazione dell’autostrada ed il 4 ottobre 1964, ad Orvieto, si tenne la sagra delle mucche!
Benvenuti nel passato!
Paolo Federici

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Shipping, Forwarding & Logistics meet Industry

In questi due giorni (31 gennaio e 1 febbraio) si tiene un convegno in Assolombarda (organizzato con la collaborazione del Propeller Club) per esaminare la situazione della Logistica in Italia.
Il trasporto è quello che ha permesso il progresso: fin dall’antichità sono stati i mercanti quelli che hanno aperto le vie di comunicazione, prima per le vie d’acqua (e le grando civiltà sono nate lungo i fiumi), poi costruendo strade, quindi ferrovie ed infine riuscendo a realizzare il sogno di Icaro, volare!
E così siamo diventati comunità.
Anche l’associazionismo nasce da un principio di sinergia: ad esempio, nel Propeller Club, persone attive nel mondo del trasporto si riuniscono, si confrontano, si consigliano così da poter affrontare i problemi del trasporto e trovare soluzioni condivise.
Oggi il progresso ci presenta nuovi problemi, che necessitano nuove soluzioni.
Per questo oggi più che mai diventa importante confrontarsi, scambiarsi esperienze, ascoltare pareri, condividere nuove idee.
Ed oggi più che mai diventa importante agire in sinergia.
Le grandi Compagnie di Navigazione negli ultimi anni hanno dato vita a continue fusioni: oggi le Compagnie di Navigazione che offrono servizi “full containers” si contano sulle dita di una mano.
E spesso si rivelano più fragili di quanto si possa pensare: tutti ricordiamo l’improvvisa scomparsa dal mercato della Hanjin, con le sue cento navi fermate da un giorno all’altro, con il loro carico di 500.000 containers!
Non sono così poche, invece, quelle attive nel settore “convenzionale” (parlando in modo particolare del project cargo, delle rinfuse, delle navi frigo, finanche delle navi “stalla”), anzi sono molte di più ed occupano ognuna un settore di nicchia.
Ecco, credo che anche noi per contrastare i super-poteri delle multinazionali del trasporto, dovremmo dedicarci a settori di nicchia o comunque dovremmo collaborare più strettamente arrivando a fusioni tra aziende similari.
In fondo la PMI italiana del trasporto che fa parte di un qualche network mondiale (ed oggi ce ne sono davvero tanti di network di spedizionieri, network di traslocatori, network di aziende di logistica, network di vettori stradali …) già è abituata alla collaborazione con altri su scala mondiale.
Mettersi insieme tra PMI vuol dire crescere, diventare aziende di maggior peso sul mercato, potersi meglio confrontare con le multinazionali.
Il Propeller Club (ad esempio, ma sono numerosi gli esempi di altre associazioni efficienti) può benissimo fungere da centro di raccolta, da centro di scambio, da centro di riferimento per chi vuole trovare il partner giusto con il quale ipotizzare un’alleanza ed affrontare meglio il futuro.
Perché, alla fin fine, le PMI hanno una migliore conoscenza delle esigenze delle aziende che importano o esportano.
Sono in grado di garantire un’assistenza personalizzata, una dedizione al cliente molto più peculiare e attenta.
Tra la quantità e la qualità, le PMI potranno essere vincenti solo se sapranno offrire prodotti di qualità.
E qualità vuol dire anche migliori infrastrutture.
Per questo dobbiamo puntare, come Paese, sullo sviluppo di centri intermodali, sull’incremento di linee ferroviarie (penso che non si possa che essere d’accordo sulle potenzialità della TAV), sullo snellimento delle procedure burocratiche e doganali, su migliori servizi portuali (ma possibile che le navi debbano continuare a passare nel nostro mare per poi andare ad operare su Rotterdam o su Anversa?).
Insomma, dobbiamo sensibilizzare i nostro governanti perché diano vita ad una politica di investimento, ma anche ad una politica che aiuti le PMI, incoraggiandone la crescita tramite aggregazioni, fusioni, collaborazioni, cooperazioni …
L’Italia che guarda al futuro con ottimismo parte da qui: dal piccolo imprenditore che crede prima di tutto in se stesso e nel suo Paese e nella possibilità di unire le forze.
E che sa che la LOGISTICA, con tutti i suoi annessi e connessi, può essere un’industria primaria.
Ma anche per questo serve una scuola che insegni il nostro bellissimo lavoro alle nuove generazioni: in fondo, non sto dicendo niente di nuovo.
Se un Paese vuole crescere deve puntare prima di tutto sulla scuola e poi sulle capacità imprenditoriali dei suoi cittadini.
Insomma, la politica deve aiutare scuole e aziende e non continuare a remare contro.
L’incontro di questi due giorni ha uno scopo preciso: il confronto, il dialogo, il far emergere le necessità del settore ma anche le sue potenzialità, le prerogative del mondo del trasporto ma anche le problematiche.
Ricordando che il bicchiere non è mai mezzo pieno o mezzo vuoto: dipende da noi e da come lo guardiamo.
Ecco, cerchiamo di guardare al futuro con ottimismo.
Paolo Federici

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