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India, arriviamo

e finalmente si parte. L’ultimo pezzo (un macchinario da 50 tons) ha lasciato la fabbrica.

Lo imbarcheremo (in breakbulk) da Marghera (eccolo mentre arriva al porto).

Andrà ad aggiungersi ai containers open top e flat rack già partiti la scorsa settimana (da La Spezia).

Si ritroveranno tutti insieme, fra meno di un mese, all’arrivo al porto di destino.

1 Commento

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Bravo, anche stavolta hai risparmiato!

eh sì, l’altro spedizioniere è più bravo. Ti ha fatto un prezzo decisamente più basso del mio. Quasi il 10 per cento in meno e di questi tempi non si può davvero scialacquare.
Però … la nave che ti avevo proposto io partiva dal porto di partenza e dopo 6 giorni arrivava al porto di destino.
Adesso che hai imbarcato con quell’altro scopriamo che:
– la nave parte dal porto di partenza e dopo tre giorni arriva nel porto “BBB”, dove la tua merce viene trasbordata su un’altra nave
– questa seconda nave partirà una settimana dopo per andare nel porto “CCC”, dove la tua merce verrà trasbordata una seconda volta
– nel porto CCC la merce resterà ferma per dieci giorni, in attesa della partenza della terza nave che “dovrebbe” (ma non è sicuro) fare rotta finalmente verso il porto di destinazione
– potrebbe capitare che dal porto CCC la merce venga dirottata nel porto DDD e poi “forse” imbarcata su una nave che arriva al porto di destino
Diciamo che oggi come oggi abbiamo questa situazione:
– nella migliore delle ipotesi la merce anziché 6 giorni, impiegherà 21 giorni ad arrivare a destino
– nella peggiore delle ipotesi di giorni ne impiegherà quasi 50
Però tu hai risparmiato e quindi di cosa ti lamenti?
Ah, il tuo cliente ti paga solo quando la merce arriva a destino?
E la merce vale quasi un milione di euro!
Beh, invece che incassare entro la prossima settimana … incasserai ad agosto!
Sempre in estate siamo.
Paolo Federici

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Milano … e la logistica

un importante convegno si è tenuto a Milano mercoledì 14 giugno.
Voluto dalla più importante associazione del trasporto milanese (ALSEA), coordinato dal maggior esperto di trasporti in Lombardia (Fabrizio Dallari, professore di logistica all’Università LIUC di Castellanza), ha visto la partecipazione alla discussione della Dogana (nella persona del dott. Lorenzo Clemente), del Comune di Milano (assessore Marco Granelli) e, dulcis in fundo, del professor Giulio Sapelli.

Partiamo dalla fine?

Il professor Sapelli ha fatto un excursus storico non da poco, partendo dall’Impero di Carlo V (quello sul quale non tramontava mai il sole!).
Nella sua intelligente lungimiranza, Carlo V aveva identificato nella Milano di allora (la “Mediolanum”, così chiamata proprio perché in posizione strategicamente centrale) quella che avrebbe dovuto essere la capitale dell’impero.
Ancora oggi possiamo “sperare” che Milano realizzi il sogno di Carlo V.
Già moltissime sono le aziende presenti nell’area, soprattutto aziende di logistica.
E la logistica può (e deve) essere il motore trainante dell’economia.
Milano è già collegata ai porti italiani (in “primis” a La Spezia) ed ai centri distributivi del Nord Europa.
Ma DUE sono le cose da sviluppare/incrementare:
(1) rimettere in funzione la ferrovia che collega Gioia Tauro a Milano (così da attrarre navi al maggior porto di transhipment italiano, prima che i cinesi – che si sono comprati il Pireo – facciano deviare tutte le rotte verso la Grecia)
(2) incrementare i centri “interportuali” presenti nell’area milanese
Se il progetto “ferrovia” andrà visto più a lungo termine (ma il Governo lo ha messo tra i programmi) l’interportualità è qualcosa di ormai tangibile: Melzo ha raddoppiato i volumi (ed il numero di treni) ed ora aspettiamo che anche Segrate dia il suo conttibuto (Milano smistamento ha già raggiunto l’accordo con Hupac con il beneplacito del Governo).
Come in tutte le cose ad ampio respiro (i benefici dello sviluppo di un centro intermodale saranno tangibili nel tempo) l’ottusità di chi non sa vedere al di là del proprio naso sta complicando le cose.
Eppure il “progetto” dell’intermodale a Segrate ha almeno due lati positivi:
(1) riduzione dei trasporti a mezzo camion grazie al trasferimento dei traffici sul treno
(2) creazione di nuovi posti di lavoro che andranno a beneficio soprattutto degli abitanti della zona

E il professor Dallari?

Ha scritto un libretto dal titolo “La Regione Logistica Milanese” per produrre grafici e report sulla situazione di Milano e interland.
Così adesso sappiamo che in questa specie di macroregione operano 1.500 imprese di servizi logistici, per non parlare delle 15.000 società di autotrasporto.
E che Milano (con tutta la lombardia) ha un ruolo direzionale su gran parte dei flussi logistici … ma è carente come hub internazionale (dove sono vincenti l’Olanda ed i suoi distripark e la Germania e le sue connessioni con gli inland-terminal).
Ci ha parlato dei benefici derivanti dalle nuove strutture per il sistema logistico, dove anche l’aspettativa legata al nascente polo intermodale segratese è davvero grande!

La Dogana?

Come raccontatoci dal dott. Clemente, l’informatizzazione sta facendo passi da gigante e la semplificazione è sempre di più. Ed anche i controlli. Ciò di cui si lamenta è la cronica carenza di personale. Ma pare che ultimamente si stia correndo ai ripari.

Tutto positivo, dunque?

Ci ha spiegato Betty Schiavoni, presidente Alsea, che bisogna guardare avanti senza stare troppo ad aspettare aiuti dallo Stato (che non ci sono quasi mai stati e … mai ci saranno). Siamo abituati a rimboccarci le maniche e continueremo a farlo. E se finalmente anche nelle stanze dei bottoni hanno deciso di prendersi a cuore i problemi della logistica (porti, interporti, aeroporti) non può che farci piacere.

E l’Alitalia?

Si è parlato anche di Alitalia. Che la situazione di Alitalia sia disastrosa non è in discussione. Che non si possa fare a meno di una Compagnia di bandiera lo è altrettanto. Quindi vediamo di chiudere con il passato, ma pensiamo ad un futuro che non sia solo in mano agli stranieri. L’Italia è stata fin troppo terra di conquista. Vediamo di tornare se non ad essere “caput mundi” (oggi come oggi, Roma sta peggio di noi!) almeno ad essere la Mediolanum, centro degli affari, quindi dei traffici e della logistica. Magari approfittando della debacle inglese che con la brexit è destinata a perdere tanti centri di potere che cercheranno altre sedi ove trasferirsi.

Come sempre, ai posteri …

Paolo Federici


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siamo tutti ostaggi

insomma … siamo tutti ostaggi!
Siamo stati catturati e presi in ostaggio e non lo sappiamo.
Il Parlamento è bloccato perché qualcuno ha deciso che per proseguire i lavori bisogna prima sentire il popolo.
Detto così sembrerebbe un passo avanti, un miglioramento del principio di democrazia, un’apertura alla compartecipazione di tutti.
Ma in effetti chi è questo popolo?
Ah sì, sono quei 25.000 italiani che votano sul blog di un certo Beppe Grillo.
Venticinquemila, mica bruscolini.
Matematicamente parlando sono lo 0,07 degli italiani aventi diritto al voto.
Sarà anche vero che un tale numero (007) evoca strani ricordi nella memoria collettiva (l’eroe che salvava il mondo), ma io faccio davvero fatica a convincermi che il “popolo” sia così ben rappresentato.
Che poi (della serie … Stanlio e Ollio ci fanno un baffo) mi vien da ridere quando vedo come il blogger pone la questione.
C’è una domanda ben chiara.
I 25.000 rispondono.
In base alla maggioranza delle risposte viene presa una decisione.
Se però tale decisione non piace (a chi?) la domanda viene riproposta finché la risposta non cambia.
(è successo per la candidatura del sindaco di Genova, sta succedendo per le questioni legate alla legge elettorale).
Però guai a dire che la democrazia è un’altra cosa.
Lo 0,07 per cento ormai è il solo ed unico detentore della verità assoluta (quella decisa dal manovratore del blog).
E noi stiamo qui ad aspettare che ci dicano cosa dobbiamo fare, ostaggi dei loro tempi e delle loro regole “interne”.
Ahi serva Italia …

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Tariffe e liberalizzazioni

ha certamente ragione Gianfranco Fongaro quando, nella sua lettera a Italians ricorda che nel giro di una notte è diventato obbligatorio quello che prima era vietato: vale a dire competere tra professionisti sul prezzo.
Il troppo stroppia, dicevano i nostri nonni.
Ed anche la troppa libertà (sostenuta addirittura per legge dall’antitrust) si sta dimostrando un boomerang inarrestabile.
Una volta la concorrenza la si faceva sulla qualità, sulla professionalità, sulla capacità.
Oggi (per tutto!) è solo una questione di prezzo: vince chi fa meno!
Ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti: ponti che crollano, strade dissestate, città invase dall’immondizia, fuga dei cervelli, giovani senza un futuro.
Invece che affidarsi a chi è capace di costruirlo MEGLIO, il ponte lo costruisce chi se lo fa pagare MENO.
Succede anche, ad esempio, nella gestione della “cosa pubblica”: anziché cercare il SINDACO più capace … si cerca quello che chiederà il minor emolumento.
Non ci meravigliamo che un calciatore guadagni milioni, ma se un primario ospedaliero chiede qualche centinaia di euro per una visita viene subito etichettato come “ladro”.
Volete un altro detto dei nostri nonni? Chi più spende, meno spende (se ti compri un paio di scarpe fatte meglio, costeranno di più, ma dureranno anche di più! Quindi non sarai costretto a ricomprarle… dopo poco!)
Ma ormai viviamo in un mondo fatto di servizi “gratuiti”, di prodotti venduti “sottocosto”, di un sistema basato sul “regalo” annesso e connesso.
Però non mi sembra proprio che, leibnizianamente parlando, questo possa essere il migliore dei mondi possibili.
(Non vi siete accorti che la liberalizzazione selvaggia ha portato anche alla liberalizzazione degli stipendi e dei salari?)
Provo a fare una proposta?
METTIAMO DELLE REGOLE, magari cominciando da queste tre:
(1) per esercitare una qualsiasi professione bisogna essere iscritti ad un albo, aver superato degli esami, applicare le tariffe approvate dall’associazione di appartenenza (sì, io sto con i tassisti!)
(2) le GARE DI APPALTO devono essere assoggettate a speciali punteggi (precedenti esperienze, altri lavori eseguiti, titoli professionali, etc) ed in ultima analisi (e “solo” in ultima analisi) “anche” sul prezzo.
(3) a NESSUNO deve essere richiesto di lavorare sotto una ben definita soglia minima di fattibilità (né ad un’azienda né ad un dipendente)
Scommettiamo che in breve tempo vedremmo la ripresa?

Paolo Federici

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Capitano, mio Capitano

lo squarcio è enorme e la notte buia.
La nave sta affondando.
La colpa dell’urto è, fin da subito, del Comandante.
Ma non c’è solo quello.
Ha anche aspettato troppo tempo per dare l’allarme e questo, secondo il giudizio dei primi commentatori, ha causato la morte di qualche decina di passeggeri.
Non importa che, operando come ha operato, ne abbia salvati qualche altro … migliaio.
Non importa che sia riuscito a far arenare la nave sulla costa, stabilizzandola durante le operazioni di salvataggio.
L’inclinazione della nave ha reso però inutilizzabili metà delle lance di salvataggio, tutte quelle sul lato ora sommerso.
Certo, ci sono interessi non da poco.
Forse parte della colpa sta in qualche porta a tenuta stagna che proprio stagna non era (e allora diventerebbe una responsabilità del costruttore e dell’armatore).
Forse parte della colpa sta in un errore del timoniere (e allora diventerebbe responsabilità dell’ufficio equipaggi).
Forse parte della colpa sta in chi ha tracciato proprio quella rotta …
La soluzione più semplice è addossare la responsabilità al Comandante e buonanotte.
Il giorno dopo l’incidente, i giornali avevano già fatto il processo, trovato il colpevole ed emessa la sentenza.
No, non sto parlando di chi pensate voi.
Sto pensando ad uno dei migliori comandanti che la marineria italiana abbia mai avuto: Piero Calamai, che era al comando dell’Andrea Doria quando si scontrò con la Stockholm.
Fu accusato di andare troppo veloce nonostante la nebbia, di aver compiuto una manovra sbagliata, di aver aspettato troppo a lanciare l’SOS e calare le scialuppe, di aver tracciato una rotta sbagliata.
E quindi di essere responsabile della morte di cinquantuno persone.
Poi … cinquant’anni dopo (quando lui ormai era morto) è uscita una perizia che lo ha riabilitato completamente ed è stato insignito di importanti onoreficenze perché la storia si è rivelata diversa.
E proprio il suo comportamento ha fatto sì che il numero delle vittime non fosse … ben altro.
Chi ci sarà nel 2060?
Ecco, segnatevi la data: potrete divertirvi leggendo la perizia che riabiliterà un altro Comandante.
Eh sì, ci vuole molta pazienza.
Solo il tempo è galantuomo.
(Ah, la perizia veritiera e riabilitativa relativa al Comandante Calamai era pronta fin da subito. Ma gli interessi economici in ballo erano enormi. Sacrificare un solo uomo era molto più semplice).
Paolo Federici

p.s.: se poi avete tempo e voglia date un’occhiata a questo video: https://youtu.be/6y2RIrvkQG4

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siamo sempre noi …!

Exxon ha scoperto, a fine gennaio, un nuovo giacimento petrolifero al largo della costa della Guyana.
(per chi non fosse troppo ferrato in geografia, siamo nell’America Meridionale, ai confini con il Venezuela!)
Per procedere con l’estrazione sono necessarie speciali aste di perforazione, al momento disponibili solo in Italia.
Ecco dunque l’incarico dato alla Fortune International Transport per il trasporto di 5 chilometri di tubi dall’Italia alla Guyana.
Considerato che i 5 chilometri sono suddivisi in “pezzi” da 10/15 metri cadauno, si tratta di caricare una nave apposta per trasferire l’intero lotto di merce (600 tonnellate, in totale!).

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Poiché non esistono servizi “diretti” dall’Italia a Georgetown (ed il noleggio di una nave “esclusiva” sarebbe troppo oneroso) la soluzione ottimale è quella di trasferire l’intera partita di merce da Marina di Carrara ad Anversa con una nave “coaster”.
Ad Anversa poi l’intero lotto di merce verrà trasbordato (sotto la supervisione del corrispondente belga della Fortune, Europe Cargo) su una nave “ocean going vessel” per raggiungere la Guyana.
Tutta l’operazione dovrebbe concludersi entro un massimo di cinque settimane.
All’arrivo a destino a dirigere le operazioni di sbarco ci sarà il corrispondente locale della Fortune (Ramps Logistics).
Quindi un grande lavoro di collaborazione tra aziende all’avanguardia nel settore del trasporto marittimo (sarà un caso che tutte tre le aziende siano state premiate, negli ultimi tempi, per la loro professionalità e competenza?)
Insomma, l’esperienza nel settore e la conoscenza delle soluzioni ottimali sono sempre vincenti quando si devono fare le cose per bene!
Alla prossima
Paolo Federici

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