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Tariffe e liberalizzazioni

ha certamente ragione Gianfranco Fongaro quando, nella sua lettera a Italians ricorda che nel giro di una notte è diventato obbligatorio quello che prima era vietato: vale a dire competere tra professionisti sul prezzo.
Il troppo stroppia, dicevano i nostri nonni.
Ed anche la troppa libertà (sostenuta addirittura per legge dall’antitrust) si sta dimostrando un boomerang inarrestabile.
Una volta la concorrenza la si faceva sulla qualità, sulla professionalità, sulla capacità.
Oggi (per tutto!) è solo una questione di prezzo: vince chi fa meno!
Ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti: ponti che crollano, strade dissestate, città invase dall’immondizia, fuga dei cervelli, giovani senza un futuro.
Invece che affidarsi a chi è capace di costruirlo MEGLIO, il ponte lo costruisce chi se lo fa pagare MENO.
Succede anche, ad esempio, nella gestione della “cosa pubblica”: anziché cercare il SINDACO più capace … si cerca quello che chiederà il minor emolumento.
Non ci meravigliamo che un calciatore guadagni milioni, ma se un primario ospedaliero chiede qualche centinaia di euro per una visita viene subito etichettato come “ladro”.
Volete un altro detto dei nostri nonni? Chi più spende, meno spende (se ti compri un paio di scarpe fatte meglio, costeranno di più, ma dureranno anche di più! Quindi non sarai costretto a ricomprarle… dopo poco!)
Ma ormai viviamo in un mondo fatto di servizi “gratuiti”, di prodotti venduti “sottocosto”, di un sistema basato sul “regalo” annesso e connesso.
Però non mi sembra proprio che, leibnizianamente parlando, questo possa essere il migliore dei mondi possibili.
(Non vi siete accorti che la liberalizzazione selvaggia ha portato anche alla liberalizzazione degli stipendi e dei salari?)
Provo a fare una proposta?
METTIAMO DELLE REGOLE, magari cominciando da queste tre:
(1) per esercitare una qualsiasi professione bisogna essere iscritti ad un albo, aver superato degli esami, applicare le tariffe approvate dall’associazione di appartenenza (sì, io sto con i tassisti!)
(2) le GARE DI APPALTO devono essere assoggettate a speciali punteggi (precedenti esperienze, altri lavori eseguiti, titoli professionali, etc) ed in ultima analisi (e “solo” in ultima analisi) “anche” sul prezzo.
(3) a NESSUNO deve essere richiesto di lavorare sotto una ben definita soglia minima di fattibilità (né ad un’azienda né ad un dipendente)
Scommettiamo che in breve tempo vedremmo la ripresa?

Paolo Federici

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siamo sempre noi …!

Exxon ha scoperto, a fine gennaio, un nuovo giacimento petrolifero al largo della costa della Guyana.
(per chi non fosse troppo ferrato in geografia, siamo nell’America Meridionale, ai confini con il Venezuela!)
Per procedere con l’estrazione sono necessarie speciali aste di perforazione, al momento disponibili solo in Italia.
Ecco dunque l’incarico dato alla Fortune International Transport per il trasporto di 5 chilometri di tubi dall’Italia alla Guyana.
Considerato che i 5 chilometri sono suddivisi in “pezzi” da 10/15 metri cadauno, si tratta di caricare una nave apposta per trasferire l’intero lotto di merce (600 tonnellate, in totale!).

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Poiché non esistono servizi “diretti” dall’Italia a Georgetown (ed il noleggio di una nave “esclusiva” sarebbe troppo oneroso) la soluzione ottimale è quella di trasferire l’intera partita di merce da Marina di Carrara ad Anversa con una nave “coaster”.
Ad Anversa poi l’intero lotto di merce verrà trasbordato (sotto la supervisione del corrispondente belga della Fortune, Europe Cargo) su una nave “ocean going vessel” per raggiungere la Guyana.
Tutta l’operazione dovrebbe concludersi entro un massimo di cinque settimane.
All’arrivo a destino a dirigere le operazioni di sbarco ci sarà il corrispondente locale della Fortune (Ramps Logistics).
Quindi un grande lavoro di collaborazione tra aziende all’avanguardia nel settore del trasporto marittimo (sarà un caso che tutte tre le aziende siano state premiate, negli ultimi tempi, per la loro professionalità e competenza?)
Insomma, l’esperienza nel settore e la conoscenza delle soluzioni ottimali sono sempre vincenti quando si devono fare le cose per bene!
Alla prossima
Paolo Federici

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Una giornata al seggio

sveglia alle 6.30.
Per le 7.30 sono al seggio: mi hanno ingaggiato come scrutatore (aggratis … naturalmente) per le primarie del PD.
Alle 08.00 si apre. Siamo in quattro  (un presidente e tre scrutatori) ad accogliere i votanti.
La gente arriva lamentandosi perché le indicazioni sulla esatta collocazione del seggio erano difficili da trovare e quindi in tanti non verranno.
Però c’è il tempo per fare quattro chiacchiere.
Uno mi presenta la carta d’identità dicendomi: “adesso lei capirà per chi voto!”
Vedo che è nato a La Spezia  (come Orlando).
Al che ribatto: “anch’io sono spezzino, ma il mio voto pareggerà il tuo.”
Poi vedo che siamo coetanei e scopriamo di aver frequentato lo stesso liceo ed aver avuto … lo stesso “famoso” prof di matematica.
Siamo finiti a Milano entrambi agli inizi degli anni ’80 e tifiamo “Spezia”.
Volete un altro aneddoto?
Leggo il nome dell’elettore che ho di fronte e sento che non mi è nuovo.
Ma è quando mi da la sua mail che il dubbio diventa certezza.
“Questo indirizzo email l’ho già visto. E sai dove?”
Mi guarda incuriosito.
Continuo: “su Italians”.
Sì ci ho azzeccato, è uno dei frequentatori del Blog di Beppe Severgnini.
Alla chiusura del seggio siamo in 4 a controllare 300 voti.
Questo significa che i 2 milioni di voti li hanno controllati in almeno 25.000 controllori.
Da qualche altra parte 25.000 votanti sono controllati da un solo controllore.
Sono davvero solo piccole differenze?
Ai posteri …
Paolo Federici

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se le aziende delocalizzano …

ci sono aziende specializzate nella “re-localizzazione”: smontano fabbriche, le impacchettano, le trasferiscono altrove e le rimontano.
Parlando con il direttore di una di queste ho saputo che nel prossimo futuro (solo loro!) dovranno “trasferire” ben 200 fabbriche!
Provate ad indovinare origine e destinazione!
Sbagliato.
L’origine è il Regno Unito (perché a seguito della Brexit le aziende “scappano”) e la destinazione è l’Europa (la cara e vecchia patria dell’Euro) inclusa l’Italia.
Insomma, grazie al Brexit … ci saranno dei benefici anche per l’Italia.
Chissà se capiremo che questo succede anche grazie all’Euro!
Meditate, gente, meditate.
Paolo Federici

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un po’ di pessimismo?

ti chiedono una quotazione per un trasporto.
Tu elabori la tua offerta, indichi CHIARAMENTE cosa comprende e cosa esclude, definisci CHIARAMENTE le condizioni di pagamento (30 gg data fattura).
Ottieni il mandato di spedizione, esegui il tuo compito con la professionalità necessaria.
Mandi la tua bella fattura e aspetti i 30 giorni.
Dopo la scadenza dei 30 giorni inizi a sollecitare il pagamento.
Dopo diversi solleciti ricevi una comunicazione alquanto seccata: il cliente ti dice che loro pagano a 90 giorni.
Provi a spiegargli che gli accordi erano diversi, che le “condizioni di pagamento” erano state indicate chiaramente, che anche telefonicamente avevi fatto presente come il pagamento dovrebbe avvenire contestualmente alla partenza della merce ma che eccezionalmente gli concedevi i 30 giorni.
Ma loro sanno solo ribadire che la loro “policy” aziendale prevede i pagamenti a 90 giorni.
Anche se la legge italiana stabilisce che i pagamenti debbano avvenire entro un massimo di 30 giorni … chi sono io per chiedere il rispetto degli accordi presi ed il rispetto della legge?
Siamo in Italia, no? Ed allora ognuno fa quello che gli pare.
Soprattutto loro, quando sono grandi e grossi e possono fregarsene beatamente di te e degli impegni presi.
Vado a denunciarli?
Così anziché avere il pagamento a 90 giorni, dovrò aspettare 10 anni?
Tanto vale mettersi il cuore in pace e digerire amaro.
Continuando a vivere in un Paese senza futuro.
Paolo Federici

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Finalmente …

adesso sembra proprio che gli spazi sulle navi siano “insufficienti” per trasportare tutto quanto c’è da caricare.
Bisogna prenotare con almeno un mese di anticipo (confermando oggi si potrà prendere imbarco su navi in partenza all’inizio di aprile).
E le Compagnie di Navigazione stanno “aumentando” i noli di settimana in settimana.
Forse “finalmente” qualcuno ha capito che continuare a giocare a chi fa il prezzo più basso e continuare a lavorare solo per perdere delle somme esagerate NON ha proprio senso.
Speriamo che questa tendenza (che potrà portare solo benefici!) non si arresti troppo presto.
D’altronde ormai dovremmo averlo capito: continuare a ridurre i prezzi ha impoverito tutti.
Sarà anche vero che tutto costa meno, ma anche gli stipendi si sono ridotti, anche i guadagni (e quindi gli investimenti) delle aziende si sono trasformati in perdite.
Questa inversione di tendenza fa ben sperare in una ripresa dell’economia.
E finalmente la scelta (dello spedizioniere al quale affidarsi) verrà fatta in base al miglior servizio, alla maggior competenza, alla professionalità, alla capacità … e questo non può che essere positivo.
Vedremo, fra qualche mese, se la crescita sarà una bella realtà o se torneremo alla guerra dei prezzi.
Paolo Federici

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Carneade, chi era costui?

Carneade, chi era costui? (si chiedeva don Abbondio!)
A me invece viene da chiedere cosa sia questo articolo di legge: “l’art. 7 ter d.lgs. 286/2005”!
Quell’articolo, di quella legge, prevede che se voi affidate il trasporto (camionistico) della vostra merce ad un vettore (oltre che concordare il prezzo, pagate regolarmente la sua fattura!) ma poi quel vettore NON paga il sub-vettore, quest’ultimo ha il diritto di venire a rivalersi su di voi!
Non lo ritenete possibile, vero?
Allora vediamo di entrare nello specifico: una grossa azienda di autotrasporto (ARTONI) pare essere in difficoltà. Negli ultimi giorni si sono rincorse notizie di una sua cessione ad altro gruppo (FERCAM) ma la trattativa si è arenata.
Così adesso pare ci siano molti padroncini (i sub-vettori di Artoni) in difficoltà perché pare che non riescano ad incassare i loro crediti.
Al di là della veridicità o meno di una tale “supposizione”, mi ha colpito quanto dichiarato dal Presidente di ASSIFORMAT FIAP (associazione creata con lo scopo di “aiutare le imprese di trasporto ad avere una marcia in più e a competere con successo nel mercato”): “credo però che ognuno debba prendersi le sue responsabilità, i problemi finanziari di Artoni risalgono a diversi anni fa. I “padroncini”, vettori, ECC… potevano ricorrere al 7 ter ed andare in rivalsa sui committenti, la norma c’è.”
Cioè, in Italiano corrente significa questo: “caro cliente, anche se tu hai pagato quanto dovuto alla Artoni, visto che la Artoni è in crisi e non riesce a pagare i suoi fornitori, adesso devi TU pagarli al posto di Artoni”
A me sembra totalmente illogica sia la legge sia la dichiarazione del Presidente di ASSIFORMAT FIAP, ma – fortunatamente – negli ultimi anni non mi sono mai avvalso dei servizi di ARTONI.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano invece quelli che sono stati (e ancora sono) clienti affezionati.
Paolo Federici
(in poche parole, siccome la Artoni nel 2016 ha “perso” un po’ di quattrini, tutti coloro che hanno utilizzato la Artoni dovrebbero contribuire a ripianarne i conti! Provate ad immaginare una legge analoga nel caso Maersk: siccome la Maersk nel 2016 ha perso quasi due miliardi di dollari, tutti coloro che hanno imbarcato con Maersk dovrebbero contribuire a ripianarne i conti! Che dire? Meno male che la Maersk non è italiana!)

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