Archivi categoria: Politica

JEFTA

Protezionismo o libero scambio?
Dazi o mercato globale?
Europa e Giappone hanno sottoscritto un accordo (JEFTA = Japan Europe Free Trade Agreement) per promuovere gli scambi commerciali.

Dall’altra parte della barricata abbiamo Trump che invece si ostina ad aggiungere nuovi dazi.
Qual è la scelta giusta?
Ovviamente io non ho dubbi: sono “contro” la politica dei dazi (ho già scritto in proposito) ed assolutamente a favore del libero scambio.
Qual è il problema?
Che per l’entrata in vigore il Japan Europe Free Trade Agreement necessita della ratifica di ogni singolo Stato dell’Unione Europea.
Chi potrebbe “remare” contro?
Esattamente chi, per la stessa ragione, sta facendo naufragare l’analogo accordo con il Canada (CETA = Comprehensive Economic and Trade Agreement)
Se (come “promesso” dal nostro emerito vice premier Di Maio), l’Italia NON dovesse ratificare il CETA, l’accordo decadrebbe per l’Europa intera.
E poi (temo!) analoga sorte toccherà all’accordo con il Giappone.
Ha senso che certi accordi così importanti debbano decadere per la assurda ignoranza di chi è stato messo alla guida di uno dei più importanti Paesi dell’Unione Europea?
Ma vi rendete conto che “loro” sanno solo dire NO, sempre e comunque, NO … a tutto ed a tutti?
I conti li faremo alla fine, ma tanto sarà colpa di Renzi, del PD, dell’Europa, di Trump, di Putin … di Soros!
Paolo Federici
(lo so, io sono di parte: occupandomi di “trasporti internazionali” lavoro meglio in un mercato libero che non in un mercato “compresso” dalle politiche daziarie! Ma oggi credo di essere stato assolutamente obbiettivo!)

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in cultura, denuncia, economia, Politica, riflessioni, Trasporti

Brexit? No … grazie!

beh, si sono accorti che certe promesse elettorali/referendarie … gli si stanno rivoltando contro.
Succederà anche da noi (per altre promesse … impossibili da mantenere, o comunque portatrici di enormi danni per tutti!).
E allora qualcuno dovrà fare “mea culpa”.

Lascia un commento

Archiviato in cultura, denuncia, economia, giornalismo, Idee, Politica, riflessioni

altro che Nostradamus …!

Le masse saranno sempre al di sotto della media.
La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci.
Sarà la punizione del suo principio astratto dell’uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi.
Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze.
Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento.
L’adorazione delle apparenze si paga.
(da “Frammenti di diario intimo” 12 giugno 1871 – Henri-Frédéric Amiel (1821 – 1881), filosofo, poeta e critico letterario svizzero.)

2 commenti

Archiviato in cultura, denuncia, economia, educazione, Generale, giornalismo, giustizia, Idee, Politica, riflessioni

fiera del BreakBulk 2018: a Brema

negli ultimi anni la fiera del “breakbulk” si è sempre tenuta ad Anversa.
Prendevo l’aereo la mattina alle 7.00 per Bruxelles. Arrivato a Bruxelles, trovavo il treno per Anversa ed al massimo per le 10.00 ero in fiera.
Mai un problema, mai un ritardo.
Quest’anno la fiera è stata spostata a Brema (sono sempre i tedeschi … a voler primeggiare!) e già si è posto il primo problema: non ci sono voli diretti dall’Italia a Brema, quindi bisognava partire il giorno prima.
Transitare da Francoforte ed aggiungere una notte d’albergo al budget.
Però la fortuna mi è venuta in aiuto: il giorno prima (29 maggio) dovevo essere a Londra.
Poi la mattina del 30 c’era un meraviglioso volo diretto Londra-Brema in partenza alle 7.30 per cui avrei potuto arrivare in fiera anche prima delle solite ore 10.00!
Vabbè, il volo partiva da Londra Stansted (che è piuttosto fuori Londra) ma mi è bastato prenotare l’albergo in aeroporto e la sera del 29 sono andato a dormire a Stansted.
Un’ora e mezza tra metropolitana e treno … e passa la paura.
Sto per mettermi a letto dopo aver puntato la sveglia alle cinque e mezza quando mi arriva un messaggio: Ryanair ha cancellato il volo delle 7.30.
E adesso?
Altri voli “diretti” non ce ne sono.
Da Stansted non ci sono nemmeno voli “con trasbordo” (salvo pensare di arrivare alla sera!).
Tornare ad Heathrow (a mezzanotte?) per cercare un’altra soluzione … non me la sento proprio.
Domani è un altro giorno: mi metto a dormire sognando Rossella O’Hara.
La mattina provo a fare ricerche sul web: voli diretti nessuno, voli con trasbordo tanti … ma con arrivi al più presto nel tardo pomeriggio.
Prenoto un volo per Linate (da Londra City Airport) e torno a casa.
Vabbè, mi rifaccio un’altra ora e mezza tra treno e metropolitana per raggiungere quest’altro aeroporto.
Prima di sera sono a casa.
La fiera mi è costata cara (non solo il biglietto aereo “inutilizzato” per tornare da Brema a Milano, non solo l’albergo “inutilizzato” per la notte del 30 che avrei dovuto passare a Brema, non solo il costo dell’ingresso già pagato in anticipo, non solo il costo del biglietto Londra-Linate che ho dovuto fare in fretta e furia pagando il prezzo pieno) soprattutto per l’impossibilità di incontrare tutta quella gente con cui avevo già fissato non pochi appuntamenti.
Prendersela con Ryanair? A che pro?
Con le loro regole, se un volo è cancellato … è cancellato!
Cosa faccio, mi metto a richiedere il rimborso di pochi euro (quello che era stato il costo di quel biglietto) quando ce ne ho rimessi più di mille?
Scrivo scusandomi a tutti quelli che dovevo incontrare e scopro che non sono stato il solo ad avere problemi: qualcuno è stato dirottato su Francoforte, qualcuno su Amburgo. Autobus sostitutivi, ritardi, problemi.
Come suol dirsi: “chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova.”
Chissà se l’anno prossimo decideranno di tornare a fare la fiera ad Anversa.
Magari possiamo chiedere al nostro nuovo Ministro dei Trasporti di far spostare la fiera a Milano!
(Ah no, ho appena saputo chi sia il nuovo Ministro dei Trasporti)
Paolo Federici

Lascia un commento

Archiviato in denuncia, economia, giornalismo, Idee, incontri, Politica, riflessioni, Trasporti

Contratto di Governo

a me piace parlare (e scrivere) solo di quello che so, quindi non vi annoierò con una discussione sui vaccini o sul vincolo di mandato o sul reddito di cittadinanza.
Però una parola sui TRASPORTI MARITTIMI e sulle problematiche della LOGISTICA ITALIANA vorrei dirla.
Come sa chi mi legge da tempo, io credo fortemente che “L’Italia per la sua collocazione geografica al centro del Mediterraneo rappresenta la naturale cerniera di collegamento per i traffici provenienti dall’estremo e medio oriente verso l’Europa.”
(Queste parole virgolettate le ho riprese pari pari dal Contratto di Governo del quale si sta discutendo in queste ore).
Così come è vero che “Ad oggi la maggior parte del traffico di 30 milioni di container provenienti ogni anno dal Canale di Suez passa davanti alle nostre coste ma non si ferma, si dirige verso i porti del Nord Europa: Rotterdam, Amburgo, Brema e Anversa dove è stata creata la più grande piattaforma logistica d’Europa.”
Anche se questa frase, presente in una delle ultime bozze del Contratto di Governo, è sparita nella stesura definitiva.
Concordo anche sul fatto che “Dobbiamo investire risorse adeguate per attrezzare i nostri Porti con aree retro portuali capaci di garantire lo sdoganamento delle merci in loco per poi essere trasportate grazie all’Alta Portabilità nelle destinazioni finali.”
Poi però le buone intenzioni dei “contrattisti” si perdono quando leggo: “I principali porti italiani debbono avere lo status di porti Gateway (aree di sdoganamento merci) e non porti Transhipment (di solo passaggio tra una nave e l’altra).”
Un porto di transhipment è quello che permette il trasferimento di un container da un mezzo ad un altro (che sia da nave a nave, oppure da nave a camion, o anche da nave a treno): se La Spezia (ad esempio) vuole crescere, deve diventare il porto di entrata per le merci destinate in tutta Europa (quindi deve sviluppare proprio il “transhipment”).
Ipoteticamente potremmo puntare su tre o quattro porti: Gioia Tauro (collegando il porto con il Nord Italia ed il resto dell’Europa grazie al potenziamento della ferrovia), Trieste (dal quale già “transitano” moltissime merci destinate nell’Est Europa), La Spezia (già ottimamente collegata con MIlano), Genova (per il quale si sta costruendo il corridoio Genova-Rotterdam).
Se però poi si intende bloccare il lavoro del terzo valico genovese e non si vuole dare seguito al programma del precedente governo per la riorganizzazione dei porti, allora le premesse restano parole vacue ed inutili.
Eppure, continuando nella lettura, il Contratto lo indica chiaramente: “Senza un’adeguata rete di trasporto ad alta capacità non potremmo mai vedere riconosciuto il nostro naturale ruolo di leader della logistica in Europa e nel Mediterraneo.”
Insomma, da una parte si riconosce la necessità di potenziare la rete di trasporto, dall’altro si intende bloccare la TAV ed il collegamento Genova-Rotterdam.
Posso dire che, almeno per quanto riguarda questo settore, trovo … idee poche ma confuse?
Paolo Federici

1 Commento

Archiviato in cultura, economia, Generale, Idee, Politica, Trasporti

Una ventata di ottimismo

press release:
DBRS – German Shipping Banks – Hope of Bottoming Out

le banche tedesche (specializzate nel settore navale, marittimo e spedizionieristico) hanno subito perdite significative nel settore del trasporto “marittimo” e pertanto sono state costrette a tagliare le esposizioni sulla scia della crisi finanziaria globale.
Si spera in una ripresa che dovrebbe riportare i conti in positivo.
Gli ostacoli alla crescita potrebbero solo derivare da un apprezzamento significativo del dollaro e da una battuta d’arresto nel libero scambio.
La crisi del commercio mondiale dopo la crisi finanziaria globale ha portato a sfide significative nel mercato delle spedizioni come il crollo delle tariffe di trasporto, la riduzione delle valutazioni delle navi e il congelamento del tradizionale finanziamento bancario.
Lo stato di “depressione” nei mercati delle spedizioni, che si è esteso all’inizio del 2017, ha creato non poche difficoltà alle banche attive nel mondo dello “shipping”: abbiamo assistito all’introduzione di maggiori ostacoli al capitale regolamentare e definizioni più rigide per la non-regolamentazione prestiti con una visione più severa sulla tolleranza al prestito.
Ciò ha innescato la necessità, per le banche tedesche, di rivalutare le politiche di prestito nei confronti dei clienti di spedizione anche tagliando esposizioni sulla scia della crisi finanziaria globale.
DBRS ritiene che l’ambiente per le banche tedesche sia migliorato verso la fine del 2017, come evidenziato degli aumenti dei tassi di noleggio (ad esempio Baltic Dry Bulk Index)
Inoltre, le previsioni di crescita globale per il 2018 e 2019 sono stati recentemente rivisti dal FMI, quindi se la tradizionale correlazione tra il tonnellaggio del trasporto globale (i volumi commerciali) e la crescita del PIL globale rimangono, questo dovrebbe anche avvantaggiare l’industria.
Secondo DBRS, queste condizioni sul lato della domanda rappresentano un’opportunità per le banche tedesche di accelerare i loro sforzi di riduzione della leva finanziaria.
Sempre secondo DBSR il potenziale allentamento della pressione sulle banche, testimoniato a fine 2017, ha contribuito a facilitare il processo di vendita di HSH Nordbank, ha permesso a Commerzbank di ridurre le sue attività di spedizione prima del previsto ed ha anche facilitato l’offerta di NORD / LB ed il relativo programma di ristrutturazione e ridimensionamento. DBRS si aspetta che lo slancio rimanga fino al 2018.
Paolo Federici

Lascia un commento

Archiviato in cultura, economia, giornalismo, Politica, riflessioni, Trasporti

Questo valico non s’ha da fare

a chi, come me, si occupa di trasporti da oltre 40 anni, vengono i brividi … quando parla Di Maio.
A Genova ha detto: “se andremo al Governo verrò a Genova a dire che il Terzo Valico non si fa più, ho preso l’impegno in campagna elettorale, chi mi vota sa che prenderemo i 6 miliardi dell’opera – per cui si stanno sperperando soldi, che non è strategica – e li investiremo nel trasporto pubblico locale”.
Cioè, l’Italia finalmente (grazia alla politica dell’attuale ministro Del Rio) stava rialzando la testa mettendo in pratica quanto stavamo aspettando da anni ed ecco il “genio” che arriva e cancella tutto.
L’Europa aveva deciso di inserire l’Italia in un grande piano strategico (la creazione di 10 corridoi ferroviari attraverso l’Europa, 4 dei quali vedevano coinvolta l’Italia, quindi una potenzialità di crescita non indifferente per la nostra povera penisola!) ed arriva uno steward incompetente a dirci che il progetto verrà cancellato.
Provo a spiegare per i non addetti ai lavori: si sta costruendo un collegamento ferroviario tra Rotterdam e Genova.
Questo permetterà:
1. di incrementare i traffici portuali a Genova (le navi potranno utilizzare Genova come porto di imbarco/sbarco “anche” per le merci che riguadano il Nord Europa, senza essere costrette a scalare Rotterdam!)
2. di ridurre il numero dei containers (destinati a Milano!) che ancora oggi vengono instradati via Rotterdam (e parliamo di quasi un milione e mezzo di containers all’anno!). Riportando i traffici “italiani” in Italia, insomma!
3. di permettere alle merci svizzere di essere instradate via Genova (attualmente la maggioranza delle merci “svizzere” NON passano per i porti italiani)
4. di togliere camion dalle strade (trasferendo i trasporti su “rotaia”)
Ci vedete qualcosa di negativo?
Ho chiesto ad un amico grillino cosa ne pensasse dell’idea Di Maio di bloccare la costruzione di quella importantissima ferrovia e mi ha risposto:
“Paolo, ma non lo sai che i ghiacci si stanno sciogliendo?”
“Eh? E cosa c’entra?”
“Le navi passeranno dal nord e quindi i nostri porti vanno riqualificati!”
Sono rimasto senza parole.
Sarà anche vero che i ghiacci si stiano siogliendo e che ci siano già navi che portano le merci dalla Corea all’Olanda passando per il circolo polare artico, ma quel traffico è e rimane una parte infinitesimale delle merci movimentate: cosa facciamo, i traffici tra Italia ed Africa, o tra Italia e Sud America, o tra Italia ed India e Paesi Arabi, o tra Italia e Canada ed Usa … li facciamo passare dallo stretto di Bering?
Votateli, votateli.
Poi però non dite che … nessuno vi aveva avvisato.
A NON FARE NIENTE sono capaci tutti.
Lo diceva anche una famosa canzone di Michael Polnareff: “c’è una bambolina che fa no, no, no!”
Paolo Federici

Lascia un commento

Archiviato in cultura, denuncia, dogana, economia, incontri, Politica, Trasporti