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siamo tutti ostaggi

insomma … siamo tutti ostaggi!
Siamo stati catturati e presi in ostaggio e non lo sappiamo.
Il Parlamento è bloccato perché qualcuno ha deciso che per proseguire i lavori bisogna prima sentire il popolo.
Detto così sembrerebbe un passo avanti, un miglioramento del principio di democrazia, un’apertura alla compartecipazione di tutti.
Ma in effetti chi è questo popolo?
Ah sì, sono quei 25.000 italiani che votano sul blog di un certo Beppe Grillo.
Venticinquemila, mica bruscolini.
Matematicamente parlando sono lo 0,07 degli italiani aventi diritto al voto.
Sarà anche vero che un tale numero (007) evoca strani ricordi nella memoria collettiva (l’eroe che salvava il mondo), ma io faccio davvero fatica a convincermi che il “popolo” sia così ben rappresentato.
Che poi (della serie … Stanlio e Ollio ci fanno un baffo) mi vien da ridere quando vedo come il blogger pone la questione.
C’è una domanda ben chiara.
I 25.000 rispondono.
In base alla maggioranza delle risposte viene presa una decisione.
Se però tale decisione non piace (a chi?) la domanda viene riproposta finché la risposta non cambia.
(è successo per la candidatura del sindaco di Genova, sta succedendo per le questioni legate alla legge elettorale).
Però guai a dire che la democrazia è un’altra cosa.
Lo 0,07 per cento ormai è il solo ed unico detentore della verità assoluta (quella decisa dal manovratore del blog).
E noi stiamo qui ad aspettare che ci dicano cosa dobbiamo fare, ostaggi dei loro tempi e delle loro regole “interne”.
Ahi serva Italia …

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Tariffe e liberalizzazioni

ha certamente ragione Gianfranco Fongaro quando, nella sua lettera a Italians ricorda che nel giro di una notte è diventato obbligatorio quello che prima era vietato: vale a dire competere tra professionisti sul prezzo.
Il troppo stroppia, dicevano i nostri nonni.
Ed anche la troppa libertà (sostenuta addirittura per legge dall’antitrust) si sta dimostrando un boomerang inarrestabile.
Una volta la concorrenza la si faceva sulla qualità, sulla professionalità, sulla capacità.
Oggi (per tutto!) è solo una questione di prezzo: vince chi fa meno!
Ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti: ponti che crollano, strade dissestate, città invase dall’immondizia, fuga dei cervelli, giovani senza un futuro.
Invece che affidarsi a chi è capace di costruirlo MEGLIO, il ponte lo costruisce chi se lo fa pagare MENO.
Succede anche, ad esempio, nella gestione della “cosa pubblica”: anziché cercare il SINDACO più capace … si cerca quello che chiederà il minor emolumento.
Non ci meravigliamo che un calciatore guadagni milioni, ma se un primario ospedaliero chiede qualche centinaia di euro per una visita viene subito etichettato come “ladro”.
Volete un altro detto dei nostri nonni? Chi più spende, meno spende (se ti compri un paio di scarpe fatte meglio, costeranno di più, ma dureranno anche di più! Quindi non sarai costretto a ricomprarle… dopo poco!)
Ma ormai viviamo in un mondo fatto di servizi “gratuiti”, di prodotti venduti “sottocosto”, di un sistema basato sul “regalo” annesso e connesso.
Però non mi sembra proprio che, leibnizianamente parlando, questo possa essere il migliore dei mondi possibili.
(Non vi siete accorti che la liberalizzazione selvaggia ha portato anche alla liberalizzazione degli stipendi e dei salari?)
Provo a fare una proposta?
METTIAMO DELLE REGOLE, magari cominciando da queste tre:
(1) per esercitare una qualsiasi professione bisogna essere iscritti ad un albo, aver superato degli esami, applicare le tariffe approvate dall’associazione di appartenenza (sì, io sto con i tassisti!)
(2) le GARE DI APPALTO devono essere assoggettate a speciali punteggi (precedenti esperienze, altri lavori eseguiti, titoli professionali, etc) ed in ultima analisi (e “solo” in ultima analisi) “anche” sul prezzo.
(3) a NESSUNO deve essere richiesto di lavorare sotto una ben definita soglia minima di fattibilità (né ad un’azienda né ad un dipendente)
Scommettiamo che in breve tempo vedremmo la ripresa?

Paolo Federici

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Una giornata al seggio

sveglia alle 6.30.
Per le 7.30 sono al seggio: mi hanno ingaggiato come scrutatore (aggratis … naturalmente) per le primarie del PD.
Alle 08.00 si apre. Siamo in quattro  (un presidente e tre scrutatori) ad accogliere i votanti.
La gente arriva lamentandosi perché le indicazioni sulla esatta collocazione del seggio erano difficili da trovare e quindi in tanti non verranno.
Però c’è il tempo per fare quattro chiacchiere.
Uno mi presenta la carta d’identità dicendomi: “adesso lei capirà per chi voto!”
Vedo che è nato a La Spezia  (come Orlando).
Al che ribatto: “anch’io sono spezzino, ma il mio voto pareggerà il tuo.”
Poi vedo che siamo coetanei e scopriamo di aver frequentato lo stesso liceo ed aver avuto … lo stesso “famoso” prof di matematica.
Siamo finiti a Milano entrambi agli inizi degli anni ’80 e tifiamo “Spezia”.
Volete un altro aneddoto?
Leggo il nome dell’elettore che ho di fronte e sento che non mi è nuovo.
Ma è quando mi da la sua mail che il dubbio diventa certezza.
“Questo indirizzo email l’ho già visto. E sai dove?”
Mi guarda incuriosito.
Continuo: “su Italians”.
Sì ci ho azzeccato, è uno dei frequentatori del Blog di Beppe Severgnini.
Alla chiusura del seggio siamo in 4 a controllare 300 voti.
Questo significa che i 2 milioni di voti li hanno controllati in almeno 25.000 controllori.
Da qualche altra parte 25.000 votanti sono controllati da un solo controllore.
Sono davvero solo piccole differenze?
Ai posteri …
Paolo Federici

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se le aziende delocalizzano …

ci sono aziende specializzate nella “re-localizzazione”: smontano fabbriche, le impacchettano, le trasferiscono altrove e le rimontano.
Parlando con il direttore di una di queste ho saputo che nel prossimo futuro (solo loro!) dovranno “trasferire” ben 200 fabbriche!
Provate ad indovinare origine e destinazione!
Sbagliato.
L’origine è il Regno Unito (perché a seguito della Brexit le aziende “scappano”) e la destinazione è l’Europa (la cara e vecchia patria dell’Euro) inclusa l’Italia.
Insomma, grazie al Brexit … ci saranno dei benefici anche per l’Italia.
Chissà se capiremo che questo succede anche grazie all’Euro!
Meditate, gente, meditate.
Paolo Federici

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un po’ di pessimismo?

ti chiedono una quotazione per un trasporto.
Tu elabori la tua offerta, indichi CHIARAMENTE cosa comprende e cosa esclude, definisci CHIARAMENTE le condizioni di pagamento (30 gg data fattura).
Ottieni il mandato di spedizione, esegui il tuo compito con la professionalità necessaria.
Mandi la tua bella fattura e aspetti i 30 giorni.
Dopo la scadenza dei 30 giorni inizi a sollecitare il pagamento.
Dopo diversi solleciti ricevi una comunicazione alquanto seccata: il cliente ti dice che loro pagano a 90 giorni.
Provi a spiegargli che gli accordi erano diversi, che le “condizioni di pagamento” erano state indicate chiaramente, che anche telefonicamente avevi fatto presente come il pagamento dovrebbe avvenire contestualmente alla partenza della merce ma che eccezionalmente gli concedevi i 30 giorni.
Ma loro sanno solo ribadire che la loro “policy” aziendale prevede i pagamenti a 90 giorni.
Anche se la legge italiana stabilisce che i pagamenti debbano avvenire entro un massimo di 30 giorni … chi sono io per chiedere il rispetto degli accordi presi ed il rispetto della legge?
Siamo in Italia, no? Ed allora ognuno fa quello che gli pare.
Soprattutto loro, quando sono grandi e grossi e possono fregarsene beatamente di te e degli impegni presi.
Vado a denunciarli?
Così anziché avere il pagamento a 90 giorni, dovrò aspettare 10 anni?
Tanto vale mettersi il cuore in pace e digerire amaro.
Continuando a vivere in un Paese senza futuro.
Paolo Federici

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La riforma costituzionale

mi sono preso la briga di leggere tutte le modifiche, articolo per articolo (se volete farlo anche voi ecco il link: CLICK).
Se non altro, quando andrò a votare, potrò votare NEL MERITO della questione.
Evitando di votare per motivi che non c’entrano niente
C’è chi vota NO per mandare a casa Renzi (Salvini e Brunetta)
C’è chi vota NO per fare un dispetto al suo segretario (D’Alema e Bersani)
C’è chi vota NO perché il loro movimento è contro tutto e contro tutti a prescindere (Di Battista e Di maio).
C’è chi vota NO perché decide in base alla simpatia e/o antipatia.
C’è chi vota NO perché “io questa gente non la voglio proprio sentire”
C’è chi vota NO perché “dopo gli effetti della buona scuola … la buona Costituzione mi terrorizza”
C’è chi vota NO perché “non leggo documenti presentati da gente con l’intelligenza apparente di un puffo.”
Certo è che siamo arrivati alla dimostrazione lampante dell’inutilità della democrazia.
Chiedere ai cittadini di esprimersi su qualcosa che NON sanno e che NON vogliono nemmeno cercare di sapere è semplicemente deprimente.
Aveva ragione chi diceva “Governare gli italiani non è difficile, è inutile.”
Ma uno che sia uno che vota NO spiegando quali “nuovi” articoli NON vadano bene … non l’ho ancora trovato.
La mia proposta?
Per votare a questo referendum bisognerebbe “dimostrare” di averne almeno letto il testo, la consistenza delle modifiche, gli articoli in discussione.
Altrimenti cosa andiamo a votare?
Tanto varrebbe indicare sulla scheda: “chi preferisci, l’Inter o il Milan?”.
Il risultato sarebbe lo stesso.
Insomma, mi piacerebbe che tutti si facessero parte diligente e leggessero i testi messi a confronto.
Scoprirebbero, ad esempio, che la “prima” parte della Costituzione più bella del mondo NON viene toccata (prendersela con Benigni perché elogiava la “prima” parte della Costituzione ed adesso si dice d’accordo con la modifica degli articoli dopo il 48 … dimostra l’insensatezza della protesta stessa!).
E, magari, potrebbero decidere usando la propria testa, senza farsi prendere da tifoserie artefatte.

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Sì, io ho deciso con la mia testa. Dopo aver letto attentamente ogni singola parola, ogni singolo articolo, ogni singola modifica. E liberamente, coscientemente, autonomamente #iovotosì
Paolo Federici

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Convegno a Milano sul “caso Hanjin”

la sala era strapiena: l’argomento era sicuramente interessante!
Si parlava del “caso Hanjin” e delle sue ripercussioni sul mercato.
Alla tavola rotonda, organizzata dal Propeller Club Port of Milan, erano presenti diversi rappresentanti delle categorie coinvolte: ha aperto la discussione il presidente del Propeller Club Port of Milan, Riccardo Fuochi, e poi, moderati da Nicola Capuzzo di Ship2Shore, hanno portato il loro contributo Betty Schiavoni (Alsea), Paolo Federici (Nvocc), Ignazio Messina (Messina Line), Sebastiano Grasso (Assologistica), Nereo Marcucci (Confetra), Franco Larizza (Assicurazioni), Massimo Campailla (Studio Legale), Carlo Lombardi (Federazione del Mare).
Volete il “succo” della giornata?
Continuando a ridurre i costi di trasporto i fallimenti si moltiplicheranno, le situazioni di difficoltà saranno all’ordine del giorno, le società che operano nella logistica continueranno a perdere soldi e la “lezione” non sarà servita a nessuno.
Bisogna capire che il trasporto è un “servizio”, un servizio importante per le merci, e non un “problema” o un “costo” da evitare.
E quindi accettare un mercato con i “noli” in ascesa.
D’altronde quando dentro un container c’è merce che vale 10.000 euro, ma davvero saranno i 100 o 200 dollari in più di “costo” del trasporto a determinare il successo di un prodotto sul mercato?
Sta di fatto che ci sono 500.000 containers che ora “vagano” alla cieca e per recuperare le merci in essi contenute occorreranno fior di quattrini.
Ciò che è emerso dalla tavola rotonda è che nei prossimi mesi assisteremo ad una valanga di cause legali (e gli avvocati si leccano i baffi!): clienti che si rifiuteranno di pagare le maggiori spese accusando lo spedizioniere. Spedizionieri che vorranno rivalersi sugli NVOCC. NVOCC che saranno costretti ad incaricare altri legali della loro difesa. E fra dieci anni saremo ancora in ballo!
Tutto per essersi ostinati ad andare alla ricerca sempre e soltanto del prezzo più basso.
Servirà la lezione?
Pessimisticamente dico di no: i clienti continueranno a cercare il prezzo più basso ed in futuro il caso Hanjin si ripeterà.
Ottimisticamente dico che riducendosi il numero di navi, i noli “automaticamente” saliranno per la controbilanciatura di domanda ed offerta.
E forse, finalmente, il mercato si autoregolamenterà per il bene di tutti.
Per il bene delle Compagnie di Navigazione che torneranno a lavorare per guadagnare, degli spedizionieri che non saranno più costretti a farsi la guerra giocando a chi fa meno, degli NVOCC che potranno vendere noli a due cifre dimenticando i tempi quando un metro cubo di merce per la Cina pagava meno di un biglietto dell’autobus.
Dalla mia parte c’è un profondo ottimismo: spero solo di avere ragione!
Paolo Federici

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