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Repetita iuvant!

Hai venduto “ex works” e sei ben contento perché non hai responsabilità di trasporto e dormi sonni tranquilli!
Finché non ti succede che …

1. hai una lettera di credito irrevocabile e confermata, negoziabile contro presentazione di polizza di carico “clean on board”.
Però quando il camion è uscito dal tuo stabilimento per andare al porto, ha avuto un incidente. Si è ribaltato e tutta la tua merce si è fracassata. Quindi NESSUNO ti darà mai una polizza di carico “clean on board”, per il semplice motivo che la tua merce a bordo della nave non ci è mai arrivata e mai ci arriverà! E allora cosa fai? Devi sperare che il cliente estero ti paghi comunque (certo, legalmente parlando lui “dovrebbe” pagare! Ma tu quali garanzie hai? La lettera di credito non la puoi utilizzare!). Auguri!

2. tanto per girare il coltello nella piaga: sempre rifacendosi al caso precedente, non puoi nemmeno chiedere l’intervento dell’assicurazione perché tu NON hai assicurato la merce (l’assicurazione spetta a chi compra! Ed eventualmente, l’assicurazione rimborsa chi compra. Ragionando per assurdo il tuo cliente può farsi rimborsare per qualcosa che non ha mai pagato.)

3. hai la solita lettera di credito e la merce arriva al porto di imbarco sana e salva (questa volta ti è andata bene, anche se non ti rendi conto del rischio che hai corso!), ma la nave tarda, o cancella lo scalo, o semplicemente lascia a terra la tua merce per imbarcarla in un viaggio successivo (capita, capita!). Così la lettera di credito “scade” e quando finalmente ottieni la polizza di carico, la banca respinge i documenti o, se sei fortunato, li accetta con riserva. Il che significa che intanto NON ti paga. Poi se ne parlerà se e quando il ricevitore deciderà di accettare i documenti anche con la “riserva”. (Magari ti chiama e ti propone un affare: lui accetta comunque di ritirare i documenti, ma ti chiede uno sconto. Glielo fai?)

4. ancora un caso analogo: i documenti sono stati accettati “con riserva”. Bisogna aspettare che il ricevitore “sblocchi” la riserva. Lo farà certamente se vorrà ritirare la merce. Ma sfortuna vuole che la nave abbia un incidente, affondi e l’intero carico vada perduto! Secondo voi, il ricevitore andrà in banca a “sciogliere” la riserva e ritirare comunque i documenti?

5. la questione si complica proprio nel caso di danno al carico. Se una nave affonda, tutti i CARICATORI sono chiamati a contribuire a pagare le spese per la perdita della nave. E sapete a chi vanno a chiedere i quattrini? A chi risulta come “SHIPPER” nella polizza di carico. Eh sì, caso amico. Tu che hai venduto “ex works” e che, per negoziare il credito, hai dovuto presentare la polizza di carico originale … in quella polizza di carico lo shipper sei tu. Quindi preparati a pagare!

6. questa volta è andato tutto bene, merce a bordo, polizza di carico “corretta”, soldi incassati. Ma non riesci ad ottenere la bolla doganale di esportazione. L’hai chiesta più e più volte ma lo spedizioniere (che NON è il tuo spedizioniere di fiducia, ma un qualche spedizioniere – magari nemmeno italiano – nominato dal tuo cliente) non risponde ai solleciti. Ti ritrovi una visita della finanza e non potendo mostrare la bolla doganale sei costretto a pagare l’IVA (più una sanzione). Poi dovrai cercarti un avvocato per sperare di farti rimborsare da chi non ti ha fatto avere la bolla doganale. Ne riparliamo tra una decina di anni.

7. sei convinto di aver venduto la tua merce ad un cliente di Dubai per essere distribuita sul mercato di Dubai (dove non hai tuoi negozi esclusivi) ma poi scopri che il tuo cliente l’ha rivenduta su un mercato che ti vede presente. Così ti ritrovi la concorrenza in casa. Vendono il TUO prodotto, in quel particolare Paese estero, portandoti via una fetta della clientela. Ah sì, sarà contento il solito avvocato che imbastirà una causa internazionale. Tu intanto preparati a mettere mano al portafoglio per la parcella.

8. hai venduto la tua merce a Hong Kong. Ma quel “furbino” del cliente cinese l’ha fatta entrare “irregolarmente” in Cina (voleva evitare di pagare i dazi, che sono davvero eccessivi!). Solo che quando le autorità cinesi lo scoprono, il “nome” del prodotto identifica la TUA ditta. Vai a spiegare al mercato che tu vendi “ex works” e che quindi, se qualcuno fa contrabbando con i tuoi prodotti, lo fa “a tua insaputa”. (E’ successo con il vino italiano! Non succede, invece, con il vino francese perché i francesi vendono DAP e quindi si accertano di quale sia la effettiva destinazione finale). Sicuramente il danno di immagine è tutto tuo.

9. vabbè, potremo anche esaminare alcune truffe! Caricano la tua merce, poi portano il container in un magazzino dove scaricano tutto. Riempiono il container con merce di poco conto e procedono con la spedizione. Praticamente hanno ottenuto la tua merce senza pagare l’IVA! Pronta per essere rivenduta sottocosto. Lo so, è illegale. Ma se tu vendessi DAP, il rischio non esisterebbe proprio.

10. vi avevo promesso “dieci” casi esemplificativi. Ecco l’ultimo: hai venduto “ex works” ed il tuo cliente ti ha indicato chi sia il suo spedizioniere. Gli consegni la tua merce e resti in attesa della polizza di carico e della bolla doganale. Quello spedizioniere “sparisce” e tu resti con un palmo di naso. Hai una lettera di credito inutilizzabile e la tua merce sparita nel nulla. Ma hai venduto “ex works” e sei ben contento perché non hai responsabilità di trasporto e dormi sonni tranquilli!

Paolo Federici

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E se un cliente non paga?

c’è un cliente che non ci paga.
Noi abbiamo eseguito il trasporto (di alcuni containers) correttamente e la merce è arrivata a destino.
Ma ovviamente NON la rilasciamo se prima non otteniamo i quattrini!
Ed intanto abbiamo scoperto che lo spedizioniere che gestiva i trasporti di quella ditta prima di noi … ha dei containers fermi (da tre mesi!) in attesa di essere pagato.
Risalendo indietro nel tempo, abbiamo trovato un altro spedizioniere che … ha dei containers fermi (da sei mesi!) in attesa di essere pagato.
Incuriosito ho fatto ulteriori ricerche ed ho scoperto che ci sono altri spedizionieri “precedentemente” coivolti.
Qual è il problema: che lo spedizioniere (noi e tutti quelli prima di noi!) oltre al nolo, deve pagare le soste senza nemmeno sapere se e quando le recupererà.
Ovviamente ci siamo rifiutati di gestire altre spedizioni.
Chissà chi sarà il prossimo a cadere nella rete.
Purtroppo non possiamo fare il nome della ditta truffaldina, perché violeremmo la legge!
Quindi, al solito, la legge protegge i disonesti e danneggia gli onesti.
Così va il mondo!
Paolo Federici

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corsa al risparmio

bravi, continuiamo così: cerchiamo sempre e comunque il prezzo più basso. Facciamo la fortuna dei siti che ci fanno risparmiare (risparmia sull’assicurazione, risparmia sugli hotel, risparmia sui viaggi, risparmia sempre e comunque).
Se non lo capiamo che alla fine questa è un’arma a doppio taglio che ci si rivolta contro (ma lo capiremo quando vedremo ridursi il nostro stipendio, i nostri emolumenti, le nostre entrate) vale la pena ricordare il vecchio adagio: “chi è causa del suo mal, pianga sè stesso”
Eppure la matematica non è un’opinione.
Il caro vecchio Henry Ford (quello che fondò la Ford Motor Company) decise di AUMENTARE la paga ai suoi operai, perché così avrebbero potuto comprarsi una delle sue auto.
Quando anche noi capiremo che per far crescere l’economia bisogna far sì che la gente abbia più soldi in tasca e quindi “smetterla” di danneggiare gli altri (quando siamo noi a “comprare”) costringendoli a ridurre i loro prezzi (salvo lamentarsi quando gli altri “costringono” noi a ridurre i nostri, di prezzi!), forse finalmente la ruota tornerà a girare nel senso giusto.
D’altronde spiegatemi come mai quando i mutui erano al 27 per cento la gente riusciva a comprarsi casa e adesso che i mutui sono ad un decimo di quella cifra, nessuno riesce più a comprare niente?
Se a questo aggiungessimo la buona abitudine di comprare “italiano”, le aziende non avrebbero più motivo di delocalizzare e la concorrenza “cinese” finirebbe in un attimo.
“Low cost” significa sempre e solo “low salary”: ma questo lo si capisce solo quando il “low salary” è il nostro!
Benvenuti nel futuro
Paolo Federici
(certo, anche la riduzione “sostanziale” delle tasse aiuterebbe non poco. Ma questo è un campo che esula dalle nostre possibilità!)

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non capisco, ma mi adeguo!

ma è così difficile da capire?
Ci sono DUE autotrasportatori, uno che chiameremo A = Aurelio ed uno che chiameremo B = Biagio.
Io devo far fare un trasporto da Milano a Roma.
Chiamo Aurelio e gli chiedo: “quanto mi fai pagare?” e lui risponde “500 euro”.
Poi chiamo Biagio e gli chiedo: “quanto mi fai pagare?” e lui risponde “400 euro”.
A questo punto io affido il trasporto a Biagio che mi fattura 400 euro: pago 400 euro e per me la questione è chiusa.
Poi dopo tre anni mi scrive un avvocato dicendo che siccome in base alle tabelle ministeriali sulle tariffe minime bla bla bla … insomma, devo pagare altri 100 euro, più spese legali, interessi, etc etc.
La mia colpa?
Non essermi accertato che il prezzo propostomi da Biagio fosse “corretto” in base alle tariffe ministeriali.
Cioè, secondo le menti eccelse che hanno partorito questo obbrobrio, dopo che io ho ricevuto due offerte (una da Aurelio per 500 euro ed una da Biagio per 400 euro) dovrei andare a verificare sul sito del Ministero che le offerte non siano inferiori alle tariffe minime, perché altrimenti si tratta di tariffe “illegali” ed io, accettandole, divento automaticamente un delinquente perseguibile per legge.
A parte il fatto che consultare quelle tariffe è un lavoro einsteniano (secondo me Albert rinuncerebbe … a capire!) se io voglio sapere OGGI (15 settembre) quali siano le tariffe LEGALI … devo aspettare il 15 ottobre quando finalmente le tariffe settembrine saranno pubblicate.
Siamo di fronte al gatto di Schrodinger, quello che è contemporaneamente vivo e morto fino a che non si apre la scatola.
Il prezzo che io pago OGGI può essere legale o illegale a seconda di quale sarà la cifra riportata nelle tabelle ministeriali fra un mese.
Cioè se io OGGI pago 400 ed al 15 ottobre nelle tabelle ministeriali 400 sarà indicata come “tariffa minima”, io sono perfettamente in regola.
Ma se io OGGI pago 400 ed al 15 ottobre nelle tabelle ministeriali la “tariffa minima” sarà 500, io sarò un delinquente perseguibile per legge.
Alla fine della storia c’è un altro aspetto da considerare: Aurelio, colui che aveva presentato un preventivo LEGALE, indicando la somma GIUSTA e corretta per il trasporto … è rimasto senza lavoro. Biagio invece, pur avendo presentato un preventivo “illegale”, indicando una somma “contraria” alla legge, avrà la tutela legale nel momento in cui vorrà rifarsi per la differenza.
Sta di fatto che oggi come oggi sono sempre più le aziende che, per evitare queste assurdità, si rivolgono ad autotrasportatori STRANIERI, dove chi fa un preventivo di 400, fattura 400, incassa 400 e vissero tutti felici e contenti.
Io mi domando; ma gli autotrasportatori italiani si rendono conto di dove li stia portando la politica assurda, controproducente, ingiusta, illegale di chi li rappresenta?
E adesso che l’Europa ha dichiarato “illegale” la pratica delle tariffe minime, c’è ancora chi si ostina ad elogiarne i vantaggi.
Mah!
Paolo Federici

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mail indesiderate

mi scrivono:

“Buongiorno,
sono *****, Responsabile di Ricerca e Selezione *****, società specializzata nel fornire assistenza e supporto alle aziende che desiderano ottenere un maggiore successo commerciale.
Le scrivo per richiederLe l’autorizzazione, ai sensi della vigente normativa sulla Privacy, a trasmetterLe comunicazioni commerciali relative ai nostri servizi. Nel pieno rispetto della normativa sulla privacy, non Le invieremo nulla senza un Suo regolare ed espresso consenso.
La ringrazio per l’attenzione, e colgo l’occasione per porgerLe i miei più cordiali saluti.”

Rispondo:

cara sig.ra *****
oggi mi sento particolarmente “buono”
Quando ricevo mail come le sue normalmente mi rabbuio: ma le sembra possibile mandare una mail per chiedere l’autorizzazione a mandare una mail!?
Se per mandare una mail ci vuole un’autorizzazione, come si può mandare una mail (per chiederla?)
E’ una contraddizione in termini, non crede?
Ormai (nonostante anti spam e filtri a iosa) un buon 80 per cento delle mail sono … indesiderate (e sono stato buono ad usare questo termine)
Ma, d’altronde, se alle otto di sera, mentre sto cenando, mi bombardano di telefonate per propormi i prodotti più inutili (SKY, TELE2, GIORDANO, VITASNELLA, …) che sarà mai qualche mail inutile!?
Beh, che dire? NO GRAZIE, NON SONO INTERESSATO
Paolo Federici

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VIDEOTREND SRL? No, grazie!

(seguito del post precedente: “come ti frego … alla grande”).

PER GUADAGNARE IL DOPPIO … BASTA PAGARE I FORNITORI LA META’

Come fare?
si concorda un prezzo con il fornitore
si effettua un bonifico per la somma concordata
si ritira la merce
si annulla il bonifico, dando istruzioni alla propria banca di pagare la metà

Incredibile vero?
Eppure è successo!

Ecco la storia:

Una società che importa materiale dall’Estremo Oriente (VIDEOTREND SRL) ha incaricato uno spedizioniere (TIMESHIPPING) di curare le operazioni di sdoganamento in Italia
La TIMESHIPPING ha inviato un preventivo
La VIDEOTREND ha confermato, per iscritto, l’accettazione del preventivo
La TIMESHIPPING ha svolto tutte le operazioni di sua competenza ed ha poi chiesto il pagamento di quanto concordato, ricevendo copia di bonifico (inviato via fax) attestante l’avvenuto pagamento della somma pattuita.
La TIMESHIPPING ha dunque provveduto allo sdoganamento ed alla consegna della merce nei magazzini della VIDEOTREND.
Dopo qualche giorno, la TIMESHIPPING, controllando l’estratto conto, si è accorta che l’accredito della somma ricevuta da VIDEOTREND non era pari a quanto indicato nella copia di bonifico, ma era circa la metà dello stesso.

Ho personalmente contattato VIDEOTREND per conoscere le motivazioni del loro comportamento e mi è stato detto, da uno degli amministratori, Pasquale Totaro, che è suo COMPITO ed OBBLIGO controllare che le spese inerenti la propria società siano corrette e di mercato prima di procedere con il pagamento e nel caso ci sia qualcosa di non chiaro è suo obbligo bloccare. Aggiungendo poi che: “E’ stato solo quando sono stato portato a conoscenza del bonifico che ho proceduto con il bloccarlo IN ATTESA DI VERIFICHE, dandole comunque un ACCONTO congruo ”

Al che ho controbattuto:
avete fatto un bonifico per una somma superiore ai 3000 euro e poi, non appena avete ottenuto il materiale, avete provveduto a cambiarlo dimezzandolo e questo è un fatto incontrovertibile.
Anziché scusarvi per l’operato (certamente non consono ad una azienda che si proclama “seria”) non solo insistete nel non voler pagare ma minacciate denunce per diffamazione (sic!).
Io insisto nell’invitarvi a saldare immediatamente la differenza dovuta.
Poi, siete maggiorenni e vaccinati, per cui fate come vi pare.
Ovviamente un “trucchetto” del genere (fare il bonifico e poi … ritirarlo) non potrà riuscirvi sempre.
Forse dovrebbero fare altrettanto con voi: ordinarvi la merce, farvi il bonifico e dopo aver ritirato quanto acquistato, cambiare il bonifico e pagarvi la metà.
Secondo me non “gradireste” per niente”.
Ah, ovviamente vi siete ben guardati dall’avvisare TIMESHIPPING che il bonifico lo avevate, arbitrariamente, dimezzato.

La questione passa agli avvocati.
Sapendo come vanno le cose in Italia, TIMESHIPPING riuscirà ad essere pagata, forse, fra una decina di anni.
Sicuramente, in futuro, non accetteranno più bonifici bancari da VIDEOTREND.
Paolo Federici

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Ministero per la semplificazione

abbiamo assistito al falò: una volta i “falò” segnavano il passaggio da una stagione all’altra.
Oggi segnano l’abbandono delle complicanze burocratiche per arrivare alla modernità di internet, delle aziende aperte in 24 ore, del commercio “on line”.
E allora, qualcuno mi può dire perché – solo nell’ultimo anno – la nostra attività (spedizioni e logistica) ha visto un continuo nascere e prolificare di leggi, leggine, regolamenti, aggiunte, chiarificazioni … che stanno rendendo impossibile lavorare?
Non ci credete?
Ecco un “non” esaustivo elenco:
A) l’invenzione della scheda di trasporto (e delle innumerevoli circolari chiarificarici che, a tutt’oggi, ancora non hanno chiarito quasi niente)
B) la nuova regolamentazione per operare come trasportatore conto terzi (con esami impossibili da superare, necessità di accendere fideiussioni, obbligo di frequentare corsi anche per chi fa l’autista da una vita)
C) la nuova legge sull’IVA e sugli articoli da riportare nella registrazione delle fatture (somme esenti, somme non imponibili, somme escluse … suddivise a loro volta in art. 7, 7.2, 7 ter, 9, etc etc. Ormai per compilare una fattura ci vuole la laurea!)
D) l’attivazione dell’INTRASTAT anche per i servizi (con continue proroghe sulla data di inizio dell’applicazione perché nessuno ha ancora capito cosa si debba fare. Una novità c’è: tutte le fatture “estere” ricevute vanno riemesse come AUTOFATTURE, quindi il lavoro aumenta alla grande!)
E) le nuove regole “anti-radioattività” (misure di sorveglianza radiometrica su rifiuti radioattivi e combustibile nucleare): una cinquantina di pagine scritte in burocratese puro. Non temete: a breve la dogana ci farà avere un’altra cinquantina di pagine di spiegazioni!
F) le nuove regole relative al “Made in Italy”: utili solo per far spostare i traffici ai porti ed agli aeroporti del Nord Europa (forse, prima di promulgarle, era il caso di coordinarsi con tutta l’Europa!)
Beh, potrei continuare ma tanto a cosa serve lamentarsi?
Non viviamo forse nel migliore dei mondi possibili (no, non l’ha detto Silvio, l’ha detto Leibniz!)
Paolo Federici

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Storie di tutti i giorni

Un piccolo spedizioniere internazionale (che chiameremo “ALFA”) è in contatto con un esportatore che deve spedire merce all’estero.
Gli fa avere un bel preventivo, gli specifica le sue condizioni, gli da le informazioni relative a nave, partenza, insomma fa il suo bel compitino ed ottiene l’incarico per la spedizione.
Invia i camion a ritirare le merci, cura la containerizzazione e gestisce la spedizione.
Tutto secondo le regole.
Poi, improvvisamente, una notte, i carabinieri bussano alla sua porta e lo portano in prigione.
Contestandogli uno dei più gravi reati esistenti: associazione per delinquere.
Cosa è successo?
Quell’esportatore, tra le varie attività, ha anche quella di trafficante di merce rubata.
Ed ha effettuato (attenzione bene: con un altro spedizioniere!) un invio all’estero di altra merce (rubata!.)
Ora, ammesso anche che l’altro spedizioniere sapesse che quella (altra) merce fosse rubata, sicuramente il protagonista di questo nostro raccontino (lo spedizioniere “ALFA”) non lo sapeva.
Né ci aveva avuto niente a che fare.
Lo spedizioniere ALFA non ha mai spedito merce rubata
Lo spedizioniere ALFA non aveva alcuna idea in merito alla attività truffaldine alternative di quell’esportatore
Lo spedizioniere ALFA ha gestito una normale spedizione di merce “normale” come fanno tutti gli spedizionieri tutti i giorni.
E allora?
Un giudice “pignolo” ha pensato bene di incarcerare quell’esportatore insieme a TUTTI coloro che hanno avuto a che fare con lui.
Partendo dal presupposto che se uno è un delinquente … utilizzerà, per le sue necessità di spedizione, “operatori” altrettanto delinquenti, non ci ha pensato due volte a spiccare mandato di cattura anche contro l’incolpevole spedizioniere.
Fortunatamente la “storia” è finita bene, nel senso che dopo quattro anni c’è stata la sentenza di assoluzione e per lo spedizioniere “ALFA” è finito l’incubo, ma qualche giorno il prigione se l’è fatto, per tutti questi anni ha vissuto “aspettando” che la verità trionfasse, ci ha rimesso a livello di salute, è andato in depressione, ha tralasciato il lavoro (perdendo un buon 50 per cento di fatturato!), ha speso somme “importanti” per pagare l’avvocato … e tutto questo senza avere la benché minima colpa, se non quella di aver fatto il suo lavoro.
Lo stesso lavoro che, in tanti, facciamo ogni giorno, pensando che a noi una cosa del genere non succederà mai, finché non sentiremo bussare alla porta alle tre di notte.
Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie (G. Ungaretti)
Paolo Federici

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spedizionieri seri … e non!

due persone (marito e moglie) decidono di trasferirsi nelle Filippine e si affidano ad uno spedizioniere per spedire i propri effetti personali.
Pagano tutto quanto pattuito e ricevono, in cambio, tutta una serie di documenti.
Quando finalmente la “merce” arriva a destino, si presentano per ritirare tutto il materiale, ma gli viene detto che manca … la polizza di carico originale (nella loro mail la chiamano, da BILL OF LADING, “biglietto di imbarco”!.)
Convinti di averla persa, si rivolgono allo spedizioniere (italiano) per sapere come risolvere il problema.
Questi comincia un improbabile arrampicamento sugli specchi, creando un sacco di difficoltà.
Per un paio di mesi si susseguono telefonate e mail, ed ogni volta la risposta dello spedizioniere è la solita: “dateci tempo, stiamo cercando di risolvere il problema”.
Visto che non se ne viene a capo, quei due (marito e moglie) chiedono ad una loro amica (Paola), rimasta in Italia, una mano … e questa arriva a me.
Mi scrive:
Scrivo da parte di una mia amica che l’anno scorso si è trasferita a vivere in Philippine con marito e figlia.
Hanno fatto spedire le loro cose più essenziali con una compagnia che fa spedizioni navali in data 26 giugno 2009.
Loro sono arrivati in Philippine a luglio 2009 e la merce è arrivata ad ottobre 2009. Hanno dovuto lasciare in deposito tutta la merce perché si dovevano sistemare con la casa e oggi, gennaio 2010, sono andati per ritirare la merce ma hanno perso il biglietto di imbarco.
Hanno chiamato la ditta di ***** per chiedere di avere gli originali dei documenti persi e loro hanno risposto che non possono farlo e probabilmente sarà una cosa molto difficile da risolvere.
Senza quei documenti loro non potranno ritirare la merce e facilmente dopo un periodo in giacenza sarà sequestrata.
Volevo quindi chiedere cosa possono fare in questo caso per non perdere tutte le loro cose spedite dall’Italia.
Spero tanto ci sia una soluzione e al più presto perchè la mia amica è disperata.
Ringrazio e porgo cordiali saluti.

Al che rispondo:
mi sembra molto “strana” la risposta della ditta di *****
Normalmente se si perdono gli ORIGINALI dei documenti … si fa un DUPLICATO.
Magari per l’emissione del DUPLICATO può essere chiesto di pagare “qualcosa” (ma parliamo di 30/50 euro …!) però non può essere un problema.
Alternativamente la ditta che ha emesso gli ORIGINALI, su richiesta può dare disposizione a destino di rilasciare la merce all’intestario del documento anche SENZA presentazione degli ORIGINALI …
Insomma, mi pare una risposta molto strana
Se mi dai qualche informazione in più (chi è la ditta di *****, chi è l’intestatario dei documenti, di quanta merce si tratta …) provo io a parlarci io
Paolo Federici

Vi risparmio tutta una serie di mail scambiate. Sta di fatto che INTERVENGO con “quello” spedizioniere, prima parlandogli e poi scrivendogli:
egr sig *****
seguito conv tel con sig *****, con riferimento alla spedizione di cui alle mail allegate, vi prego provvedere a richiedere al vettore (*°*°*) il RILASCIO della merce a destino direttamente al CONSIGNEE indicato in polizza, SENZA PRESENTAZIONE delle polizze di carico originali
Trattandosi di effetti personali e di polizze di carico NOMINATIVE (andate, purtroppo, smarrite) credo che le soluzioni possibile siano:
(1) chiedere al vettore (*°*°*) un duplicato delle polizze di carico
(2) chiedere al vettore (*°*°*) il rilascio a destino direttamente al consignee senza presentazione degli originali
Poiché noi stessi (come forse saprete) siamo consolidatori marittimi, abbiamo sempre risolto problemi analoghi applicando la soluzione del punto “2”.
Vi ringraziamo anticipatamente per quanto potrete fare
Molti saluti
Paolo Federici

Ma la questione non si sblocca.
Alla fine mi decido a chiamare io il vettore … ed ecco la verità (riassunta nella mail che ho mandato all’amica dei due):
cara Paola
allora la questione sta in questi termini:
Voi NON avete perso niente: la polizza di carico ORIGINALE, il signor ***** NON ve l’ha mai mandata per il semplice motivo che lui NON ha mai pagato il trasporto al vettore e quindi il vettore … non ha mai rilasciato la polizza di carico ORIGINALE.
Il signor ***** vi ha PRESO IN GIRO per mesi, raccontandovi storie inverosimili.
Vi ha mandato tutta una serie di documenti, tralasciando il più importante (la POLIZZA DI CARICO ORIGINALE) ed inventandosi poi scuse inesistenti … arrivando ad accusare VOI di aver perso un documento che LUI non vi aveva mai mandato.
La *°*°* (che poi è il vettore che ha effettuato il trasporto, su incarico di *****) ha attivato una causa legale contro ***** perché ci sono molte spedizioni che ***** … NON ha pagato a *°*°*!
Il mio suggerimento è quello di andare dai CARABINIERI e fare IMMEDIATA denuncia contro la ***** per truffa.
Poi dare incarico ad un legale di PERSEGUIRE legalmente ***** per tutti i danni che vi ha causato e per le frottole che vi ha raccontato, intimandogli di PAGARE immediatamente quanto LUI deve dare a *°*°* per far sì che la spedizione venga sbloccata.
Alternativamente ho chiesto al vettore se sia possibile che, provvedendo VOI a pagare quanto si riferisce alla vostra spedizione, la merce venga rilasciata.
Per questa “soluzione” sto aspettando risposta da *°*°*.
Sono veramente spiacente per la verità che, mio malgrado, devo portare a vostra conoscenza, ma questo è quanto
Paolo Federici

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L’ U.C.A.S. è in piena attività

U.C.A.S: Ufficio Complicazioni Affari Semplici: non che l’avessero mai chiuso, ma ultimamente quell’ufficio ha ripreso a lavorare alla grande.
Parliamo di esportazione: per le merci destinate all’esportazione e per tutte le operazioni di trasporto connesse all’esportazione l’IVA non si applica.
Una regola semplice e comprensibile a tutti vero?
E allora, complichiamola.
Il NOLO marittimo (ad esempio, da Genova a Singapore) copre la rotta che fa la nave per una piccola parte “dentro” le acque territoriali italiane e per una grande parte “fuori” delle acque territoriali italiane.
Dunque, in base alla legge sull’IVA, l’esenzione dall’IVA (anzi, la NON imponibilità dell’IVA) andrà indicata sulla base dell’art. 9.1 per la tratta “dentro” le acque territoriali ed in base all’art. 7.4 per la tratta “fuori” delle acque territoriali.
Teoricamente dovremmo calcolare la distanza tra Genova e Singapore, calcolare percentualmente lo spazio percorso “dentro” e quello percorso “fuori” delle acque territoriali e poi applicare la proporzione in fattura.
Secondo una prassi consolidata negli anni, si calcola il 5 per cento come “dentro” le acque territoriali ed il 95 per cento come “fuori”.
Quando devo addebitare ad un cliente un NOLO MARE di euro 1.000, indico dunque in fattura:
euro 950 (non imponibile IVA art 7.4)
euro 50 (non imponibile IVA art 9.1)
Però questa differenziazione si applica solo se il cliente è ITALIANO.
Se devo addebitare il NOLO ad un cliente estero, allora il totale della somma va indicato sempre e solo come non imponibile art 9.1.
Sono sincero: non ho mai capito a cosa serva una tale differenziazione se non a complicare l’emissione delle fatture, ma … come suol dirsi, non capisco ma mi adeguo.
Dal primo gennaio di quest’anno (ma io lo vengo a sapere solo adesso!) la solfa è cambiata.
Non va più fatta la suddivisione 95/5 ma … ci si dovrà comportare sulla base della tabella allegata

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