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E se un cliente non paga?

c’è un cliente che non ci paga.
Noi abbiamo eseguito il trasporto (di alcuni containers) correttamente e la merce è arrivata a destino.
Ma ovviamente NON la rilasciamo se prima non otteniamo i quattrini!
Ed intanto abbiamo scoperto che lo spedizioniere che gestiva i trasporti di quella ditta prima di noi … ha dei containers fermi (da tre mesi!) in attesa di essere pagato.
Risalendo indietro nel tempo, abbiamo trovato un altro spedizioniere che … ha dei containers fermi (da sei mesi!) in attesa di essere pagato.
Incuriosito ho fatto ulteriori ricerche ed ho scoperto che ci sono altri spedizionieri “precedentemente” coivolti.
Qual è il problema: che lo spedizioniere (noi e tutti quelli prima di noi!) oltre al nolo, deve pagare le soste senza nemmeno sapere se e quando le recupererà.
Ovviamente ci siamo rifiutati di gestire altre spedizioni.
Chissà chi sarà il prossimo a cadere nella rete.
Purtroppo non possiamo fare il nome della ditta truffaldina, perché violeremmo la legge!
Quindi, al solito, la legge protegge i disonesti e danneggia gli onesti.
Così va il mondo!
Paolo Federici

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corsa al risparmio

bravi, continuiamo così: cerchiamo sempre e comunque il prezzo più basso. Facciamo la fortuna dei siti che ci fanno risparmiare (risparmia sull’assicurazione, risparmia sugli hotel, risparmia sui viaggi, risparmia sempre e comunque).
Se non lo capiamo che alla fine questa è un’arma a doppio taglio che ci si rivolta contro (ma lo capiremo quando vedremo ridursi il nostro stipendio, i nostri emolumenti, le nostre entrate) vale la pena ricordare il vecchio adagio: “chi è causa del suo mal, pianga sè stesso”
Eppure la matematica non è un’opinione.
Il caro vecchio Henry Ford (quello che fondò la Ford Motor Company) decise di AUMENTARE la paga ai suoi operai, perché così avrebbero potuto comprarsi una delle sue auto.
Quando anche noi capiremo che per far crescere l’economia bisogna far sì che la gente abbia più soldi in tasca e quindi “smetterla” di danneggiare gli altri (quando siamo noi a “comprare”) costringendoli a ridurre i loro prezzi (salvo lamentarsi quando gli altri “costringono” noi a ridurre i nostri, di prezzi!), forse finalmente la ruota tornerà a girare nel senso giusto.
D’altronde spiegatemi come mai quando i mutui erano al 27 per cento la gente riusciva a comprarsi casa e adesso che i mutui sono ad un decimo di quella cifra, nessuno riesce più a comprare niente?
Se a questo aggiungessimo la buona abitudine di comprare “italiano”, le aziende non avrebbero più motivo di delocalizzare e la concorrenza “cinese” finirebbe in un attimo.
“Low cost” significa sempre e solo “low salary”: ma questo lo si capisce solo quando il “low salary” è il nostro!
Benvenuti nel futuro
Paolo Federici
(certo, anche la riduzione “sostanziale” delle tasse aiuterebbe non poco. Ma questo è un campo che esula dalle nostre possibilità!)

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non capisco, ma mi adeguo!

ma è così difficile da capire?
Ci sono DUE autotrasportatori, uno che chiameremo A = Aurelio ed uno che chiameremo B = Biagio.
Io devo far fare un trasporto da Milano a Roma.
Chiamo Aurelio e gli chiedo: “quanto mi fai pagare?” e lui risponde “500 euro”.
Poi chiamo Biagio e gli chiedo: “quanto mi fai pagare?” e lui risponde “400 euro”.
A questo punto io affido il trasporto a Biagio che mi fattura 400 euro: pago 400 euro e per me la questione è chiusa.
Poi dopo tre anni mi scrive un avvocato dicendo che siccome in base alle tabelle ministeriali sulle tariffe minime bla bla bla … insomma, devo pagare altri 100 euro, più spese legali, interessi, etc etc.
La mia colpa?
Non essermi accertato che il prezzo propostomi da Biagio fosse “corretto” in base alle tariffe ministeriali.
Cioè, secondo le menti eccelse che hanno partorito questo obbrobrio, dopo che io ho ricevuto due offerte (una da Aurelio per 500 euro ed una da Biagio per 400 euro) dovrei andare a verificare sul sito del Ministero che le offerte non siano inferiori alle tariffe minime, perché altrimenti si tratta di tariffe “illegali” ed io, accettandole, divento automaticamente un delinquente perseguibile per legge.
A parte il fatto che consultare quelle tariffe è un lavoro einsteniano (secondo me Albert rinuncerebbe … a capire!) se io voglio sapere OGGI (15 settembre) quali siano le tariffe LEGALI … devo aspettare il 15 ottobre quando finalmente le tariffe settembrine saranno pubblicate.
Siamo di fronte al gatto di Schrodinger, quello che è contemporaneamente vivo e morto fino a che non si apre la scatola.
Il prezzo che io pago OGGI può essere legale o illegale a seconda di quale sarà la cifra riportata nelle tabelle ministeriali fra un mese.
Cioè se io OGGI pago 400 ed al 15 ottobre nelle tabelle ministeriali 400 sarà indicata come “tariffa minima”, io sono perfettamente in regola.
Ma se io OGGI pago 400 ed al 15 ottobre nelle tabelle ministeriali la “tariffa minima” sarà 500, io sarò un delinquente perseguibile per legge.
Alla fine della storia c’è un altro aspetto da considerare: Aurelio, colui che aveva presentato un preventivo LEGALE, indicando la somma GIUSTA e corretta per il trasporto … è rimasto senza lavoro. Biagio invece, pur avendo presentato un preventivo “illegale”, indicando una somma “contraria” alla legge, avrà la tutela legale nel momento in cui vorrà rifarsi per la differenza.
Sta di fatto che oggi come oggi sono sempre più le aziende che, per evitare queste assurdità, si rivolgono ad autotrasportatori STRANIERI, dove chi fa un preventivo di 400, fattura 400, incassa 400 e vissero tutti felici e contenti.
Io mi domando; ma gli autotrasportatori italiani si rendono conto di dove li stia portando la politica assurda, controproducente, ingiusta, illegale di chi li rappresenta?
E adesso che l’Europa ha dichiarato “illegale” la pratica delle tariffe minime, c’è ancora chi si ostina ad elogiarne i vantaggi.
Mah!
Paolo Federici

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mail indesiderate

mi scrivono:

“Buongiorno,
sono *****, Responsabile di Ricerca e Selezione *****, società specializzata nel fornire assistenza e supporto alle aziende che desiderano ottenere un maggiore successo commerciale.
Le scrivo per richiederLe l’autorizzazione, ai sensi della vigente normativa sulla Privacy, a trasmetterLe comunicazioni commerciali relative ai nostri servizi. Nel pieno rispetto della normativa sulla privacy, non Le invieremo nulla senza un Suo regolare ed espresso consenso.
La ringrazio per l’attenzione, e colgo l’occasione per porgerLe i miei più cordiali saluti.”

Rispondo:

cara sig.ra *****
oggi mi sento particolarmente “buono”
Quando ricevo mail come le sue normalmente mi rabbuio: ma le sembra possibile mandare una mail per chiedere l’autorizzazione a mandare una mail!?
Se per mandare una mail ci vuole un’autorizzazione, come si può mandare una mail (per chiederla?)
E’ una contraddizione in termini, non crede?
Ormai (nonostante anti spam e filtri a iosa) un buon 80 per cento delle mail sono … indesiderate (e sono stato buono ad usare questo termine)
Ma, d’altronde, se alle otto di sera, mentre sto cenando, mi bombardano di telefonate per propormi i prodotti più inutili (SKY, TELE2, GIORDANO, VITASNELLA, …) che sarà mai qualche mail inutile!?
Beh, che dire? NO GRAZIE, NON SONO INTERESSATO
Paolo Federici

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VIDEOTREND SRL? No, grazie!

(seguito del post precedente: “come ti frego … alla grande”).

PER GUADAGNARE IL DOPPIO … BASTA PAGARE I FORNITORI LA META’

Come fare?
si concorda un prezzo con il fornitore
si effettua un bonifico per la somma concordata
si ritira la merce
si annulla il bonifico, dando istruzioni alla propria banca di pagare la metà

Incredibile vero?
Eppure è successo!

Ecco la storia:

Una società che importa materiale dall’Estremo Oriente (VIDEOTREND SRL) ha incaricato uno spedizioniere (TIMESHIPPING) di curare le operazioni di sdoganamento in Italia
La TIMESHIPPING ha inviato un preventivo
La VIDEOTREND ha confermato, per iscritto, l’accettazione del preventivo
La TIMESHIPPING ha svolto tutte le operazioni di sua competenza ed ha poi chiesto il pagamento di quanto concordato, ricevendo copia di bonifico (inviato via fax) attestante l’avvenuto pagamento della somma pattuita.
La TIMESHIPPING ha dunque provveduto allo sdoganamento ed alla consegna della merce nei magazzini della VIDEOTREND.
Dopo qualche giorno, la TIMESHIPPING, controllando l’estratto conto, si è accorta che l’accredito della somma ricevuta da VIDEOTREND non era pari a quanto indicato nella copia di bonifico, ma era circa la metà dello stesso.

Ho personalmente contattato VIDEOTREND per conoscere le motivazioni del loro comportamento e mi è stato detto, da uno degli amministratori, Pasquale Totaro, che è suo COMPITO ed OBBLIGO controllare che le spese inerenti la propria società siano corrette e di mercato prima di procedere con il pagamento e nel caso ci sia qualcosa di non chiaro è suo obbligo bloccare. Aggiungendo poi che: “E’ stato solo quando sono stato portato a conoscenza del bonifico che ho proceduto con il bloccarlo IN ATTESA DI VERIFICHE, dandole comunque un ACCONTO congruo ”

Al che ho controbattuto:
avete fatto un bonifico per una somma superiore ai 3000 euro e poi, non appena avete ottenuto il materiale, avete provveduto a cambiarlo dimezzandolo e questo è un fatto incontrovertibile.
Anziché scusarvi per l’operato (certamente non consono ad una azienda che si proclama “seria”) non solo insistete nel non voler pagare ma minacciate denunce per diffamazione (sic!).
Io insisto nell’invitarvi a saldare immediatamente la differenza dovuta.
Poi, siete maggiorenni e vaccinati, per cui fate come vi pare.
Ovviamente un “trucchetto” del genere (fare il bonifico e poi … ritirarlo) non potrà riuscirvi sempre.
Forse dovrebbero fare altrettanto con voi: ordinarvi la merce, farvi il bonifico e dopo aver ritirato quanto acquistato, cambiare il bonifico e pagarvi la metà.
Secondo me non “gradireste” per niente”.
Ah, ovviamente vi siete ben guardati dall’avvisare TIMESHIPPING che il bonifico lo avevate, arbitrariamente, dimezzato.

La questione passa agli avvocati.
Sapendo come vanno le cose in Italia, TIMESHIPPING riuscirà ad essere pagata, forse, fra una decina di anni.
Sicuramente, in futuro, non accetteranno più bonifici bancari da VIDEOTREND.
Paolo Federici

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Ministero per la semplificazione

abbiamo assistito al falò: una volta i “falò” segnavano il passaggio da una stagione all’altra.
Oggi segnano l’abbandono delle complicanze burocratiche per arrivare alla modernità di internet, delle aziende aperte in 24 ore, del commercio “on line”.
E allora, qualcuno mi può dire perché – solo nell’ultimo anno – la nostra attività (spedizioni e logistica) ha visto un continuo nascere e prolificare di leggi, leggine, regolamenti, aggiunte, chiarificazioni … che stanno rendendo impossibile lavorare?
Non ci credete?
Ecco un “non” esaustivo elenco:
A) l’invenzione della scheda di trasporto (e delle innumerevoli circolari chiarificarici che, a tutt’oggi, ancora non hanno chiarito quasi niente)
B) la nuova regolamentazione per operare come trasportatore conto terzi (con esami impossibili da superare, necessità di accendere fideiussioni, obbligo di frequentare corsi anche per chi fa l’autista da una vita)
C) la nuova legge sull’IVA e sugli articoli da riportare nella registrazione delle fatture (somme esenti, somme non imponibili, somme escluse … suddivise a loro volta in art. 7, 7.2, 7 ter, 9, etc etc. Ormai per compilare una fattura ci vuole la laurea!)
D) l’attivazione dell’INTRASTAT anche per i servizi (con continue proroghe sulla data di inizio dell’applicazione perché nessuno ha ancora capito cosa si debba fare. Una novità c’è: tutte le fatture “estere” ricevute vanno riemesse come AUTOFATTURE, quindi il lavoro aumenta alla grande!)
E) le nuove regole “anti-radioattività” (misure di sorveglianza radiometrica su rifiuti radioattivi e combustibile nucleare): una cinquantina di pagine scritte in burocratese puro. Non temete: a breve la dogana ci farà avere un’altra cinquantina di pagine di spiegazioni!
F) le nuove regole relative al “Made in Italy”: utili solo per far spostare i traffici ai porti ed agli aeroporti del Nord Europa (forse, prima di promulgarle, era il caso di coordinarsi con tutta l’Europa!)
Beh, potrei continuare ma tanto a cosa serve lamentarsi?
Non viviamo forse nel migliore dei mondi possibili (no, non l’ha detto Silvio, l’ha detto Leibniz!)
Paolo Federici

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Storie di tutti i giorni

Un piccolo spedizioniere internazionale (che chiameremo “ALFA”) è in contatto con un esportatore che deve spedire merce all’estero.
Gli fa avere un bel preventivo, gli specifica le sue condizioni, gli da le informazioni relative a nave, partenza, insomma fa il suo bel compitino ed ottiene l’incarico per la spedizione.
Invia i camion a ritirare le merci, cura la containerizzazione e gestisce la spedizione.
Tutto secondo le regole.
Poi, improvvisamente, una notte, i carabinieri bussano alla sua porta e lo portano in prigione.
Contestandogli uno dei più gravi reati esistenti: associazione per delinquere.
Cosa è successo?
Quell’esportatore, tra le varie attività, ha anche quella di trafficante di merce rubata.
Ed ha effettuato (attenzione bene: con un altro spedizioniere!) un invio all’estero di altra merce (rubata!.)
Ora, ammesso anche che l’altro spedizioniere sapesse che quella (altra) merce fosse rubata, sicuramente il protagonista di questo nostro raccontino (lo spedizioniere “ALFA”) non lo sapeva.
Né ci aveva avuto niente a che fare.
Lo spedizioniere ALFA non ha mai spedito merce rubata
Lo spedizioniere ALFA non aveva alcuna idea in merito alla attività truffaldine alternative di quell’esportatore
Lo spedizioniere ALFA ha gestito una normale spedizione di merce “normale” come fanno tutti gli spedizionieri tutti i giorni.
E allora?
Un giudice “pignolo” ha pensato bene di incarcerare quell’esportatore insieme a TUTTI coloro che hanno avuto a che fare con lui.
Partendo dal presupposto che se uno è un delinquente … utilizzerà, per le sue necessità di spedizione, “operatori” altrettanto delinquenti, non ci ha pensato due volte a spiccare mandato di cattura anche contro l’incolpevole spedizioniere.
Fortunatamente la “storia” è finita bene, nel senso che dopo quattro anni c’è stata la sentenza di assoluzione e per lo spedizioniere “ALFA” è finito l’incubo, ma qualche giorno il prigione se l’è fatto, per tutti questi anni ha vissuto “aspettando” che la verità trionfasse, ci ha rimesso a livello di salute, è andato in depressione, ha tralasciato il lavoro (perdendo un buon 50 per cento di fatturato!), ha speso somme “importanti” per pagare l’avvocato … e tutto questo senza avere la benché minima colpa, se non quella di aver fatto il suo lavoro.
Lo stesso lavoro che, in tanti, facciamo ogni giorno, pensando che a noi una cosa del genere non succederà mai, finché non sentiremo bussare alla porta alle tre di notte.
Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie (G. Ungaretti)
Paolo Federici

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