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India, arriviamo

e finalmente si parte. L’ultimo pezzo (un macchinario da 50 tons) ha lasciato la fabbrica.

Lo imbarcheremo (in breakbulk) da Marghera (eccolo mentre arriva al porto).

Andrà ad aggiungersi ai containers open top e flat rack già partiti la scorsa settimana (da La Spezia).

Si ritroveranno tutti insieme, fra meno di un mese, all’arrivo al porto di destino.

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siamo tutti ostaggi

insomma … siamo tutti ostaggi!
Siamo stati catturati e presi in ostaggio e non lo sappiamo.
Il Parlamento è bloccato perché qualcuno ha deciso che per proseguire i lavori bisogna prima sentire il popolo.
Detto così sembrerebbe un passo avanti, un miglioramento del principio di democrazia, un’apertura alla compartecipazione di tutti.
Ma in effetti chi è questo popolo?
Ah sì, sono quei 25.000 italiani che votano sul blog di un certo Beppe Grillo.
Venticinquemila, mica bruscolini.
Matematicamente parlando sono lo 0,07 degli italiani aventi diritto al voto.
Sarà anche vero che un tale numero (007) evoca strani ricordi nella memoria collettiva (l’eroe che salvava il mondo), ma io faccio davvero fatica a convincermi che il “popolo” sia così ben rappresentato.
Che poi (della serie … Stanlio e Ollio ci fanno un baffo) mi vien da ridere quando vedo come il blogger pone la questione.
C’è una domanda ben chiara.
I 25.000 rispondono.
In base alla maggioranza delle risposte viene presa una decisione.
Se però tale decisione non piace (a chi?) la domanda viene riproposta finché la risposta non cambia.
(è successo per la candidatura del sindaco di Genova, sta succedendo per le questioni legate alla legge elettorale).
Però guai a dire che la democrazia è un’altra cosa.
Lo 0,07 per cento ormai è il solo ed unico detentore della verità assoluta (quella decisa dal manovratore del blog).
E noi stiamo qui ad aspettare che ci dicano cosa dobbiamo fare, ostaggi dei loro tempi e delle loro regole “interne”.
Ahi serva Italia …

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una “APP” per risparmiare!

ormai possiamo risparmiare su tutto.
C’è una APP per trovare il volo che costa meno, l’albergo che costa meno, il ristorante che costa meno, l’assicurazione che costa meno, il mutuo che costa meno.
E le aziende che prima vendevano quei servizi (ma, ahi ahi ahi, avevano un prezzo più alto…!) adesso che fanno?
O riescono ad abbassare i loro prezzi di vendita oppure .. chiudono.
Tertium non datur, dicevano i latini.
Vi siete mai chiesti cosa succederebbe se attivassero una APP anche per il vostro lavoro?
Fai l’impiegato? Il tuo capo ufficio, grazie ad una APP che lo farà risparmiare, ha trovato chi farà il tuo stesso lavoro ma accontentandosi di uno stipendio inferiore.
Sei un operaio? Il tuo superiore, grazie ad una APP che lo farà risparmiare, ha trovato chi farà il tuo stesso lavoro ma accontentandosi di uno salario inferiore.
Hai un incarico come dipendente? Il tuo datore di lavoro, grazie ad una APP che lo farà risparmiare, ha trovato chi potrà sostituirti … facendolo “risparmiare”.
Tu che fai?
Accetti di essere pagato meno o rinunci a lavorare?
In fondo questo è esattamente quello che chiedono i clienti alla mia azienda.
Hanno trovato un fornitore che si farà pagare “meno” e allora non ci pensano due volte a cambiare.
Quando arriverà la APP che costringerà anche te ad accettare di essere pagato meno, finalmente capirai che questa ricerca del prezzo più basso (sempre e comunque) porta solo alla rovina.
È solo questione di tempo.
La ruota gira, gira ed arriverà anche il tuo momento.
Però, nel frattempo, avrai risparmiato.
Paolo Federici
(posso dire che sono stufo di sentirmi ripetere: “c’è un altro spedizioniere che ha un prezzo più basso del tuo, quindi i nostri trasporti li affidiamo a lui!”)

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Tariffe e liberalizzazioni

ha certamente ragione Gianfranco Fongaro quando, nella sua lettera a Italians ricorda che nel giro di una notte è diventato obbligatorio quello che prima era vietato: vale a dire competere tra professionisti sul prezzo.
Il troppo stroppia, dicevano i nostri nonni.
Ed anche la troppa libertà (sostenuta addirittura per legge dall’antitrust) si sta dimostrando un boomerang inarrestabile.
Una volta la concorrenza la si faceva sulla qualità, sulla professionalità, sulla capacità.
Oggi (per tutto!) è solo una questione di prezzo: vince chi fa meno!
Ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti: ponti che crollano, strade dissestate, città invase dall’immondizia, fuga dei cervelli, giovani senza un futuro.
Invece che affidarsi a chi è capace di costruirlo MEGLIO, il ponte lo costruisce chi se lo fa pagare MENO.
Succede anche, ad esempio, nella gestione della “cosa pubblica”: anziché cercare il SINDACO più capace … si cerca quello che chiederà il minor emolumento.
Non ci meravigliamo che un calciatore guadagni milioni, ma se un primario ospedaliero chiede qualche centinaia di euro per una visita viene subito etichettato come “ladro”.
Volete un altro detto dei nostri nonni? Chi più spende, meno spende (se ti compri un paio di scarpe fatte meglio, costeranno di più, ma dureranno anche di più! Quindi non sarai costretto a ricomprarle… dopo poco!)
Ma ormai viviamo in un mondo fatto di servizi “gratuiti”, di prodotti venduti “sottocosto”, di un sistema basato sul “regalo” annesso e connesso.
Però non mi sembra proprio che, leibnizianamente parlando, questo possa essere il migliore dei mondi possibili.
(Non vi siete accorti che la liberalizzazione selvaggia ha portato anche alla liberalizzazione degli stipendi e dei salari?)
Provo a fare una proposta?
METTIAMO DELLE REGOLE, magari cominciando da queste tre:
(1) per esercitare una qualsiasi professione bisogna essere iscritti ad un albo, aver superato degli esami, applicare le tariffe approvate dall’associazione di appartenenza (sì, io sto con i tassisti!)
(2) le GARE DI APPALTO devono essere assoggettate a speciali punteggi (precedenti esperienze, altri lavori eseguiti, titoli professionali, etc) ed in ultima analisi (e “solo” in ultima analisi) “anche” sul prezzo.
(3) a NESSUNO deve essere richiesto di lavorare sotto una ben definita soglia minima di fattibilità (né ad un’azienda né ad un dipendente)
Scommettiamo che in breve tempo vedremmo la ripresa?

Paolo Federici

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Capitano, mio Capitano

lo squarcio è enorme e la notte buia.
La nave sta affondando.
La colpa dell’urto è, fin da subito, del Comandante.
Ma non c’è solo quello.
Ha anche aspettato troppo tempo per dare l’allarme e questo, secondo il giudizio dei primi commentatori, ha causato la morte di qualche decina di passeggeri.
Non importa che, operando come ha operato, ne abbia salvati qualche altro … migliaio.
Non importa che sia riuscito a far arenare la nave sulla costa, stabilizzandola durante le operazioni di salvataggio.
L’inclinazione della nave ha reso però inutilizzabili metà delle lance di salvataggio, tutte quelle sul lato ora sommerso.
Certo, ci sono interessi non da poco.
Forse parte della colpa sta in qualche porta a tenuta stagna che proprio stagna non era (e allora diventerebbe una responsabilità del costruttore e dell’armatore).
Forse parte della colpa sta in un errore del timoniere (e allora diventerebbe responsabilità dell’ufficio equipaggi).
Forse parte della colpa sta in chi ha tracciato proprio quella rotta …
La soluzione più semplice è addossare la responsabilità al Comandante e buonanotte.
Il giorno dopo l’incidente, i giornali avevano già fatto il processo, trovato il colpevole ed emessa la sentenza.
No, non sto parlando di chi pensate voi.
Sto pensando ad uno dei migliori comandanti che la marineria italiana abbia mai avuto: Piero Calamai, che era al comando dell’Andrea Doria quando si scontrò con la Stockholm.
Fu accusato di andare troppo veloce nonostante la nebbia, di aver compiuto una manovra sbagliata, di aver aspettato troppo a lanciare l’SOS e calare le scialuppe, di aver tracciato una rotta sbagliata.
E quindi di essere responsabile della morte di cinquantuno persone.
Poi … cinquant’anni dopo (quando lui ormai era morto) è uscita una perizia che lo ha riabilitato completamente ed è stato insignito di importanti onoreficenze perché la storia si è rivelata diversa.
E proprio il suo comportamento ha fatto sì che il numero delle vittime non fosse … ben altro.
Chi ci sarà nel 2060?
Ecco, segnatevi la data: potrete divertirvi leggendo la perizia che riabiliterà un altro Comandante.
Eh sì, ci vuole molta pazienza.
Solo il tempo è galantuomo.
(Ah, la perizia veritiera e riabilitativa relativa al Comandante Calamai era pronta fin da subito. Ma gli interessi economici in ballo erano enormi. Sacrificare un solo uomo era molto più semplice).
Paolo Federici

p.s.: se poi avete tempo e voglia date un’occhiata a questo video: https://youtu.be/6y2RIrvkQG4

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siamo sempre noi …!

Exxon ha scoperto, a fine gennaio, un nuovo giacimento petrolifero al largo della costa della Guyana.
(per chi non fosse troppo ferrato in geografia, siamo nell’America Meridionale, ai confini con il Venezuela!)
Per procedere con l’estrazione sono necessarie speciali aste di perforazione, al momento disponibili solo in Italia.
Ecco dunque l’incarico dato alla Fortune International Transport per il trasporto di 5 chilometri di tubi dall’Italia alla Guyana.
Considerato che i 5 chilometri sono suddivisi in “pezzi” da 10/15 metri cadauno, si tratta di caricare una nave apposta per trasferire l’intero lotto di merce (600 tonnellate, in totale!).

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Poiché non esistono servizi “diretti” dall’Italia a Georgetown (ed il noleggio di una nave “esclusiva” sarebbe troppo oneroso) la soluzione ottimale è quella di trasferire l’intera partita di merce da Marina di Carrara ad Anversa con una nave “coaster”.
Ad Anversa poi l’intero lotto di merce verrà trasbordato (sotto la supervisione del corrispondente belga della Fortune, Europe Cargo) su una nave “ocean going vessel” per raggiungere la Guyana.
Tutta l’operazione dovrebbe concludersi entro un massimo di cinque settimane.
All’arrivo a destino a dirigere le operazioni di sbarco ci sarà il corrispondente locale della Fortune (Ramps Logistics).
Quindi un grande lavoro di collaborazione tra aziende all’avanguardia nel settore del trasporto marittimo (sarà un caso che tutte tre le aziende siano state premiate, negli ultimi tempi, per la loro professionalità e competenza?)
Insomma, l’esperienza nel settore e la conoscenza delle soluzioni ottimali sono sempre vincenti quando si devono fare le cose per bene!
Alla prossima
Paolo Federici

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Carneade, chi era costui?

Carneade, chi era costui? (si chiedeva don Abbondio!)
A me invece viene da chiedere cosa sia questo articolo di legge: “l’art. 7 ter d.lgs. 286/2005”!
Quell’articolo, di quella legge, prevede che se voi affidate il trasporto (camionistico) della vostra merce ad un vettore (oltre che concordare il prezzo, pagate regolarmente la sua fattura!) ma poi quel vettore NON paga il sub-vettore, quest’ultimo ha il diritto di venire a rivalersi su di voi!
Non lo ritenete possibile, vero?
Allora vediamo di entrare nello specifico: una grossa azienda di autotrasporto (ARTONI) pare essere in difficoltà. Negli ultimi giorni si sono rincorse notizie di una sua cessione ad altro gruppo (FERCAM) ma la trattativa si è arenata.
Così adesso pare ci siano molti padroncini (i sub-vettori di Artoni) in difficoltà perché pare che non riescano ad incassare i loro crediti.
Al di là della veridicità o meno di una tale “supposizione”, mi ha colpito quanto dichiarato dal Presidente di ASSIFORMAT FIAP (associazione creata con lo scopo di “aiutare le imprese di trasporto ad avere una marcia in più e a competere con successo nel mercato”): “credo però che ognuno debba prendersi le sue responsabilità, i problemi finanziari di Artoni risalgono a diversi anni fa. I “padroncini”, vettori, ECC… potevano ricorrere al 7 ter ed andare in rivalsa sui committenti, la norma c’è.”
Cioè, in Italiano corrente significa questo: “caro cliente, anche se tu hai pagato quanto dovuto alla Artoni, visto che la Artoni è in crisi e non riesce a pagare i suoi fornitori, adesso devi TU pagarli al posto di Artoni”
A me sembra totalmente illogica sia la legge sia la dichiarazione del Presidente di ASSIFORMAT FIAP, ma – fortunatamente – negli ultimi anni non mi sono mai avvalso dei servizi di ARTONI.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano invece quelli che sono stati (e ancora sono) clienti affezionati.
Paolo Federici
(in poche parole, siccome la Artoni nel 2016 ha “perso” un po’ di quattrini, tutti coloro che hanno utilizzato la Artoni dovrebbero contribuire a ripianarne i conti! Provate ad immaginare una legge analoga nel caso Maersk: siccome la Maersk nel 2016 ha perso quasi due miliardi di dollari, tutti coloro che hanno imbarcato con Maersk dovrebbero contribuire a ripianarne i conti! Che dire? Meno male che la Maersk non è italiana!)

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