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Il famoso “s.v.v.”

tanto tempo fa (ma nemmeno poi così tanto) qualcuno aveva cominciato ad inserire nelle fatture, tra le innumerevoli diciture che riempiono il mondo delle spedizioni (caf, baf, thc, iss, isps, dgip, cc.. per un elenco infinito), la storica “s.v.v”.
Cosa volesse dire non lo si è mai saputo, o forse sì.
Era un tentativo di recuperare qualche lira (c’erano ancora le lire) dai clienti non troppo attenti e per gli addetti ai lavori voleva dire: se va va!
Ma pensavo che quella simil-goliardia (che comunque qualche soldino lo portava a casa!) fosse finita.
Invece scopro oggi che c’è ancora chi ci prova (ad inventarsi voci incredibili ed inesistenti pur di sottrarre qualcosa dalle tasche dei clienti).
Intanto va detto che il s.v.v. era sempre di poche migliaia di lire che all’interno di una fattura sparivano.
Quello del quale voglio parlarvi oggi è un vero e proprio tentativo di truffa.
Un cliente noleggia una nave e (per chi ne mastica) nel noleggio di una nave si stabiliscono dei giorni di free time per le operazioni di imbarco e sbarco dopodiché (se ci si mette più tempo nel completare le operazioni) si pagano le soste (controstallie, in inglese “demurrage”) indicate in una somma fissa per ogni giorno utilizzato oltre quello concordato.
In un particolare contratto è stato indicato anche un transit time (che, come sappiamo, è sempre indicativo).
In questo caso il transit time doveva essere, indicativamente, di 17 giorni.
Purtroppo però la nave ha incontrato mare cattivo, ha dovuto ripararsi in attesa che tornasse il bel tempo ed i giorni sono diventati 25.
In un mondo normale, il noleggiatore potrebbe protestare con l’armatore perché non sono stati rispettati i 17 giorni pattuiti e quindi chiedere un rimborso (che non avrà mai, visto che comunque il transit time, come abbiamo detto, è sempre indicativo).
Nel mondo in cui è avvenuto questo fatto è successo il contrario: l’armatore ha addebitato al noleggiatore 8 giorni di demurrage, indicandole come “sea demurrage” motivandole col fatto che la nave è stata costretta a fermarsi, lungo il tragitto, per il mare cattivo e quindi quei giorni di sosta (in mare) deve pagarli il noleggiatore.
Una cosa del genere non solo non si è mai vista, ma non esiste proprio, però di fronte ad un armatore che insiste nel chiedere quattrini, cosa può fare il noleggiatore?
Rifiutarsi di pagare, certo, per avventurarsi in una causa legale che costerà parcelle dispendiose sia che si vinca (cosa certa!) sia che si perda (cosa del tutto improbabile, ma al giorno d’oggi tutto è possibile, anche trovare un Giudice che non ci capisca niente della materia specifica!).
Oppure cercare di mediare, trattare, ma comunque subire una richiesta decisamente assurda ed ingiusta e, soprattutto, illegale.
Beh, vi saprò dire come andrà a finire.
Certo che con quell’armatore (a me noto) io non vorrei mai averci a che fare.
E voi?
Paolo Federici

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come si sbarca una nave …

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a volte ritornano

noi che abbiamo una certa età ricordiamo, con nostalgia, i tempi quando lo “shipping” era un’arte e per caricare una nave era necessario saper predisporre un piano di stivaggio. Avevamo un elenco di casse, gabbie, fasci … delle misure più diverse … ogni collo con peculiarità tutte sue (non sovrapponibile, non caricabile in coperta, da movimentare solo con il forklift, da assoggettare ad ancoraggio e fissaggio a bordo … magari da saldare al piano della stiva!) ed era necessario fare calcoli precisi per stivare in maniera corretta ogni cosa. Dovevamo anche tener conto dei pesi, per mantenere il bilanciamento della nave. Ed il bello era che non c’erano (e se è per quello, non ci sono nemmeno oggi!) scuole che insegnassero il mestiere. Certo, aver fatto studi scientifici, poteva essere di grande aiuto: conoscere matematica e geometria, calcolare volumi, valutare l’incidenza del peso per metro quadro… tutto diventava importantissimo e non si poteva sbagliare. Un calcolo sbagliato voleva dire che, al momento dell’imbarco, quella certa cassa non entrava nello spazio predisposto e tutto dovesse essere rifatto daccapo! Poi qualcuno ha avuto un’idea geniale: se gli imballi diventano tutti uguali, caricare una nave diventa un gioco da ragazzi ed è così che è nato il container. Però ci sono merci che NON possono viaggiare in container: stiamo parlando di colli che hanno misure o pesi “eccezionali”, cioè molto al di là della capacità di carico di un container. Ecco allora che per la spedizione bisogna tornare a riferirsi agli artisti dello shipping!

La FORTUNE INTERNATIONAL TRANSPORT di Milano è una di quelle aziende che gestiscono grossi impianti e questo è solo l’ultimo di una lunga serie: si tratta di una decina di colli che hanno misure esagerate (il solo diametro è mediamente superiore ai sette metri! Ed alcuni di loro hanno altezze oltre i cinque metri) tanto che, una volta arrivati in Italia (sbarcheranno a Chioggia) dovranno proseguire via fiume (con chiatta) fino a Mantova per poi fare un ultimo tratto via strada (con camion “eccezionali” muniti di idonei permessi stradali e debitamente scortati), viaggiando di notte, smontando semafori, rimuovendo ogni tipo di ostacolo.

Qui vediamo il momento dell’imbarco: la nave è stata interamente noleggiata dalla FORTUNE ed il piano di carico studiato, nell’ufficio di Milano, proprio come si faceva una volta.

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sempre… al lavoro! (always at work)

Giorno (sopra) e notte (sotto)

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Ragusa .. ma non in Sicilia

dal nostro motociclista … in giro per il mondo!

Diario del 25.08

Durazzo – Dubrovnik 328 km 6 ore

Dover ripetere buona parte delle strade abanesi fatte una settimana fa è parecchio fastidioso, anche e soprattutto per le lunghe code che caratterizzano questa parte di percorso. Per fortuna sono in moto e anche un pò spregiudicato e sorpasso con qualche difficoltà le lunghe file.

Prendo la strada delle montagne invece di quella del mare e purtroppo incontro anche tanti lavori di ampliamento, soprattutto in Montenegro. Ah, già, mi sono dimenticato di dirVi che oggi ho passato la frontiera Albania-Montenegro, quella Montenegro- Bosnia i Hercegovina. quella Bosnia- Croatia (Hrvatska): niente male. Comunque tutte semplici e nessun problema: solo i croati han voluto vedere il Green Pass.

Arrivando dalle montagne ed essendo il mio ostello a nord non vedo assolutamente la città; soltanto nel pomeriggio prendo la moto e vado a percorrere i quasi 10 km che mi separano da Dubrovnik, la Ragusa veneziana.

Beh, resto incantato; chi l’ha visitata sa di cosa sto parlando. La Perla dell’ Adriatico, come viene spesso chiamata, è oggi una città di circa 45.000 abitanti; fu sotto la dominazione veneziana solo per un breve periodo (per poi diventare una repubblica marinara indipendente) ma quei quasi 150 anni l’ hanno marchiata indelebilmente come una piccola Venezia. E camminare oggi per le strette calli (pardon “ulica”) pare proprio di essere nella città veneta .. e la quantità dei turisti che la visitano sembra proprio quella dei giorni del redentore. Scorci di palazzi, di piazze, di viuzze di Dubrovnik per chi a Venezia ci ha passato tanto tempo la ricordano sicuramente. Scatto tante ma tante foto e poi purtroppo, e dico purtroppo, devo tornare.

E sicuramente ritornerò qui a Ragusa di Dalmazia, come a Kotor, come al Durmitor: ci tornerò con Anna per dividere con Lei le sensazioni e le emozioni che questi luoghi mi hanno regalato.

Domani ultima tappa prima del ritorno a casa: Zadar-Zara la capitale della Dalmazia.

Ciao ciao.

Maurizio Pistore

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dalla Cina… con (?)

ultimamente trovare un container da caricare su una nave sembra essere diventato una caccia al tesoro.
Dalla Cina non se ne trovano nemmeno rivolgendosi a San Cristoforo, protettore di tutti i “trasportatori”.
Si può provare con il treno … ma ormai sono troppi i traffici che dal mare si sono spostati al treno e quindi anche i treni sono strapieni.
E allora, cosa possiamo inventarci?
Il metodo di trasporto primario, quello sulla strada.
Ed ecco allora che abbiamo la possibilità di caricare dei camion che in due settimane attraversano tutta l’Asia ed arrivano a Milano.
Ecco alcune foto di quello arrivato oggi:

Lately finding a container to load onto a ship seems to have become a treasure hunt.
From China they are not even found by addressing St. Christopher, protector of all “transporters”.
You can try the train … but by now there are too many cargoes that have moved from the sea to the train and therefore the trains are also full.
So what can we come up with?
The primary method of transport, the one on the road.
And so we have the opportunity to load trucks that in two weeks cross all of Asia and arrive in Milan.
Because there is always a solution as ALL YOU NEED IS FORTUNE.

Paolo Federici

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dal nostro uomo in moto …!

La Divina Commedia

Diario del 09.08

Kiev – Cernivci 563 km 9 ore

State tranquilli, non ho intenzione di sottoporVi alcun passo del capolavoro del divin Poeta ma quello che ho passato oggi sulle strade ucraine penso sia ben rappresentato dalle tre cantiche di Alighieri.

Partito da Kiev intorno alle 7 mi sono immesso subito nel traffico del lunedi mattina, oltrettutto con il tipo di strade che Vi avevo descritto ieri: tacconi, buche, pavè, traccioni di asfalto dei camion. Appena uscito dalla città la strada migliora leggermente (ma non tanto ..) e poi per circa 200 km, diciamo fino a Zytomir è abbastanza buona: diciamo che questo, insieme ad altri tratti che incontrerò più avanti, è stato il mio purgatorio, strade non all’altezza di quelle polacche o baltiche ma tutto sommato percorribili.

Non vorrei sbagliare ma da Zytomir a Berdyciv e poi da Yarmolyntsi a Chotyn un vero Inferno, guida sempre in piedi per buche (tante e profonde), tanti rattoppi di asfalto, pezzi di sterrato: di peggio per una strada asfaltata (e questa è una statale per di più ..) ricordo la Siberia del 2013 ma lì siamo in Asia e d’inverno la temperatura va a – 40 o oltre: qui siamo in Europa ed il gelo non è sicuramente quello siberiano

Fantastico invece il pezzo da Lytin fin quasi a Yarmolyntsi dove stanno rifacendo e raddoppiando la strada e quindi ci hanno fatto viaggiare sulla parte già sistemata e appena riaperta al traffico: sembrava di andare su un biliardo, nero invece di verde, ma perfetto (un vero Paradiso quindi ..). Per l’altra carreggiata ho paura che occorrerà aspettare ancora qualche anno.

Paesaggio sempre più “povero”, rurale si ma mal messo, dove l’unica cosa di valore che spiccava erano i Cremlini dalle cupole dei mille colori: azzurri, verdi, neri, dorati ..

Cernivci è un acittà di 300.000 abitanti, un pò di diverse etnie, compresi romeni e ungheresi, oltre naturalmente gli ucraini; il centro storico è bello, sia le piazze sia i palazzi ma anche in questo caso lasciamo stare le strade, sia quelle di accesso sia quelle centrali: pavè scassato e tacconi d’asfalto.

Linguine al tonno e pomodoro la mia cena: mi piacciono tanto!!

Da domani si ritorna in UE e quindi, dopo tre giorni in cui potevo comunicare solo con uozap, potrò di nuovo spedire mail e utilizzare il telefono .. o almeno spero!!!

Ciao ciao.

Maurizio Pistore

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Il quinto giorno

è un libro di oltre mille pagine .. e per ora ho appena superato le seicento!
Però c’è un breve capitoletto che mi ha particolarmente colpito, forse anche perché legato al lavoro che faccio.
Eccolo:

ogni giorno duemila navi attraversano lo stretto di Malacca e quasi ventimila imbarcazioni ogni anno passano attraverso il canale di Suez. Questo rappresenta circa il quindici per cento del commercio mondiale. Tremila navi al giorno incrociano nella Manica per raggiungere il mare più trafficato del mondo, il Mare del Nord. Circa quarantaquattromila navi all’anno collegano Hong Kong col resto del mondo. Migliaia e migliaia di cargo, petroliere, traghetti si muovono ogni anno in tutto il globo per non parlare delle flotte di pescherecci, cutter, yacht a vela e barche sportive. Oceani, mari, canali e stretti registrano milioni di movimenti navali. Di fronte a questo traffico, l’occasionale affondamento di una superpetroliera o di un cargo non può certo comportare una grave crisi nel traffico marittimo. Nessuno si lascia spaventare e nessuno rinuncia a riempire di petrolio le ultime bagnarole arruginite e spedirle in mare. La maggior parte delle circa settemila petroliere presenti nel mondo si trova in pessime condizioni. Oltre la metà è in attività da più di vent’anni… E molte delle superpetroliere possono essere tranquillamente definite dei rottami. A questo punto si fanno dei calcoli: sì, la catastrofe è sempre in agguato, ma si rischia comunque. Tutto diventa un gioco d’azzardo. Se una petroliera finisce nell’incavo di un’onda, può piegarsi al centro anche di un metro, e una cosa del genere sfibrerebbe qualsiasi struttura. Tuttavia la petroliera continua a viaggiare, perché l’esito del viaggio rientra nel calcolo delle probabilità.
(Frank Schatzing – Il quinto giorno – pagg. 486/487 – pubblicato nel 2005)

A breve … pubblicherò la mia recensione!
Paolo Federici

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Lisboa antiga

Maurizio Pistore … ci racconta il suo viaggio intorno al mondo!

Alle sei sono in piedi e senza far rumore, altri 5 nel piccolo dormitorio stanno ancora dormendo, porto fuori tutta la roba; devo fare il cambio tra quello che porterò con me a Toronto come bagaglio e quello che invece partirà con la moto dentro la cassa. Ci impiego quasi un’ora ma alle sette ho diviso tutto e carico quanto destinato a viaggiare con la moto sulla Kazakina.
Ieri sera ho fatto un giretto qua attorno ed ho visto un piccolo baretto carino, affacciato sull’oceano. Decido così di andare lì a fare colazione e mai scelta fu appropriata perchè il cappuccino era proprio squisito e le pasteis de nata (2) che mi sono cuccato erano una delizia. Vabbè dai, sono sempre il solito ..
Alle 8 sono al magazzino della JRPedro e comincio a svuotare la benzina, staccare i cavi della batteria, levare cupolino e specchietti, impacchettare sia le piccole borse sopra quelle di alluminio sia casco, cupolino stesso, borsa con l’abbigliamento da moto: un’oretta e mezza e la moto è pronta per essere messa dentro la cassa (l’operazione la faranno materialmente loro, io quel che dovevo ho fatto!!).
Chiamo Ana Paula e Moreno suo marito e ci accordiamo per incontrarci lì vicino verso le 14; nell’attesa vado al grande e ben fornito supermercato Lidl al fondo del vicolo e mi prendo un hamburgher ed una spremuta di arancia, tanto per riempire un pò lo stomaco. Ana Paula è la responsabile locale di WFWP, donne per la pace nel mondo, ed il Suo nominativo mi è stato dato da Flora Grassivaro, la responsabile di Padova. E’ una amabile conversatrice e seppur portoghese parla fluentemente l’italiano, essendo vissuta per 23 anni a Padova; Moreno è invece padovano doc, di Vigonza, ed ha lavorato per anni nel settore calzaturiero della Riviera del Brenta. Passiamo qualche ora insieme sulle rive dell’oceano, a raccontarci i rispettivi impegni di volontariato, e quando mi riportano all’ ostello mi fanno la sorpresa: domattina saranno loro ad accompagnarmi all’ aeroporto di Lisbona per prendere il volo diretto per Toronto. Grazie di cuore, miei nuovi cari amici.
Adesso speriamo che mi facciano partire e che non ci siano “rogne” o novità Covid.
Maurizio

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Lo sconto: un bene o un male?

al giorno d’oggi la maggior parte delle pubblicità si basa sullo sconto.
Sconto, sconto extra, offerta speciale.
Addirittura c’è chi pubblicizza un assurdo “sottoprezzo”.
Ma che razza di azienda è quella che paga 100 per realizzare un prodotto e poi lo vende a 90?
Ultimamente c’è chi propone: non un euro in più di quello che è costato a noi.
Non ho mai creduto a chi lavora gratis.
Se voglio fare volontariato o beneficenza è una cosa, ma lavorare per non guadagnare è contro ogni logica.
La concorrenza è ormai condizionata dal prezzo e sembra che a questa corsa verso il baratro non ci sia limite.
Io mi occupo di trasporti internazionali e ricevo richieste di preventivi a iosa.
Ma ormai si tratta solo di partecipare ad un gioco: chi fa meno, vince!
Qual è il problema?
Internet ha reso facile chiedere preventivi a dieci, cento, mille aziende … quindi siamo all’uno su mille ce la fa.
(Quello che farà il preventivo più basso).
E gli altri 999?
Avranno lavorato (preparare un preventivo è comunque un lavoro!) “a gratis”.
Pensate davvero che una situazione del genere possa andare avanti a lungo?
Prendiamo la questione dei noli marittimi: portare un container dalla Cina all’Italia, un anno fa costava 1.000 dollari.
Oggi ne costa 12.000 (e c’è chi prevede di arrivare, entro la fine dell’anno, a 20.000 dollari).
Cosa è successo veramente?
Delle centinaia di Compagnia Marittime che offrivano il servizio, ne sono rimaste solo tre o quattro che hanno deciso di non farsi la guerra.
Quindi?
Quindi andiamo, in tutti i settori, verso una specie di monopolio, dopodiché non ci sarà più possibilità di scegliere il prezzo più basso.
Ma noi non ci saremo…
Paolo Federici

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