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looking always for the … lowest?

quoting a PROJECT CARGO transport is sometimes difficult and price can vary as many variable can be involved:

– the first important point to know is the PERIOD OF SHIPMENT: if cargo is ready we can look for an available sailing and get a “special” rate (something like a “last minute” price!) but if the readiness is expected much later, it’s hard to know which vessels, which chances, which solutions will be available at that far future time! For example: for one shipment, we got a freight rate from a shipping line for 15.000 dollars, but subject to a “minimum” inducement of 150.000 dollars. Meaning that if at time of readiness they have OTHER cargo for the same destination, they can accept to ship the cargo against payment of the 15.000 dollars seafreight. But if they have no other cargo, they will accept to ship the cargo only against payment of 150.000 dollars … meaning ten times more! How can we GRANT to our client a seafreight rate NOW?

– then we have to look for LINER regular services, knowing that a TRAMP vessel can be made available at a totally different price. LINER is normally more expensive then TRAMP, but LINER is anyway granting hook/hook (liner) terms, while TRAMP is quoting on FIOS terms, so that a diffference (sometimes an important difference) can be involved. Not to forget that a LINER freight is kept valid for a longer period, while a TRAMP offer can be valid for a few “hours” only, thence needing a very urgent and immediate decision to be intaken. I have been facing problems when I quoted a certain freight for a specific vessel ready to load but asking for reply within 24 hours. Then maybe after two weeks, the client went back to me requesting to keeping THAT freight rate valid, when the market was … demanding double then that!

– most of the times clients keep your offer valid if the market rates are increasing (“you quoted me 50.000 so that NOW you have to stick to 50.000 …” are they complaining!) while they ask for reduction is the market rates are decreasing (“it is true that you quoted me 50.000, but now the market is offering 35.000, so that you have to adjust your quote to the market situation …” is their assumption!)

It is thence important when quoting to state the validity of the price: “my quote is valid until … (one month from now?)” but adding: “for acceptance of the price within …. (one week from now?).”

It’s like to say: “I engage myself to handle your transport at that fixed price even if you will be ready with the cargo much later on, but YOU engage yourself “now” to entrust me for the transport”.

This is a double warranty: the client is safe as he knows that he will pay that FIXED price with no surprise. We are safe, as we know that we will handle that transport for sure at that “fixed” price, not having to start a bargaining operation at the last moment. And, most important, we can be working more seriously on all the relevant issues like road permits, documentation, contacts with owners, pre-bookings … and so on.

Suggestion: don’t look just for the lowest price! Engage yourself with the most professional and experienced people!

And be ready to pay the right price …!

Paolo Federici

(today celebrating 40 years in the freight forwarding business)

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Non spegnere la luce

Non spegnere la luce (Bernard Minier)

ho cominciato con “un appartamento a Parigi” (che avevo già letto in francese … e sono sempre più perplesso: come sia possibile resistere due anni chiusi nella stiva di una nave mangiando liofilizzati e bevendo … cosa? Mah!) poi è stata la volta di Markaris con “il prezzo dei soldi”, quindi “Roma Enigma” finché non ho visto la pubblicità di 4 libri.
Tre erano proprio quelli appena “divorati”
Potevo forse farmi mancare il quarto?

Vado dunque in libreria e chiedo “Non spegnere la luce”
L’addetta alle vendite mi si presenta con un librone di 700 pagine!
Mi siedo e comincio a leggerlo.
Non vorrei mai acquistare un tomo del genere per poi scoprire che non mi piace.
Passa una mezz’oretta e sono già quasi a pagina cinquanta.
Mi alzo e vado alla cassa.
“Allora, ha deciso di acquistarlo?” mi chiede la fanciulla.
“Sì, devo dire che mi sta prendendo proprio bene.”
“Sono contenta per lei”
“Ma sa qual è il problema?” le chiedo, con fare burbero.
“Quale?”
“Che fra tre giorni l’ho finito. E poi?”
Era giovedì: domenica prima dell’ora di pranzo il libro l’ho finito.
Adesso lo sto rileggendo, perché un giallo ha un sapore diverso quando si sa già come va a finire.
Però questa volta me la prendo con un po’ più di calma: ci vorranno almeno sette giorni.
Se l’anno scorso vi è piaciuto “la verità sul caso Harry Quebert” di Joel Dicker, questo vi piacerà ancora di più.
Se avete letto “sete” di Jo Nesbo, preparatevi ad un altrettanto valido thriller.
Insomma, prendetevi un po’ di tempo (sono sempre 700 pagine, in fondo) e gustatevi un gran bel libro.
Sapendo già fin d’ora che quando l’avrete finito avrete solo voglia di rileggerlo.
Almeno, a me ha fatto questo effetto.
Buona lettura.
Paolo Federici

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India, arriviamo

e finalmente si parte. L’ultimo pezzo (un macchinario da 50 tons) ha lasciato la fabbrica.

Lo imbarcheremo (in breakbulk) da Marghera (eccolo mentre arriva al porto).

Andrà ad aggiungersi ai containers open top e flat rack già partiti la scorsa settimana (da La Spezia).

Si ritroveranno tutti insieme, fra meno di un mese, all’arrivo al porto di destino.

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siamo tutti ostaggi

insomma … siamo tutti ostaggi!
Siamo stati catturati e presi in ostaggio e non lo sappiamo.
Il Parlamento è bloccato perché qualcuno ha deciso che per proseguire i lavori bisogna prima sentire il popolo.
Detto così sembrerebbe un passo avanti, un miglioramento del principio di democrazia, un’apertura alla compartecipazione di tutti.
Ma in effetti chi è questo popolo?
Ah sì, sono quei 25.000 italiani che votano sul blog di un certo Beppe Grillo.
Venticinquemila, mica bruscolini.
Matematicamente parlando sono lo 0,07 degli italiani aventi diritto al voto.
Sarà anche vero che un tale numero (007) evoca strani ricordi nella memoria collettiva (l’eroe che salvava il mondo), ma io faccio davvero fatica a convincermi che il “popolo” sia così ben rappresentato.
Che poi (della serie … Stanlio e Ollio ci fanno un baffo) mi vien da ridere quando vedo come il blogger pone la questione.
C’è una domanda ben chiara.
I 25.000 rispondono.
In base alla maggioranza delle risposte viene presa una decisione.
Se però tale decisione non piace (a chi?) la domanda viene riproposta finché la risposta non cambia.
(è successo per la candidatura del sindaco di Genova, sta succedendo per le questioni legate alla legge elettorale).
Però guai a dire che la democrazia è un’altra cosa.
Lo 0,07 per cento ormai è il solo ed unico detentore della verità assoluta (quella decisa dal manovratore del blog).
E noi stiamo qui ad aspettare che ci dicano cosa dobbiamo fare, ostaggi dei loro tempi e delle loro regole “interne”.
Ahi serva Italia …

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una “APP” per risparmiare!

ormai possiamo risparmiare su tutto.
C’è una APP per trovare il volo che costa meno, l’albergo che costa meno, il ristorante che costa meno, l’assicurazione che costa meno, il mutuo che costa meno.
E le aziende che prima vendevano quei servizi (ma, ahi ahi ahi, avevano un prezzo più alto…!) adesso che fanno?
O riescono ad abbassare i loro prezzi di vendita oppure .. chiudono.
Tertium non datur, dicevano i latini.
Vi siete mai chiesti cosa succederebbe se attivassero una APP anche per il vostro lavoro?
Fai l’impiegato? Il tuo capo ufficio, grazie ad una APP che lo farà risparmiare, ha trovato chi farà il tuo stesso lavoro ma accontentandosi di uno stipendio inferiore.
Sei un operaio? Il tuo superiore, grazie ad una APP che lo farà risparmiare, ha trovato chi farà il tuo stesso lavoro ma accontentandosi di uno salario inferiore.
Hai un incarico come dipendente? Il tuo datore di lavoro, grazie ad una APP che lo farà risparmiare, ha trovato chi potrà sostituirti … facendolo “risparmiare”.
Tu che fai?
Accetti di essere pagato meno o rinunci a lavorare?
In fondo questo è esattamente quello che chiedono i clienti alla mia azienda.
Hanno trovato un fornitore che si farà pagare “meno” e allora non ci pensano due volte a cambiare.
Quando arriverà la APP che costringerà anche te ad accettare di essere pagato meno, finalmente capirai che questa ricerca del prezzo più basso (sempre e comunque) porta solo alla rovina.
È solo questione di tempo.
La ruota gira, gira ed arriverà anche il tuo momento.
Però, nel frattempo, avrai risparmiato.
Paolo Federici
(posso dire che sono stufo di sentirmi ripetere: “c’è un altro spedizioniere che ha un prezzo più basso del tuo, quindi i nostri trasporti li affidiamo a lui!”)

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Tariffe e liberalizzazioni

ha certamente ragione Gianfranco Fongaro quando, nella sua lettera a Italians ricorda che nel giro di una notte è diventato obbligatorio quello che prima era vietato: vale a dire competere tra professionisti sul prezzo.
Il troppo stroppia, dicevano i nostri nonni.
Ed anche la troppa libertà (sostenuta addirittura per legge dall’antitrust) si sta dimostrando un boomerang inarrestabile.
Una volta la concorrenza la si faceva sulla qualità, sulla professionalità, sulla capacità.
Oggi (per tutto!) è solo una questione di prezzo: vince chi fa meno!
Ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti: ponti che crollano, strade dissestate, città invase dall’immondizia, fuga dei cervelli, giovani senza un futuro.
Invece che affidarsi a chi è capace di costruirlo MEGLIO, il ponte lo costruisce chi se lo fa pagare MENO.
Succede anche, ad esempio, nella gestione della “cosa pubblica”: anziché cercare il SINDACO più capace … si cerca quello che chiederà il minor emolumento.
Non ci meravigliamo che un calciatore guadagni milioni, ma se un primario ospedaliero chiede qualche centinaia di euro per una visita viene subito etichettato come “ladro”.
Volete un altro detto dei nostri nonni? Chi più spende, meno spende (se ti compri un paio di scarpe fatte meglio, costeranno di più, ma dureranno anche di più! Quindi non sarai costretto a ricomprarle… dopo poco!)
Ma ormai viviamo in un mondo fatto di servizi “gratuiti”, di prodotti venduti “sottocosto”, di un sistema basato sul “regalo” annesso e connesso.
Però non mi sembra proprio che, leibnizianamente parlando, questo possa essere il migliore dei mondi possibili.
(Non vi siete accorti che la liberalizzazione selvaggia ha portato anche alla liberalizzazione degli stipendi e dei salari?)
Provo a fare una proposta?
METTIAMO DELLE REGOLE, magari cominciando da queste tre:
(1) per esercitare una qualsiasi professione bisogna essere iscritti ad un albo, aver superato degli esami, applicare le tariffe approvate dall’associazione di appartenenza (sì, io sto con i tassisti!)
(2) le GARE DI APPALTO devono essere assoggettate a speciali punteggi (precedenti esperienze, altri lavori eseguiti, titoli professionali, etc) ed in ultima analisi (e “solo” in ultima analisi) “anche” sul prezzo.
(3) a NESSUNO deve essere richiesto di lavorare sotto una ben definita soglia minima di fattibilità (né ad un’azienda né ad un dipendente)
Scommettiamo che in breve tempo vedremmo la ripresa?

Paolo Federici

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Capitano, mio Capitano

lo squarcio è enorme e la notte buia.
La nave sta affondando.
La colpa dell’urto è, fin da subito, del Comandante.
Ma non c’è solo quello.
Ha anche aspettato troppo tempo per dare l’allarme e questo, secondo il giudizio dei primi commentatori, ha causato la morte di qualche decina di passeggeri.
Non importa che, operando come ha operato, ne abbia salvati qualche altro … migliaio.
Non importa che sia riuscito a far arenare la nave sulla costa, stabilizzandola durante le operazioni di salvataggio.
L’inclinazione della nave ha reso però inutilizzabili metà delle lance di salvataggio, tutte quelle sul lato ora sommerso.
Certo, ci sono interessi non da poco.
Forse parte della colpa sta in qualche porta a tenuta stagna che proprio stagna non era (e allora diventerebbe una responsabilità del costruttore e dell’armatore).
Forse parte della colpa sta in un errore del timoniere (e allora diventerebbe responsabilità dell’ufficio equipaggi).
Forse parte della colpa sta in chi ha tracciato proprio quella rotta …
La soluzione più semplice è addossare la responsabilità al Comandante e buonanotte.
Il giorno dopo l’incidente, i giornali avevano già fatto il processo, trovato il colpevole ed emessa la sentenza.
No, non sto parlando di chi pensate voi.
Sto pensando ad uno dei migliori comandanti che la marineria italiana abbia mai avuto: Piero Calamai, che era al comando dell’Andrea Doria quando si scontrò con la Stockholm.
Fu accusato di andare troppo veloce nonostante la nebbia, di aver compiuto una manovra sbagliata, di aver aspettato troppo a lanciare l’SOS e calare le scialuppe, di aver tracciato una rotta sbagliata.
E quindi di essere responsabile della morte di cinquantuno persone.
Poi … cinquant’anni dopo (quando lui ormai era morto) è uscita una perizia che lo ha riabilitato completamente ed è stato insignito di importanti onoreficenze perché la storia si è rivelata diversa.
E proprio il suo comportamento ha fatto sì che il numero delle vittime non fosse … ben altro.
Chi ci sarà nel 2060?
Ecco, segnatevi la data: potrete divertirvi leggendo la perizia che riabiliterà un altro Comandante.
Eh sì, ci vuole molta pazienza.
Solo il tempo è galantuomo.
(Ah, la perizia veritiera e riabilitativa relativa al Comandante Calamai era pronta fin da subito. Ma gli interessi economici in ballo erano enormi. Sacrificare un solo uomo era molto più semplice).
Paolo Federici

p.s.: se poi avete tempo e voglia date un’occhiata a questo video: https://youtu.be/6y2RIrvkQG4

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