Archivi categoria: giornalismo

Trasporti… veloci!

Velocità e spazio
Se noi guidiamo un’auto che va a 100 km all’ora, noi, all’interno dell’auto, siamo fermi.
Ma anche se siamo seduti in una carrozza del frecciarossa siamo fermi e, contemporaneamente, andiamo a 300 km all’ora.
Se poi siamo su un aereo, la contemporaneità è tra zero e 800 km all’ora.
La Terra gira ad una velocità (all’equatore) di circa 1.670 km all’ora.
Quinto, se siamo in spiaggia a Singapore, sorseggiando un drink… stiamo comunque viaggiando velocissimamente.
La velocità cambia alla nostra latitudine: qui stiamo girando a circa 1.180 km all’ora.
Se fossimo al polo… la velocità di rotazione sarebbe vicina allo zero.
Poi c’è un’altra velocità: la Terra gira intorno al Sole ad una velocità media di 107.000 km all’ora.
Tutto il sistema solare viaggia, all’interno della galassia, a circa 792.000 km all’ora.
La Via Lattea (la nostra galassia) si sposta (secondo gli astronomi!) a circa 2.160.000 km all’ora.
In pratica, in un anno, pensando di stare fermi, ci siamo spostati di 18.921.600.000 km.
E la luce?
In quello stesso spazio temporale (un anno) la luce ha percorso 520 volte quella distanza (9.460.800.000.000 km, quello che è definito un anno luce)
Vi state perdendo?
Eppure non vi siete mossi.
Restate per un anno seduti sul divano… e vi ritrovate in un punto dell’universo che è a quasi 20 miliardi di km di distanza.
Quanto avete impiegato a leggere questo articolo?
Un minuto?
Ebbene siete in un luogo distante circa 40.000 chilometri da dove eravate quando avete cominciato a leggere.
Praticamente avete coperto una distanza pari alla circonferenza della Terra.
Paolo Federici

Lascia un commento

Archiviato in cultura, Generale, giornalismo, Idee, riflessioni, scoperte, Trasporti, viaggi

Corsi e ricordi storici.

nel 1978 lavoravo in una agenzia marittima (a La Spezia) e caricavamo le navi della Lauro per diverse destinazioni.
Una di queste era la Nigeria.
In quel momento, grazie al petrolio, la Nigeria era ricchissima e quindi aveva la possibilità di acquistare di tutto, di più.
Pertanto, le navi che andavano verso la Nigeria era davvero tante.
Provenivano da tutto il mondo… però il porto di Lagos non era preparato a riceverle tutte, per cui c’era da fare la fila (restando in rada, all’àncora) in attesa dell’ormeggio.
Sapete quanto restò in attesa una nave della Lauro (partita da La Spezia) prima di poter essere ormeggiata e sbarcare?
Tredici mesi!
Più di un anno in coda ad aspettare il proprio turno.
Quando leggo dei porti americani congestionati e delle navi che devono rimanere in attesa per ben 30 giorni, mi scappa un sorriso.
Niente di nuovo, sotto il sole.
E comunque 30 giorni non sono 400!
Se i volumi di merce aumentano in maniera esponenziale ed i porti non crescono allo stesso ritmo, il risultato non può essere che… la coda.
Costruire un nuovo porto o allargare un porto esistente non è qualcosa che si fa in un giorno.
Joe Biden ha cercato di correre ai ripari ordinando ai porti di lavorare 24 ore al giorno, 7 giorni su 7… ma questo non basta.
Le Compagnie di Navigazione intanto hanno preso la palla al balzo per aumentare i noli (mediamente di 10 volte, cioè quel trasporto che un anno fa costava 1.000 adesso costa 10.000).
Le industrie sono state costrette ad aumentare i prezzi (se loro si vedono decuplicato il prezzo del trasporto, mica potranno assorbirlo come se niente fosse!) e l’inflazione ha ripreso a galoppare.
Torniamo un attimo al 1978 ed alla Nigeria: come è finita?
Ve lo dico io (in maniera semplicistica): una Compagnia di Navigazione si è “appropriata” di un terreno che dava sul mare, a Lagos. Ha creato una banchina con una semplice colata di cemento (nessuna gru, nessuna operatività) ed ha iniziato ad utilizzare della navi RO-RO.
Arrivava al porto, apriva il portellone, come un ponte levatoio, e con dei semplici muletti (fork-lift) scaricava tutta la nave.
Nessuna attesa e pochissimi giorni per completare lo sbarco.
Ah dimenticavo, allora i containers ancora non c’erano (si cominciavano a vedere i primi 35′ della Sealand, ma le navi full-container erano qualcosa di futuristico).
Come è finita?
Quando la Nigeria ha finito i quattrini (per colpa del crollo del prezzo del petrolio, ma anche per l’enorme corruzione che c’era nel Paese) quella Compagnia di Navigazione atipica (aveva raggiunto la bellezza di 63 navi in gestione!) è fallita.
Cosa succederà, invece, oggi?
Quando comprare dall’estero, da Paesi molto lontani, non sarà più conveniente, per colpa dell’esagerato costo del trasporto, le aziende torneranno a produrre in patria.
I volumi di merce da trasportare si ridurranno ed i porti torneranno ad essere operativi senza lunghe attese.
E le Compagnie di Navigazione la smetteranno di chiedere prezzi assurdamente alti.
Basta sedersi sulla sponda del fiume ed aspettare.
Paolo Federici

1 Commento

Archiviato in cultura, economia, Generale, giornalismo, Idee, Politica, riflessioni, Trasporti

Si riparte… alla grande

Tornare a viaggiare, fare la coda al check in, attraversare il duty free, ritrovarsi al gate aspettando la chiamata del proprio volo… e poi allacciare le cinture: tutte sensazioni che ormai avevo dimenticato.
Grazie al vaccino siamo tornati a vivere, ad uscire, ad incontrarsi, a darsi la mano e poi sedersi a chiacchierare amabilmente con una birra in mano.
Insomma dal congresso che si era tenuto in Botswana (che è stata la mia ultima esperienza di volo verso una meta lontana, nell’autunno del 2019) sognavo un nuovo volo e un nuovo incontro con gli altri membri del PCN (Project Cargo Network).
Finalmente il sogno si è avverato ed eccoci a Dubrovnik (per tre giorni di full immersion fatto di incontri, scambi di informazioni, proposte di lavoro… ma anche di cene in riva al mare e balli in discoteca!) e adesso che sto per tornare a casa, spero davvero di continuare a sognare anche per il prossimo anno (il prossimo convegno sarà a Dubai).
Grazie a Rachel e Judith ed a tutta la famiglia PCN per la fantastica esperienza: anche il tempo a Dubrovnik è stato favoloso.
Siamo molto fortunati, vero? Questo perché la fortuna è sempre dalla nostra parte!

Lascia un commento

Archiviato in amici, cultura, dogana, economia, Generale, giornalismo, incontri, riflessioni, Trasporti

il Messaggero Marittimo

Lascia un commento

Archiviato in cultura, denuncia, Generale, giornalismo, riflessioni, Trasporti

Il famoso “s.v.v.”

tanto tempo fa (ma nemmeno poi così tanto) qualcuno aveva cominciato ad inserire nelle fatture, tra le innumerevoli diciture che riempiono il mondo delle spedizioni (caf, baf, thc, iss, isps, dgip, cc.. per un elenco infinito), la storica “s.v.v”.
Cosa volesse dire non lo si è mai saputo, o forse sì.
Era un tentativo di recuperare qualche lira (c’erano ancora le lire) dai clienti non troppo attenti e per gli addetti ai lavori voleva dire: se va va!
Ma pensavo che quella simil-goliardia (che comunque qualche soldino lo portava a casa!) fosse finita.
Invece scopro oggi che c’è ancora chi ci prova (ad inventarsi voci incredibili ed inesistenti pur di sottrarre qualcosa dalle tasche dei clienti).
Intanto va detto che il s.v.v. era sempre di poche migliaia di lire che all’interno di una fattura sparivano.
Quello del quale voglio parlarvi oggi è un vero e proprio tentativo di truffa.
Un cliente noleggia una nave e (per chi ne mastica) nel noleggio di una nave si stabiliscono dei giorni di free time per le operazioni di imbarco e sbarco dopodiché (se ci si mette più tempo nel completare le operazioni) si pagano le soste (controstallie, in inglese “demurrage”) indicate in una somma fissa per ogni giorno utilizzato oltre quello concordato.
In un particolare contratto è stato indicato anche un transit time (che, come sappiamo, è sempre indicativo).
In questo caso il transit time doveva essere, indicativamente, di 17 giorni.
Purtroppo però la nave ha incontrato mare cattivo, ha dovuto ripararsi in attesa che tornasse il bel tempo ed i giorni sono diventati 25.
In un mondo normale, il noleggiatore potrebbe protestare con l’armatore perché non sono stati rispettati i 17 giorni pattuiti e quindi chiedere un rimborso (che non avrà mai, visto che comunque il transit time, come abbiamo detto, è sempre indicativo).
Nel mondo in cui è avvenuto questo fatto è successo il contrario: l’armatore ha addebitato al noleggiatore 8 giorni di demurrage, indicandole come “sea demurrage” motivandole col fatto che la nave è stata costretta a fermarsi, lungo il tragitto, per il mare cattivo e quindi quei giorni di sosta (in mare) deve pagarli il noleggiatore.
Una cosa del genere non solo non si è mai vista, ma non esiste proprio, però di fronte ad un armatore che insiste nel chiedere quattrini, cosa può fare il noleggiatore?
Rifiutarsi di pagare, certo, per avventurarsi in una causa legale che costerà parcelle dispendiose sia che si vinca (cosa certa!) sia che si perda (cosa del tutto improbabile, ma al giorno d’oggi tutto è possibile, anche trovare un Giudice che non ci capisca niente della materia specifica!).
Oppure cercare di mediare, trattare, ma comunque subire una richiesta decisamente assurda ed ingiusta e, soprattutto, illegale.
Beh, vi saprò dire come andrà a finire.
Certo che con quell’armatore (a me noto) io non vorrei mai averci a che fare.
E voi?
Paolo Federici

3 commenti

Archiviato in avvocati, cultura, economia, educazione, Generale, giornalismo, giustizia, riflessioni, Trasporti

come si sbarca una nave …

Lascia un commento

Archiviato in cultura, dogana, economia, giornalismo, spettacolo, Trasporti

a volte ritornano

noi che abbiamo una certa età ricordiamo, con nostalgia, i tempi quando lo “shipping” era un’arte e per caricare una nave era necessario saper predisporre un piano di stivaggio. Avevamo un elenco di casse, gabbie, fasci … delle misure più diverse … ogni collo con peculiarità tutte sue (non sovrapponibile, non caricabile in coperta, da movimentare solo con il forklift, da assoggettare ad ancoraggio e fissaggio a bordo … magari da saldare al piano della stiva!) ed era necessario fare calcoli precisi per stivare in maniera corretta ogni cosa. Dovevamo anche tener conto dei pesi, per mantenere il bilanciamento della nave. Ed il bello era che non c’erano (e se è per quello, non ci sono nemmeno oggi!) scuole che insegnassero il mestiere. Certo, aver fatto studi scientifici, poteva essere di grande aiuto: conoscere matematica e geometria, calcolare volumi, valutare l’incidenza del peso per metro quadro… tutto diventava importantissimo e non si poteva sbagliare. Un calcolo sbagliato voleva dire che, al momento dell’imbarco, quella certa cassa non entrava nello spazio predisposto e tutto dovesse essere rifatto daccapo! Poi qualcuno ha avuto un’idea geniale: se gli imballi diventano tutti uguali, caricare una nave diventa un gioco da ragazzi ed è così che è nato il container. Però ci sono merci che NON possono viaggiare in container: stiamo parlando di colli che hanno misure o pesi “eccezionali”, cioè molto al di là della capacità di carico di un container. Ecco allora che per la spedizione bisogna tornare a riferirsi agli artisti dello shipping!

La FORTUNE INTERNATIONAL TRANSPORT di Milano è una di quelle aziende che gestiscono grossi impianti e questo è solo l’ultimo di una lunga serie: si tratta di una decina di colli che hanno misure esagerate (il solo diametro è mediamente superiore ai sette metri! Ed alcuni di loro hanno altezze oltre i cinque metri) tanto che, una volta arrivati in Italia (sbarcheranno a Chioggia) dovranno proseguire via fiume (con chiatta) fino a Mantova per poi fare un ultimo tratto via strada (con camion “eccezionali” muniti di idonei permessi stradali e debitamente scortati), viaggiando di notte, smontando semafori, rimuovendo ogni tipo di ostacolo.

Qui vediamo il momento dell’imbarco: la nave è stata interamente noleggiata dalla FORTUNE ed il piano di carico studiato, nell’ufficio di Milano, proprio come si faceva una volta.

Lascia un commento

Archiviato in cultura, dogana, economia, Generale, giornalismo, riflessioni, spettacolo, Trasporti

sempre… al lavoro! (always at work)

Giorno (sopra) e notte (sotto)

Lascia un commento

Archiviato in cultura, economia, Generale, giornalismo, riflessioni, spettacolo, Trasporti

Ragusa .. ma non in Sicilia

dal nostro motociclista … in giro per il mondo!

Diario del 25.08

Durazzo – Dubrovnik 328 km 6 ore

Dover ripetere buona parte delle strade abanesi fatte una settimana fa è parecchio fastidioso, anche e soprattutto per le lunghe code che caratterizzano questa parte di percorso. Per fortuna sono in moto e anche un pò spregiudicato e sorpasso con qualche difficoltà le lunghe file.

Prendo la strada delle montagne invece di quella del mare e purtroppo incontro anche tanti lavori di ampliamento, soprattutto in Montenegro. Ah, già, mi sono dimenticato di dirVi che oggi ho passato la frontiera Albania-Montenegro, quella Montenegro- Bosnia i Hercegovina. quella Bosnia- Croatia (Hrvatska): niente male. Comunque tutte semplici e nessun problema: solo i croati han voluto vedere il Green Pass.

Arrivando dalle montagne ed essendo il mio ostello a nord non vedo assolutamente la città; soltanto nel pomeriggio prendo la moto e vado a percorrere i quasi 10 km che mi separano da Dubrovnik, la Ragusa veneziana.

Beh, resto incantato; chi l’ha visitata sa di cosa sto parlando. La Perla dell’ Adriatico, come viene spesso chiamata, è oggi una città di circa 45.000 abitanti; fu sotto la dominazione veneziana solo per un breve periodo (per poi diventare una repubblica marinara indipendente) ma quei quasi 150 anni l’ hanno marchiata indelebilmente come una piccola Venezia. E camminare oggi per le strette calli (pardon “ulica”) pare proprio di essere nella città veneta .. e la quantità dei turisti che la visitano sembra proprio quella dei giorni del redentore. Scorci di palazzi, di piazze, di viuzze di Dubrovnik per chi a Venezia ci ha passato tanto tempo la ricordano sicuramente. Scatto tante ma tante foto e poi purtroppo, e dico purtroppo, devo tornare.

E sicuramente ritornerò qui a Ragusa di Dalmazia, come a Kotor, come al Durmitor: ci tornerò con Anna per dividere con Lei le sensazioni e le emozioni che questi luoghi mi hanno regalato.

Domani ultima tappa prima del ritorno a casa: Zadar-Zara la capitale della Dalmazia.

Ciao ciao.

Maurizio Pistore

Lascia un commento

Archiviato in Generale, giornalismo, incontri, Trasporti

dalla Cina… con (?)

ultimamente trovare un container da caricare su una nave sembra essere diventato una caccia al tesoro.
Dalla Cina non se ne trovano nemmeno rivolgendosi a San Cristoforo, protettore di tutti i “trasportatori”.
Si può provare con il treno … ma ormai sono troppi i traffici che dal mare si sono spostati al treno e quindi anche i treni sono strapieni.
E allora, cosa possiamo inventarci?
Il metodo di trasporto primario, quello sulla strada.
Ed ecco allora che abbiamo la possibilità di caricare dei camion che in due settimane attraversano tutta l’Asia ed arrivano a Milano.
Ecco alcune foto di quello arrivato oggi:

Lately finding a container to load onto a ship seems to have become a treasure hunt.
From China they are not even found by addressing St. Christopher, protector of all “transporters”.
You can try the train … but by now there are too many cargoes that have moved from the sea to the train and therefore the trains are also full.
So what can we come up with?
The primary method of transport, the one on the road.
And so we have the opportunity to load trucks that in two weeks cross all of Asia and arrive in Milan.
Because there is always a solution as ALL YOU NEED IS FORTUNE.

Paolo Federici

Lascia un commento

Archiviato in dogana, economia, Generale, giornalismo, Politica, Trasporti