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Il quinto giorno

è un libro di oltre mille pagine .. e per ora ho appena superato le seicento!
Però c’è un breve capitoletto che mi ha particolarmente colpito, forse anche perché legato al lavoro che faccio.
Eccolo:

ogni giorno duemila navi attraversano lo stretto di Malacca e quasi ventimila imbarcazioni ogni anno passano attraverso il canale di Suez. Questo rappresenta circa il quindici per cento del commercio mondiale. Tremila navi al giorno incrociano nella Manica per raggiungere il mare più trafficato del mondo, il Mare del Nord. Circa quarantaquattromila navi all’anno collegano Hong Kong col resto del mondo. Migliaia e migliaia di cargo, petroliere, traghetti si muovono ogni anno in tutto il globo per non parlare delle flotte di pescherecci, cutter, yacht a vela e barche sportive. Oceani, mari, canali e stretti registrano milioni di movimenti navali. Di fronte a questo traffico, l’occasionale affondamento di una superpetroliera o di un cargo non può certo comportare una grave crisi nel traffico marittimo. Nessuno si lascia spaventare e nessuno rinuncia a riempire di petrolio le ultime bagnarole arruginite e spedirle in mare. La maggior parte delle circa settemila petroliere presenti nel mondo si trova in pessime condizioni. Oltre la metà è in attività da più di vent’anni… E molte delle superpetroliere possono essere tranquillamente definite dei rottami. A questo punto si fanno dei calcoli: sì, la catastrofe è sempre in agguato, ma si rischia comunque. Tutto diventa un gioco d’azzardo. Se una petroliera finisce nell’incavo di un’onda, può piegarsi al centro anche di un metro, e una cosa del genere sfibrerebbe qualsiasi struttura. Tuttavia la petroliera continua a viaggiare, perché l’esito del viaggio rientra nel calcolo delle probabilità.
(Frank Schatzing – Il quinto giorno – pagg. 486/487 – pubblicato nel 2005)

A breve … pubblicherò la mia recensione!
Paolo Federici

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Lo sconto: un bene o un male?

al giorno d’oggi la maggior parte delle pubblicità si basa sullo sconto.
Sconto, sconto extra, offerta speciale.
Addirittura c’è chi pubblicizza un assurdo “sottoprezzo”.
Ma che razza di azienda è quella che paga 100 per realizzare un prodotto e poi lo vende a 90?
Ultimamente c’è chi propone: non un euro in più di quello che è costato a noi.
Non ho mai creduto a chi lavora gratis.
Se voglio fare volontariato o beneficenza è una cosa, ma lavorare per non guadagnare è contro ogni logica.
La concorrenza è ormai condizionata dal prezzo e sembra che a questa corsa verso il baratro non ci sia limite.
Io mi occupo di trasporti internazionali e ricevo richieste di preventivi a iosa.
Ma ormai si tratta solo di partecipare ad un gioco: chi fa meno, vince!
Qual è il problema?
Internet ha reso facile chiedere preventivi a dieci, cento, mille aziende … quindi siamo all’uno su mille ce la fa.
(Quello che farà il preventivo più basso).
E gli altri 999?
Avranno lavorato (preparare un preventivo è comunque un lavoro!) “a gratis”.
Pensate davvero che una situazione del genere possa andare avanti a lungo?
Prendiamo la questione dei noli marittimi: portare un container dalla Cina all’Italia, un anno fa costava 1.000 dollari.
Oggi ne costa 12.000 (e c’è chi prevede di arrivare, entro la fine dell’anno, a 20.000 dollari).
Cosa è successo veramente?
Delle centinaia di Compagnia Marittime che offrivano il servizio, ne sono rimaste solo tre o quattro che hanno deciso di non farsi la guerra.
Quindi?
Quindi andiamo, in tutti i settori, verso una specie di monopolio, dopodiché non ci sarà più possibilità di scegliere il prezzo più basso.
Ma noi non ci saremo…
Paolo Federici

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Di chi sarà il problema?

fermato un camion che stava effettuando un trasporto eccezionale senza i permessi stradali.
L’autista è fuggito portandosi via la targa, evitando così la prigione (perché diventa difficile rintracciarlo), ma sia il camion che la merce vengono sequestrati.
Chissà se il proprietario della merce sarà felice di aver risparmiato sul costo del trasporto affidandosi ad un operatore che non rispetta le regole!
E non ditemi che il problema è di chi compra: chi vende (anche se vende ex works) deve controllare che i documenti siano in regola.
Se non lo fa diventa complice del reato.

Ah, il fattaccio è capitato in Russia: là non scherzano con i trasporti irregolari e chi ne è coinvolto (autista, società di trasporti, esportatore, importatore) va in galera!

Paolo Federici

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permessi stradali e responsabilità

hai venduto “ex works”, quindi … quando la merce esce dal cancello della tua fabbrichetta, tu sei tranquillo! Sicuro? Hai controllato se l’autista ha i permessi stradali in ordine? No, non lo hai fatto … perché a te non importa niente.
Eppure …

report from Ilya Goncharov
This incident happened tonight on 24-25.04.2021.
Ekaterinburg, Russia.
Truck without a permit.
The shipper is legally required to check the carrier’s permit and stamp and sign the permit and the date and time of shipment. This truck destroyed the bridge and fled from the scene of the accident, but was found later.
Everything is simple here – Checking the carrier’s permit is the responsibility of the owner of the cargo and the shipper, and these are not my words, this is a law in Russia that has existed for 15 years. In Russia, the owner of the cargo and the shipper prepares many documents for the cargo in order for the carrier to receive a permit. Important: The owner of the cargo and the shipper writes their signature and seal in the permit. The permit is invalid without this signature. And if they do not do this, then the state imposes a fine on the owner of the cargo and on the shipper and the manager of the shipper’s company. And the truck with the cargo is sent to a special place for arrest by the police.

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UBI e BPER

da anni (direi da decenni) abbiamo il conto con UBI.

Conto aziendale, con gestione fidi, ricevute bancarie, sconto anticipo fatture, sia su clienti italiani che esteri, conto doppio uno in euro ed uno in dollari, visto che lavorando con l’estero riceviamo pagamenti in valuta ed a ns volta dobbiamo pagare in valuta … insomma tutto quanto serva per una corretta gestione aziendale.

Mi chiama il direttore della filiale con la quale lavoriamo: volevo informarla che le nostre attività confluiscono in BPER, ma questo NON MODIFICHERA’ IN ALCUN MODO il vostro rapporto con la banca.

Sì, avranno un altro nome e verrà nominato un altro direttore di filiale, ma TUTTO RESTERA’ INVARIATO.

Ormai sono passati mesi e non solo NIENTE è rimasto invariato, ma ogni giorno si aggiungono nuovi problemi (il fido non può più essere mantenuto perché il garante – società a suo tempo suggerita da UBI – non va bene a BPER. Lo sconto fatture non può essere fatto come prima, ma va rivisto in base all’affidamento di ogni cliente. Il conto non può più essere unico ma vanno tenuti due conti separati uno per le gestione del fido ed uno per la gestione del conto corrente ed ogni volta che bisogna trasferire somma dall’uno all’altro conto, al di là che non è gratis, ci vogliono due giorni di tempo, quindi le operazioni che prima facevamo in tempo reale ora vengono rallentate in maniera assurda. Il software della BPER non permette certe operazioni che erano possibili con UBI, e BPER non può certo aggiornare il software per accontentare noi.)

Ma quindi quando mi hanno detto che NON SAREBBE CAMBIATO NIENTE, cosa intendevano dire?

Se contesto mi dicono che HO RAGIONE, ma che loro non possono farci niente.

Cara BPER, spenderai anche un sacco di soldi per farti pubblicità, ma non sarebbe meglio spenderli per risolvere i problemi che TU stai creando ai tuoi clienti?

Paolo Federici

p.s.: ho ascoltato delle interviste che hanno fatto ai vertici BPER. Loro dicono che la continuità è stata mantenuta e che i correntisti ex UBI, a parte qualche difficoltà iniziale per le comunicazioni, sono tutti contenti! Beh, tutti certo no … chissà se siamo solo noi!

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Una storia kafkiana

leggo sul Corriere (nella rubrica di Beppe Severgnini) una storia allucinante:

Mio marito ed io risiediamo a Londra dal gennaio 1977. Siamo medici, arrivati in UK a 30 anni. Il sistema accademico inglese ci ha permesso di diventare full professors a 46 anni. Paghiamo tasse sia a Sua Maestà che alla Repubblica Italiana. Da agosto siamo in isolamento per la pandemia nella nostra casa italiana, con l’impossibilità di tornare in Gran Bretagna, data l’età ed il fatto che io ho una malattia cronica che mi rende extremely vulnerable, come i numerosi messaggi dall’NHS e dal ministro della sanità Matt Hancock, nonché mio marito, Professor of Immunology, mi ricordano con regolare frequenza. Da agosto il nostro General Practitioner ed il nostro Chemist ci prescrivono ed inviano le nostre medicine, compreso un anti-tumorale. L’ultimo invio, effettuato il 3 marzo 2021, è bloccato alla dogana italiana con questo avviso: L’autorità doganale blocca la merce in seguito al divieto di acquisto di medicinali online, fatta eccezione per quelli cosiddetti da banco… Tali spedizioni vengono in prima istanza sottoposte a vista scanner e fermo cautelare, successivamente viene effettuata visita merce e infine disposto il sequestro. Come iscritti all’AIRE non abbiamo diritto ad un medico di base in Italia. Siamo in possesso di una regolare prescrizione del nostro General Practitioner e i medicinali sono inviati dalla nostra farmacia inglese. Pensando ad un equivoco, da una settimana cerchiamo di parlare con i responsabili di Poste Italiane e della Dogana senza risultato. Ed intanto la nostra scorta di medicine diminuisce. Dopo oltre 40 anni di Inghilterra, siamo abituati al rispetto del cittadino ed a una rapida soluzione dei problemi. Che sia tutta colpa della Brexit? Che sia colpa della cronica inefficienza italiana? Questa evenienza è forse più probabile: mentre Londra ci invitava a fare il vaccino anti-influenzale l’11 settembre 2020, alla farmacia lombarda a cui lo abbiamo ordinato non è ancora arrivato…
firmato: Giorgina Mieli-Vergani

Il Beppe nazionale risponde così:

Gentile signora Mieli-Vergani, grazie della lettera e della franchezza. Mi dispiace per quanto vi sta succedendo, e spero che la pubblicazione su un forum del “Corriere” possa essere utile. Ho segnalato la cosa anche ai colleghi in cronaca.
E’ vero, purtroppo. In Italia ci sono i complicatori di professione – quasi sempre perché complicare conferisce loro un piccolo potere, oppure evita possibili grane – ma ci sono anche persone che si mettono di buona volontà e risolvono le situazioni ingarbugliate. La presenza di queste ultime non sarebbe necessaria, se non ci fossero le prime.
Credo e spero che i vostri medicinali arriveranno presto. Ci tenga informati.

Siccome io mi occupo di trasporti internazionali e di dogane, mi prendo a cuore la questione. Contatto la signora, mi faccio mandare la documentazione e poi vado in dogana (a Linate) e parlo con l’ufficiale sanitario, quindi mando un report alla dott.ssa Mieli-Vergani:

Gent.ma dott.ssa Mieli-Vergani
Questa mattina sono andato a Linate all’ufficio sanitario
Mi hanno detto che a loro la vostra spedizione ancora non risulta (in pratica funziona così: POSTE ITALIANE decide in autonomia se effettuare lo sdoganamento – nel qual caso deve avere il benestare dell’ufficio sanitario – oppure no. Pare che al momento POSTE ITALIANE abbia deciso per il sequestro ed il verbale da parte della dogana)
Allora sono passato all’ufficio doganale.
Mi hanno detto quanto ho indicato sopra: POSTE ITALIANE decide in autonomia se effettuare lo sdoganamento – nel qual caso deve avere il benestare dell’ufficio sanitario – oppure no. Pare che al momento POSTE ITALIANE abbia deciso per il sequestro ed il verbale da parte della dogana.
L’operatore di POSTE ITALIANE, in pratica, ha la delega della Dogana ad agire in autonomia
Quindi si rende necessario parlare con POSTE ITALIANE.
Ho già provato parecchie volte a chiamare il numero verde 803160 ma dopo alcuni messaggi (premi 1, premi 2 … etc) una voce suadente dice: “siamo spiacenti, tutti i nostro operatori son occupati, Si prega di richiamare più tardi!”
Ho anche provato a parlare con il direttore dell’ufficio sanitario al numero riportato sul sito web ma non risponde nessuno.
Sono veramente dispiaciuto.
Diciamo che c’è una speranza: che POSTE ITALIANE abbia ricevuto la documentazione che gli avete mandato ed abbia deciso di procedere con lo sdoganamento
All’ufficio sanitario mi hanno assicurato che se dovesse arrivare da loro la richiesta di benestare, lo daranno!
Intanto ho parlato con un gentilissimo signore (Giuseppe) che ha preso nota tutto ed ha aperto DUE nuovi ticket
800 (–) 740 ticket (per la RN (–) 245GB)
800 (–) 745 ticket (per la RN (–) 231GB)
Segnalando tutto quanto ed indicando l’urgenza.
Per cui a breve dovrebbe arrivarvi la mail con lo sblocco.
Per velocizzare ulteriormente la situazione, consiglia di inviare LA STESSA MAIL con tutta la documentazione che avete già mandato anche a questo altro indirizzo mail: assistenzaclientifermivm@posteitaliane.it
Comunque il pacco è ancora fermo al deposito doganale di ROSERIO e speriamo che dopo l’intervento di Giuseppe si possa arrivare alla soluzione
Buona serata,

solo che le poste rispondono con lo stesso identico messaggio iniziale (quello del 16 marzo) informando che la merce è bloccata in Dogana.

Allora richiamo il numero del call center della dogana 800 083 083 e poi relazioni la signora Giorgina:

Ho parlato con Sara, ho chiesto di parlare con qualcuno che sia in grado di dare una risposta, ma mi è stato detto che la spedizione è ferma e non c’è niente da fare.
Adesso provo un’ultima via: parlo con il dichiarante doganale di Poste Italiane (che io conosco) e vediamo.
Una soluzione ci deve essere.

Chiamo il dichiarante doganale di Poste Italiane e parlo con il titolare (mio vecchio amico!). Lui si da da fare e mi scrive:

ho parlato con il responsabile delle POSTE a Linate, si sta informando di dove sono i pacchi, probabilmente sono a Roserio. Mi farà sapere.
Purtroppo stanno fermando tutte le medicine che arrivano dall’estero e sono tante.
Appena avrò notizie ti farò sapere. Vedrai che ne verremo a capo.
Ciao e tanti auguri.

Passano altri due giorni … i pacchi vengono spostati da Roserio a Linate.

Ma la dott.ssa (–) che ha mansioni di funzionario sanitario, non rilascia il nulla osta perché … “ci vuole la ricetta del medico”

Vorrei spiegarle in Gran Bretagna le medicine che vengono prese regolarmente, vengono richieste ogni tre mesi al proprio medico di base (General Practitioner) tramite NHS Patient Access, un sito internet dedicato (https://www.patientaccess.com/ ) e se il medico approva la richiesta la ricetta online va direttamente alla farmacia che dispaccia le medicine.
Le mando in allegato la prova che il medico ha approvato le medicine sia per Diego Vergani che per Giorgina Vergani.
Ovviamente il documento è in inglese.
Allego anche l’indirizzo della farmacia nominata per rilasciare le medicine.
Sarebbe più facile se si potesse parlare con qualcuno e spiegare a voce … ma questo è impossibile (Meucci si rivolterà nella tomba, vista la completa inutilità della sua invenzione!)

Le scrivo una mail, due mail, tre mail … e mi metto in attesa.

Riesco a parlare con (–) (di Poste Italiane)
(dopo che ho provato a chiamare per tutto il pomeriggio di ieri, finalmente stamane mi ha risposto)
Eh beh … lei lavora mezza giornata, quindi al pomeriggio nessuno risponde al suo numero
Comunque mi ha confermato che hanno passato tutti i documenti alla dott.ssa (–) (USMAF Linate) e spera per oggi di avere l’autorizzazione alla consegna

Le ho detto che stiamo preparando un articolo per il Corriere “contro” le Poste e lei ha candidamente detto che la Poste non hanno colpa perché è la Sanità che blocca tutto

Eh no, cara ragazza, la colpa è anche e soprattutto delle Poste perché i colli sono arrivati in Italia il 10 di marzo e voi (Poste Italiane) li avete portati al controllo sanitario solo l’ 8 aprile

Mi ha suggerito di chiamare la solita dott.ssa (–) della Sanità di Linate al numero (–).
Peccato che io stia provando a chiamare continuamente quel numero e non risponda mai nessuno.

Comunque, la ragazza ha promesso di richiamarmi appena la dott.ssa (–) firma per il rilascio.

Finalmente qualcuno risponde al numero della Sanità di Linate e mi promette di sollecitare la dott.ssa (–).

La sig.ra Mieli riesce a trovare la dott.ssa della sanità (via Linkedin, ah i social!) e finalmente riesce a parlarle, così finalmente viene dato il benestare alla consegna.

La Dr.ssa dell’USMAF, una volta raggiunta, è stata gentilissima ed ha smosso la situazione. Peccato che sia stata coinvolta da Poste Italiane solo l’8 Aprile e solo perché qualcuno si è dato così tanto da fare!

Il pacco è stato consegnato il 16 aprile: insomma, 24 ore per fare Londra-Milano e più di 40 giorni per fare Milano-Como.

Paolo Federici

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Chi non fa, non sbaglia!

nel nostro lavoro (gestione di trasporti marittimi) capita che in questo momento di difficoltà si sia sommersi da urgenze e scadenze impellenti: prenotazioni da fare “subito”, risposte da dare “subito”, sdoganamenti da fare “subito”, containers da caricare “subito”, mail alle quali rispondere “subito”.
Ebbene, è successo che nel passare i dati per uno sdoganamento abbiamo sbagliato ad indicare la somma riportata nelle fattura, per cui la bolla doganale è stata fatta “flussare” con un ammontare errato.
Nel giro di 24 ore ce ne siamo accorti, lo abbiamo segnalato ed ovviamente abbiamo ricalcolato e pagato i diritti doganali correttamente dovuti (c’era una differenza di 2.000 euro).
Se ne sarebbe (forse!) accorta anche la Dogana (fra qualche nese!) controllando i dati della fattura che, ovviamente, riportava una somma diversa da quella indicata nella bolla doganale.
Ma ce ne siamo accorti prima noi e lo abbiamo segnalato “subito” (ricalcolando “subito” la somma giusta da pagarsi).
In un mondo ideale, ci saremmo sentiti dire grazie … (almeno, la nostra buona fede non dovrebbe essere messa in dubbio!)
Nell’Italia di oggi invece siamo stati multati ed abbiamo dovuto dire noi grazie perché anziché chiederci di pagare 30.000 euro di multa (se se ne fossero accorti loro) ce ne faranno pagare solo 6.000!
Ora, è vero, abbiamo sbagliato … ma sicuramente non c’è stata alcuna volontà di dichiarare il falso (per correggersi il giorno dopo?): un errore capita, insomma.
Però è dura doversi confrontare con chi parte dal presupposto che noi si sia dei delinquenti truffaldini e che si debba pagare sempre e comunque.
Lo so, gli errori si pagano, ma … solo chi non fa non sbaglia, dice un antico adagio.
Paolo Federici

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la fine dei containers

ho scritto ai miei agenti:

with reference to your request please note that we have decided NOT to quote anymore on FCL (Full Container Load) requests.
Let me explain:
Nowadays ALL the shipping lines are having WEB QUOTES available, so that anybody (like you) from anywhere (even from your Country) can ask for a rate on DOOR to DOOR basis
We cannot do any better then what anybody from anywhere can get by himself
Anybody from anywhere can place a booking and make a deal “directly” with the shipping line
If there is the needing of an agent in the Country of origin (Italy) to coordinate the whole we can assist but only for custom clearance, vgm, documentation … and not to negotiate rates and book space!
Then we can definitely assist for SPECIAL needs like:
Pick up cargo from different origins and arrange the stuffing at our CFS
Shipping special oog (Out Of Gauge) cargo and overweight cargo either by FLAT RACK containers or via BREAK BULK or RORO service
This decision has been intaken after having checked hundreds of quotations for FCL rates granted to the agents in the last years and having got very few bookings in exchange.
I am really sorry to having reached this decision, but we cannot continue to work (to ask quote, and fill up forms, and make calls, and send mails, and check web tariffs, and so on …) for nothing.
Especially when the request is ONLY for the lowest price, where the game is: “who quote less, wins!
As we consider the forwarding activity an high valued service, the latest market situation, based on the request for the lowest price, is not really the best.
I’m used to say: “when you need a doctor you choose the cheaper or the one who is granting you the safest medical support? When you need a lawyer you choose the cheaper or the one who grants you the best possibility to win? When you need a fiscal advisor you choose the cheaper or the one who can handle your money for the best result? Same way you should evaluate the forwarder: you let him handle your high valued cargo without intaking into consideration experience, capacity, knowledge … but just choosing the one who write down the lowest number you can read on a paper?”
This year we are reaching our thirty years of activity (the company was registered in 1991) and while we are very successfull in handling project cargo we face huge problems with the FCL traffics, so that let’s go for the best and dedicate more and more time to the activity where we are most well involved!
Waiting for your requests for SPECIAL needs and leave the FCL traffic to others.
Thanks for your understanding.
Paolo Federici

(nowadays there is a NEW problem: huge shortage of containers, so that FIRST we have to apply for a rate. When the rate is agreed we have to place the booking and at that point we will know on which vessel the cargo can be shipped. But this is NOT the last step: it might happen that when we show up to pick up the empty container … the are no empty available, so that we have anyway to pay a truck for nothing, we cannot catch the vessel and if we cancel the booking we have to pay “cancellation fee”. No way, I prefer to STOP handling FCL)



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Scadenze e rinvii!

quando, a marzo, ci trovammo invischiati nella chiusura delle principali attività, una disposizione di legge permetteva di rimandare i pagamenti di tasse ed oneri, inclusi i DAZI DOGANALI …
Noi avevamo da affrontare una scadenza ed avremmo potuto chiedere di rimandare il pagamento, ma trovandoci in una situazione ancora “sopportabile” abbiamo preferito NON chiedere niente (non abbiamo chiesto nemmeno la cassa integrazione per i dipendenti!).
Insomma, abbiamo pensato, finché ce la possiamo fare con le nostre forze, lasciamo che gli aiuti … aiutino altri, magari più bisognosi.
Così abbiamo disposto il pagamento dei dazi (si trattava di circa 10.000 euro con scadenza 23 marzo!) il venerdì 20 marzo.
Normalmente la banca esegue il pagamento trasferendo la somma sul conto della dogana entro le 24 ore (almeno, così è sempre stato fatto … da anni, ormai!).
È vero che 21 e 22 erano sabato e domenica, però il lunedì 23 l’accredito doveva esserci.
Purtroppo invece la banca ha fatto “flussare” il pagamento alle ore 00.00 del 24 … e questo ha comportato l’insorgere della mora (bastava che l’accredito arrivasse alle 23.59 e saremmo stati a posto).
Quindi per una colpa non nostra (la banca ha impiegato più del solito a fare il bonifico) e soprattutto per non aver voluto avvalerci di un’agevolazione (ahi ahi ahi!) ci siamo trovati multati.
E la multa?
Sono circa 2.500 euro … ma lo Stato è magnanimo: se ammettiamo la nostra colpa (ravvedimento operoso) e paghiamo subito ce la caviamo con 19 euro!
I casi sono due: o vado in causa (appellendomi al fatto che avevo diritto ad una dilazione e che, comunque, l’errore lo ha fatto la banca ed il ritardo NON è dovuto a colpa nostra … ma rischio di pagare 2.500 euro più tutte le spese legali annesse e connesse) o ammetto di essere COLPEVOLE e pago 19 euro.
Ovviamente mi dichiarerò colpevole, perché il gioco non vale la candela.
Però rimane l’amaro in bocca: uno si fa scrupolo di non gravare sulla comunità (non chiedendo dilazioni non indispensabili) e lo Stato lo ringrazia con una multa!
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa l’avvocato degli italiani!
Paolo Federici

(p.s. anche questo fatto che se io tardo di un minuto debba pagare una multa salata, mentre invece lo Stato può metterci anni per saldare i suoi debiti … non è che sia digeribile facilmente!)

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Sconti? No, grazie!

un vecchio adagio recita: “chi più spende, meno spende.”
Quando chiedevo a mia nonna di spiegarmelo, mi diceva: “se compro un paio di scarpe che costa poco, dopo due mesi le suole si bucano e sono costretta a ricomprare un altro paio di scarpe. Ecco che due paia di scarpe da poco costano più che un paio di scarpe buone!”
Era matematica spicciola ma comprensibile.
Se pensi che un professionista ti costi troppo, non sai quanto ti costerà un dilettante… si dice anche!
Eppure oggi, se ci fate caso, nella maggior parte dei casi la pubblicità dei prodotti punta sullo sconto, sulla comparazione dei prezzi (nel nostro supermercato i prodotti costano meno; con i nostri servizi le telefonate costano meno; se fai il contratto con noi, acqua, luce e gas ti costeranno meno; con noi risparmi sulla benzina; con noi risparmi sugli interessi; noi ti diamo trasporto e montaggio gratis …).
Per arrivare all’assurdo di quelli che vendono sottocosto: mi volete spiegare come faccia un negozio che ha pagato un prodotto 100 … a venderlo a 80? Ma davvero la matematica è cambiata? Non c’è più la vecchia regola del “costo + guadagno = ricavo”?
Questo cosa significa?
Che le aziende per poter VENDERE i loro prodotti a “meno” … devono ridurre i COSTI.
E come si riducono i costi?
Nell’80 per cento dei casi tagliando posto di lavoro e/o riducendo gli stipendi e/o ricorrendo alla cassa integrazione. Per il restante 20 per cento, riducendo la QUALITA’ del prodotto in vendita.
Insomma siamo di fronte al classico gatto che si morde la coda.
La nostra ricerca del prezzo più basso ci si ritorce contro e così ci ritroviamo disoccupati, oppure a dover affrontare un taglio dello stipendio, oppure a dover convivere con la cassa integrazione.
Questa ossessione del dover “pagare meno” quando siamo noi a comprare qualcosa, ha come conseguenza il dover “incassare meno” quando ci pagano per il nostro lavoro.
La spirale (la corsa al ribasso) è inarrestabile.
Intanto le aziende, per convincerci della bontà della loro offerta (che è sempre “anche” la più bassa!) spendono milioni in pubblicità.
Alla fine, lavoriamo tutti di più (rispetto al passato) per guadagnare molto di meno.
Senza renderci conto che la colpa, alla fin fine, è nostra: se la smettessimo di cercare sempre e solo il prodotto che costa meno, ma guardassimo davvero alla qualità, ecco che l’inversione di tendenza sarebbe possibile.
Ma finché, egoisticamente, ognuno pensa solo alle proprie tasche ed a “risparmiare” a oltranza, non ne verremo più a capo.
Paolo Federici

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