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le nuove frontiere della logistica

dovendo inviare un container al carico presso una qualche azienda esportatrice (che, come si usa per lo più in Italia, vende EX WORKS), quali sono le procedure:
– chiamo la ditta e chiedo: “quando siete pronti per spedire?”
– poi ci accordiamo sulla data di carico
– ed il giorno fissato faccio arrivare il container al loro indirizzo
– loro lo caricano e poi il container viene portato al porto, imbarcato e via verso l’infinito ed oltre!

Ho chiamato un’azienda esportatrice: siccome loro caricano molti containers ogni giorno, bisogna programmare non solo il giorno ma anche l’orario.
Hanno degli “slot” di carico.
Ad esempio: “domani dalle 10.00 alle 11.00 oppure dalle 16.00 alle 17.00. Altrimenti dopodomani dalle 09.00 alle 10.00 e dalle 10.00 alle 11.00 e poi si passa al giorno dopo dalle 15.00 alle 16.00.”
In effetti non è proprio semplicissimo, ma loro hanno un sistema altamente tecnologico: un sito web sul quale sono io che posso prenotare lo slot che preferisco.
Però:
– mi devo registrare sulla loro piattaforma web (e vai con un nuovo username/password …!)
– devo sottoscrivere un “contratto” (praticamente con l’impegno a rispettare l’orario “prenotato”, altrimenti divento passibile del pagamento di penali per il mancato utilizzo dello “slot”. E se il camion tarda, loro si guarderanno bene dal caricarlo ed il camion dovrà farsi un bel viaggio a vuoto … a mie spese!)
Ma il bello (la chicca finale) è che per ogni prenotazione di uno “slot” devo pagare … due euro.
E lo “slot” viene approvato solo DOPO che loro hanno ricevuto il bonifico!

Praticamente loro:
– evitano di pagare una persona che coordini con i diversi spedizionieri/trasportatori i tanti carichi che loro hanno
– si manlevano da ogni responsabilità legata a ritardi (magari dovuti al traffico) ed anzi possono richiedere il pagamento di penali per il mancato utilizzo dello slot prenotato
– guadagnano (a botte di 2 euro a prenotazione …!) su tutti gli spedizionieri/trasportatori che hanno a che fare con loro

Adesso andate a spiegare al vostro corrispondente estero che quando dovete caricare presso quel particolare esportatore … sarà il caso di prepararsi ad avere delle sorprese che comporteranno il dover mettere mano al portafoglio.

Ah, ovviamente se gli scrivete che NON intendete registrarvi … loro vi diranno:

“è ormai tassativa la prenotazione su piattaforma web da noi indicata per poter accedere in azienda e caricare. Non credo che il costo sia oneroso, comunque se per voi è un problema registrarvi, credo che l’unica alternativa che avrà il cliente è quella di cambiare spedizioniere.”

Cambiare spedizioniere?

Proviamo a rispondere:

“Premettendo che siamo da oltre 40 anni sul mercato ed è la prima volta che ci chiedono, per una spedizione Ex-works, il pagamento (anche se minimo) per effettuare un carico presso un mittente, oltre a questo ci sono alcuni aspetti che mi lasciano molto perplesso:
in primo luogo non sottoscriviamo nessun contratto in quanto essendo proprio spedizione Ex-works non abbiamo nessun obbligo verso di Voi, semmai lo abbiamo con il vostro cliente/acquirente.
Il pagamento richiesto è da effettuarsi a favore di una ditta tedesca (o portale), per un carico che si effettua in Italia: anche fiscalmente non capisco come possiate registrare questo incasso. Ci sono oggettivamente tutti i presupposti per fare una segnalazione agli organi competenti (oltretutto “suona” come : “o mi date 2 Euro o vi faccio cambiare spedizioniere”, che espressa così sarebbe veramente grave.)
Se le condizioni della vostra richiesta sono da intendersi “sine qua non”, allora a questo punto siamo costretti ad attivarci per capire se quanto state facendo sia legale o meno. La spedizione l’abbiamo “vinta” noi e non intendiamo perderla per questa vostra assurda richiesta.
Se vogliamo chiudere la questione in via “amichevole” (come mi auspico) fateci caricare la merce senza aggravio di costi (e soprattutto senza contratto da sottoscrivere)”

Vi terrò aggiornati …

Paolo Federici

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JEFTA

Protezionismo o libero scambio?
Dazi o mercato globale?
Europa e Giappone hanno sottoscritto un accordo (JEFTA = Japan Europe Free Trade Agreement) per promuovere gli scambi commerciali.

Dall’altra parte della barricata abbiamo Trump che invece si ostina ad aggiungere nuovi dazi.
Qual è la scelta giusta?
Ovviamente io non ho dubbi: sono “contro” la politica dei dazi (ho già scritto in proposito) ed assolutamente a favore del libero scambio.
Qual è il problema?
Che per l’entrata in vigore il Japan Europe Free Trade Agreement necessita della ratifica di ogni singolo Stato dell’Unione Europea.
Chi potrebbe “remare” contro?
Esattamente chi, per la stessa ragione, sta facendo naufragare l’analogo accordo con il Canada (CETA = Comprehensive Economic and Trade Agreement)
Se (come “promesso” dal nostro emerito vice premier Di Maio), l’Italia NON dovesse ratificare il CETA, l’accordo decadrebbe per l’Europa intera.
E poi (temo!) analoga sorte toccherà all’accordo con il Giappone.
Ha senso che certi accordi così importanti debbano decadere per la assurda ignoranza di chi è stato messo alla guida di uno dei più importanti Paesi dell’Unione Europea?
Ma vi rendete conto che “loro” sanno solo dire NO, sempre e comunque, NO … a tutto ed a tutti?
I conti li faremo alla fine, ma tanto sarà colpa di Renzi, del PD, dell’Europa, di Trump, di Putin … di Soros!
Paolo Federici
(lo so, io sono di parte: occupandomi di “trasporti internazionali” lavoro meglio in un mercato libero che non in un mercato “compresso” dalle politiche daziarie! Ma oggi credo di essere stato assolutamente obbiettivo!)

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DAZI … e non

partiamo da alcuni dati:
siamo il quarto Paese esportatore in Europa; a livello mondiale siamo l’ottavo Paese esportatore, con previsioni di crescita del 4,5% per ogni anno del prossimo triennio. Abbiamo un rapporto export/import sul PIL tra i più elevati tra i grandi Paesi (48,7%), dimostrando un ottimo livello di apertura ai mercati esteri.
(fonte ALSEA)

Cosa significa:
che ESPORTIAMO più di quello che IMPORTIAMO

Quindi?
se vengono introdotti DAZI … all’import (in Italia), ovviamente anche i Paesi verso i quali l’Italia exporta introdurranno, a loro volta, dei DAZI all’import.

Alla fine:
ipotizziamo che noi IMPORTIAMO per 1.000.000, il che vuol dire che (considerati i numeri indicati sopra) esportiamo per 1.500.000
Mettiamo un dazio del 10 per cento (e prevediamo che anche i nostri “partner” esteri facciano lo stesso):
Lo stato Italiano “incasserà” un bel 100.000 in più (che pagheranno i consumatori italiani!) … mentre le aziende italiane per continuare a vendere all’estero dovranno “ridurre” i loro prezzi di 150.000 (per cui dovranno ridimensionarsi, tagliare posti di lavoro, ridurre i costi …).

Matematicamente:
lo capite che ci stiamo tafazzando?

Mettere i DAZI conviene a chi ha una bilancia commerciale “passiva” (cioè IMPORTA più di quanto non ESPORTI)
Mettere i DAZI “NON” conviene a chi ha una bilancia commerciale “attiva” (cioè IMPORTA meno di quanto non ESPORTI)

(negli anni dal 2004 al 2011 la bilancia commerciale era “passiva”, cioè l’Italia importava più di quanto non esportasse. In quel caso avrebbe anche potuto essere utile mettere i dazi! Ma dal 2012 la bilancia commerciale è “attiva” ed in continua crescita)

Vi devo fare un disegnino?
Paolo Federici

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fiera del BreakBulk 2018: a Brema

negli ultimi anni la fiera del “breakbulk” si è sempre tenuta ad Anversa.
Prendevo l’aereo la mattina alle 7.00 per Bruxelles. Arrivato a Bruxelles, trovavo il treno per Anversa ed al massimo per le 10.00 ero in fiera.
Mai un problema, mai un ritardo.
Quest’anno la fiera è stata spostata a Brema (sono sempre i tedeschi … a voler primeggiare!) e già si è posto il primo problema: non ci sono voli diretti dall’Italia a Brema, quindi bisognava partire il giorno prima.
Transitare da Francoforte ed aggiungere una notte d’albergo al budget.
Però la fortuna mi è venuta in aiuto: il giorno prima (29 maggio) dovevo essere a Londra.
Poi la mattina del 30 c’era un meraviglioso volo diretto Londra-Brema in partenza alle 7.30 per cui avrei potuto arrivare in fiera anche prima delle solite ore 10.00!
Vabbè, il volo partiva da Londra Stansted (che è piuttosto fuori Londra) ma mi è bastato prenotare l’albergo in aeroporto e la sera del 29 sono andato a dormire a Stansted.
Un’ora e mezza tra metropolitana e treno … e passa la paura.
Sto per mettermi a letto dopo aver puntato la sveglia alle cinque e mezza quando mi arriva un messaggio: Ryanair ha cancellato il volo delle 7.30.
E adesso?
Altri voli “diretti” non ce ne sono.
Da Stansted non ci sono nemmeno voli “con trasbordo” (salvo pensare di arrivare alla sera!).
Tornare ad Heathrow (a mezzanotte?) per cercare un’altra soluzione … non me la sento proprio.
Domani è un altro giorno: mi metto a dormire sognando Rossella O’Hara.
La mattina provo a fare ricerche sul web: voli diretti nessuno, voli con trasbordo tanti … ma con arrivi al più presto nel tardo pomeriggio.
Prenoto un volo per Linate (da Londra City Airport) e torno a casa.
Vabbè, mi rifaccio un’altra ora e mezza tra treno e metropolitana per raggiungere quest’altro aeroporto.
Prima di sera sono a casa.
La fiera mi è costata cara (non solo il biglietto aereo “inutilizzato” per tornare da Brema a Milano, non solo l’albergo “inutilizzato” per la notte del 30 che avrei dovuto passare a Brema, non solo il costo dell’ingresso già pagato in anticipo, non solo il costo del biglietto Londra-Linate che ho dovuto fare in fretta e furia pagando il prezzo pieno) soprattutto per l’impossibilità di incontrare tutta quella gente con cui avevo già fissato non pochi appuntamenti.
Prendersela con Ryanair? A che pro?
Con le loro regole, se un volo è cancellato … è cancellato!
Cosa faccio, mi metto a richiedere il rimborso di pochi euro (quello che era stato il costo di quel biglietto) quando ce ne ho rimessi più di mille?
Scrivo scusandomi a tutti quelli che dovevo incontrare e scopro che non sono stato il solo ad avere problemi: qualcuno è stato dirottato su Francoforte, qualcuno su Amburgo. Autobus sostitutivi, ritardi, problemi.
Come suol dirsi: “chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova.”
Chissà se l’anno prossimo decideranno di tornare a fare la fiera ad Anversa.
Magari possiamo chiedere al nostro nuovo Ministro dei Trasporti di far spostare la fiera a Milano!
(Ah no, ho appena saputo chi sia il nuovo Ministro dei Trasporti)
Paolo Federici

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Contratto di Governo

a me piace parlare (e scrivere) solo di quello che so, quindi non vi annoierò con una discussione sui vaccini o sul vincolo di mandato o sul reddito di cittadinanza.
Però una parola sui TRASPORTI MARITTIMI e sulle problematiche della LOGISTICA ITALIANA vorrei dirla.
Come sa chi mi legge da tempo, io credo fortemente che “L’Italia per la sua collocazione geografica al centro del Mediterraneo rappresenta la naturale cerniera di collegamento per i traffici provenienti dall’estremo e medio oriente verso l’Europa.”
(Queste parole virgolettate le ho riprese pari pari dal Contratto di Governo del quale si sta discutendo in queste ore).
Così come è vero che “Ad oggi la maggior parte del traffico di 30 milioni di container provenienti ogni anno dal Canale di Suez passa davanti alle nostre coste ma non si ferma, si dirige verso i porti del Nord Europa: Rotterdam, Amburgo, Brema e Anversa dove è stata creata la più grande piattaforma logistica d’Europa.”
Anche se questa frase, presente in una delle ultime bozze del Contratto di Governo, è sparita nella stesura definitiva.
Concordo anche sul fatto che “Dobbiamo investire risorse adeguate per attrezzare i nostri Porti con aree retro portuali capaci di garantire lo sdoganamento delle merci in loco per poi essere trasportate grazie all’Alta Portabilità nelle destinazioni finali.”
Poi però le buone intenzioni dei “contrattisti” si perdono quando leggo: “I principali porti italiani debbono avere lo status di porti Gateway (aree di sdoganamento merci) e non porti Transhipment (di solo passaggio tra una nave e l’altra).”
Un porto di transhipment è quello che permette il trasferimento di un container da un mezzo ad un altro (che sia da nave a nave, oppure da nave a camion, o anche da nave a treno): se La Spezia (ad esempio) vuole crescere, deve diventare il porto di entrata per le merci destinate in tutta Europa (quindi deve sviluppare proprio il “transhipment”).
Ipoteticamente potremmo puntare su tre o quattro porti: Gioia Tauro (collegando il porto con il Nord Italia ed il resto dell’Europa grazie al potenziamento della ferrovia), Trieste (dal quale già “transitano” moltissime merci destinate nell’Est Europa), La Spezia (già ottimamente collegata con MIlano), Genova (per il quale si sta costruendo il corridoio Genova-Rotterdam).
Se però poi si intende bloccare il lavoro del terzo valico genovese e non si vuole dare seguito al programma del precedente governo per la riorganizzazione dei porti, allora le premesse restano parole vacue ed inutili.
Eppure, continuando nella lettura, il Contratto lo indica chiaramente: “Senza un’adeguata rete di trasporto ad alta capacità non potremmo mai vedere riconosciuto il nostro naturale ruolo di leader della logistica in Europa e nel Mediterraneo.”
Insomma, da una parte si riconosce la necessità di potenziare la rete di trasporto, dall’altro si intende bloccare la TAV ed il collegamento Genova-Rotterdam.
Posso dire che, almeno per quanto riguarda questo settore, trovo … idee poche ma confuse?
Paolo Federici

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Riciclarsi … per sopravvivere!

riciclaggio: ormai questa è la parola d’ordine!
Che non va interpretata nella sua negatività (pensando, magari, al riciclaggio di denaro sporco …!) ma nel suo aspetto positivo (si ricicla la plastica, si riciclano i rifiuti, si riciclano … anche le navi!)
Un recente rapporto “Drewry” (sui settori breakbulk e project cargo) pubblicato il 4 aprile 2018, ci dice che le condizioni sono ormai mature per il recupero del settore, dal momento che aumenta la domanda di capacità di carico secco e vengono smantellate le navi più vecchie, più piccole e meno pesanti, per puntare su navi con maggiore capacità di carico, soprattutto per quanto riguarda l’equipaggiamento di bordo a livello di gru di sempre più ampia portata.
“Circa l’80 per cento di tutte le nuove costruzioni negli ultimi cinque anni ha capacità di sollevamento pesante e almeno il 70 per cento del portafoglio ordini ha questa capacità. La flotta delle navi da carico convenzionale/pesante (break bulk e project cargo) sta crescendo, anche se ci vorrà un po’ di tempo prima che inverta il declino della flotta generale multiuso”, ha aggiunto Susan Oatway, una delle principali analiste di Drewry.
Lasciamo perdere per un momento il settore “containers” (gestire le movimentazioni dei containers è ormai un gioco da ragazzi … avete presente il “lego”?) e concentriamoci sul “convenzionale” (il break bulk).
L’incremento dei trasporti di impiantistica è decisamente in crescita.
Questo fa bene all’economia italiana (l’alta ingegneria e la capacità di realizzare grandi turbine, motori, impianti specialistici dei generi più svariati sono settori dove il “made in Italy” va alla grande) e fa bene anche agli operatori del trasporto e delle spedizioni italiani (che, come sappiamo, solo per lo più delle PMI, ma riescono a giocarsela alla pari con le grandi multinazionali, perché in un settore così delicato e specialistico a farla da padrone non è sempre e solo il prezzo … ma la competenza, l’esperienza, la professionalità, la capacità di proporre soluzioni e risolvere problemi.
Ed anche in questo settore il “made in Italy” riesce ancora ad imporsi.
Ecco, tornando alla questione “riciclaggio”, è proprio la necessità di adattarsi al nuovo sistema globale dei trasporti (che si sta sempre più concentrando sui trasporti di containers!) che ha visto crescere quelle piccole aziende di spedizioni che sono state capaci di lasciare alle multinazionali la gestione dei traffici containers per specializzarsi, invece, nel break bulk.
Piccole e medie imprese che aderendo a specialistici network mondiali riescono ad offrire servizi di trasporto “globali” dallo stabilimento di origine degli impianti fino alla consegna “at site” per la messa in opera.
Alla fine di maggio tutti i maggiori operatori del settore (trasporti) del Break Bulk e del Project Cargo si ritroveranno a Brema per la fiera annuale (che fino all’anno scorso si teneva ad Anversa, ma quest’anno si sposta in Germania!)
In fatto che la sede si sposti dal Belgio alla Germania a mio modesto parere è significativo: vuol dire che i tedeschi si stanno rendendo conto dell’importanza del settore.
Tra l’altro va detto che alcune banche tedesche stanno soffrendo (e non poco!) per la crisi degli ultimi anni e quindi sperano ottimisticamente nella ripresa dei traffici: portare “in casa” loro il maggior evento mondiale del settore non può che far bene alla loro economia.
C’è da sperare che l’Italia sia in grado di proporsi per ospitare uno dei prossimi eventi del Break Bulk e del Project Cargo (al momento non saprei a quale Ministro indirizzare la richiesta! Anche per questo sarebbe il caso che nelle segrete stanze romane si dessero una mossa!)
Paolo Federici

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a volte ritornano

gestendo trasporti “internazionali” mi capita di trasportare di tutto, di più!
Ma a volte la realtà supera la fantasia.
All’inizio di Aprile del 1941, il Ministro degli esteri giapponese (Yosuke Matsuoka) venne in visita in Italia.
A Roma incontrò il Ministro degli esteri italiano (Galeazzo Ciano).
Poi Matsuoka tornò in Giappone con un regalo dell’arte nostrana:

Però, nel giro di pochissimi anni, entrambi finirono in disgrazia.
Adesso il candelabro torna in Patria … per essere messo in vendita, all’asta!
(Per la gioia dei nostalgici!)
Accattatevillo.
Originale … è originale.

Ed il trasporto (dal Giappone all’Italia) è stato fatto .. ad opera d’arte!
Paolo Federici

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