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DAZI … e non

partiamo da alcuni dati:
siamo il quarto Paese esportatore in Europa; a livello mondiale siamo l’ottavo Paese esportatore, con previsioni di crescita del 4,5% per ogni anno del prossimo triennio. Abbiamo un rapporto export/import sul PIL tra i più elevati tra i grandi Paesi (48,7%), dimostrando un ottimo livello di apertura ai mercati esteri.
(fonte ALSEA)

Cosa significa:
che ESPORTIAMO più di quello che IMPORTIAMO

Quindi?
se vengono introdotti DAZI … all’import (in Italia), ovviamente anche i Paesi verso i quali l’Italia exporta introdurranno, a loro volta, dei DAZI all’import.

Alla fine:
ipotizziamo che noi IMPORTIAMO per 1.000.000, il che vuol dire che (considerati i numeri indicati sopra) esportiamo per 1.500.000
Mettiamo un dazio del 10 per cento (e prevediamo che anche i nostri “partner” esteri facciano lo stesso):
Lo stato Italiano “incasserà” un bel 100.000 in più (che pagheranno i consumatori italiani!) … mentre le aziende italiane per continuare a vendere all’estero dovranno “ridurre” i loro prezzi di 150.000 (per cui dovranno ridimensionarsi, tagliare posti di lavoro, ridurre i costi …).

Matematicamente:
lo capite che ci stiamo tafazzando?

Mettere i DAZI conviene a chi ha una bilancia commerciale “passiva” (cioè IMPORTA più di quanto non ESPORTI)
Mettere i DAZI “NON” conviene a chi ha una bilancia commerciale “attiva” (cioè IMPORTA meno di quanto non ESPORTI)

(negli anni dal 2004 al 2011 la bilancia commerciale era “passiva”, cioè l’Italia importava più di quanto non esportasse. In quel caso avrebbe anche potuto essere utile mettere i dazi! Ma dal 2012 la bilancia commerciale è “attiva” ed in continua crescita)

Vi devo fare un disegnino?
Paolo Federici

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Dazi? No, grazie!

La Cina ha tagliato i DAZI di importazione su quasi 200 beni di consumo nel tentativo di incoraggiare il consumo interno. La nuova tariffa è in vigore dal primo Dicembre 2017, secondo un annuncio della Commissione delle tariffe doganali del Consiglio di Stato Cinese.
Dopo le riduzioni, la tariffa media dei DAZI all’importazione per questi prodotti verrà ridotta da una media del 17,3 per cento al 7,7 per cento (da calcolarsi sul valore all’importazione), compresi cibo, prodotti sanitari, medicinali, vestiti, scarpe e cappelli, nonché altri beni d’uso quotidiano.
Tra i cambiamenti, i DAZI sulle polveri per il latte e sui pannolini, che sono molto richiesti in Cina, saranno ridotti (dall’attuale 20 per cento) allo zero per cento.
La riduzione dei DAZI apporterà grandi vantaggi alle imprese straniere che cercano di vendere i loro prodotti in Cina, poiché saranno ora meno costosi e più competitivi rispetto alle alternative nazionali. Lo sviluppo cinese segna dunque un altro passo nella ristrutturazione della Cina verso un’economia di “servizi e consumi”.
Sarebbe il caso di spiegarlo a chi, invece, qui da noi vede nell’aumento dei dazi … la ricetta per la soluzione della crisi economica.
Paolo Federici

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Questo valico non s’ha da fare

a chi, come me, si occupa di trasporti da oltre 40 anni, vengono i brividi … quando parla Di Maio.
A Genova ha detto: “se andremo al Governo verrò a Genova a dire che il Terzo Valico non si fa più, ho preso l’impegno in campagna elettorale, chi mi vota sa che prenderemo i 6 miliardi dell’opera – per cui si stanno sperperando soldi, che non è strategica – e li investiremo nel trasporto pubblico locale”.
Cioè, l’Italia finalmente (grazia alla politica dell’attuale ministro Del Rio) stava rialzando la testa mettendo in pratica quanto stavamo aspettando da anni ed ecco il “genio” che arriva e cancella tutto.
L’Europa aveva deciso di inserire l’Italia in un grande piano strategico (la creazione di 10 corridoi ferroviari attraverso l’Europa, 4 dei quali vedevano coinvolta l’Italia, quindi una potenzialità di crescita non indifferente per la nostra povera penisola!) ed arriva uno steward incompetente a dirci che il progetto verrà cancellato.
Provo a spiegare per i non addetti ai lavori: si sta costruendo un collegamento ferroviario tra Rotterdam e Genova.
Questo permetterà:
1. di incrementare i traffici portuali a Genova (le navi potranno utilizzare Genova come porto di imbarco/sbarco “anche” per le merci che riguadano il Nord Europa, senza essere costrette a scalare Rotterdam!)
2. di ridurre il numero dei containers (destinati a Milano!) che ancora oggi vengono instradati via Rotterdam (e parliamo di quasi un milione e mezzo di containers all’anno!). Riportando i traffici “italiani” in Italia, insomma!
3. di permettere alle merci svizzere di essere instradate via Genova (attualmente la maggioranza delle merci “svizzere” NON passano per i porti italiani)
4. di togliere camion dalle strade (trasferendo i trasporti su “rotaia”)
Ci vedete qualcosa di negativo?
Ho chiesto ad un amico grillino cosa ne pensasse dell’idea Di Maio di bloccare la costruzione di quella importantissima ferrovia e mi ha risposto:
“Paolo, ma non lo sai che i ghiacci si stanno sciogliendo?”
“Eh? E cosa c’entra?”
“Le navi passeranno dal nord e quindi i nostri porti vanno riqualificati!”
Sono rimasto senza parole.
Sarà anche vero che i ghiacci si stiano siogliendo e che ci siano già navi che portano le merci dalla Corea all’Olanda passando per il circolo polare artico, ma quel traffico è e rimane una parte infinitesimale delle merci movimentate: cosa facciamo, i traffici tra Italia ed Africa, o tra Italia e Sud America, o tra Italia ed India e Paesi Arabi, o tra Italia e Canada ed Usa … li facciamo passare dallo stretto di Bering?
Votateli, votateli.
Poi però non dite che … nessuno vi aveva avvisato.
A NON FARE NIENTE sono capaci tutti.
Lo diceva anche una famosa canzone di Michael Polnareff: “c’è una bambolina che fa no, no, no!”
Paolo Federici

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SHIPPING, FORWARDING & LOGISTICS meet INDUSTRY

è iniziato oggi a Milano un grande convegno organizzato dal Propeller Club, nella prestigiosa sede di ASSOLOMBARDA.
Durerà due giorni ed affronterà tutte le diverse tematiche legate al mondo del trasporto e delle logistica.
Con un punto di base, ribadito da tutti i primi relatori: la ricerca dell’ALLENZA!
Alleanze e sinergie (come ha detto il Presidente del Propeller Club di Milano, Riccardo Fuochi) possono essere il trampolino di lancio per l’economia italiana.
Partendo dalla collaborazione tra porti ed interporti (piattaforme logistiche).
Betty Schiavoni (Presidente Alsea) lo ha detto chiaro: “il rapporto tra cliente e fornitore deve cambiare: i clienti non devono continuare a considerare i fornitori come un qualcuno da sfruttare, andando a cercare sempre il prezzo più basso. Il rapporto deve diventare una sinergia win-win: non ci si può limitare al fattore economico ma bisogna allargare la visuale. Le aziende che cercano solo il prezzo più basso sono destinate a ‘non crescere’. Il trasporto troppo spesso è considerato un ostacolo, un problema. Deve invece diventare un’opportunità, un vantaggio!”
E sarebbe ora di smetterla di continuare a vendere “ex works” … penalizzando le proprie merci (vendendo ex works l’esportatore italiano “perde” il controllo dei suoi prodotti) e penalizzando l’economia italiana (se il trasporto viene gestito dal compratore estero, questi lo affiderà ad un operatore estero, quindi i benefici andranno a finire nelle casse di qualche altro Stato).
Dove invece dovremmo impegnarci per una vera competizione (ha detto Marco Bucci, sindaco di Genova) è nella contraddizione Genova-Rotterdam. Più di un milione di containers ogni anno sbarcano a Rotterdam pur avendo merce destinata in Italia. Proprio per questo Genova ha deciso di investire 12 miliardi di euro in infrastrutture portuali.
D’altronde basta dare uno sguardo sull’altra sponda dell’Italia: Trieste è diventato il porto più importante d’Italia, visto che grazie alle sue infrastrutture ed ai suoi collegamenti ferroviari riesce a far transitare grandi quantità di merce destinate verso la Germania ed i paesi dell’Est Europa. Un numero su tutti: il 50 per cento delle merci che sbarcano a Trieste proseguono poi per la Germania.
Insomma se riuscissimo a potenziare (ed opportunamente collegare con idonee linee ferroviarie) i porti italiani (facciamo qualche nome? Gioia Tauro, La Spezia, Genova, Trieste) ecco che vedremmo aumentare i traffici, crescere le spedizioni, svilupparsi l’attività logistica …
Anche il Ministero dei Trasporti (rappresentato in sala da Mauro Coletta, delle direzione generale) ha insistito sul fatto che “la crescita economia dell’Italia passa attraverso i trasporti.”
Dall’impero romano, passando per le repubbliche marinare, arriviamo ai nostri giorni con un detto ancora valido: “la geografia è il nostro destino.”
Ad esempio, lo sapevate che per i servizi RO-RO, l’Italia è al secondo posto in Europa?
Certo ci sono anche i problemi da risolvere: l’emergenza trasporti eccezionali (ultimamente è sempre più difficile movimentare merci “heavy lift” sulle strade italiane. Va anche detto che la creatività italiana … si è attivata: il servizio fluviale sul Po per collegare la lombardia al porto di Marghera è oggi una bella realtà!).
L’appuntamento è per domani con altri importanti appuntamenti che spazieranno dal mondo universitario, a quello della regione lombardia, con interventi dei maggiori player del mondo delle spedizioni e della logistica ma anche, e soprattutto, del mondo delle aziende.
Ci vediamo domani?
Paolo Federici

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Protesta, protesta … qualche cosa succederà!

bravo, ti sei portato avanti con il lavoro.
Hai cominciato a protestare per le mie tariffe (import) prima ancora di sapere cosa ti avrei chiesto.
Perché … tu lo sai che le tariffe import sono dei furti, ma a te non la si fa.
Purtroppo però la tua merce è arrivata in un container groupage gestito nel mio magazzino e quindi ti tocca pagare le mie tariffe.
Però io sono un buono e, senza nemmeno che me lo chiedessi, ti ho fatto uno sconto.
Pensavo che mi dicessi almeno grazie, invece niente: hai continuato a contestare.
“Perché la mia merce è nei vostri magazzini?”
Ed io a spiegarti che trattandosi di merce groupage che hai comprato su base CIF, la scelta del vettore l’ha fatta l’esportatore in partenza.
E tu ad insistere: “Perché la mia merce è nei vostri magazzini? Io la voglio nel magazzino che scelgo io.”
Purtroppo non funziona così.
Ma tu imperterrito: “Perché la mia merce è nei vostri magazzini? Io voglio usare un altro spedizioniere.”
Ed io a spiegarti che potevi scegliere chi volevi, solo che le tariffe non sarebbero cambiate.
Anziché addebitare le mie tariffe a te … avrei fatturato al tuo spedizioniere (che poi avrebbe rifatturato a te!).
E tu ad insistere: “Perché la mia merce è nei vostri magazzini?”
Ti ho mandato le nostre tariffe ufficiali per dimostrarti che ti avevo fatto lo sconto.
Ma tu continuavi a lamentarti perché secondo te lo sconto (del 20 per cento … assolutamente non dovuto ma benignamente concesso) era troppo poco.
Tu volevi spendere meno.
E siccome io non intendevo farti nessun ulteriore sconto, hai protestato con l’esportatore, che ha protestato con il mio agente, che mi ha chiesto delucidazioni.
E così sono partite decine di mails, coinvolgendo sempre più persone …
Per vedere di chiudere la questione ho deciso di applicare un ulteriore 10 per cento di sconto.
Ma tu ancora a chiedere: “Perché la mia merce è nei vostri magazzini?”
Insomma vorresti prendermi per sfinimento.
Com’è finita?
Che anziché sdoganare entro la fine di ottobre … sdoganiamo all’inizio di novembre.
Siccome è cambiato il cambio doganale la somma che devi pagare per dazio e iva … è aumentata.
Così dopo dieci giorni di discussioni oggi mi hai fatto il bonifico … per una somma superiore a quella che avresti dovuto pagare prima ancora di qualsiasi sconto.
Insomma hai avuto la tua merce dieci giorni dopo e pagando … di più!
Secondo me questa è la conferma che Einstein aveva ragione quando diceva: “due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, ma sull’universo ho ancora qualche dubbio.”
Paolo Federici

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Milano … e la logistica

un importante convegno si è tenuto a Milano mercoledì 14 giugno.
Voluto dalla più importante associazione del trasporto milanese (ALSEA), coordinato dal maggior esperto di trasporti in Lombardia (Fabrizio Dallari, professore di logistica all’Università LIUC di Castellanza), ha visto la partecipazione alla discussione della Dogana (nella persona del dott. Lorenzo Clemente), del Comune di Milano (assessore Marco Granelli) e, dulcis in fundo, del professor Giulio Sapelli.

Partiamo dalla fine?

Il professor Sapelli ha fatto un excursus storico non da poco, partendo dall’Impero di Carlo V (quello sul quale non tramontava mai il sole!).
Nella sua intelligente lungimiranza, Carlo V aveva identificato nella Milano di allora (la “Mediolanum”, così chiamata proprio perché in posizione strategicamente centrale) quella che avrebbe dovuto essere la capitale dell’impero.
Ancora oggi possiamo “sperare” che Milano realizzi il sogno di Carlo V.
Già moltissime sono le aziende presenti nell’area, soprattutto aziende di logistica.
E la logistica può (e deve) essere il motore trainante dell’economia.
Milano è già collegata ai porti italiani (in “primis” a La Spezia) ed ai centri distributivi del Nord Europa.
Ma DUE sono le cose da sviluppare/incrementare:
(1) rimettere in funzione la ferrovia che collega Gioia Tauro a Milano (così da attrarre navi al maggior porto di transhipment italiano, prima che i cinesi – che si sono comprati il Pireo – facciano deviare tutte le rotte verso la Grecia)
(2) incrementare i centri “interportuali” presenti nell’area milanese
Se il progetto “ferrovia” andrà visto più a lungo termine (ma il Governo lo ha messo tra i programmi) l’interportualità è qualcosa di ormai tangibile: Melzo ha raddoppiato i volumi (ed il numero di treni) ed ora aspettiamo che anche Segrate dia il suo conttibuto (Milano smistamento ha già raggiunto l’accordo con Hupac con il beneplacito del Governo).
Come in tutte le cose ad ampio respiro (i benefici dello sviluppo di un centro intermodale saranno tangibili nel tempo) l’ottusità di chi non sa vedere al di là del proprio naso sta complicando le cose.
Eppure il “progetto” dell’intermodale a Segrate ha almeno due lati positivi:
(1) riduzione dei trasporti a mezzo camion grazie al trasferimento dei traffici sul treno
(2) creazione di nuovi posti di lavoro che andranno a beneficio soprattutto degli abitanti della zona

E il professor Dallari?

Ha scritto un libretto dal titolo “La Regione Logistica Milanese” per produrre grafici e report sulla situazione di Milano e interland.
Così adesso sappiamo che in questa specie di macroregione operano 1.500 imprese di servizi logistici, per non parlare delle 15.000 società di autotrasporto.
E che Milano (con tutta la lombardia) ha un ruolo direzionale su gran parte dei flussi logistici … ma è carente come hub internazionale (dove sono vincenti l’Olanda ed i suoi distripark e la Germania e le sue connessioni con gli inland-terminal).
Ci ha parlato dei benefici derivanti dalle nuove strutture per il sistema logistico, dove anche l’aspettativa legata al nascente polo intermodale segratese è davvero grande!

La Dogana?

Come raccontatoci dal dott. Clemente, l’informatizzazione sta facendo passi da gigante e la semplificazione è sempre di più. Ed anche i controlli. Ciò di cui si lamenta è la cronica carenza di personale. Ma pare che ultimamente si stia correndo ai ripari.

Tutto positivo, dunque?

Ci ha spiegato Betty Schiavoni, presidente Alsea, che bisogna guardare avanti senza stare troppo ad aspettare aiuti dallo Stato (che non ci sono quasi mai stati e … mai ci saranno). Siamo abituati a rimboccarci le maniche e continueremo a farlo. E se finalmente anche nelle stanze dei bottoni hanno deciso di prendersi a cuore i problemi della logistica (porti, interporti, aeroporti) non può che farci piacere.

E l’Alitalia?

Si è parlato anche di Alitalia. Che la situazione di Alitalia sia disastrosa non è in discussione. Che non si possa fare a meno di una Compagnia di bandiera lo è altrettanto. Quindi vediamo di chiudere con il passato, ma pensiamo ad un futuro che non sia solo in mano agli stranieri. L’Italia è stata fin troppo terra di conquista. Vediamo di tornare se non ad essere “caput mundi” (oggi come oggi, Roma sta peggio di noi!) almeno ad essere la Mediolanum, centro degli affari, quindi dei traffici e della logistica. Magari approfittando della debacle inglese che con la brexit è destinata a perdere tanti centri di potere che cercheranno altre sedi ove trasferirsi.

Come sempre, ai posteri …

Paolo Federici


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Hai venduto “ex works”? Ti racconto dieci casi eclatanti.

hai venduto “ex works” e sei ben contento perché non hai responsabilità di trasporto e dormi sonni tranquilli!
Finché non ti succede che …

1. hai una lettera di credito irrevocabile e confermata, negoziabile contro presentazione di polizza di carico “clean on board”.
Però quando il camion è uscito dal tuo stabilimento per andare al porto, ha avuto un incidente. Si è ribaltato e tutta la tua merce si è fracassata. Quindi NESSUNO ti darà mai una polizza di carico “clean on board”, per il semplice motivo che la tua merce a bordo della nave non ci è mai arrivata e mai ci arriverà! E allora cosa fai? Devi sperare che il cliente estero ti paghi comunque (certo, legalmente parlando lui “dovrebbe” pagare! Ma tu quali garanzie hai? La lettera di credito non la puoi utilizzare!). Auguri!

2. tanto per girare il coltello nella piaga: sempre rifacendosi al caso precedente, non puoi nemmeno chiedere l’intervento dell’assicurazione perché tu NON hai assicurato la merce (l’assicurazione spetta a chi compra! Ed eventualmente, l’assicurazione rimborsa chi compra. Ragionando per assurdo il tuo cliente può farsi rimborsare per qualcosa che non ha mai pagato.)

3. hai la solita lettera di credito e la merce arriva al porto di imbarco sana e salva (questa volta ti è andata bene, anche se non ti rendi conto del rischio che hai corso!), ma la nave tarda, o cancella lo scalo, o semplicemente lascia a terra la tua merce per imbarcarla in un viaggio successivo (capita, capita!). Così la lettera di credito “scade” e quando finalmente ottieni la polizza di carico, la banca respinge i documenti o, se sei fortunato, li accetta con riserva. Il che significa che intanto NON ti paga. Poi se ne parlerà se e quando il ricevitore deciderà di accettare i documenti anche con la “riserva”. (Magari ti chiama e ti propone un affare: lui accetta comunque di ritirare i documenti, ma ti chiede uno sconto. Glielo fai?)

4. ancora un caso analogo: i documenti sono stati accettati “con riserva”. Bisogna aspettare che il ricevitore “sblocchi” la riserva. Lo farà certamente se vorrà ritirare la merce. Ma sfortuna vuole che la nave abbia un incidente, affondi e l’intero carico vada perduto! Secondo voi, il ricevitore andrà in banca a “sciogliere” la riserva e ritirare comunque i documenti?

5. la questione si complica proprio nel caso di danno al carico. Se una nave affonda, tutti i CARICATORI sono chiamati a contribuire a pagare le spese per la perdita della nave. E sapete a chi vanno a chiedere i quattrini? A chi risulta come “SHIPPER” nella polizza di carico. Eh sì, caso amico. Tu che hai venduto “ex works” e che, per negoziare il credito, hai dovuto presentare la polizza di carico originale … in quella polizza di carico lo shipper sei tu. Quindi preparati a pagare!

6. questa volta è andato tutto bene, merce a bordo, polizza di carico “corretta”, soldi incassati. Ma non riesci ad ottenere la bolla doganale di esportazione. L’hai chiesta più e più volte ma lo spedizioniere (che NON è il tuo spedizioniere di fiducia, ma un qualche spedizioniere – magari nemmeno italiano – nominato dal tuo cliente) non risponde ai solleciti. Ti ritrovi una visita della finanza e non potendo mostrare la bolla doganale sei costretto a pagare l’IVA (più una sanzione). Poi dovrai cercarti un avvocato per sperare di farti rimborsare da chi non ti ha fatto avere la bolla doganale. Ne riparliamo tra una decina di anni.

7. sei convinto di aver venduto la tua merce ad un cliente di Dubai per essere distribuita sul mercato di Dubai (dove non hai tuoi negozi esclusivi) ma poi scopri che il tuo cliente l’ha rivenduta su un mercato che ti vede presente. Così ti ritrovi la concorrenza in casa. Vendono il TUO prodotto, in quel particolare Paese estero, portandoti via una fetta della clientela. Ah sì, sarà contento il solito avvocato che imbastirà una causa internazionale. Tu intanto preparati a mettere mano al portafoglio per la parcella.

8. hai venduto la tua merce a Hong Kong. Ma quel “furbino” del cliente cinese l’ha fatta entrare “irregolarmente” in Cina (voleva evitare di pagare i dazi, che sono davvero eccessivi!). Solo che quando le autorità cinesi lo scoprono, il “nome” del prodotto identifica la TUA ditta. Vai a spiegare al mercato che tu vendi “ex works” e che quindi, se qualcuno fa contrabbando con i tuoi prodotti, lo fa “a tua insaputa”. (E’ successo con il vino italiano! Non succede, invece, con il vino francese perché i francesi vendono DAP e quindi si accertano di quale sia la effettiva destinazione finale). Sicuramente il danno di immagine è tutto tuo.

9. vabbè, potremo anche esaminare alcune truffe! Caricano la tua merce, poi portano il container in un magazzino dove scaricano tutto. Riempiono il container con merce di poco conto e procedono con la spedizione. Praticamente hanno ottenuto la tua merce senza pagare l’IVA! Pronta per essere rivenduta sottocosto. Lo so, è illegale. Ma se tu vendessi DAP, il rischio non esisterebbe proprio.

10. vi avevo promesso “dieci” casi esemplificativi. Ecco l’ultimo: hai venduto “ex works” ed il tuo cliente ti ha indicato chi sia il suo spedizioniere. Gli consegni la tua merce e resti in attesa della polizza di carico e della bolla doganale. Quello spedizioniere “sparisce” e tu resti con un palmo di naso. Hai una lettera di credito inutilizzabile e la tua merce sparita nel nulla. Ma hai venduto “ex works” e sei ben contento perché non hai responsabilità di trasporto e dormi sonni tranquilli!

Paolo Federici

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