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Logistica, trasporti… e PNRR.

negli ultimi anni, grazie ai computer, anche il mondo del trasporto e della logistica ha fatto passi da gigante.
Il problema è che ogni azienda si è creata il proprio programma di software e c’è una generale incomunicabilità tra i diversi sistemi.
Se questa “incomunicabilità” può essere un vantaggio per aziende che sono in concorrenza tra di loro, non lo è certo per organizzazioni che dovrebbero agire in sinergia.
Sto parlando dei PORTI ITALIANI: oggi come oggi ogni porto (ed in Italia i porti sono decide e decine!) ha un suo sistema informatico.
Questo porta ad una duplicazione (ed anche triplicazione… finanche “decuplicazione”) delle stesse operazioni quando identiche navi scalano porti diversi.
O quando identiche operazioni si svolgono in porti diversi.
Finalmente, grazie al PNRR, tale gap potrà essere superato.
Nel Piano troviamo infatti un capitolo dedicato al “Potenziamento della competitività del sistema portuale italiano in una dimensione di sostenibilità e sviluppo delle infrastrutture intermodali sulla base di una pianificazione integrata.”
In sintesi si tratterà di sviluppare la “Interoperabilità della piattaforma logistica nazionale (PLN) per la rete dei porti, al fine di introdurre la digitalizzazione dei servizi di trasporto passeggeri e merci.”
Non si tratta di costruire niente, nessuna colata di cemento, nessuna azione anti-ecologica, ma anzi una semplificazione delle procedure anche nella lotta alla burocrazia.
Se ne occuperà il Ministero della Transizione Ecologica, un Ministero creato per la prima volta con questo Governo.
E questa, come suol dirsi, è cosa buona e giusta!

Un secondo punto importante inserito nel PNNR riguarda la CMR: il documento relativo al trasporto internazionale di merci su strada (chiamata CMR dal titolo originale francese Convention des Marchandises par Route) esiste dal 1956. Finalmente ne verrà realizzata una in formato elettronico, la eCMR.
Il piano infatti prevede la “Semplificazione delle procedure logistiche e digitalizzazione dei documenti per l’adozione della eCMR (CMR Elettronica)”
I principali benefici attesi dall’introduzione dell’eCMR in Italia sono:
• più sicurezza, velocità ed economicità dei flussi informativi;
• semplificazione dei flussi informativi tra gli attori della catena logistica;
• riduzione dei costi di emissione;
• minore possibilità di errori e discrepanze tra le varie versioni del documento: del mittente, del trasportatore e del destinatario della merce;
• maggiore trasparenza e facilità di controllo, in particolare per l’intermodalità e la duplicazione dei controlli, e per un monitoraggio delle operazioni e dell’accesso alle informazioni in tempo reale;
• incentivo alla competitività delle imprese di autotrasporto per l’acquisizione di contratti di trasporto internazionale da parte delle imprese che già applicano il Protocollo.

Ed infine, il terzo punto che interessa il nostro settore, riguarda la questione doganale e la “Semplificazione delle transazioni di importazione/esportazione attraverso l’effettiva implementazione dello Sportello Unico dei Controlli”
Si tratterà di creare un portale a servizio dello Sportello Unico dei Controlli che permetterà l’interoperabilità con le banche dati nazionali e il coordinamento delle attività di controllo da parte delle dogane.
Tutto questo aiuterà a velocizzare le operazioni doganali evitando ritardi e disagi ai valichi di confine.

Va aggiunto che di tutte queste operazioni inserite nel PNNR, alcune sono già state non solo approvate ma anche finanziate.
Sto parlando di queste attività (DECRETO 13 agosto 2021):
• Programma di interventi infrastrutturali in ambito portuale sinergici e complementari al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)
• Sviluppo dell’accessibilità marittima e della resilienza delle infrastrutture portuali ai cambiamenti climatici
• Aumento selettivo della capacità portuale
• Ultimo/Penultimo miglio ferroviario/stradale
• Efficientamento energetico
• Elettrificazione delle banchine

Insomma, finalmente possiamo contare su un Governo che fa… e non solo promette!
Ad maiora

Paolo Federici

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Si riparte… alla grande

Tornare a viaggiare, fare la coda al check in, attraversare il duty free, ritrovarsi al gate aspettando la chiamata del proprio volo… e poi allacciare le cinture: tutte sensazioni che ormai avevo dimenticato.
Grazie al vaccino siamo tornati a vivere, ad uscire, ad incontrarsi, a darsi la mano e poi sedersi a chiacchierare amabilmente con una birra in mano.
Insomma dal congresso che si era tenuto in Botswana (che è stata la mia ultima esperienza di volo verso una meta lontana, nell’autunno del 2019) sognavo un nuovo volo e un nuovo incontro con gli altri membri del PCN (Project Cargo Network).
Finalmente il sogno si è avverato ed eccoci a Dubrovnik (per tre giorni di full immersion fatto di incontri, scambi di informazioni, proposte di lavoro… ma anche di cene in riva al mare e balli in discoteca!) e adesso che sto per tornare a casa, spero davvero di continuare a sognare anche per il prossimo anno (il prossimo convegno sarà a Dubai).
Grazie a Rachel e Judith ed a tutta la famiglia PCN per la fantastica esperienza: anche il tempo a Dubrovnik è stato favoloso.
Siamo molto fortunati, vero? Questo perché la fortuna è sempre dalla nostra parte!

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come si sbarca una nave …

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a volte ritornano

noi che abbiamo una certa età ricordiamo, con nostalgia, i tempi quando lo “shipping” era un’arte e per caricare una nave era necessario saper predisporre un piano di stivaggio. Avevamo un elenco di casse, gabbie, fasci … delle misure più diverse … ogni collo con peculiarità tutte sue (non sovrapponibile, non caricabile in coperta, da movimentare solo con il forklift, da assoggettare ad ancoraggio e fissaggio a bordo … magari da saldare al piano della stiva!) ed era necessario fare calcoli precisi per stivare in maniera corretta ogni cosa. Dovevamo anche tener conto dei pesi, per mantenere il bilanciamento della nave. Ed il bello era che non c’erano (e se è per quello, non ci sono nemmeno oggi!) scuole che insegnassero il mestiere. Certo, aver fatto studi scientifici, poteva essere di grande aiuto: conoscere matematica e geometria, calcolare volumi, valutare l’incidenza del peso per metro quadro… tutto diventava importantissimo e non si poteva sbagliare. Un calcolo sbagliato voleva dire che, al momento dell’imbarco, quella certa cassa non entrava nello spazio predisposto e tutto dovesse essere rifatto daccapo! Poi qualcuno ha avuto un’idea geniale: se gli imballi diventano tutti uguali, caricare una nave diventa un gioco da ragazzi ed è così che è nato il container. Però ci sono merci che NON possono viaggiare in container: stiamo parlando di colli che hanno misure o pesi “eccezionali”, cioè molto al di là della capacità di carico di un container. Ecco allora che per la spedizione bisogna tornare a riferirsi agli artisti dello shipping!

La FORTUNE INTERNATIONAL TRANSPORT di Milano è una di quelle aziende che gestiscono grossi impianti e questo è solo l’ultimo di una lunga serie: si tratta di una decina di colli che hanno misure esagerate (il solo diametro è mediamente superiore ai sette metri! Ed alcuni di loro hanno altezze oltre i cinque metri) tanto che, una volta arrivati in Italia (sbarcheranno a Chioggia) dovranno proseguire via fiume (con chiatta) fino a Mantova per poi fare un ultimo tratto via strada (con camion “eccezionali” muniti di idonei permessi stradali e debitamente scortati), viaggiando di notte, smontando semafori, rimuovendo ogni tipo di ostacolo.

Qui vediamo il momento dell’imbarco: la nave è stata interamente noleggiata dalla FORTUNE ed il piano di carico studiato, nell’ufficio di Milano, proprio come si faceva una volta.

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dalla Cina… con (?)

ultimamente trovare un container da caricare su una nave sembra essere diventato una caccia al tesoro.
Dalla Cina non se ne trovano nemmeno rivolgendosi a San Cristoforo, protettore di tutti i “trasportatori”.
Si può provare con il treno … ma ormai sono troppi i traffici che dal mare si sono spostati al treno e quindi anche i treni sono strapieni.
E allora, cosa possiamo inventarci?
Il metodo di trasporto primario, quello sulla strada.
Ed ecco allora che abbiamo la possibilità di caricare dei camion che in due settimane attraversano tutta l’Asia ed arrivano a Milano.
Ecco alcune foto di quello arrivato oggi:

Lately finding a container to load onto a ship seems to have become a treasure hunt.
From China they are not even found by addressing St. Christopher, protector of all “transporters”.
You can try the train … but by now there are too many cargoes that have moved from the sea to the train and therefore the trains are also full.
So what can we come up with?
The primary method of transport, the one on the road.
And so we have the opportunity to load trucks that in two weeks cross all of Asia and arrive in Milan.
Because there is always a solution as ALL YOU NEED IS FORTUNE.

Paolo Federici

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Una storia kafkiana

leggo sul Corriere (nella rubrica di Beppe Severgnini) una storia allucinante:

Mio marito ed io risiediamo a Londra dal gennaio 1977. Siamo medici, arrivati in UK a 30 anni. Il sistema accademico inglese ci ha permesso di diventare full professors a 46 anni. Paghiamo tasse sia a Sua Maestà che alla Repubblica Italiana. Da agosto siamo in isolamento per la pandemia nella nostra casa italiana, con l’impossibilità di tornare in Gran Bretagna, data l’età ed il fatto che io ho una malattia cronica che mi rende extremely vulnerable, come i numerosi messaggi dall’NHS e dal ministro della sanità Matt Hancock, nonché mio marito, Professor of Immunology, mi ricordano con regolare frequenza. Da agosto il nostro General Practitioner ed il nostro Chemist ci prescrivono ed inviano le nostre medicine, compreso un anti-tumorale. L’ultimo invio, effettuato il 3 marzo 2021, è bloccato alla dogana italiana con questo avviso: L’autorità doganale blocca la merce in seguito al divieto di acquisto di medicinali online, fatta eccezione per quelli cosiddetti da banco… Tali spedizioni vengono in prima istanza sottoposte a vista scanner e fermo cautelare, successivamente viene effettuata visita merce e infine disposto il sequestro. Come iscritti all’AIRE non abbiamo diritto ad un medico di base in Italia. Siamo in possesso di una regolare prescrizione del nostro General Practitioner e i medicinali sono inviati dalla nostra farmacia inglese. Pensando ad un equivoco, da una settimana cerchiamo di parlare con i responsabili di Poste Italiane e della Dogana senza risultato. Ed intanto la nostra scorta di medicine diminuisce. Dopo oltre 40 anni di Inghilterra, siamo abituati al rispetto del cittadino ed a una rapida soluzione dei problemi. Che sia tutta colpa della Brexit? Che sia colpa della cronica inefficienza italiana? Questa evenienza è forse più probabile: mentre Londra ci invitava a fare il vaccino anti-influenzale l’11 settembre 2020, alla farmacia lombarda a cui lo abbiamo ordinato non è ancora arrivato…
firmato: Giorgina Mieli-Vergani

Il Beppe nazionale risponde così:

Gentile signora Mieli-Vergani, grazie della lettera e della franchezza. Mi dispiace per quanto vi sta succedendo, e spero che la pubblicazione su un forum del “Corriere” possa essere utile. Ho segnalato la cosa anche ai colleghi in cronaca.
E’ vero, purtroppo. In Italia ci sono i complicatori di professione – quasi sempre perché complicare conferisce loro un piccolo potere, oppure evita possibili grane – ma ci sono anche persone che si mettono di buona volontà e risolvono le situazioni ingarbugliate. La presenza di queste ultime non sarebbe necessaria, se non ci fossero le prime.
Credo e spero che i vostri medicinali arriveranno presto. Ci tenga informati.

Siccome io mi occupo di trasporti internazionali e di dogane, mi prendo a cuore la questione. Contatto la signora, mi faccio mandare la documentazione e poi vado in dogana (a Linate) e parlo con l’ufficiale sanitario, quindi mando un report alla dott.ssa Mieli-Vergani:

Gent.ma dott.ssa Mieli-Vergani
Questa mattina sono andato a Linate all’ufficio sanitario
Mi hanno detto che a loro la vostra spedizione ancora non risulta (in pratica funziona così: POSTE ITALIANE decide in autonomia se effettuare lo sdoganamento – nel qual caso deve avere il benestare dell’ufficio sanitario – oppure no. Pare che al momento POSTE ITALIANE abbia deciso per il sequestro ed il verbale da parte della dogana)
Allora sono passato all’ufficio doganale.
Mi hanno detto quanto ho indicato sopra: POSTE ITALIANE decide in autonomia se effettuare lo sdoganamento – nel qual caso deve avere il benestare dell’ufficio sanitario – oppure no. Pare che al momento POSTE ITALIANE abbia deciso per il sequestro ed il verbale da parte della dogana.
L’operatore di POSTE ITALIANE, in pratica, ha la delega della Dogana ad agire in autonomia
Quindi si rende necessario parlare con POSTE ITALIANE.
Ho già provato parecchie volte a chiamare il numero verde 803160 ma dopo alcuni messaggi (premi 1, premi 2 … etc) una voce suadente dice: “siamo spiacenti, tutti i nostro operatori son occupati, Si prega di richiamare più tardi!”
Ho anche provato a parlare con il direttore dell’ufficio sanitario al numero riportato sul sito web ma non risponde nessuno.
Sono veramente dispiaciuto.
Diciamo che c’è una speranza: che POSTE ITALIANE abbia ricevuto la documentazione che gli avete mandato ed abbia deciso di procedere con lo sdoganamento
All’ufficio sanitario mi hanno assicurato che se dovesse arrivare da loro la richiesta di benestare, lo daranno!
Intanto ho parlato con un gentilissimo signore (Giuseppe) che ha preso nota tutto ed ha aperto DUE nuovi ticket
800 (–) 740 ticket (per la RN (–) 245GB)
800 (–) 745 ticket (per la RN (–) 231GB)
Segnalando tutto quanto ed indicando l’urgenza.
Per cui a breve dovrebbe arrivarvi la mail con lo sblocco.
Per velocizzare ulteriormente la situazione, consiglia di inviare LA STESSA MAIL con tutta la documentazione che avete già mandato anche a questo altro indirizzo mail: assistenzaclientifermivm@posteitaliane.it
Comunque il pacco è ancora fermo al deposito doganale di ROSERIO e speriamo che dopo l’intervento di Giuseppe si possa arrivare alla soluzione
Buona serata,

solo che le poste rispondono con lo stesso identico messaggio iniziale (quello del 16 marzo) informando che la merce è bloccata in Dogana.

Allora richiamo il numero del call center della dogana 800 083 083 e poi relazioni la signora Giorgina:

Ho parlato con Sara, ho chiesto di parlare con qualcuno che sia in grado di dare una risposta, ma mi è stato detto che la spedizione è ferma e non c’è niente da fare.
Adesso provo un’ultima via: parlo con il dichiarante doganale di Poste Italiane (che io conosco) e vediamo.
Una soluzione ci deve essere.

Chiamo il dichiarante doganale di Poste Italiane e parlo con il titolare (mio vecchio amico!). Lui si da da fare e mi scrive:

ho parlato con il responsabile delle POSTE a Linate, si sta informando di dove sono i pacchi, probabilmente sono a Roserio. Mi farà sapere.
Purtroppo stanno fermando tutte le medicine che arrivano dall’estero e sono tante.
Appena avrò notizie ti farò sapere. Vedrai che ne verremo a capo.
Ciao e tanti auguri.

Passano altri due giorni … i pacchi vengono spostati da Roserio a Linate.

Ma la dott.ssa (–) che ha mansioni di funzionario sanitario, non rilascia il nulla osta perché … “ci vuole la ricetta del medico”

Vorrei spiegarle in Gran Bretagna le medicine che vengono prese regolarmente, vengono richieste ogni tre mesi al proprio medico di base (General Practitioner) tramite NHS Patient Access, un sito internet dedicato (https://www.patientaccess.com/ ) e se il medico approva la richiesta la ricetta online va direttamente alla farmacia che dispaccia le medicine.
Le mando in allegato la prova che il medico ha approvato le medicine sia per Diego Vergani che per Giorgina Vergani.
Ovviamente il documento è in inglese.
Allego anche l’indirizzo della farmacia nominata per rilasciare le medicine.
Sarebbe più facile se si potesse parlare con qualcuno e spiegare a voce … ma questo è impossibile (Meucci si rivolterà nella tomba, vista la completa inutilità della sua invenzione!)

Le scrivo una mail, due mail, tre mail … e mi metto in attesa.

Riesco a parlare con (–) (di Poste Italiane)
(dopo che ho provato a chiamare per tutto il pomeriggio di ieri, finalmente stamane mi ha risposto)
Eh beh … lei lavora mezza giornata, quindi al pomeriggio nessuno risponde al suo numero
Comunque mi ha confermato che hanno passato tutti i documenti alla dott.ssa (–) (USMAF Linate) e spera per oggi di avere l’autorizzazione alla consegna

Le ho detto che stiamo preparando un articolo per il Corriere “contro” le Poste e lei ha candidamente detto che la Poste non hanno colpa perché è la Sanità che blocca tutto

Eh no, cara ragazza, la colpa è anche e soprattutto delle Poste perché i colli sono arrivati in Italia il 10 di marzo e voi (Poste Italiane) li avete portati al controllo sanitario solo l’ 8 aprile

Mi ha suggerito di chiamare la solita dott.ssa (–) della Sanità di Linate al numero (–).
Peccato che io stia provando a chiamare continuamente quel numero e non risponda mai nessuno.

Comunque, la ragazza ha promesso di richiamarmi appena la dott.ssa (–) firma per il rilascio.

Finalmente qualcuno risponde al numero della Sanità di Linate e mi promette di sollecitare la dott.ssa (–).

La sig.ra Mieli riesce a trovare la dott.ssa della sanità (via Linkedin, ah i social!) e finalmente riesce a parlarle, così finalmente viene dato il benestare alla consegna.

La Dr.ssa dell’USMAF, una volta raggiunta, è stata gentilissima ed ha smosso la situazione. Peccato che sia stata coinvolta da Poste Italiane solo l’8 Aprile e solo perché qualcuno si è dato così tanto da fare!

Il pacco è stato consegnato il 16 aprile: insomma, 24 ore per fare Londra-Milano e più di 40 giorni per fare Milano-Como.

Paolo Federici

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Chi non fa, non sbaglia!

nel nostro lavoro (gestione di trasporti marittimi) capita che in questo momento di difficoltà si sia sommersi da urgenze e scadenze impellenti: prenotazioni da fare “subito”, risposte da dare “subito”, sdoganamenti da fare “subito”, containers da caricare “subito”, mail alle quali rispondere “subito”.
Ebbene, è successo che nel passare i dati per uno sdoganamento abbiamo sbagliato ad indicare la somma riportata nelle fattura, per cui la bolla doganale è stata fatta “flussare” con un ammontare errato.
Nel giro di 24 ore ce ne siamo accorti, lo abbiamo segnalato ed ovviamente abbiamo ricalcolato e pagato i diritti doganali correttamente dovuti (c’era una differenza di 2.000 euro).
Se ne sarebbe (forse!) accorta anche la Dogana (fra qualche nese!) controllando i dati della fattura che, ovviamente, riportava una somma diversa da quella indicata nella bolla doganale.
Ma ce ne siamo accorti prima noi e lo abbiamo segnalato “subito” (ricalcolando “subito” la somma giusta da pagarsi).
In un mondo ideale, ci saremmo sentiti dire grazie … (almeno, la nostra buona fede non dovrebbe essere messa in dubbio!)
Nell’Italia di oggi invece siamo stati multati ed abbiamo dovuto dire noi grazie perché anziché chiederci di pagare 30.000 euro di multa (se se ne fossero accorti loro) ce ne faranno pagare solo 6.000!
Ora, è vero, abbiamo sbagliato … ma sicuramente non c’è stata alcuna volontà di dichiarare il falso (per correggersi il giorno dopo?): un errore capita, insomma.
Però è dura doversi confrontare con chi parte dal presupposto che noi si sia dei delinquenti truffaldini e che si debba pagare sempre e comunque.
Lo so, gli errori si pagano, ma … solo chi non fa non sbaglia, dice un antico adagio.
Paolo Federici

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e se si perdono le polizze di carico “originali”?

e se si perdono le polizze di carico?
Avete chiesto alla Compagnia di Navigazione di emettere un full set (3 originali + 4 copie) della polizza di carico.
Avete dato istruzioni ad un corriere di ritirare il plico contenente quella documentazione e farvelo avere.
Purtroppo (capita!) la busta con quei documenti si perde.
Il corriere vi informa … che la vostra busta è andata persa.
E adesso?
Senza “originali” siete impossibilitati a completare la transazione (non potete negoziare la lettera di credito, non potete controllare la merce, il vostro cliente non può ottenere il rilascio della merce all’arrivo!).
Non potete reclamare con il corriere sbadato, perché loro non rispondono del contenuto ed anzi nelle loro clausole (quelle scritte in piccolo, per intenderci) è indicato chiaramente che le polizze di carico NON devono essere spedite tramite i loro servizi.
Non lo sapevate, vero?
Beh … quando dovrete affrontare il problema lo saprete.
Qual è la soluzione?
Facile: dovete fare una fideiussione pari al valore della merce da consegnare alla Compagnia di Navigazione perché emetta un secondo set di polizze di carico.
Non importa che il corriere dichiari la busta smarrita, non importa che voi facciate denuncia e diffida contro l’uso improprio del set di polizze di carico da parte di terzi, non importa che la polizza di carico indichi un ben preciso ricevitore (consignee).
Se siete uno spedizioniere, non potete nemmeno chiedere al vostro cliente di fare lui la fideiussione (o meglio, potete chiederlo … ma poi consideratelo perso per sempre! L’unica speranza è che NON sia vostro cliente e che venda EX WORKS … così potete farvi meno scrupoli).
Eppure voi non avete nessuna colpa.
Ma … dura lex, sed lex!
Come facciamo noi?
Facciamo sempre fare (dalla Compagnia di Navigazione) delle SEAWAY indirizzate al nostro agente a destino.
(Non essendoci nessun originale, non c’è alcuna possibilità di perdere qualcosa che non esiste)
Rilasciamo sempre delle nostre BILL OF LADING (full set…!)
In caso di problemi ci “accontentiamo” della dichiarazione di smarrimento ed emettiamo un nuovo set.
Tanto vale la regola che una volta presentato a destino un originale per il ritiro, tutti gli altri sono annullati.
(No, il cliente non può venire DUE volte a chiederci il rilascio della stessa merce!)
(E’ vero, per alcuni paesi del SudAmerica questa procedura non è possibile … quindi?)
Ah, per avere indietro la fideiussione dovete aspettare almeno sei mesi, tempo minimo necessario per la prescrizione del documento smarrito!
Paolo Federici

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il bello della Brexit

Oggi ho guadagnato i miei primi cento euro … grazie alla Brexit.
Un camion che trasportava merce in arrivo dall’Inghilterra ha dovuto fermarsi (al nostro magazzino doganale) per espletare le formalità doganali.
Come fosse un container carico di magliette in arrivo su una nave dalla Cina oppure un pallet di bigiotteria in arrivo su un aereo dal Sudafrica…
Insomma per chi, come me, lavora nel campo dei trasporti internazionali, da oggi c’è un nuovo settore dove potersi attivare e, di conseguenza, fatturare.
Ah, sia chiaro, questo onere extra me lo paga il cliente inglese.
Per l’azienda italiana non cambia nulla (se non la seccatura di dover compilare un paio di dichiarazioni).
L’altro ad avere un qualche disagio è il trasportatore inglese che deve sopportare il disagio di una deviazione (per dogana) ed una sosta (per l’attesa della bolla doganale).
Grazie, amici inglesi.
La Brexit è una manna e, visto il periodo di vacche magre, ci voleva proprio.
Paolo Federici

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Il Piano della Logistica

se fate una ricerca su questo mio blog, inserendo la voce “piano della logistica” nello spazio di ricerca (oppure con un click qui), troverete svariati articoli. Questo perché di piani della logistica ne sono stati presentati almeno tre negli ultimi anni, abbastanza simili tra loro, ma tutti rimasti lettera morta.

Nella BOZZA DEL NUOVO PNRR se ne parla, facendo riferimento al DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA del 6 luglio 2020.

Ecco alcuni spunti certamente condivisibili:

In primo luogo, sono previsti interventi di velocizzazione e di incremento della capacità dei trasporti ferroviari per passeggeri e merci, lungo gli assi prioritari del paese Nord-Sud ed Est-Ovest, per favorire la connettività del territorio ed il passaggio del traffico da gomma a ferro.
In particolare, nel Nord del paese si potenzieranno le tratte ferroviarie Milano-Venezia, Verona-Brennero, Liguria-Alpi e Torino-Lione, migliorando i collegamenti con i porti di Genova e Trieste; nel Centro del paese si rafforzeranno due assi Est-Ovest (Roma-Pescara e Orte-Falconara) riducendo significativamente i tempi di percorrenza ed aumentando le capacità; infine, si estenderà l’Alta Velocità al Sud lungo le direttrici Napoli-Bari e Salerno-Reggio-Calabria, velocizzando anche il collegamento diagonale da Salerno a Taranto e la linea Palermo-Catania-Messina.

Infine, sono previsti una serie di interventi relativi al settore della logistica ed in particolare del sistema marittimo. Il traffico merci intermodale in Italia è tipicamente terrestre, gommaferro, e si integra poco con il traffico marittimo. Considerando che i punti estremi dei corridoi ferroviari merci (istituiti con il Reg. 913/2010) sono spesso dei porti, risulta dirimente, ai fini di un rapido collegamento fra la linea ferroviaria e l’infrastruttura portuale e per migliorare la competitività dei porti italiani, la risoluzione dell’”ultimo miglio”. A causa delle inefficienze del settore, le nostre imprese pagano, infatti, un extra costo della logistica superiore dell’11% rispetto alla media europea. Oltre al miglioramento dei collegamenti l’obiettivo generale è quello della sostenibilità ambientale, riducendo le emissioni legate alla movimentazione delle merci, accompagnando la trasformazione Green del sistema portuale.

Nell’ambito di questa Missione, il Governo intende puntare, in primo luogo, sulla Alta Velocità di Rete (AVR) per passeggeri e merci, su interventi che riguardano la resilienza della rete stradale e autostradale con un’attenzione particolare per ponti e viadotti, soggetti ad elevato rischio idrogeologico, e sulle strutture per l’efficientamento energetico e le connessioni intermodali dei porti.
Questi investimenti in infrastrutture ferroviarie, portuali, stradali e in sistemi di monitoraggio avanzato costituiscono un vero e proprio volano per stimolare la domanda interna e l’attività economica del Paese, attraverso una miglior connettività sia in termini di capacità che di tempi, e assicurano un notevole risparmio nei costi di manutenzione nel medio periodo.

La seconda componente – Intermodalità e logistica integrata – attiene al miglioramento della competitività, capacità e produttività dei porti in chiave green. Questa componente prevede due elementi progettuali: il miglioramento della capacità e produttività dei principali porti attraverso una serie di interventi puntuali che coinvolgono, ad esempio, la diga foranea di Genova, e l’accessibilità portuale e dei collegamenti ferroviari e stradali con i porti; inoltre, la sostenibilità ambientale dei porti attraverso il miglioramento della situazione ambientale e la riduzione delle emissioni di CO2 dei porti (riducendo le emissioni inquinanti da combustibili fossili sia degli edifici, che degli impianti, che dei mezzi di servizio sia terrestri che navali).

Che dite, sarà la volta buona che alle parole seguano i fatti?

Ai posteri … l’ardua sentenza

Paolo Federici

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