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Sono arrivate …

le prime 50.000 mascherine (con il trasporto gestito da noi!) sono arrivate (via aerea, dalla Cina!). E stiamo coordinando la spedizione di altre … 1.000.000!

Nel nostro piccolo, qualcosa facciamo anche noi. D’altronde il trasporto è il nostro mestiere, e poi “All You Need Is Fortune!

Paolo Federici

(the first order of 50.000 surgical masks – whose transport has been arranged by us – arriving from China have been custom cleared and delivered to two Italian hospitals already. Other 1.000.000 masks will be handled by us again (by airfreight) in the next few days. In this very special period we are anyway doing our job, transporting what is the real need for the time being!)

 

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Nota esplicativa al DPCM 8 marzo 2020

2020-03-08

Data:

08/03/2020


Nota esplicativa al DPCM 8 marzo 2020
Maeci

Con riferimento al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020, si precisa quanto segue:

TRANSFRONTALIERI

Le limitazioni introdotte oggi non vietano gli spostamenti per comprovati motivi di lavoro. Salvo che siano soggettI a quarantena o che siano risultati positivi al virus, i transfrontalieri potranno quindi entrare e uscire dai territori interessati per raggiungere il posto di lavoro e tornare a casa. Gli interessati potranno comprovare il motivo lavorativo dello spostamento con qualsiasi mezzo, inclusa una dichiarazione che potrà essere resa alle forze di polizia in caso di eventuali controlli.

MERCI

Le merci possono entrare ed uscire dai territori interessati. Il trasporto delle merci è considerato come un’esigenza lavorativa: il personale che conduce i mezzi di trasporto può quindi entrare e uscire dai territori interessati e spostarsi all’interno degli stessi, limitatamente alle esigenze di consegna o prelievo delle merci.

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Lo sviluppo della logistica italiana.

Il container questo sconosciuto.
Con l’avvento del container è cambiato il modo di fare trasporti, ma è cambiato anche il modo di gestire la logistica.
I containers hanno certamente semplificato i trasporti, soprattutto grazie alla loro intermodalità, cioè la possibilità di essere trasportati con diversi mezzi di trasporto: camion, treno, aereo, nave.
Ma hanno anche cambiato la necessità di avere magazzini propri ove stoccare la merce.
Vi è mai capito di ritrovarvi con delle “polizze di carico” che riportano PORT OF DISCHARGE “MILAN”?
La domanda sorge spontanea “ma dov’è il mare, a Milano?”.
Certo, la domanda è giustissima, perché da sempre il PORTO è stato collegato al MARE!
Recita il mio vocabolario: “PORTO = luogo sul lido del mare, di un lago o di un grande fiume, protetto da barriere naturali o artificiali, che permette la sosta delle navi per le operazioni di sbarco e imbarco e di rifornimento. Dal punto di vista dell’ubicazione, i porti possono essere marittimi, fluviali (lontano dalla foce), di estuario (sull’estuario di un fiume), lacustri.”
Quindi diventa incredibile immaginare un porto senza il mare! O meglio senza l’acqua, senza le navi! Eppure, oggi ci sono gli INTERPORTI ed i DRY-PORT. Insomma, l’acqua è diventata un “optional” (dry-port = porto “secco”!).
Sì perché il concetto di esportazione e di trasporto stesso è cambiato: una volta si “portava” la merce nel PORTO, dove poi si procedeva al carico sulla nave! Oggi si porta la “nave” (il container!) dal produttore della merce ed il “carico” (nel container) lo si fa laddove la merce viene prodotta!
Lo stesso avviene nel caso di importazione: una volta ci si recava al PORTO a ritirare la merce arrivata e scaricata dalla nave. Adesso è la nave (il container!) che va a casa dell’importatore, il quale provvede a scaricarla dal container direttamente nel suo magazzino.
Insomma, lo avete capito: con l’avvento del “container” l’intero concetto di trasporto (marittimo) è cambiato!
I magazzini di raccolta delle merci (che una volta erano solo nei porti!) adesso sono dislocati nei grandi centri “vicini” alle fabbriche, a poca distanza dai luoghi dove le merci debbono essere “lavorate”!
In fondo, vediamola così: il “container” è un pezzo “smontabile” della nave; quindi è la nave che si “spezzetta” e si presenta all’uscio del cliente. E se la merce non va più al porto, per poi essere caricata sulla nave … è la nave che, fatta a pezzetti, va a casa della merce!
E dunque ecco crescere l’importanza dei PORTI “INTERNI”: caricando un “pezzetto” di nave a Milano, si può poi scegliere “dove” fargli raggiungere la nave! Può essere Genova o Trieste, ma può essere anche Taranto o Gioia Tauro.
E, perché no? Rotterdam o Barcellona. Insomma, il “vecchio” concetto di porto (quello sul mare!) non va più visto come il luogo dove si carica la merce sulla nave, ma dove un pezzetto di nave (il container) raggiunge la casa madre (la nave!)
Per questo abbiamo visto il nascere in tempi brevissimi di nuovi porti “marittimi”: basti pensare al porto che oggi movimenta il maggior numero di containers e solo dieci anni fa non esisteva nemmeno sulla carta; parlo di Gioia Tauro, naturalmente!
Un settore particolare (quello dei “consolidatori” marittimi) è il più chiaro esempio di questa nuova concezione del trasporto: tutti i maggiori operatori (NVOCC) sono oggi presenti nei grandi centri dell’interno. Sempre più sono quelli che si organizzano con propri magazzini (non solo a Milano, ma anche a Padova ed a Bologna, a Firenze ed a Roma! Ed in moltissime altre città) ove operano caricando e scaricando i containers. E sempre meno operano nei “porti”!
Una volta accettato questo nuovo concetto di PORTO “senza il mare”, ecco che anche Milano può tranquillamente fregiarsi del titolo di PORTO e nessuno si sorprende più se un documento di trasporto (la polizza di carico!) riporta, nella casella PORT OF LOADING oppure in quella PORT OF DISCHARGE, il nome di MILANO!
Ed ecco perché si rende necessario creare sempre più centri logistici all’interno di ZES e ZLS (Zone economiche speciali e zone logistiche semplificate).
Se poi riuscissimo a collegare i porti con i centri logistici tramite FERROVIA, avremmo contribuito anche a togliere camion dalle strade e ridurre l’inquinamento.

La vendita ex works, questo dilemma tutto italiano.
Le aziende italiane insistono a vendere “ex works” e sono ben contenti perché non hanno responsabilità di trasporto e dormono sonni tranquilli!
Finché non succede che:
1. hai una lettera di credito irrevocabile e confermata, negoziabile contro presentazione di polizza di carico “clean on board”.
Però quando il camion è uscito dal tuo stabilimento per andare al porto, ha avuto un incidente. Si è ribaltato e tutta la tua merce si è fracassata. Quindi NESSUNO ti darà mai una polizza di carico “clean on board”, per il semplice motivo che la tua merce a bordo della nave non ci è mai arrivata e mai ci arriverà! E allora cosa fai? Devi sperare che il cliente estero ti paghi comunque (certo, legalmente parlando lui “dovrebbe” pagare! Ma tu quali garanzie hai? La lettera di credito non la puoi utilizzare!). Auguri!
2. tanto per girare il coltello nella piaga: sempre rifacendosi al caso precedente, non puoi nemmeno chiedere l’intervento dell’assicurazione perché tu NON hai assicurato la merce (l’assicurazione spetta a chi compra! Ed eventualmente, l’assicurazione rimborsa chi compra. Ragionando per assurdo il tuo cliente può farsi rimborsare per qualcosa che non ha mai pagato.)
3. hai la solita lettera di credito e la merce arriva al porto di imbarco sana e salva (questa volta ti è andata bene, anche se non ti rendi conto del rischio che hai corso!), ma la nave tarda, o cancella lo scalo, o semplicemente lascia a terra la tua merce per imbarcarla in un viaggio successivo (capita, capita!). Così la lettera di credito “scade” e quando finalmente ottieni la polizza di carico, la banca respinge i documenti o, se sei fortunato, li accetta con riserva. Il che significa che intanto NON ti paga. Poi se ne parlerà se e quando il ricevitore deciderà di accettare i documenti anche con la “riserva”. (Magari ti chiama e ti propone un affare: lui accetta comunque di ritirare i documenti, ma ti chiede uno sconto. Glielo fai?)
4. ancora un caso analogo: i documenti sono stati accettati “con riserva”. Bisogna aspettare che il ricevitore “sblocchi” la riserva. Lo farà certamente se vorrà ritirare la merce. Ma sfortuna vuole che la nave abbia un incidente, affondi e l’intero carico vada perduto! Secondo voi, il ricevitore andrà in banca a “sciogliere” la riserva e ritirare comunque i documenti?
5. la questione si complica proprio nel caso di danno al carico. Se una nave affonda, tutti i CARICATORI sono chiamati a contribuire a pagare le spese per la perdita della nave. E sapete a chi vanno a chiedere i quattrini? A chi risulta come “SHIPPER” nella polizza di carico. Eh sì, caso amico. Tu che hai venduto “ex works” e che, per negoziare il credito, hai dovuto presentare la polizza di carico originale … in quella polizza di carico lo shipper sei tu. Quindi preparati a pagare!
6. questa volta è andato tutto bene, merce a bordo, polizza di carico “corretta”, soldi incassati. Ma non riesci ad ottenere la bolla doganale di esportazione. L’hai chiesta più e più volte ma lo spedizioniere (che NON è il tuo spedizioniere di fiducia, ma un qualche spedizioniere – magari nemmeno italiano – nominato dal tuo cliente) non risponde ai solleciti. Ti ritrovi una visita della finanza e non potendo mostrare la bolla doganale sei costretto a pagare l’IVA (più una sanzione). Poi dovrai cercarti un avvocato per sperare di farti rimborsare da chi non ti ha fatto avere la bolla doganale. Ne riparliamo tra una decina di anni.
7. sei convinto di aver venduto la tua merce ad un cliente di Dubai per essere distribuita sul mercato di Dubai (dove non hai tuoi negozi esclusivi) ma poi scopri che il tuo cliente l’ha rivenduta su un mercato che ti vede presente. Così ti ritrovi la concorrenza in casa. Vendono il TUO prodotto, in quel particolare Paese estero, portandoti via una fetta della clientela. Ah sì, sarà contento il solito avvocato che imbastirà una causa internazionale. Tu intanto preparati a mettere mano al portafoglio per la parcella.
8. hai venduto la tua merce a Hong Kong. Ma quel “furbino” del cliente cinese l’ha fatta entrare “irregolarmente” in Cina (voleva evitare di pagare i dazi, che sono davvero eccessivi!). Solo che quando le autorità cinesi lo scoprono, il “nome” del prodotto identifica la TUA ditta. Vai a spiegare al mercato che tu vendi “ex works” e che quindi, se qualcuno fa contrabbando con i tuoi prodotti, lo fa “a tua insaputa”. (E’ successo con il vino italiano! Non succede, invece, con il vino francese perché i francesi vendono DAP e quindi si accertano di quale sia la effettiva destinazione finale). Sicuramente il danno di immagine è tutto tuo.
9. vabbè, potremo anche esaminare alcune truffe! Caricano la tua merce, poi portano il container in un magazzino dove scaricano tutto. Riempiono il container con merce di poco conto e procedono con la spedizione. Praticamente hanno ottenuto la tua merce senza pagare l’IVA! Pronta per essere rivenduta sottocosto. Lo so, è illegale. Ma se tu vendessi DAP, il rischio non esisterebbe proprio.
10. vi avevo promesso “dieci” casi esemplificativi. Ecco l’ultimo: hai venduto “ex works” ed il tuo cliente ti ha indicato chi sia il suo spedizioniere. Gli consegni la tua merce e resti in attesa della polizza di carico e della bolla doganale. Quello spedizioniere “sparisce” e tu resti con un palmo di naso. Hai una lettera di credito inutilizzabile e la tua merce sparita nel nulla. Ma hai venduto “ex works” e sei ben contento perché non hai responsabilità di trasporto e dormi sonni tranquilli!
Per concludere: sarebbe ora di smetterla di continuare a vendere “ex works” penalizzando le proprie merci (vendendo ex works l’esportatore italiano “perde” il controllo dei suoi prodotti) e penalizzando l’economia italiana (se il trasporto viene gestito dal compratore estero, questi lo affiderà ad un operatore estero, quindi i benefici andranno a finire nelle casse di qualche altro Stato).

Le aziende medio piccole italiane: in crescita, nonostante tutto.
come fa una PMI (seppur con una profonda esperienza, maturata negli anni, nella gestione di impiantistica e trasporti eccezionali) ad essere presente in 105 Paesi del mondo, con la bellezza di 815 uffici, dando lavoro a 12.300 dipendenti, fatturando globalmente ben 2.906 miliardi di dollari?
Elementare, Watson: fa come noi, cioè fa parte di un NETWORK!
La risposta allo strapotere delle multinazionali sta proprio in questo.
Si prendono due o trecento piccole aziende (con tutti i vantaggi che derivano proprio dal loro essere PMI) e le si collegano in un network mondiale (così da potersi presentare sul mercato con le stesse peculiarità delle multinazionali).
Ed ecco quali sono i vantaggi:
la copertura “mondiale” data da un NETWORK è di molto superiore alla copertura che può dare una MULTINAZIONALE
– la partecipazione ad un NETWORK è garantita/controllata da un ufficio “super partes”: in caso di “problemi”, l’azienda “locale” può essere sostituita immediatamente. In una MULTINAZIONALE l’ufficio periferico è e rimane “in essere” anche in caso di “low performance”. L’unico modo per “cambiare” qualcosa è ricorrere al licenziamento.
– il contatto con il management (e finanche la proprietà) di una PMI è facile ed immediato. Con una multinazionale, il cliente ha la possibilità di avere contatti con (al massimo) il middle management e solo se e quando l’entità dei traffici lo giustificano.
– la risoluzione dei problemi è immediata (avendo a che fare con una PMI, il “titolare” ha il massimo potere decisionale). Nel caso di multinazionale, il potere decisionale è demandato ad altri lungo la scala manageriale, per cui le tempistiche si allungano
la PMI italiana paga le tasse in Italia senza se e senza ma! La MULTINAZIONALE ha la possibilità di trasferire gli utili nella sede della casa madre, spesso dislocata in qualche paradiso fiscale. Affidandovi ad una PMI, in un certo qual senso ciò che pagate (uscendo, per così dire, dalla porta) rientra come tasse (dalla finestra). Con la multinazionale c’è l’uscita e, spesso, nessun rientro!
La forza dell’Italia sta soprattutto nella capillarità delle sue PMI.
Che sono e restano in Italia, pagando le tasse in Italia.
E che debbono rimanere piccole, perché non appena un’azienda cresce a sufficienza, la prima cosa che fa è trasferire la sede altrove.
Se vogliamo far crescere l’Italia dovremmo non solo acquistare prodotti MADE IN ITALY, ma anche affidarsi soprattutto alle PMI che sono al cento per cento italiane.
Grazie alle RETI mondiali che stanno crescendo, oggi le PMI Italiane sono in grado di offrire servizi analoghi (e spesso migliori) di quelli proposti dalla MULTINAZIONALI.
Almeno, nel settore del trasporto e della logistica, la funzionalità delle RETI è già una piacevole realtà.
I NETWORK stanno crescendo e si stanno specializzando: ci sono quelli dedicati alle spedizioni in generale (marittime, aeree, terrestri), quelli che riguardano il settore traslochi, quelli più prettamente coinvolti nella logistica distributiva.
Forse sarebbe anche interessante rivedere le condizioni di resa della merce: in Italia si predilige la vendita su base EX WORKS e l’acquisto a condizioni CIF.
Una rivoluzione copernicana sarebbe quella legata ad un’inversione di tendenza.
Le aziende italiane potrebbero riportare in Italia il controllo del trasporto internazionale delle merci: sarebbe certo un’opportunità per la crescita della nostra economia!
Paolo Federici

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Che lavoro fai? Gioco a chi fa meno!

hai bisogno di un prezzo per merce in arrivo in importazione e allora chiedi a dieci diversi spedizionieri.
Solo che la merce sta arrivando con i miei servizi ed i dieci spedizionieri chiedono a noi, quali siano i nostri prezzi!
“Abbiamo un arrivo 2 casse, 700 kos, 3,11 cbm … mi dici quali sono i costi di svuotamento, sdoganamento, giacenza?”
“Certo. Eccoli!”
Dopo dieci minuti, altra mail da altro spedizioniere:
“Abbiamo un arrivo 2 casse, 700 kos, 3,11 cbm … mi dici quali sono i costi di svuotamento, sdoganamento, giacenza?”
“Certo. Eccoli!”
Passa mezz’ora, ed arriva altra richiesta, sempre per la stessa spedizione:
“Abbiamo un arrivo 2 casse, 700 kos, 3,11 cbm … mi dici quali sono i costi di svuotamento, sdoganamento, giacenza?”
“Certo. Eccoli!”
Quando sono arrivato alla sesta richiesta … ho cominciato a stufarmi!
C’è un importatore che sta chiedendo ad una decina di spedizionieri cosa debba pagare.
Per cui, nove spedizionieri avranno “lavorato” gratis (chiedere, informarsi, contattare, quotare …) ed uno solo farà il lavoro.
Non sarebbe il caso di dire ai clienti: “se vuoi che ti prepari una quotazione, mi paghi!”
Scommettiamo che anziché far lavorare dieci spedizionieri (per poi utilizzarne solo uno), i clienti ridurranno le loro richieste e fare lo spedizioniere tornerà ad essere un lavoro professionale e non una gara a chi fa meno?
Paolo Federici

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al Ministro dei Trasporti

gent.ma Paola De Micheli
posso consigliarLe di mettere in bellavista, sulla Sua scrivania, questa immagine:
collegamento_rail_sud_nord
L’Italia può diventare il centro della Logistica integrata Europea, sviluppando il collegamento “ferroviario” tra Gioia Tauro (da far diventare il nuovo centro dei traffici che transitano nel Mediterraneo) ed il Nord Italia, per poi far proseguire le merci verso tutte le maggiori destinazioni Europee (grazie alla TAV, in primis, ma anche grazie agli altri corridoi ferroviari che si stanno completando!).
Riporteremo così in Italia il controllo della Logistica passata, negli anni, sotto la “giurisdizione” dei Paesi del Nord.
Sempre che sia ancora possibile cambiare … le carte in tavola!
Altrimenti resteremo relegati a Paese satellite delle altre potenze Europee.
Con fiducia
Paolo Federici

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contratto di trasporto e contratto di compravendita

poi, alla lunga, uno si stufa anche di spiegarlo!
Ed anche oggi ecco il cliente che mi dice: “io ho comprato a condizioni DDP, quindi io non devo pagare i Dazi d’importazione.”
Che dire?
Ha ragione!
Però vediamo di capirci:
Una cosa è il contratto di compravendita (regolamentato dagli Incoterms) che determina il rapporto tra chi vende e chi compra.
Una cosa è il contratto di trasporto (rappresentato dalla Polizza di Carico) che regolamenta il rapporto tra il committente ed il vettore.
Io (vettore) devo attenermi alle condizioni del contratto di trasporto e se nella polizza di carico è indicato “duty, storage, destination charges for account of consignee” non mi resta altro da fare che chiedere all’importatore di pagare dazio, soste e spese a destino!
Di quelle che sono le condizioni stipulate nel contratto di compravendita, non sono proprio tenuto a risponderne.
Semmai l’importatore avrà tutto il diritto di reclamare con il venditore in quanto le condizioni “di trasporto” non rispecchiano quelle del contratto “di compravendita”.
Ma non deve venirlo a dire a me!
Ed invece insiste: “io ho comprato a condizioni DDP, c’è qui una fattura che lo comprova, quindi non devo pagare nessun dazio …”
Come fargli capire che ha sbagliato indirizzo?
Che non deve contestare con me, ma con il venditore con il quale ha stipulato il contratto di compravendita?
Che, per quanto mi riguarda, fa testo il contratto di trasporto e quindi io devo incassare dazio, soste e spese di destino … prima di rilasciare la merce.
Insomma, provi ad andare in dogana a dire “io non pago il dazio perché ho qui una fattura che riporta le condizioni DDP.”
Poi vedrà cosa gli rispondono!
Alla prossima.
Paolo Federici

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ragionando … sulla via della seta!

The Silk Road: Italy can have only benefits (is the glass half empty or half full?)!

“The Chinese project of New Silk Road is a great opportunity for Italy, which must be met with all the caution, but it is important to get involved,” says Riccardo Fuochi, president of the Propeller Club of Milan.

The initiative was launched in Beijing since 2013 and aims to connect China with the European market through the development of rail, port and road infrastructures.

The cost of the project is estimated at one thousand billion dollars.

This is a decidedly commercial initiative to encourage the export of Chinese goods, but the European Union and the United States fear that there will also be an ambition of political hegemony on the part of Beijing. This is why the agreement between China and Italy has also attracted the attention of the Washington government.

Italy is one of the nodes of the Chinese network.

The Cosco (Chinese state owned shipping line) company has already invested in the Vado Ligure container terminal, while other Beijing state-owned companies have said they are interested in projects in the ports of Genoa, Venice and Trieste.

For Italy the problem is not only political.

In fact, the Country suffers from an infrastructural gap that already pushes many Chinese goods to reach the Po valley passing through the northern European ports.

If therefore China must convince the Rome government of its good intentions, Rome in turn must promote the convenience of its ports in China.

“Despite all the necessary political caution – argues Fuochi – the government must understand that Italy is in a position of strength and has no need to sell off strategic assets. His participation in the initiative will allow us to understand the dynamics that govern it”.

What are the advantages?

“The benefit will be the increase in trade flows, not so much for Chinese-produced goods, but for trade with Countries distributed along the entire route. Just think that the dry port of Khorgos, on the border between China and Kazakhstan, is destined to become the new Dubai. The economic system of the Countries concerned will benefit and this is good both for Italian products and for Italian companies active in the construction of infrastructures”.

However, Italy must also overcome its infrastructure gaps.

“The priority is the TAV – the connection between Turin and Lyon by high speed train – a question that is talked about a lot, but which has obviously been misplaced by a media point of view. It is not born “only” to connect Turin with Lyon. It is instead a ring of the Mediterranean Corridor that unites Western and Eastern Europe and connects to the other three European corridors that cross Italy. It is crucial for the whole European system “.

The challenge, according to Fuochi, is “to make Italy the logistics platform for the distribution of European goods, as opposed to the Countries of northern Europe”.

After this clear statement from Fuochi, let me try to add my opinion:

– surely the connection between China and Europe is important and will be developing mutual benefit. But it should be negotiated between Europe and China. Leaving the negotiation to each single Country (Italy, France, Germany … and so on) will only create competition among the “small” European Countries (surely small if compared to the big China). The needing of a strong Europe is a must. And the latest political developments where divisions among various European Countries are increasing, is surely not a good new for us (but definitely very good for our Chinese partners!)

– Italy is in a very good “geographical” position (being one of the first European Country where vessels can be discharging after passing Suez), but infrastructures are very poor. The connection between Gioia Tauro (the southern port of Italy) and Milan and then all the rest of Europe by TRAIN is missing (a few years ago there was a daily rail connection between Gioia Tauro and Milan. Instead of reinforcing it, the rail connection has been closed down!). The connection between Genoa and Rotterdam by rail has been “stopped” (for the same unbelievable reason as the “stopping” of the Turin-Lyon). It seems to me that Italy is fighting against herself, avoiding to catch the opportunities granted by her Geographical position.

– if the Chinese will sign agreements with Italy to “build” real infrastructures this can be a “positive” result of the talks (as Italy will be getting the missing infrastructures!) but also a “negative” result as we will be turning the key of our home to a foreign authority.

The “election” expected on May 26th to choose the new European parliament will be an important step to see if we intend to grow as whole Europe and go on, or return to the single Country politics with the creation of walls and borders among the various European Countries.

Paolo Federici
heavy_lift magazine
 

Sulla nuova via della seta, il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?

Abbiamo chiesto a Riccardo Fuochi, presidente del Propeller club di Milano, la sua opinione:

“Il vantaggio sarà l’aumento dei flussi commerciali, non tanto per i beni prodotti in Cina, ma per gli scambi con Paesi distribuiti lungo l’intero percorso. Basti pensare che il porto secco di Khorgos, al confine tra Cina e Kazakistan, è destinato a diventare la nuova Dubai. Il sistema economico dei Paesi interessati andrà a beneficio e questo è positivo sia per i prodotti italiani che per le imprese italiane attive nella costruzione di infrastrutture “.

Tuttavia, l’Italia deve anche superare le lacune infrastrutturali.

“La priorità è il TAV – il collegamento tra Torino e Lione con il treno ad alta velocità – una questione di cui si parla molto, ma che ovviamente è stata malriposta dal punto di vista dei media, non è nata” solo “per collegare Torino con Lione, è invece un anello del Corridoio mediterraneo che unisce l’Europa occidentale e orientale e si collega agli altri tre corridoi europei che attraversano l’Italia ed è fondamentale per l’intero sistema europeo “.

La sfida, secondo Fuochi, è “rendere l’Italia la piattaforma logistica per la distribuzione di beni europei, in concorrenza con i Paesi del nord Europa”.

Insomma, il bicchiere è decisamente mezzo pieno!

Vogliamo andarci a fondo?

– sicuramente il collegamento tra la Cina e l’Europa è importante e svilupperà un vantaggio reciproco. Ma dovrebbe essere negoziato tra Europa e Cina. Lasciare la negoziazione ad un singolo Paese (sia esso Italia, Francia o Germania … o altro) creerà solo competizione tra i “piccoli” Paesi europei (sicuramente piccoli se paragonati alla grande Cina). Il bisogno di un’Europa forte è d’obbligo. E gli ultimi sviluppi politici in cui le divisioni tra i vari Paesi europei stanno aumentando, non sono sicuramente buoni per noi (ma sicuramente buoni per i nostri partner cinesi!)

– L’Italia è in un’ottima posizione “geografica” (essendo uno dei primi Paesi europei in cui le navi possono essere scaricate dopo aver superato Suez), ma le infrastrutture sono molto povere. Manca il collegamento tra Gioia Tauro (il grande porto meridionale d’Italia) e Milano e poi con il resto dell’Europa. Collegamenti da farsi col TRENO (alcuni anni fa c’era un collegamento ferroviario giornaliero tra Gioia Tauro e Milano, invece di rinforzarlo, il collegamento ferroviario è stato chiuso!). Il collegamento ferroviario tra Genova e Rotterdam è stato “fermato” (per lo stesso incredibile motivo di “arresto” della Torino-Lione). Mi sembra che l’Italia stia combattendo contro se stessa, evitando di cogliere le opportunità offerte dalla sua posizione geografica.

– se i cinesi firmeranno accordi con l’Italia per “costruire” infrastrutture reali, questo può essere un risultato “positivo” dei colloqui (dato che l’Italia otterrà le infrastrutture mancanti!) ma anche un risultato “negativo” poiché sarà come dare la chiavi di casa nostra ad un’autorità straniera.

Le prossime elezioni del 26 maggio per scegliere il nuovo parlamento europeo saranno un passo importante per vedere se vogliamo crescere come Europa unita oppure tornare a creare confini ed erigere muri tra i singoli Paesi europei.

Paolo Federici

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