Carneade, chi era costui?

Carneade, chi era costui? (si chiedeva don Abbondio!)
A me invece viene da chiedere cosa sia questo articolo di legge: “l’art. 7 ter d.lgs. 286/2005”!
Quell’articolo, di quella legge, prevede che se voi affidate il trasporto (camionistico) della vostra merce ad un vettore (oltre che concordare il prezzo, pagate regolarmente la sua fattura!) ma poi quel vettore NON paga il sub-vettore, quest’ultimo ha il diritto di venire a rivalersi su di voi!
Non lo ritenete possibile, vero?
Allora vediamo di entrare nello specifico: una grossa azienda di autotrasporto (ARTONI) pare essere in difficoltà. Negli ultimi giorni si sono rincorse notizie di una sua cessione ad altro gruppo (FERCAM) ma la trattativa si è arenata.
Così adesso pare ci siano molti padroncini (i sub-vettori di Artoni) in difficoltà perché pare che non riescano ad incassare i loro crediti.
Al di là della veridicità o meno di una tale “supposizione”, mi ha colpito quanto dichiarato dal Presidente di ASSIFORMAT FIAP (associazione creata con lo scopo di “aiutare le imprese di trasporto ad avere una marcia in più e a competere con successo nel mercato”): “credo però che ognuno debba prendersi le sue responsabilità, i problemi finanziari di Artoni risalgono a diversi anni fa. I “padroncini”, vettori, ECC… potevano ricorrere al 7 ter ed andare in rivalsa sui committenti, la norma c’è.”
Cioè, in Italiano corrente significa questo: “caro cliente, anche se tu hai pagato quanto dovuto alla Artoni, visto che la Artoni è in crisi e non riesce a pagare i suoi fornitori, adesso devi TU pagarli al posto di Artoni”
A me sembra totalmente illogica sia la legge sia la dichiarazione del Presidente di ASSIFORMAT FIAP, ma – fortunatamente – negli ultimi anni non mi sono mai avvalso dei servizi di ARTONI.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano invece quelli che sono stati (e ancora sono) clienti affezionati.
Paolo Federici
(in poche parole, siccome la Artoni nel 2016 ha “perso” un po’ di quattrini, tutti coloro che hanno utilizzato la Artoni dovrebbero contribuire a ripianarne i conti! Provate ad immaginare una legge analoga nel caso Maersk: siccome la Maersk nel 2016 ha perso quasi due miliardi di dollari, tutti coloro che hanno imbarcato con Maersk dovrebbero contribuire a ripianarne i conti! Che dire? Meno male che la Maersk non è italiana!)

Lascia un commento

Archiviato in economia, giornalismo, riflessioni, Trasporti

San Valentino: una lettera d’amore

l’ho ricevuta davvero … tanti anni fa!

Caro Paolo, ormai stai per tornare, ormai questo brutto sogno sta per finire e presto arriverà quel mattino che avrà il colore dei tuoi occhi e la luce del tuo sorriso. Ormai la notte è meno buia e meno lunga; se abbiamo aspettato fino adesso, possiamo aspettare ancora un giorno e poi finalmente saremo ancora insieme. Ma siamo davvero lontani in questi giorni?? Davvero un oceano ci ha tenuti divisi?? Oppure il costante pensiero, l’uno dell’altra, ci ha fatto stare sempre vicini e questa nostalgia sofferta ci ha unito di più, visto che ci siamo resi conto una volta di più, che ci fa stare insieme è qualcosa di così vero e profondo che va al di là di un effimero fattore di pelle, ma che è davvero qualcosa di (oso?) spirituale. Allora perché essere tristi, amore mio? Siamo come due ruscelli nati da due ghiacciai e abbiamo corso senza fiato per tortuosi percorsi incontrando rapide e cascate, ognuno per conto proprio attraverso valli parallele ma lontane; abbiamo trascinato sassi e mosso ruote di mulini abbandonati, ci siamo riempiti d’acqua delle piogge invernali che ci hanno fatto uscire da deboli argini e ci siamo sentiti degli esigui rigagnoli in aride estati assolate, abbiamo dissetato sia agnelli che lupi, abbiamo incontrato altri ruscelli che però hanno deviato il loro cammino in altri letti, abbiamo trovato il nostro cammino sbarrato da dighe che ci hanno fatto cambiare rotta, ma abbiamo sempre corso verso il mare, ognuno per la propria strada senza tregua, senza fiato, senza più speranza di arrivare al mare. Ma un giorno una valanga o una frana ha deviato il percorso del tuo ruscello, proprio lì dove c’era solo un lembo di fragile pendenza e le tue acque hanno incontrato le mie e noi non siamo stati più due ruscelli che corrono giù da un monte, ma siamo diventati un lento fiume che sicuro e tranquillo percorre la sua strada per arrivare all’immensità del mare. Ci possono essere piene o arsure, possono esserci brevi sporgenze di terra a dividere questo fiume, ma è solo per poco perché ormai le nostre acque si sono unite e mischiate per diventare un unico corso d’acqua. Ormai noi due siamo una sola cosa e nella nostra individualità io ho in me una parte di te e tu in te una parte di me e insieme ci completiamo e complementiamo, ci arricchiamo, cresciamo, viviamo. Quante città hai visto? E quanto erano lontane? New York, Miami, Los Angeles, Montreal, Milano: che significato hanno queste parole? Ti ho sempre visto come sei: ti ho visto camminare col tuo passo ciondolante tra i grattacieli di Manhattan, ti ho visto addormentato, più tenero che mai, sdraiato accanto a una piscina di Miami, ti ho visto col tuo sorriso aperto posare per una fotografia davanti a una “diva villa” di Beverly Hills, ti vedo, adesso, disteso sul letto di quell’ennesimo hotel mentre pensi a me e cerchi di ricordare il nome del profumo che ti ho chiesto di portarmi (l’hai già dimenticato!!!). Vedi ti ho sempre avuto negli occhi e non invidiavo te che ti trovavi in quei posti lontani, ma invidiavo quelle città straniere che ospitavano te. Poi stasera mi vieni a dire che sei triste e se mi hai sentita muta è solo perché sono stata investita da un’ondata di tenerezza che mi ha letteralmente bloccato. Mi hai richiamato da Montreal solo per risentire la mia voce, solo per cercare un po’ di conforto e avere la certezza che sono qui. È bellissimo! È bellissimo amarti; è qualcosa che mi riempie di una tale gioia che spinge le lacrime agli occhi e, ti giuro, in questo momento ho le pupille appannate dalla felicità di questa consapevolezza. Volevo andare a dormire presto per far passare in fretta questa penultima notte di solitudine, ma ormai è da un’ora e mezza che scrivo e vorrei non dover mai posare la penna perché stasera non vorrei staccarmi da te. Ero stravolta dalla stanchezza, ma ora mi sento di voler passare tutta la notte a scriverti. Domani (anzi, ormai oggi) andrò a riaprire il nostro “buco”, ci farò entrare un po’ di primavera e lo preparerò splendente per il tuo ritorno, per dirti: “BENTORNATO A CASA, CAPO!” Quando tornerai avrò le braccia aperte per farti entrare nel mio mondo come se non fossi mai partito. Sarai la prima rondine che torna nei nostri cieli di questa neo-nata primavera e la cosa più bella è che volerai verso il mio nido. Ecco questa è la certezza che mi ha sostenuta e consolato in questi giorni: il fatto che tu, qualsiasi cosa possa essere accaduta, è da me che devi tornare, non fosse altro che per riprenderti la tua chitarra e il tuo mazzo di chiavi. Sì, il tuo mazzo di chiavi presto non sarà più peso nella mi borsa, ma è stato un peso che mi ha ricordato sempre che quei due anni e tre mesi non fanno solo parte di un lunghissimo e bellissimo sogno. Tu esisti anche se a volte, quando ti ho qui di fronte e basta allungare una mano per toccarti, mi sembra impossibile che tu sia vero e che tu abbia scelto proprio me per appoggiarti e sorreggerti durante il lungo cammino verso il mare. Ormai stai per tornare, anzi sei già sulla strada verso casa. Ormai ti sarai riaddormentato a Montreal e anche la nostalgia si sarà assopita. Sognami come ti ho sempre sognato. Allora vado a dormire anch’io e stanotte vorrei che mi apparissi come sei adesso: addormentato, ma vorrei che fra le tue braccia ci fossi io, così com’era prima che partissi. Ti amo. Tiziana

Lascia un commento

Archiviato in amici, cultura

PCN round-up – heavyliftpfi.com

February 13 – Project Cargo Network (PCN) members have been busy moving oversized cargo around the globe.

And we were there … too

Sorgente: PCN round-up – heavyliftpfi.com

Lascia un commento

Archiviato in Generale

cercare sempre il prezzo più basso è sbagliato (ma cosa ve lo dico a fare!?)

le Compagnie di Navigazione, oggi come oggi, dichiarano perdite esagerate (la Maersk ha chiuso il 2016 con quasi 2 miliardi di dollari di perdita!)
Chi paga?
Le banche che hanno prestato loro soldi!
E quali sono queste banche?
Soprattutto tedesche!
E allora cosa succede?
Che c’è qualche banca tedesca che sta per andare in default e quindi per salvarla “qualcuno” dovrà mettere mano al portafoglio!
Cioè chi?
I contribuenti Europei, quindi TUTTI noi che, andando sempre alla ricerca del prezzo più basso, abbiamo costretto le aziende di trasporto a ridurre i prezzi, così da forzare le Compagnie di Navigazione a lavorare in perdita, le quali, a loro volta, hanno costretto le banche ad aumentare i finanziamenti, che, a loro volta, chiudono il cerchio andando a riprendersi la “differenza” alla fonte.
Una volta si diceva: “l’accidente gira gira torna in testa a chi lo tira”
Continuiamo a cercare il prezzo più basso, mi raccomando.
Continuiamo a guardare al nostro orticello e facciamo del “risparmio” lo scopo principale della nostra vita.
Chi vivrà vedrà (le cose andare sempre peggio!).
Risparmiare è sbagliato, (lo scrivevo già nel 2003!) ma anche fumare è sbagliato, anche giocare alle slot machines è sbagliato, anche drogarsi è sbagliato.
Provate a convincere un fumatore, un giocatore o un drogato a smettere.
Sarà solo una perdita di tempo, come cercare di spiegare come gira l’economia.
Paolo Federici

2 commenti

Archiviato in cultura, denuncia, economia, riflessioni, Trasporti

Canzoni stonate

quelli eran giorni, sì …
Ci si ritrovava la sera, dopo il lavoro, in un localino sui navigli.
Ci accumunava il settore: eravamo tutti attivi nel mondo del trasporto marittimo.
Giovani, spensierati, con la voglia di stare in compagnia.
Il mercoledì sera era un appuntamento
È li che sono nati degli amori, mentre qualcuno cambiava lavoro, e le due grandi “classi” erano: agenti marittimi vs spedizionieri internazionali.
Tra un piatto di pasta ed un bicchiere di vino di concludevano anche degli affari.
Amicizia ed allegria erano le colonne portanti di quelle serate.
Mangiavamo qualcosa poi spuntava fuori una chitarra e cominciavamo a cantare.
Poi Bobo attaccava con “Malafemmena” e quella canzone dava il via ai cori.
Avevamo perfino scritto un blues tutto nostro: “il blues dello shipping”.
Erano i primi anni ottanta e fino alla fine degli anni novanta è stato un crescendo.
Poi l’incantesimo si è rotto.
Un po’ perché abbiamo varcato gli “anta”, un po’ perché ci siamo persi di vista ma soprattutto perché è spuntata all’orizzonte la crisi.
Cambiare lavoro diventava più difficile (per chi era dipendente) e far quadrare i bilanci diventava quasi impossibile (per chi gestiva una propria azienda).
Ci sono stati i primi fallimenti e ricompattare il gruppo è stato sempre più arduo.
Ma mai avrei pensato che qualcuno potesse andarsene così, come Mario

marioHa scelto la strada che nessuno vorrebbe mai percorrere.
Quella di decidere per il gesto estremo.
Io voglio ricordarlo con una di quelle canzoni che cantavamo allora e che diceva:
“Canzoni stonate parole sempre più sbagliate
ricordi quante serate passate così
canzoni d’amore che fanno ancora bene al cuore
diciamo quasi sempre qualche volta no.
Canzoni stonate che fanno ancora bene al cuore
noi stanchi ma contenti se chiudi gli occhi forse tu ci senti
anche da lì”
Ciao Mario
Non ti dimenticheremo
Paolo (Bobo, Carmen, GianMario, Serse, Filippo, Tiziana, Mino, Luciana, Marino, Rita, Laura ed altri cento)

5 commenti

Archiviato in amici, riflessioni, Trasporti

sempre più “project cargo”

quattro motori diesel, del peso di 80 tons cadauno (e con misure di circa 8 metri di lunghezza per 3 metri di larghezza per 5 metri di altezza), sono stati “spediti” dalla Germania all’Italia.

Hanno viaggiato su una chiatta (sul Reno) fino a Schiedam dove sono stati trasferiti su una nave autosollevante.

In meno di due settimane la nave (mv Zuidvliet) ha raggiunto il porto di Ancona dove i motori sono stati sbarcati e trasferiti al locale cantiere della Fincantieri.

Il coordinamento delle operazioni in Italia è stato affidato alla Fortune International Transport di Milano, ancora una volta in prima linea nella gestione di un trasporto “eccezionale”.

Ecco le foto sia dell’imbarco che dello sbarco

Questo slideshow richiede JavaScript.

2 commenti

Archiviato in economia, Generale, giornalismo, spettacolo, Trasporti

Italia – Germania: 1 – 0

loading the “second” Ilyushin 76 at Malpensa
(pictures by “Tiziana Vimercati”)

Questo slideshow richiede JavaScript.

Italia-Germania?
Ancora una vittoria … nostrana!
La merce era di origine italiana, ma l’incarico per la spedizione era stato dato ad uno spedizioniere tedesco.
Si sa, i tedeschi sono più affidabili, più seri e magari anche più a buon mercato.
E quel “carico” era davvero speciale: le casse contenevano macchinari di altissimo valore.
Ed avevano anche misure speciali (alte tre metri, pesavano 10.000 chili cadauna).
Solo che quando le prime casse “speciali” sono arrivate a Francoforte, il “tedesco” ci è rimasto male: non è riuscito a caricarle sull’aereo prenotato “ad hoc” ed ha dovuto mollare il colpo.
Allora il cliente si è ricordato del povero, piccolo spedizioniere italiano.
Così abbiamo ritirato sia la parte rimanente della merce in Italia che la parte già andata in Germania (facendo tornare a casa quelle casse che ignominiosamente giacevano a Francoforte) ed abbiamo caricato il tutto in due aerei noleggiati per l’occasione ed atterrati a Malpensa.
Va detto che la caricazione non è stata facile (per tutta una serie di problematiche tecniche che vi risparmio) ma grazie alle capacità “italiche” (l’inventiva e la creatività non ci mancano proprio!) gli ostacoli sono stati superati e le operazioni concluse a tempo di record.
Ed in meno di ventiquattro ore tutta la merce era già arrivata dall’altra parte del globo.
Insomma, godiamoci una volta tanto questo momento: anche questa volta abbiamo battuto la Germania!
Paolo Federici

 

Lascia un commento

Archiviato in cultura, economia, spettacolo, Trasporti