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il nuovo slogan …

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27 settembre 2018 · 5:30 pm

imbarco sotto la neve

eh sì, nella mia lunga esperienza ne ho viste di tutti i colori, ma un imbarco (tutto in bianco!) sotto la neve … mi mancava.
Se poi le operazioni avvengono laddove la neve non si vede mai (siamo nel meraviglioso sud pugliese!) la cosa acquista un suo fascino tutto particolare!
Ecco la nave sotto la neve a Bari …

a breve … altre foto!
D’altronde, un evento del genere non capita tutti i giorni.
Stay tuned.
Paolo Federici

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sempre più “project cargo”

quattro motori diesel, del peso di 80 tons cadauno (e con misure di circa 8 metri di lunghezza per 3 metri di larghezza per 5 metri di altezza), sono stati “spediti” dalla Germania all’Italia.

Hanno viaggiato su una chiatta (sul Reno) fino a Schiedam dove sono stati trasferiti su una nave autosollevante.

In meno di due settimane la nave (mv Zuidvliet) ha raggiunto il porto di Ancona dove i motori sono stati sbarcati e trasferiti al locale cantiere della Fincantieri.

Il coordinamento delle operazioni in Italia è stato affidato alla Fortune International Transport di Milano, ancora una volta in prima linea nella gestione di un trasporto “eccezionale”.

Ecco le foto sia dell’imbarco che dello sbarco

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Italia – Germania: 1 – 0

loading the “second” Ilyushin 76 at Malpensa
(pictures by “Tiziana Vimercati”)

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Italia-Germania?
Ancora una vittoria … nostrana!
La merce era di origine italiana, ma l’incarico per la spedizione era stato dato ad uno spedizioniere tedesco.
Si sa, i tedeschi sono più affidabili, più seri e magari anche più a buon mercato.
E quel “carico” era davvero speciale: le casse contenevano macchinari di altissimo valore.
Ed avevano anche misure speciali (alte tre metri, pesavano 10.000 chili cadauna).
Solo che quando le prime casse “speciali” sono arrivate a Francoforte, il “tedesco” ci è rimasto male: non è riuscito a caricarle sull’aereo prenotato “ad hoc” ed ha dovuto mollare il colpo.
Allora il cliente si è ricordato del povero, piccolo spedizioniere italiano.
Così abbiamo ritirato sia la parte rimanente della merce in Italia che la parte già andata in Germania (facendo tornare a casa quelle casse che ignominiosamente giacevano a Francoforte) ed abbiamo caricato il tutto in due aerei noleggiati per l’occasione ed atterrati a Malpensa.
Va detto che la caricazione non è stata facile (per tutta una serie di problematiche tecniche che vi risparmio) ma grazie alle capacità “italiche” (l’inventiva e la creatività non ci mancano proprio!) gli ostacoli sono stati superati e le operazioni concluse a tempo di record.
Ed in meno di ventiquattro ore tutta la merce era già arrivata dall’altra parte del globo.
Insomma, godiamoci una volta tanto questo momento: anche questa volta abbiamo battuto la Germania!
Paolo Federici

 

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l’inglese questo sconosciuto!

ormai da anni si sta discutendo su nuove norme per i controlli dei trasporti marittimi.
Una delle regole che entrerà in vigore il primo luglio prevede una “nuova” responsabiltà (per chi esporta) legata alla esatta dichiarazione del PESO.
L’onere di una tale attestazione, infatti, fa capo allo SHIPPER che, nella corretta traduzione italiana, è il MITTENTE (l’esportatore, il venditore, colui che SPEDISCE)
Ci sarà poi un operatore del trasporto internazionale (lo SPEDIZIONIERE) che ci occuperà della gestione del trasporto. E tale figura, in inglese, si traduce FORWARDER.
E’ possibile confondere lo SHIPPER con lo SPEDIZIONIERE?
Pare proprio di sì, soprattutto se si usa google translator e si lavora al Ministero dei Trasporti.
Oggi, infatti, il Ministero ha diramato una circolare (firmata dall’Ammiraglio che comanda tutte le Capitanerie di Porto d’Italia) riportando la TRADUZIONE del testo inglese.
Sbagliando tutte le volte che nel testo inglese appariva la parola SHIPPER, ostinandosi a tradurla con SPEDIZIONIERE.
Così mentre in tutto il resto del mondo la RESPONSABILITA’ della dichiarazione del peso sarà di chi ESPORTA, in Italia (e solo in Italia) tale responsabilità sarà degli SPEDIZIONIERI.
Ma in fondo noi siamo abituati agli errori di traduzione: anche il famoso CAMMELLO (quello che non può passare per la cruna di un ago) in effetti era una GOMENA (grossa fune usata per ormeggiare le barche).
Sarà che quando si tratta di questioni MARITTIME l’Italia non è più un popolo di NAVIGATORI?
Paolo Federici

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il significato di FACEBOOK

scorro le “news” su facebook:

1. BUFALE a non finire. Notizie platealmente inventate sulle quali un sacco di gente si diletta a commentare! Se provi a fargli notare che si tratta di “bufale”, magari ti senti rispondere “sarà anche una bufala ma un fondo di verità c’è. E via a sparare a zero contro gli immigrati, contro il governo, contro La Germania, l’ America, Israele, la Palestina, la Russia, il comunismo … l’Euro)

2. PUBBLICITA’ assurde (quando hanno arrestato Mantovani, ho cercato sul web il titolo del libro che aveva scritto – sì ha scritto un libro, intitolato “Carità, Verità e Buongoverno” – e da allora sono bombardato dalla pubblicità proprio di quel libro. L’algoritmo facebookiano non si capacita del fatto che io, dopo aver cercato il titolo di quel libro, non mi decida ad acquistarlo)

3. STATI DI SALUTE: cosa hai mangiato oggi, dove sei stato domenica, che voto ha preso tuo figlio a scuola, quando andiamo dalla nonna, come sta il gatto, che libro sto leggendo, che cosa pensi di Marino, di Valentino, di Salvini, di Grillo, di Renzi …)

4. VIDEO delle cose che vi piacciono. Non è detto che piacciano anche a me! Però per saperlo devo vederlo! E così perdo un sacco di tempo a guardare video dei quali non me ne fregherebbe proprio niente

5. TRAPPOLONI: titoli eclatanti per stimolare un “click”. Quello che non sapete … Finalmente rivelato … Guardate subito … Prima che lo tolgano …! Poi clicchi e ti ritrovi in uno dei quattro “casi” precedenti!

6. COMMENTI: tutti commentano ma nessuno legge i commenti degli altri. Se un “problemino” elementare (“riporta graficamente cinque volte tre”) viene commentato migliaia di volte e le “due” scuole di pensiero, come due parallele, continuano all’infinito senza mai incontrarsi, a cosa serve? Alla fine, dopo aver letto (ammesso di averne tempo e voglia) qualche migliaia di commenti, ognuno rimane della propria idea!

7. GIOCHINI d’intelligenza: “solo il 2 per cento della popolazione è in grado di risolvere questo quiz”. Ah sì? E perché troviamo (anche qui!) migliaia di risposte? Risposte che lasciano il tempo che trovano. Perché se leggo una risposta diversa dalla mia, penserò che quella sia sbagliata. Se, viceversa, ne leggo una uguale alla mia, avrò la prova che io sono nel giusto!

8. SCHERZI e prese in giro. “Questa persona mi deve mille euro e non me li restituisce”. Poi c’è un link http://www.fb.com/profile.php
Questo tipo di link rimanda alla pagina personale di chi sta leggendo! Se costui cade nella trappola, scatta la rivolta: “Non è vero, io non ti devo niente. Ti denuncio per avermi accusato impropriamente”. E, magari, trova qualcun altro a dargli man forte! Senza rendersi conto di essere semplicemente vittime di un innocuo scherzetto! Ma oggi come oggi basta un attimo perché salti la mosca al naso …

Alla fine, mi dite quale sia l’utilità di questo “social network”, che è sì un “network” ma di “sociale” ha davvero poco!?

Paolo Federici

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Closer to the moon

“oggi gireremo qui una scena di un film” dice il regista con il megafono, e la voce corre “stanno girando un film” ripetono in preda all’eccitazione gli avventori di un bar che da su quella piazza.
E’ bellissimo assistere alle riprese: l’assalto al portavalori, gli spari, una scena che sembra davvero reale.
“Bravi questi attori!” “Ma di che film si tratta?” “Non mi sembrano personaggi famosi!” “Chissà quando uscirà al cinema!”
La scena dura pochi minuti, poi si smonta.
Le auto se ne sono andate, i “banditi” si sono portati via anche le due “guardie” che erano sulla camionetta portavalori e la gente torna a fare ciò che stava facendo prima.
Solo che (eh sì, l’aveta già indovinato) si trattava di una vera rapina.
Ma siamo a Bucarest, nel 1959, in pieno regime comunista, ed una rapina non è ammissibile, perché semplicemente non può accadere all’interno di quel sistema perfetto.
Nessuna denuncia, nessuna storia raccontata sui giornali, niente deve trapelare.
Mentre la polizia “segreta” comunque indaga.
E quando, per caso, arriva a scoprire i colpevoli (una banda di quattro uomini ed una donna) il processo è immediato e la condanna a morte pure.
Però i detentori del potere non si accontentano: ammettere che qualcuno abbia commesso un così grave reato all’interno del sistema “perfetto” minerebbe le certezze entro le quali il popolo è stato indottrinato.
Quindi la storia dovrà tornare ad essere solo un film.

closertothemoon
I cinque vengono “costretti” a girare ancora quel film, questa volta però sotto la supervisione di un regista e con una macchina da presa in funzione.
La “propaganda” comunista riuscirà così nel suo doppio intento: cancellare la memoria di un reato (anche perché una volta finito di girare il “film” i cinque saranno giustiziati) e condannare alla “damnatio memoriae” gli autori del gesto.
Ma la domanda sovrana, quella che assilla il “compagno” al quale sono state affidate prima le indagini e poi la supervisione del “film” è una sola: “perché?”
Perché quei cinque hanno voluto compiere quella rapina?
Quale motivazione li ha spinti a tanto?
Trattandosi di una storia vera, la verità verrà rivelata agli spettatori … di oggi!
La cronaca di quegli anni, i perché di certe “operazioni” politiche, gli sviluppi di quanto accade dopo la fine della guerra assumono un aspetto molto particolare.
Quegli uomini e quella donna avevano lottato, durante la seconda guerra mondiale, perché si realizzasse il sogno della rivoluzione comunista.
Finendo poi per essere vittime di quello stesso mostro che loro avevano contribuito a creare ed a nutrire.
Un film che fa pensare: anche noi, oggi, viviamo la libertà che ci hanno regalato i nostri padri ed i nostri nonni, combattendo aspramente nell’ultima guerra mondiale.
Ma ci stiamo davvero meritando quello che loro, sfidando e spesso incontrando la morte, ci hanno permesso di avere?
O forse anche noi viviamo solo in un film e ci siamo dimenticati di cosa sia davvero la realtà?
Paolo Federici

(ah, vi chiederete il perché di quel titolo: “più vicino alla luna”. Il 1959 è stato l’anno dei primi lanci spaziali russi. LUNA1 – il 2 gennaio 1959 – riuscì ad avvicinarsi alla luna, mancandola di poco. LUNA2 – il 14 settembre 1959 – arrivò invece ad impattare sul nostro satellite. Quello stesso giorno veniva eseguita la condanna a morte per i componenti della banda. Uno di loro aveva lavorato al progetto lunare, prima di essere “defenestrato”. La sua colpa? Come quella degli altri quattro, anch’essi estromessi dai posti di potere – uno era stato finanche capo della polizia! – che occupavano! Essere … ebreo!)

(altra cosa: il film è stato realizzato grazie ad una co-produzione Italo-Romena. Per l’Italia il grazie via alla casa di produzione di Renata Rainieri!)

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