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Capitano, mio Capitano

lo squarcio è enorme e la notte buia.
La nave sta affondando.
La colpa dell’urto è, fin da subito, del Comandante.
Ma non c’è solo quello.
Ha anche aspettato troppo tempo per dare l’allarme e questo, secondo il giudizio dei primi commentatori, ha causato la morte di qualche decina di passeggeri.
Non importa che, operando come ha operato, ne abbia salvati qualche altro … migliaio.
Non importa che sia riuscito a far arenare la nave sulla costa, stabilizzandola durante le operazioni di salvataggio.
L’inclinazione della nave ha reso però inutilizzabili metà delle lance di salvataggio, tutte quelle sul lato ora sommerso.
Certo, ci sono interessi non da poco.
Forse parte della colpa sta in qualche porta a tenuta stagna che proprio stagna non era (e allora diventerebbe una responsabilità del costruttore e dell’armatore).
Forse parte della colpa sta in un errore del timoniere (e allora diventerebbe responsabilità dell’ufficio equipaggi).
Forse parte della colpa sta in chi ha tracciato proprio quella rotta …
La soluzione più semplice è addossare la responsabilità al Comandante e buonanotte.
Il giorno dopo l’incidente, i giornali avevano già fatto il processo, trovato il colpevole ed emessa la sentenza.
No, non sto parlando di chi pensate voi.
Sto pensando ad uno dei migliori comandanti che la marineria italiana abbia mai avuto: Piero Calamai, che era al comando dell’Andrea Doria quando si scontrò con la Stockholm.
Fu accusato di andare troppo veloce nonostante la nebbia, di aver compiuto una manovra sbagliata, di aver aspettato troppo a lanciare l’SOS e calare le scialuppe, di aver tracciato una rotta sbagliata.
E quindi di essere responsabile della morte di cinquantuno persone.
Poi … cinquant’anni dopo (quando lui ormai era morto) è uscita una perizia che lo ha riabilitato completamente ed è stato insignito di importanti onoreficenze perché la storia si è rivelata diversa.
E proprio il suo comportamento ha fatto sì che il numero delle vittime non fosse … ben altro.
Chi ci sarà nel 2060?
Ecco, segnatevi la data: potrete divertirvi leggendo la perizia che riabiliterà un altro Comandante.
Eh sì, ci vuole molta pazienza.
Solo il tempo è galantuomo.
(Ah, la perizia veritiera e riabilitativa relativa al Comandante Calamai era pronta fin da subito. Ma gli interessi economici in ballo erano enormi. Sacrificare un solo uomo era molto più semplice).
Paolo Federici

p.s.: se poi avete tempo e voglia date un’occhiata a questo video: https://youtu.be/6y2RIrvkQG4

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un po’ di pessimismo?

ti chiedono una quotazione per un trasporto.
Tu elabori la tua offerta, indichi CHIARAMENTE cosa comprende e cosa esclude, definisci CHIARAMENTE le condizioni di pagamento (30 gg data fattura).
Ottieni il mandato di spedizione, esegui il tuo compito con la professionalità necessaria.
Mandi la tua bella fattura e aspetti i 30 giorni.
Dopo la scadenza dei 30 giorni inizi a sollecitare il pagamento.
Dopo diversi solleciti ricevi una comunicazione alquanto seccata: il cliente ti dice che loro pagano a 90 giorni.
Provi a spiegargli che gli accordi erano diversi, che le “condizioni di pagamento” erano state indicate chiaramente, che anche telefonicamente avevi fatto presente come il pagamento dovrebbe avvenire contestualmente alla partenza della merce ma che eccezionalmente gli concedevi i 30 giorni.
Ma loro sanno solo ribadire che la loro “policy” aziendale prevede i pagamenti a 90 giorni.
Anche se la legge italiana stabilisce che i pagamenti debbano avvenire entro un massimo di 30 giorni … chi sono io per chiedere il rispetto degli accordi presi ed il rispetto della legge?
Siamo in Italia, no? Ed allora ognuno fa quello che gli pare.
Soprattutto loro, quando sono grandi e grossi e possono fregarsene beatamente di te e degli impegni presi.
Vado a denunciarli?
Così anziché avere il pagamento a 90 giorni, dovrò aspettare 10 anni?
Tanto vale mettersi il cuore in pace e digerire amaro.
Continuando a vivere in un Paese senza futuro.
Paolo Federici

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quando vincere è peggio che perdere

un cliente non mi ha pagato fatture per 5.000 euro
Avevo a magazzino un macchinario da consegnargli, del valore di 10.000 euro e allora gli ho fatto causa, chiedendo, in caso di mancato pagamento di quei 5.000 euro, il sequestro di tale macchinario con l’autorizzazione a venderlo per rifarmi del mio credito
Ho vinto la causa.
Il cliente è “sparito” (quindi i miei 5.000 euro non li ho potuti avere)
Ho dovuto pagare la parcella al mio avvocato.
E pagare l’occupazione dello spazio nel magazzino per oltre un anno.
Adesso sto cercando di vendere quel macchinario e l’offerta migliore che ho avuto è di 1.000 euro (meno di quanto sia costata la parcella del mio avvocato)
Fatti due conti mi sarebbe convenuto consegnare gratuitamente il macchinario e non fare alcuna causa.
Ci avrei rimesso “solo” 5.000 euro!
Paolo Federici

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quelli che reclamano … “a priori”

arriva spedizione import con il ns servizio “consolidato”.
Mandiamo avviso e richiesta pagamento.
Il ricevitore reclama con il mittente sostenendo che le nostre tariffe sono alte.
(E già qui mi chiedo: “ma se non ti va bene, perché non lo dici a me? Parliamone!”)
Il mittente reclama con il nostro agente.
Il nostro agente ci scrive una mail infuocata in quanto le tariffe che abbiamo applicato sono diverse da quelle concordate.
Ci da ordini ben precisi su cosa dobbiamo addebitare.
Noi rifacciamo i conti e (sorpresa!) la somma totale è più alta.
Il ricevitore, con la coda fra le gambe, ci dice che ormai aveva preparato il bonifico sulla base della prima richiesta e quindi di chiede di lasciare le cose come stanno.
Noi benignamente rispondiamo:
“va bene, procediamo cosi; ma Vi chiediamo di scrivere in partenza all’esportatore, informandolo che noi alla fine Vi abbiamo addebitato meno della tariffa concordata. Diversamente il risultato sarebbe che … Vi addebitiamo meno di quanto concordato con il nostro agente (subendo quindi una perdita) ma a loro rimane il Vostro reclamo nei nostri confronti. Restiamo in attesa di Vostro cenno di conferma in merito.”
In fondo, si vive di piccole soddisfazioni.
Paolo Federici

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legalità ed illegalità

informarsi per sapere CHI siano gli operatori (mondiali) del trasporto e della logistica che NON pagano i fornitori è fin troppo facile, grazie ad internet: click oppure click

Peccato che in Italia stilare un elenco analogo sia considerato REATO (si chiama diffamazione! Eh, sì … se un cliente NON mi paga ed io scrivo una sacrosanta verità dichiarando che quel cliente NON mi paga, commetto un reato!)

E pensare che sarebbe così facile evitare che chi NON paga continuasse imperterrito a farla franca.

Non sarà che in Italia si tutelano un po’ troppo i “delinquenti” lasciando gli onesti in balia delle onde?

Paolo Federici

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Je défends

il più famoso editoriale della storia è certamente quello pubblicato, a firma Émile Zola, sul caso Dreyfus: quest’ultimo, capitano dell’esercito, era stato condannato alla deportazione dopo un processo sommario. L’opinione pubblica si era schierata (fomentata anche dalla stampa) contro Dreyfus e quindi il normale epilogo di quel processo era stata la condanna.

Ci volle il “coraggio” di Émile Zola per ristabilire la verità. Anche se il suo articolo gli procurò una condanna ad un anno di galera ed al pagamento di una multa esorbitante.

Sia Dreyfus che Zola furono riabilitati dopo oltre dieci anni: Dreyfus fu reintegrato. Per Émile Zola ci fu solo una “riabilitazione” postuma, in quanto nel frattempo era morto.

Perché vi sto raccontando tutto questo?

A mio modesto avviso c’è oggi un personaggio che, come Dreyfus, subisce una condanna ingiusta, fomentata dalla stampa e dall’opinione pubblica che ha già emesso il verdetto fin dal giorno in cui accadde il fattaccio.

Mi riferisco al naufragio della Costa Concordia: immagino che adesso mi farò molti nemici, volendo spendere due parole in favore del Comandante Schettino.

Dunque vediamo: la pratica dell’avvicinamento alle coste c’è sempre stata. Comandante e Capo Commissario concordano quali luoghi costeggiare per permettere ai passeggeri di godere della visione di paesaggi meritevoli. L’isola del Giglio era uno di questi luoghi.

Avvicinandosi all’isola, il Comandante è sul ponte di Comando e da gli ordini: ogni suo ordine viene ripetuto dal subalterno che, così facendo, conferma di aver capito l’ordine stesso. Il Comandante ordine “virare a dritta”, il timoniere ripete “virare a dritta”. Poi però il timoniere gira il timone a sinistra. Così facendo la nave anziché allontanarsi dalla costa, punta direttamente sull’isola e lo schianto è imprescindibile.

PRIMA DOMANDA: se il timoniere sbaglia, confondendo la destra con la sinistra, è colpa del Comandante?

Il Comandante, accortosi (ma intanto sono passati almeno dieci o quindici secondi) che la rotta è sbagliata (si trova in rotta di collisione con l’isola) ordina una manovra estrema per evitare di schiantarsi sugli scogli, solo che la nuova virata fa sì che la poppa della nave vada a sbattere creando uno squarcio sulla carena.

Il “massacro” (che si sarebbe verificato se la nave fosse piombata sugli scogli) è stato evitato, ma ora si pone un nuovo problema: sono saltati i gruppi elettrogeni e la nave piomba nel buio. La nave è ingovernabile e sta allontandosi dalla costa. Mettere giù le scialuppe con la nave in movimento è impensabile. Calare l’ancora per fermare la nave sembra impossibile. Ecco che a questo punto (forse per la capacità del Comandante nel far invertire la rotta o forse per un formidabile colpo di fortuna) la nave cambia direzione e si avvia verso la costa.

SECONDO DOMANDA: ha fatto bene il Comandante ad aspettare di mettere in sicurezza la nave prima di far calare le scialuppe?

Certo, non abbiamo la “controprova” ma se avesse fatto calare le scialuppe mentre la nave era al largo ed in movimento è ipotizzabile che i morti sarebbero stati centinaia …

Quando la nave, avvicinandosi alla costa, si arena, ecco che vengono calate le scialuppe. Solo che, a causa dell’inclinazione della nave, le scialuppo possono essere calate solo da un lato. Ma la vicinanza alla costa permette di usare le stesse scialuppe per fare più viaggi, avanti ed indietro, avanti ed indietro, portanto migliaia di passeggeri in salvo.

TERZA DOMANDA: è più facile dirigere le operazioni stando su una scialuppa sotto bordo della nave e da lì dettando ordini, oppure restando sul ponte di Comando che, non dimentichiamolo, è al buio ed inclinato di quasi 90 gradi?

A questo punto arriva la “famosa” telefonata da terra, da un signore comodamente seduto al calduccio che urla e sbraita contro un altro signore che si trova nel mezzo di una tragedia. Ed eccoci al famoso ordine del “TORNIABORDOCAZZO”.

QUARTA DOMANDA: che senso ha un tale ordine?

Avete idea di quanto sia vasta quella nave. Stiamo parlando di qualcosa come una quindicina di campi da calcio. Immaginatevi che qualcuno vi dica di andare ad ispezionare 15 campi da calcio, di notte (senza illuminazione) e con i campi messi, anziché in orizzontale, in verticale. I latini dicevano “IMPOSSIBILIA NEMO TENETUR”: non si possono eseguire ordini impossibili. E quell’ordine era impossibile da mettere in pratica.

Ed ecco che arriva la stampa, alla ricerca del capro espiatorio e chi meglio del Comandante incarna una tale figura?

Tutti dunque a sparare addosso al Comandante Schettino, vituperarlo, umiliarlo. Poi però, se andiamo ad esaminare la storia nel suo dettaglio, scopriamo che lui ha agito correttamente, ha dato gli ordini giusti, ha seguito le procedure ottimali, ha salvato migliaia di persone.

QUINTA DOMANDA: se ci fosse stato un altro Comandante, cosa avrebbe fatto?

Ecco, questa è la domanda da farsi e da fare: chiedete agli altri COMANDANTI. Cosa avrebbero fatto se il timoniere avesse eseguito l’ordine al contrario? Cosa avrebbero fatto se la nave fosse diventata ingovernabile? Cosa avrebbero fatto se la nave si fosse inclinata di 90 gradi? Cosa avrebbero fatto se qualcuno gli avesse ordinato TORNIABORDOCAZZO?

Ve lo dico io: cambierebbe il nome da vituperarsi e forse i morti sarebbero stati molti di più.

Ma ormai il “marchio” sulla figura di Schettino è stato messo e lui continuerà ad essere l’unico colpevole.

Finché, fra una ventina di anni, non verrà ristabilita la verità.

Paolo Federici

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oggi è il mio compleanno: mi farò un regalo, berrò la cicuta!

mi hanno fatto causa.
Prima presso il Tribunale PENALE di Como.
Poi, non contenti, presso il Tribunale CIVILE di Lecco.
Per una questione che, a dir poco, è kafkiana.
Sta di fatto che il Tribunale PENALE di Como ha archiviato la denuncia in quanto non esiste alcun reato del quale io possa essere accusato.
Il Tribunale CIVILE di Lecco ha “respinto” la richiesta del denunciante più o meno per lo stesso motivo.
Insomma io sono INNOCENTE, mooooooooolto innocente, completamente INNOCENTE.
Innocente sia in materia PENALE che in materia CIVILE.
Però … devo pagare (eh sì, devo pagare il mio avvocato che, sia chiaro, voglio ringraziare perché ha fatto un lavoro egregio).
Ma se nel caso del PENALE non c’è proprio stata storia (e quindi non ho nemmeno avuto bisogno di un avvocato), nella causa CIVILE l’avvocato l’ho dovuto nominare per forza.
Il Giudice della causa civile, pur riconoscendo la mia TOTALE e COMPLETA innocenza ha disposto per la compensazione delle parti, cioè che ognuno si paghi il proprio avvocato.
La mia domanda è molto semplice: ma perché se qualcuno decide di intentarmi causa per motivi ASSURDI e ben due SENTENZE (una PENALE ed una CIVILE) stabiliscono che io non ho nessuna colpa, debbo comunque mettere mano al portafoglio?
Pur restando la domanda senza risposta, io ACCETTO la decisione del Giudice, pago (il mio avvocato) e vi saluto.
Eh sì, perché la causa mi era stata intentata per qualcosa che qualcuno (non io, sia chiaro) aveva scritto su questo mio blog.
E allora l’insegnamento è questo: non solo NON devo più affidare al blog i miei pensieri, ma NON devo più permettere che qualcuno commenti.
Mi è costata cara, ma la lezione l’ho imparata.
Addio … a tutti i miei novantasette lettori!
Paolo Federici

per saperne di più:
ecco la STORIA raccontata dal mio punto di vista con nomi e cognomi (ma non ho ancora deciso se e quando renderla in chiaro): CLICK
ecco la STORIA raccontata dal mio punto di vista ma ancora senza nomi e cognomi CLICK
ecco la SENTENZA commentata su una rivista (telematica) sel settore: ALTALEX

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