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Repetita iuvant!

Hai venduto “ex works” e sei ben contento perché non hai responsabilità di trasporto e dormi sonni tranquilli!
Finché non ti succede che …

1. hai una lettera di credito irrevocabile e confermata, negoziabile contro presentazione di polizza di carico “clean on board”.
Però quando il camion è uscito dal tuo stabilimento per andare al porto, ha avuto un incidente. Si è ribaltato e tutta la tua merce si è fracassata. Quindi NESSUNO ti darà mai una polizza di carico “clean on board”, per il semplice motivo che la tua merce a bordo della nave non ci è mai arrivata e mai ci arriverà! E allora cosa fai? Devi sperare che il cliente estero ti paghi comunque (certo, legalmente parlando lui “dovrebbe” pagare! Ma tu quali garanzie hai? La lettera di credito non la puoi utilizzare!). Auguri!

2. tanto per girare il coltello nella piaga: sempre rifacendosi al caso precedente, non puoi nemmeno chiedere l’intervento dell’assicurazione perché tu NON hai assicurato la merce (l’assicurazione spetta a chi compra! Ed eventualmente, l’assicurazione rimborsa chi compra. Ragionando per assurdo il tuo cliente può farsi rimborsare per qualcosa che non ha mai pagato.)

3. hai la solita lettera di credito e la merce arriva al porto di imbarco sana e salva (questa volta ti è andata bene, anche se non ti rendi conto del rischio che hai corso!), ma la nave tarda, o cancella lo scalo, o semplicemente lascia a terra la tua merce per imbarcarla in un viaggio successivo (capita, capita!). Così la lettera di credito “scade” e quando finalmente ottieni la polizza di carico, la banca respinge i documenti o, se sei fortunato, li accetta con riserva. Il che significa che intanto NON ti paga. Poi se ne parlerà se e quando il ricevitore deciderà di accettare i documenti anche con la “riserva”. (Magari ti chiama e ti propone un affare: lui accetta comunque di ritirare i documenti, ma ti chiede uno sconto. Glielo fai?)

4. ancora un caso analogo: i documenti sono stati accettati “con riserva”. Bisogna aspettare che il ricevitore “sblocchi” la riserva. Lo farà certamente se vorrà ritirare la merce. Ma sfortuna vuole che la nave abbia un incidente, affondi e l’intero carico vada perduto! Secondo voi, il ricevitore andrà in banca a “sciogliere” la riserva e ritirare comunque i documenti?

5. la questione si complica proprio nel caso di danno al carico. Se una nave affonda, tutti i CARICATORI sono chiamati a contribuire a pagare le spese per la perdita della nave. E sapete a chi vanno a chiedere i quattrini? A chi risulta come “SHIPPER” nella polizza di carico. Eh sì, caso amico. Tu che hai venduto “ex works” e che, per negoziare il credito, hai dovuto presentare la polizza di carico originale … in quella polizza di carico lo shipper sei tu. Quindi preparati a pagare!

6. questa volta è andato tutto bene, merce a bordo, polizza di carico “corretta”, soldi incassati. Ma non riesci ad ottenere la bolla doganale di esportazione. L’hai chiesta più e più volte ma lo spedizioniere (che NON è il tuo spedizioniere di fiducia, ma un qualche spedizioniere – magari nemmeno italiano – nominato dal tuo cliente) non risponde ai solleciti. Ti ritrovi una visita della finanza e non potendo mostrare la bolla doganale sei costretto a pagare l’IVA (più una sanzione). Poi dovrai cercarti un avvocato per sperare di farti rimborsare da chi non ti ha fatto avere la bolla doganale. Ne riparliamo tra una decina di anni.

7. sei convinto di aver venduto la tua merce ad un cliente di Dubai per essere distribuita sul mercato di Dubai (dove non hai tuoi negozi esclusivi) ma poi scopri che il tuo cliente l’ha rivenduta su un mercato che ti vede presente. Così ti ritrovi la concorrenza in casa. Vendono il TUO prodotto, in quel particolare Paese estero, portandoti via una fetta della clientela. Ah sì, sarà contento il solito avvocato che imbastirà una causa internazionale. Tu intanto preparati a mettere mano al portafoglio per la parcella.

8. hai venduto la tua merce a Hong Kong. Ma quel “furbino” del cliente cinese l’ha fatta entrare “irregolarmente” in Cina (voleva evitare di pagare i dazi, che sono davvero eccessivi!). Solo che quando le autorità cinesi lo scoprono, il “nome” del prodotto identifica la TUA ditta. Vai a spiegare al mercato che tu vendi “ex works” e che quindi, se qualcuno fa contrabbando con i tuoi prodotti, lo fa “a tua insaputa”. (E’ successo con il vino italiano! Non succede, invece, con il vino francese perché i francesi vendono DAP e quindi si accertano di quale sia la effettiva destinazione finale). Sicuramente il danno di immagine è tutto tuo.

9. vabbè, potremo anche esaminare alcune truffe! Caricano la tua merce, poi portano il container in un magazzino dove scaricano tutto. Riempiono il container con merce di poco conto e procedono con la spedizione. Praticamente hanno ottenuto la tua merce senza pagare l’IVA! Pronta per essere rivenduta sottocosto. Lo so, è illegale. Ma se tu vendessi DAP, il rischio non esisterebbe proprio.

10. vi avevo promesso “dieci” casi esemplificativi. Ecco l’ultimo: hai venduto “ex works” ed il tuo cliente ti ha indicato chi sia il suo spedizioniere. Gli consegni la tua merce e resti in attesa della polizza di carico e della bolla doganale. Quello spedizioniere “sparisce” e tu resti con un palmo di naso. Hai una lettera di credito inutilizzabile e la tua merce sparita nel nulla. Ma hai venduto “ex works” e sei ben contento perché non hai responsabilità di trasporto e dormi sonni tranquilli!

Paolo Federici

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29 anni … se vi sembrano pochi!

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non è poi andata così male …!
Siamo passati tra alti e bassi, abbiamo scalato montagne ed affrontato mareggiate ma siamo ancora qui.
E contiamo esserci ancora per tanto.
Navi, aerei, camion, treni … abbiamo gestito ogni tipo di trasporto, offrendo ai nostri clienti anche la “fortuna” (come recita il nostro slogan: “all you need is FORTUNE”).
Durante il lockdown, noi non ci siamo mai fermati: abbiamo lavorato da casa, continuando a gestire trasporti, magari aiutando chi aveva bisogno di importare mascherine, guanti, gel, in attesa della riapertura delle aziende esportatrici.
La nostra “pecca”?
Non abbiamo mai accettato di partecipare alla logica del prezzo più basso (sembra che questo sport sia in auge: vince chi fa il prezzo inferiore!) cercando i clienti che puntano, come noi, alla qualità, alla competenza, alla serietà, all’esperienza e non solo al risparmio.
Perché ormai la storia ce l’ha insegnato che, nel lungo periodo, non si vince solo facendo il prezzo più basso.
E noi ne siamo la prova vivente, visto che ormai possiamo fregiarci dell’essere in attività per un periodo sufficientemente lungo.
Grazie a tutti coloro che sono stati nostri compagni di viaggio in questo lungo cammino e prepariamoci per il trentennale: le idee su come festeggiarlo non ci mancano.
Grazie soprattutto ai nostri collaboratori che sono stati la linfa vitale del nostro successo.
L’appuntamento è per … esattamente fra un anno.
Paolo Federici
 

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L’andamento dei trasporti …

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ringrazio Giuseppe Bellina per questo interessante contributo:

caro Paolo,
ti invio in allegato un file con alcuni numeri tratti dall’annuario ISTAT 2018 relativi ai trasporti 2016.
Non sono dati facili da reperire, ma avendo la possibilità di accedere ad archivi “privati” ho potuto condurre analisi abbastanza accurate.
Oggi comunque anche l’ISTAT riesce ad avere dati sufficienti.
Sarebbe necessario informatizzare le bolle di trasporto, si avrebbero dati precisi e la lotta all’evasione fiscale ne trarrebbe grande beneficio, e anche la lotta alla criminalità
Come puoi vedere, nel 2016 in Italia sono state trasportate 1.5 miliardi di tonnellate di merce; il 31% via mare.
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Delle merci trasportate via mare il 20% circa sono containers, che sul totale rappresenta invece il 6%.
La Ferrovia riesce a trasportare il 6%; difficile incrementarlo perché la ferrovia è competitiva su un traffico regolare e con volumi significativi e non può garantire la flessibilità e la rapidità del trasporto su gomma.
Del 61% delle merci trasportate su gomma, la metà circa è rappresentata dalla distribuzione urbana, e non ci sono alternative alla gomma, a meno che non si voglia realizzare un raccordo ferroviario per i supermercati o le pompe di benzina.
Aggiungo io che il 50% delle merci trasportate è rappresentato da merci pericolose, e che le ferrovie attraversano i paesi.
Le merci pericolose non possono andare sui traghetti; per quanto il trasporto ferroviario abbia meno incidenti, le conseguenze di un incidente ferroviario sono infinitamente più gravi di un incidente ad un’ autocisterna stradale.
Cito l’incidente di Viareggio con un treno di GPL e l’incidente sulla tangenziale di Bologna del 2018; conseguenze gravi anche nel secondo caso, ma molto più limitate.
I trasporti vanno visti su base europea, quindi un mezzo che debba andare da Priolo a Stoccolma, ha un vantaggio limitato a prendere un traghetto Palermo-Genova; in più con tempi di attesa significativi e vincoli di orario, e bisognerebbe interessare altri scali, cosa di limitata economicità.
Anche le merci deperibili non tollerano tempi di attesa.
Oggi il 19% delle merci trasportate per mare è su trailers; questo è il limite delle autostrade del mare per i motivi detti sopra.
Per quanto riguarda i containers, per cui si vorrebbe fare concorrenza al porto di Rotterdam questi, per raggiungere il Nord-Europa, dovrebbero travalicare le Alpi.
L’opposizione di Austria e Svizzera rende questa prospettiva problematica, fin quando non saranno operativi i corridoi europei, ma vista la vicenda TAV per la Torino-Lione, c’è da immaginare che siano necessari molti decenni.
Ci sarebbe inoltre da potenziare le ferrovie, ma probabilmente l’economicità dei trasporti via mare fino a Rotterdam rimarrebbe migliore.
Nel 1973 in seguito al primo shock petrolifero il governo Rumor lanciò i miti del trasporto ferroviario e delle autostrade del mare; su questo si è anche lavorato, ma si sono rivelate delle assurdità tecniche ed economiche; ciononostante questi miti riaffiorano periodicamente nel dibattito elettorale in quanto di facile presa sui non addetti ai lavori, fino alla successiva campagna elettorale.
Giusto un accenno alla pericolosità dei parchi ferroviari dove le merci pericolose stazionano; Bologna, Verona, Villa SG, Messina.
Il ponte sullo stretto sarebbe un toccasana per la sicurezza e per l’economia del Sud, ma ci sono lobbies potenti; il non realizzarlo è una vergogna nazionale; una dichiarazione di impotenza verso le lobbies dei traghetti, come la lobby delle autostrade per la TAV suddetta.
A proposito del ponte sullo stretto, lasciami aggiungere che Lisbona ha il suo ponte sul Tago, Istanbul, zona fortissimamente sismica, ha 2 ponti sul Bosforo, e il Golden Gate di S.Francisco di approssima a celebrare i 90 anni dall’inizio della costruzione (1933)
Infine, per tornare all’importanza della logistica, su guerre più recenti di quelle napoleoniche, Hitler si era impadronito del petrolio della Romania, ma gli alleati bombardarono le ferrovie; dato che gli stoccaggi di carburante erano limitati, ben presto i carri armati tedeschi restarono senza carburante, e c’è un film con Henry Fonda che racconta un episodio di questi eventi.
In più il carburante di cui disponevano i tedeschi aveva un numero di ottano basso, per cui i bombardieri americani, che disponevano invece dell’alkilato, si potevano permettere motori con rapporti di compressione più elevati e quindi di volare al di sopra della quota di tangenza della caccia tedesca, e bombardare impunemente.
Sempre a proposito di logistica, gli U-boot tedeschi tentarono di interrompere la catena logistica dei rifornimenti dagli USA all’Europa, e l’insuccesso costò la perdita della guerra alla Germania
Ti saluto cordialmente
Giuseppe Bellina

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Maurizio Pistore: all around the world

Fortune International Transport is among the sponsors of this world event!

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After the 2002 Omo River Motoraid, the 2003 Southern Africa Motoraid, the 2004 Route des Grandes Alpes, the 2005 Marco Polo, the 2006 America Sur, the 2008 Transafricanordsud and the 2010 El Mundo Maya here come true the dream in 2012/2013 with the ALL AROUND THE WORLD, solo tour of the world riding a Quadro S three-wheeled scooter, a great journey across all 5 continents, 41 countries, 331 days, 98,700 km … now here I am again:

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with a well-defined path hypothesis (you plan, think, plan but then … it is the journey that makes the path, remember it always) and with many friends who have decided to join me in this new adventure: mine wife Anna with your support and enthusiasm, and then Giovanni, very important in the construction of the site and for his advice on the technological material to take on the road, Roberto for the mechanical part, Luca for the graphic part and then Max and the volunteers of Emergency and the many Paduan associations, and Marta Ceretta, Roberta Milazzo and Francesco “Canadian”, Iuri Rosselli, Emanuel Dolci, Paolo and Filippo Pandin, Andrea De Virgilis, Andrea Donghi, Paolo Federici (my fantastic partners) and many many others I sincerely thank you for your support, big or small.

Fortune International Transport will be reporting the going on of the trip on this blog!

The official web of the tour is www.mauriziopistore.it

Paolo Federici

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I meeting al tempo del Covid19

eccoci, collegati da tutto il mondo! Dal Nord al Sud America, dall’Africa all’Asia, dall’Europa all’Oceania.
Tutti i continenti a portata di click!
Certo, per qualcuno era mattino presto … e per altri era sera tardi, ma vuoi mettere il risparmio a livello di spese di viaggio (nessun aereo da prendere, nessun albergo da prenotare, nessuna sala convegni da riservare …!)
Mi sa che anche quando sarà finita l’emergenza, sfrutteremo queste nuove tecnologie!
(Nella foto c’è solo una “pagina”, ma i partecipanti erano ben più di quelli raffigurati nella foto!)
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ed io sono quello in basso a destra ..

About Project Cargo Network

Project Cargo Network is an ISO 9001 and ISO 14001 certified organisation established in 2010 to provide heavy lift and project cargo specialists access to a trusted, worldwide network of agents who handle their specialist shipments, whilst working professionally and safely under a strict Code of Conduct. Today, PCN has an international presence that extends to over 250 specialist members in more than 110 countries.

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Hitler’s latest hoax

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2 marzo 2020 · 5:29 pm

Operatsiya Chernobog

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il 2020 inizia con la pubblicazione del mio undicesimo libro!
Questa volta si tratta di un libro scritto a quattro mani insieme a Rudy Di Maggio.
Una storia “ambiziosa”!
Sono passati molti anni dalla fine della seconda guerra mondiale, quando dagli archivi del KGB spunta una verità segreta: Hitler non è morto a Berlino, ma è stato portato a Mosca dove è stato processato.
Oggi, anche per celebrare l’anniversario della vittoria, il Presidente russo ha deciso di rendere pubblici gli atti del processo.
Un ufficiale della Marina Italiana ed un avvocato russo, ma di origine ebraica, sono i compagni di viaggio di Hitler: entrambi hanno ricevuto ordini ben precisi.
L’ebreo sarà l’avvocato di Hitler nel processo e, durante il viaggio, dovrà consultarsi con il suo “cliente” per elaborare una strategia difensiva che possa avere una qualche concretezza.
L’italiano dovrà scortare Hitler durante il viaggio, ma restando in attesa di ordini contrastanti.
Perché la storia non è mai come ce la raccontano e spesso i fatti prendono una piega inaspettata.
Paolo Federici

p.s.: potete acquistarlo con un click qui

Support independent publishing: Buy this book on Lulu.

bit.ly/Operatsiya-Chernobog

I primi capitoli raccontano la vita dei principali personaggi separatamente ed in prima persona.
Kirill, ufficiale russo e avvocato, è di origine ebrea. Origine tenuta nascosta perché anche in Russia gli Ebrei non sono ben visti.
Adolf Hitler: la sua storia, le sue idee, la sua ascesa. Ma anche i suoi amori di gioventù.
Marcello, ufficiale italiano con l’incarico di fare da collegamento tra Hitler e Mussolini.
E poi le donne (Marianne, Stephanie, Hilde, Vassa …) tutte con ruoli decisamente non secondari ma anzi spesso determinanti per gli svolgimenti storici.

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Non si finisce mai di imparare

ogni tanto salta fuori qualche libro …

per questi devo ringraziare il mio amico Claudio che sta “smantellando” la sua libreria e tutti i libri che hanno a che fare con il Trasporto Marittimo li ha regalati a me!

Paolo Federici

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La rivincita è un piatto che va mangiato freddo!

eh sì, l’altro spedizioniere è sempre più bravo.
Mi hai chiesto una quotazione per trasportare, fino in un particolare porto dell’Estremo Oriente, un macchinario che pesa più di sessanta tonnellate.
Ti ho spiegato che NON ci sono servizi “diretti” ma bisogna effettuare un trasbordo a Singapore.
Ma l’altro spedizionere invece è più bravo: ti ha quotato per il servizio diretto con una primaria Compagnia di Navigazione.
Naturalmente ad un prezzo inferiore al mio, è ovvio!
E poi?
Quando la nave è arrivata a Singapore … si è accorto che la primaria Compagnia di Navigazione NON è in grado di far proseguire la merce perché non ha servizio.
D’altronde nelle clausole scritte in piccolo, una tale possibilità era prevista/indicata, quindi non hai nemmeno diritto di lamentarti.
E allora sei tornato da me.
Ed io ti ho trovato la soluzione.
Che poi è la stessa che ti avevo proposto fin dall’inizio.
Solo che adesso (sommando quando hai pagato all’altro spedizioniere e quanto dovrai pagare a me) è la somma che fa il totale (come diceva Totò).
Sì, ti tocca pagare di più … ma, come suol dirsi, chi è causa del suo mal pianga se stesso.
La cosa che mi fa veramente indignare è questa: se io faccio questo lavoro da quarant’anni e ti do un consiglio, forse varrebbe la pena di tenerne conto.
Continuare ad inseguire le chimere di chi è capace di proporti sconti improponibili per poi lasciarti in mezzo al guado (per non dire altro) può solo essere colpa tua.
Lo so: la prossima volta ci ricascherai!
Ed io sarò sempre lì, seduto sulla sponda del fiume, ad aspettare.
Alla prossima
Paolo

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San Valentino: una lettera d’amore

l’ho ricevuta davvero … tanti anni fa!

Caro Paolo, ormai stai per tornare, ormai questo brutto sogno sta per finire e presto arriverà quel mattino che avrà il colore dei tuoi occhi e la luce del tuo sorriso. Ormai la notte è meno buia e meno lunga; se abbiamo aspettato fino adesso, possiamo aspettare ancora un giorno e poi finalmente saremo ancora insieme. Ma siamo davvero lontani in questi giorni?? Davvero un oceano ci ha tenuti divisi?? Oppure il costante pensiero, l’uno dell’altra, ci ha fatto stare sempre vicini e questa nostalgia sofferta ci ha unito di più, visto che ci siamo resi conto una volta di più, che ci fa stare insieme è qualcosa di così vero e profondo che va al di là di un effimero fattore di pelle, ma che è davvero qualcosa di (oso?) spirituale. Allora perché essere tristi, amore mio? Siamo come due ruscelli nati da due ghiacciai e abbiamo corso senza fiato per tortuosi percorsi incontrando rapide e cascate, ognuno per conto proprio attraverso valli parallele ma lontane; abbiamo trascinato sassi e mosso ruote di mulini abbandonati, ci siamo riempiti d’acqua delle piogge invernali che ci hanno fatto uscire da deboli argini e ci siamo sentiti degli esigui rigagnoli in aride estati assolate, abbiamo dissetato sia agnelli che lupi, abbiamo incontrato altri ruscelli che però hanno deviato il loro cammino in altri letti, abbiamo trovato il nostro cammino sbarrato da dighe che ci hanno fatto cambiare rotta, ma abbiamo sempre corso verso il mare, ognuno per la propria strada senza tregua, senza fiato, senza più speranza di arrivare al mare. Ma un giorno una valanga o una frana ha deviato il percorso del tuo ruscello, proprio lì dove c’era solo un lembo di fragile pendenza e le tue acque hanno incontrato le mie e noi non siamo stati più due ruscelli che corrono giù da un monte, ma siamo diventati un lento fiume che sicuro e tranquillo percorre la sua strada per arrivare all’immensità del mare. Ci possono essere piene o arsure, possono esserci brevi sporgenze di terra a dividere questo fiume, ma è solo per poco perché ormai le nostre acque si sono unite e mischiate per diventare un unico corso d’acqua. Ormai noi due siamo una sola cosa e nella nostra individualità io ho in me una parte di te e tu in te una parte di me e insieme ci completiamo e complementiamo, ci arricchiamo, cresciamo, viviamo. Quante città hai visto? E quanto erano lontane? New York, Miami, Los Angeles, Montreal, Milano: che significato hanno queste parole? Ti ho sempre visto come sei: ti ho visto camminare col tuo passo ciondolante tra i grattacieli di Manhattan, ti ho visto addormentato, più tenero che mai, sdraiato accanto a una piscina di Miami, ti ho visto col tuo sorriso aperto posare per una fotografia davanti a una “diva villa” di Beverly Hills, ti vedo, adesso, disteso sul letto di quell’ennesimo hotel mentre pensi a me e cerchi di ricordare il nome del profumo che ti ho chiesto di portarmi (l’hai già dimenticato!!!). Vedi ti ho sempre avuto negli occhi e non invidiavo te che ti trovavi in quei posti lontani, ma invidiavo quelle città straniere che ospitavano te. Poi stasera mi vieni a dire che sei triste e se mi hai sentita muta è solo perché sono stata investita da un’ondata di tenerezza che mi ha letteralmente bloccato. Mi hai richiamato da Montreal solo per risentire la mia voce, solo per cercare un po’ di conforto e avere la certezza che sono qui. È bellissimo! È bellissimo amarti; è qualcosa che mi riempie di una tale gioia che spinge le lacrime agli occhi e, ti giuro, in questo momento ho le pupille appannate dalla felicità di questa consapevolezza. Volevo andare a dormire presto per far passare in fretta questa penultima notte di solitudine, ma ormai è da un’ora e mezza che scrivo e vorrei non dover mai posare la penna perché stasera non vorrei staccarmi da te. Ero stravolta dalla stanchezza, ma ora mi sento di voler passare tutta la notte a scriverti. Domani (anzi, ormai oggi) andrò a riaprire il nostro “buco”, ci farò entrare un po’ di primavera e lo preparerò splendente per il tuo ritorno, per dirti: “BENTORNATO A CASA, CAPO!” Quando tornerai avrò le braccia aperte per farti entrare nel mio mondo come se non fossi mai partito. Sarai la prima rondine che torna nei nostri cieli di questa neo-nata primavera e la cosa più bella è che volerai verso il mio nido. Ecco questa è la certezza che mi ha sostenuta e consolato in questi giorni: il fatto che tu, qualsiasi cosa possa essere accaduta, è da me che devi tornare, non fosse altro che per riprenderti la tua chitarra e il tuo mazzo di chiavi. Sì, il tuo mazzo di chiavi presto non sarà più peso nella mi borsa, ma è stato un peso che mi ha ricordato sempre che quei due anni e tre mesi non fanno solo parte di un lunghissimo e bellissimo sogno. Tu esisti anche se a volte, quando ti ho qui di fronte e basta allungare una mano per toccarti, mi sembra impossibile che tu sia vero e che tu abbia scelto proprio me per appoggiarti e sorreggerti durante il lungo cammino verso il mare. Ormai stai per tornare, anzi sei già sulla strada verso casa. Ormai ti sarai riaddormentato a Montreal e anche la nostalgia si sarà assopita. Sognami come ti ho sempre sognato. Allora vado a dormire anch’io e stanotte vorrei che mi apparissi come sei adesso: addormentato, ma vorrei che fra le tue braccia ci fossi io, così com’era prima che partissi. Ti amo. Tiziana

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