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moda autunno-inverno 2021-2022

ecco le nuove felpe “Fortune” (Made in Italy): saranno disponibili in autunno!

these are the new “Fortune” sweatshirts (Made in Italy): ready for the new fashion autumn-winter season!

Paolo Federici

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Lisboa antiga

Maurizio Pistore … ci racconta il suo viaggio intorno al mondo!

Alle sei sono in piedi e senza far rumore, altri 5 nel piccolo dormitorio stanno ancora dormendo, porto fuori tutta la roba; devo fare il cambio tra quello che porterò con me a Toronto come bagaglio e quello che invece partirà con la moto dentro la cassa. Ci impiego quasi un’ora ma alle sette ho diviso tutto e carico quanto destinato a viaggiare con la moto sulla Kazakina.
Ieri sera ho fatto un giretto qua attorno ed ho visto un piccolo baretto carino, affacciato sull’oceano. Decido così di andare lì a fare colazione e mai scelta fu appropriata perchè il cappuccino era proprio squisito e le pasteis de nata (2) che mi sono cuccato erano una delizia. Vabbè dai, sono sempre il solito ..
Alle 8 sono al magazzino della JRPedro e comincio a svuotare la benzina, staccare i cavi della batteria, levare cupolino e specchietti, impacchettare sia le piccole borse sopra quelle di alluminio sia casco, cupolino stesso, borsa con l’abbigliamento da moto: un’oretta e mezza e la moto è pronta per essere messa dentro la cassa (l’operazione la faranno materialmente loro, io quel che dovevo ho fatto!!).
Chiamo Ana Paula e Moreno suo marito e ci accordiamo per incontrarci lì vicino verso le 14; nell’attesa vado al grande e ben fornito supermercato Lidl al fondo del vicolo e mi prendo un hamburgher ed una spremuta di arancia, tanto per riempire un pò lo stomaco. Ana Paula è la responsabile locale di WFWP, donne per la pace nel mondo, ed il Suo nominativo mi è stato dato da Flora Grassivaro, la responsabile di Padova. E’ una amabile conversatrice e seppur portoghese parla fluentemente l’italiano, essendo vissuta per 23 anni a Padova; Moreno è invece padovano doc, di Vigonza, ed ha lavorato per anni nel settore calzaturiero della Riviera del Brenta. Passiamo qualche ora insieme sulle rive dell’oceano, a raccontarci i rispettivi impegni di volontariato, e quando mi riportano all’ ostello mi fanno la sorpresa: domattina saranno loro ad accompagnarmi all’ aeroporto di Lisbona per prendere il volo diretto per Toronto. Grazie di cuore, miei nuovi cari amici.
Adesso speriamo che mi facciano partire e che non ci siano “rogne” o novità Covid.
Maurizio

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mi disegnano così …!

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il canale di Suez è bloccato: i traffici mondiali devono trovare altre rotte. Ci sono proposte?

qualche anno fa, mi sono dilettato a scrivere un libro dal titolo “Due navi, un attentato” che ipotizzava il blocco del canale di Suez (nel mio libro la causa era un attentato … ma vediamo che anche senza attentati, il canale si può bloccare ugualmente!)

Il libro è scaricabile in kindle (link)

Però se lo volete in PDF … scrivetemi e magari (se siete simpatici!) ve lo regalo!

Comunque, un eventuale blocco di Suez modificherebbe non poco gli equilibri mondiali: ad esempio, si ridurrebbero soprattutto le importazioni dalla Cina … (e ne beneficerebbero non poco le nostre industrie nazionali!). Ma i vantaggi potrebbero essere anche altri! (eh beh, adesso non fatemi dire tutto! Andatevi a comprare il libro, suvvia!)

Beh, vi regalo qualche capitolo del libro:

Ultime notizie
La petroliera Astrid, battente bandiera panamense, ha superato da poco la metà del tragitto che va verso l’uscita del canale di Suez, quando un boato improvviso stordisce tutti coloro che si trovano nel raggio di qualche chilometro, mentre un fumo nero e denso ricopre la nave. Il Comandante della nave porta-container che segue, anche se si trova a quasi tre chilometri di distanza, ordina immediatamente la frenata urlando il classico “indietro tutta”. E così, a seguire, si fermano tutte le altre imbarcazioni del convoglio. Dalla cabina della stazione di pilotaggio più vicina, la visibilità è sufficientemente chiara e gli osservatori stanno pensando la stessa cosa: quella petroliera, entro i prossimi minuti, potrebbe esplodere. L’allarme arriva subito alla base antincendio: pochi secondi e le cisterne piene d’acqua sono per strada. Intanto sulla nave sono già state messe in funzione le pompe di bordo, mentre le porte tagliafuoco vengono chiuse, per circoscrivere la zona dell’incendio. Ma la squarcio, che si è prodotto sulla fiancata di destra, è impossibile da contenere. Il Comandante da ordine di calare una scialuppa sul lato sinistro: è quella l’unica via di fuga per i quattordici membri dell’equipaggio. Il pilota, salito a bordo a metà del tragitto, chiama la barca d’appoggio, perché si affianchi alla nave. Alla fine, il mezzo resosi disponibile per primo, tra scialuppa e pilotina, sarà quello utilizzato per l’abbandono della nave. Il Comandante sa che è inutile restare a bordo, ormai il destino della sua nave è segnato. Il secondo boato, molto più potente del primo, porta allo smembramento del ponte di coperta: migliaia di pezzi d’acciaio vengono scagliati in aria. Mentre il petrolio continua a fuoriuscire da tanti enormi squarci, la nave si adagia lentamente sul fondo. Se tutta quanta la chiglia andasse sott’acqua, questo aiuterebbe a spegnere l’incendio: ma la profondità del canale non lo permette, così, nonostante la petroliera abbia già toccato il fondo, la parte alta della nave continua a bruciare, avvolta in quel fumo nero che copre ogni visuale. All’occhio di un osservatore lontano appare solo una nuvola scura appoggiata sull’acqua: cosa ci sia dentro quel fumo nero è materiale per l’immaginazione. I camion antincendio sono arrivati nelle vicinanze della nave: dal bordo del canale sparano acqua sul ponte della petroliera, tentando di domare l’incendio. Anche le barche antincendio si sono avvicinate: pescano acqua dal canale per riversarla sulla nave. La battaglia è impari: l’imponenza della petroliera che brucia è tale che i getti d’acqua non sembrano ridurre l’enormità del fuoco. Agli osservatori locali si sono aggiunti quelli da tutto il mondo: la CNN sta trasmettendo, in diretta, le immagini del disastro. Qualcuno osserva con compiacimento l’evolversi della situazione: il suo piano sta prendendo forma. Un’altra nave, la grande porta-container che chiude il convoglio, prende improvvisamente fuoco: un altro boato, altre urla, altro fumo. Intrappolate tra la petroliera e la porta-container, tre navi restano prigioniere, impossibilitate a muoversi. Il canale di Suez è bloccato e già ci si interroga su quanti mesi ci vorranno per liberarlo e ripristinare il transito.

Lo spedizioniere
Roberto Amauri, oltre a svolgere con passione il suo lavoro, trova anche il tempo di scrivere romanzi. Questa volta si sta dedicando ad una storia che pesca nella realtà: racconta i fatti che stanno cambiando il modo di fare i trasporti, dopo l’attentato di Suez. E mentre scrive, immagina cosa potrebbe nascondersi dietro quell’evento. Anche perché lui ha conosciuto Ben Walcott, il primo ufficiale della Astrid e ricorda come si erano incontrati. Ormai tanti, ma tanti anni fa, Roberto Amauri si era imbarcato, come giovane ufficiale di coperta, su una nave che solcava l’oceano, nella tratta che unisce il Mediterraneo al Sud-America. Suo parigrado era proprio quel ragazzo inglese: Ben Walcott. Dividere per sei mesi la stessa cabina, condividendo pranzi e cene ed alternandosi sul ponte di comando, porta ad un legame di amicizia e di confidenza che rimane nel tempo. Dopo un paio di anni da imbarcato, Roberto aveva deciso di rimettere piede a terra e cercare un lavoro diverso. Ben, invece, aveva continuato ad andare per mare salendo di grado ed arrivando fino ad essere nominato Comandante in seconda. Ma almeno per Natale i due si sentivano per scambiarsi gli auguri e raccontarsi, a vicenda, le loro vite. Il mondo del trasporto marittimo lo vivevano entrambi, seppur da due prospettive diverse: Roberto coordinava le spedizioni di merce da terra, mentre Ben organizzava i viaggi stando a bordo. Entrambi, dunque, trovavano in quel particolare settore la fonte dei loro guadagni e le soddisfazioni del loro lavoro. Confrontandosi, talvolta, sulle speranze e sulle prospettive per il futuro. “Ben, non credi che, costruendo navi sempre più grandi, sempre più sofisticate, con la necessità di avere equipaggi sempre più ridotti – gli aveva chiesto, un giorno, il suo amico Roberto – anche i posti di lavoro andranno a diminuire?”. Rispondere non era facile, anche perché il futuro è sempre difficile da prevedere, ma proprio quella era stata la domanda che, più di altre, gli aveva dato da pensare: intanto gli scambi commerciali continuavano ad aumentare e quindi la necessità di avere sempre più navi era reale e tangibile. Per un ufficiale esperto come Ben, il problema non si sarebbe mai posto.

L’idea è mia
Alla fine ho cercato di fare in modo che anche gli altri capissero, ma non potevo sbilanciarmi più di tanto. Però vederli così indaffarati alla ricerca di una verità che ormai sembra così ovvia, mi faceva davvero pensare che non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. Ma soprattutto mi convinceva sempre più di aver fatto la cosa giusta, nel rispetto dell’antica regola gesuitica che “il fine giustifica i mezzi”. Come dite? Questa frase è stata attribuita a Machiavelli? Ahi ahi, è proprio vero che la storia si può modificare a proprio piacimento. Machiavelli non ha mai detto una cosa del genere. Così come nessun terrorista arabo è mai stato coinvolto nell’attentato di Suez. E prima o poi la verità verrà a galla ed allora dovranno riconoscermi il merito dell’azione paramilitare che ho svolto: sì, perché siamo in guerra, anche se quasi nessuno lo sa. Mi è stato chiesto di combattere in prima linea ed io l’ho fatto e adesso stiamo vincendo su tutti i fronti. Ed è importante che io lo scriva prima che a qualcuno venga in mente di farmi sparire: la verità può essere scomoda e spesso va tenuta nascosta. Una volta terminato di scrivere le mie memorie, consegnerò questa bozza a chi saprà farne buon uso; gli amici fidati non mi mancano.

Vi ho incuriosito?

Beh … sapete come trovarmi!

Paolo Federici

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la colpa è mia!

in effetti, volevo effettuare la spedizione con la Compagnia di Navigazione che uso di solito e chi mi da più affidamento, ma la resa della merce è ex-works e quindi la scelta spetta al compratore estero. E lui ha prenotato con una “nota” Compagnia di Navigazione che io, chissà perché?, cerco sempre di evitare.
Ma come suol dirsi “lega l’asino dove vuole il padrone”, ho contattato la Compagnia di Navigazione scelta dal destinatario (sulla base del booking fatto direttamente dal destinatario).
La merce è pronta da caricare e mi arriva il booking:

Notato niente?
La nave parte il sei di novembre e lo spazio sulla nave è confermato …
Devo solo ritirare i containers (l’ordine è per dieci containers da 40′ piedi) al terminal per portarli al carico.
La merce è pronta, io – con i camion – sono pronto, lo spazio sulla nave c’è ed è confermato, i documenti sono in ordine, la dogana è stata fatta … ma i containers vuoti saranno disponibili per il ritiro solo dal 16 di novembre.
Ah beh, si tratta solo di utilizzare un altra tipologia di camion, quelli forniti dalla stessa azienda che ha costruito la DeLorean di Marty McFly così da poter viaggiare nel tempo, ritirando i containers vuoti il 16 novembre per poi riportarli pieni … il 6 novembre.
Ovviamente il cliente si è incavolato con me perché non sono capace di mandare i containers al carico questa settimana.
Ma ormai ci sono abituato, è sempre colpa mia … ed è vero: dovrei essere più deciso e quando mi chiedono di imbarcare con certe compagnie dovrei semplicemente rifiutarmi.
Almeno eviterei inutili arrabbiature …
Paolo Federici

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Repetita iuvant!

Hai venduto “ex works” e sei ben contento perché non hai responsabilità di trasporto e dormi sonni tranquilli!
Finché non ti succede che …

1. hai una lettera di credito irrevocabile e confermata, negoziabile contro presentazione di polizza di carico “clean on board”.
Però quando il camion è uscito dal tuo stabilimento per andare al porto, ha avuto un incidente. Si è ribaltato e tutta la tua merce si è fracassata. Quindi NESSUNO ti darà mai una polizza di carico “clean on board”, per il semplice motivo che la tua merce a bordo della nave non ci è mai arrivata e mai ci arriverà! E allora cosa fai? Devi sperare che il cliente estero ti paghi comunque (certo, legalmente parlando lui “dovrebbe” pagare! Ma tu quali garanzie hai? La lettera di credito non la puoi utilizzare!). Auguri!

2. tanto per girare il coltello nella piaga: sempre rifacendosi al caso precedente, non puoi nemmeno chiedere l’intervento dell’assicurazione perché tu NON hai assicurato la merce (l’assicurazione spetta a chi compra! Ed eventualmente, l’assicurazione rimborsa chi compra. Ragionando per assurdo il tuo cliente può farsi rimborsare per qualcosa che non ha mai pagato.)

3. hai la solita lettera di credito e la merce arriva al porto di imbarco sana e salva (questa volta ti è andata bene, anche se non ti rendi conto del rischio che hai corso!), ma la nave tarda, o cancella lo scalo, o semplicemente lascia a terra la tua merce per imbarcarla in un viaggio successivo (capita, capita!). Così la lettera di credito “scade” e quando finalmente ottieni la polizza di carico, la banca respinge i documenti o, se sei fortunato, li accetta con riserva. Il che significa che intanto NON ti paga. Poi se ne parlerà se e quando il ricevitore deciderà di accettare i documenti anche con la “riserva”. (Magari ti chiama e ti propone un affare: lui accetta comunque di ritirare i documenti, ma ti chiede uno sconto. Glielo fai?)

4. ancora un caso analogo: i documenti sono stati accettati “con riserva”. Bisogna aspettare che il ricevitore “sblocchi” la riserva. Lo farà certamente se vorrà ritirare la merce. Ma sfortuna vuole che la nave abbia un incidente, affondi e l’intero carico vada perduto! Secondo voi, il ricevitore andrà in banca a “sciogliere” la riserva e ritirare comunque i documenti?

5. la questione si complica proprio nel caso di danno al carico. Se una nave affonda, tutti i CARICATORI sono chiamati a contribuire a pagare le spese per la perdita della nave. E sapete a chi vanno a chiedere i quattrini? A chi risulta come “SHIPPER” nella polizza di carico. Eh sì, caso amico. Tu che hai venduto “ex works” e che, per negoziare il credito, hai dovuto presentare la polizza di carico originale … in quella polizza di carico lo shipper sei tu. Quindi preparati a pagare!

6. questa volta è andato tutto bene, merce a bordo, polizza di carico “corretta”, soldi incassati. Ma non riesci ad ottenere la bolla doganale di esportazione. L’hai chiesta più e più volte ma lo spedizioniere (che NON è il tuo spedizioniere di fiducia, ma un qualche spedizioniere – magari nemmeno italiano – nominato dal tuo cliente) non risponde ai solleciti. Ti ritrovi una visita della finanza e non potendo mostrare la bolla doganale sei costretto a pagare l’IVA (più una sanzione). Poi dovrai cercarti un avvocato per sperare di farti rimborsare da chi non ti ha fatto avere la bolla doganale. Ne riparliamo tra una decina di anni.

7. sei convinto di aver venduto la tua merce ad un cliente di Dubai per essere distribuita sul mercato di Dubai (dove non hai tuoi negozi esclusivi) ma poi scopri che il tuo cliente l’ha rivenduta su un mercato che ti vede presente. Così ti ritrovi la concorrenza in casa. Vendono il TUO prodotto, in quel particolare Paese estero, portandoti via una fetta della clientela. Ah sì, sarà contento il solito avvocato che imbastirà una causa internazionale. Tu intanto preparati a mettere mano al portafoglio per la parcella.

8. hai venduto la tua merce a Hong Kong. Ma quel “furbino” del cliente cinese l’ha fatta entrare “irregolarmente” in Cina (voleva evitare di pagare i dazi, che sono davvero eccessivi!). Solo che quando le autorità cinesi lo scoprono, il “nome” del prodotto identifica la TUA ditta. Vai a spiegare al mercato che tu vendi “ex works” e che quindi, se qualcuno fa contrabbando con i tuoi prodotti, lo fa “a tua insaputa”. (E’ successo con il vino italiano! Non succede, invece, con il vino francese perché i francesi vendono DAP e quindi si accertano di quale sia la effettiva destinazione finale). Sicuramente il danno di immagine è tutto tuo.

9. vabbè, potremo anche esaminare alcune truffe! Caricano la tua merce, poi portano il container in un magazzino dove scaricano tutto. Riempiono il container con merce di poco conto e procedono con la spedizione. Praticamente hanno ottenuto la tua merce senza pagare l’IVA! Pronta per essere rivenduta sottocosto. Lo so, è illegale. Ma se tu vendessi DAP, il rischio non esisterebbe proprio.

10. vi avevo promesso “dieci” casi esemplificativi. Ecco l’ultimo: hai venduto “ex works” ed il tuo cliente ti ha indicato chi sia il suo spedizioniere. Gli consegni la tua merce e resti in attesa della polizza di carico e della bolla doganale. Quello spedizioniere “sparisce” e tu resti con un palmo di naso. Hai una lettera di credito inutilizzabile e la tua merce sparita nel nulla. Ma hai venduto “ex works” e sei ben contento perché non hai responsabilità di trasporto e dormi sonni tranquilli!

Paolo Federici

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29 anni … se vi sembrano pochi!

29_ANNI

non è poi andata così male …!
Siamo passati tra alti e bassi, abbiamo scalato montagne ed affrontato mareggiate ma siamo ancora qui.
E contiamo esserci ancora per tanto.
Navi, aerei, camion, treni … abbiamo gestito ogni tipo di trasporto, offrendo ai nostri clienti anche la “fortuna” (come recita il nostro slogan: “all you need is FORTUNE”).
Durante il lockdown, noi non ci siamo mai fermati: abbiamo lavorato da casa, continuando a gestire trasporti, magari aiutando chi aveva bisogno di importare mascherine, guanti, gel, in attesa della riapertura delle aziende esportatrici.
La nostra “pecca”?
Non abbiamo mai accettato di partecipare alla logica del prezzo più basso (sembra che questo sport sia in auge: vince chi fa il prezzo inferiore!) cercando i clienti che puntano, come noi, alla qualità, alla competenza, alla serietà, all’esperienza e non solo al risparmio.
Perché ormai la storia ce l’ha insegnato che, nel lungo periodo, non si vince solo facendo il prezzo più basso.
E noi ne siamo la prova vivente, visto che ormai possiamo fregiarci dell’essere in attività per un periodo sufficientemente lungo.
Grazie a tutti coloro che sono stati nostri compagni di viaggio in questo lungo cammino e prepariamoci per il trentennale: le idee su come festeggiarlo non ci mancano.
Grazie soprattutto ai nostri collaboratori che sono stati la linfa vitale del nostro successo.
L’appuntamento è per … esattamente fra un anno.
Paolo Federici
 

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L’andamento dei trasporti …

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ringrazio Giuseppe Bellina per questo interessante contributo:

caro Paolo,
ti invio in allegato un file con alcuni numeri tratti dall’annuario ISTAT 2018 relativi ai trasporti 2016.
Non sono dati facili da reperire, ma avendo la possibilità di accedere ad archivi “privati” ho potuto condurre analisi abbastanza accurate.
Oggi comunque anche l’ISTAT riesce ad avere dati sufficienti.
Sarebbe necessario informatizzare le bolle di trasporto, si avrebbero dati precisi e la lotta all’evasione fiscale ne trarrebbe grande beneficio, e anche la lotta alla criminalità
Come puoi vedere, nel 2016 in Italia sono state trasportate 1.5 miliardi di tonnellate di merce; il 31% via mare.
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Delle merci trasportate via mare il 20% circa sono containers, che sul totale rappresenta invece il 6%.
La Ferrovia riesce a trasportare il 6%; difficile incrementarlo perché la ferrovia è competitiva su un traffico regolare e con volumi significativi e non può garantire la flessibilità e la rapidità del trasporto su gomma.
Del 61% delle merci trasportate su gomma, la metà circa è rappresentata dalla distribuzione urbana, e non ci sono alternative alla gomma, a meno che non si voglia realizzare un raccordo ferroviario per i supermercati o le pompe di benzina.
Aggiungo io che il 50% delle merci trasportate è rappresentato da merci pericolose, e che le ferrovie attraversano i paesi.
Le merci pericolose non possono andare sui traghetti; per quanto il trasporto ferroviario abbia meno incidenti, le conseguenze di un incidente ferroviario sono infinitamente più gravi di un incidente ad un’ autocisterna stradale.
Cito l’incidente di Viareggio con un treno di GPL e l’incidente sulla tangenziale di Bologna del 2018; conseguenze gravi anche nel secondo caso, ma molto più limitate.
I trasporti vanno visti su base europea, quindi un mezzo che debba andare da Priolo a Stoccolma, ha un vantaggio limitato a prendere un traghetto Palermo-Genova; in più con tempi di attesa significativi e vincoli di orario, e bisognerebbe interessare altri scali, cosa di limitata economicità.
Anche le merci deperibili non tollerano tempi di attesa.
Oggi il 19% delle merci trasportate per mare è su trailers; questo è il limite delle autostrade del mare per i motivi detti sopra.
Per quanto riguarda i containers, per cui si vorrebbe fare concorrenza al porto di Rotterdam questi, per raggiungere il Nord-Europa, dovrebbero travalicare le Alpi.
L’opposizione di Austria e Svizzera rende questa prospettiva problematica, fin quando non saranno operativi i corridoi europei, ma vista la vicenda TAV per la Torino-Lione, c’è da immaginare che siano necessari molti decenni.
Ci sarebbe inoltre da potenziare le ferrovie, ma probabilmente l’economicità dei trasporti via mare fino a Rotterdam rimarrebbe migliore.
Nel 1973 in seguito al primo shock petrolifero il governo Rumor lanciò i miti del trasporto ferroviario e delle autostrade del mare; su questo si è anche lavorato, ma si sono rivelate delle assurdità tecniche ed economiche; ciononostante questi miti riaffiorano periodicamente nel dibattito elettorale in quanto di facile presa sui non addetti ai lavori, fino alla successiva campagna elettorale.
Giusto un accenno alla pericolosità dei parchi ferroviari dove le merci pericolose stazionano; Bologna, Verona, Villa SG, Messina.
Il ponte sullo stretto sarebbe un toccasana per la sicurezza e per l’economia del Sud, ma ci sono lobbies potenti; il non realizzarlo è una vergogna nazionale; una dichiarazione di impotenza verso le lobbies dei traghetti, come la lobby delle autostrade per la TAV suddetta.
A proposito del ponte sullo stretto, lasciami aggiungere che Lisbona ha il suo ponte sul Tago, Istanbul, zona fortissimamente sismica, ha 2 ponti sul Bosforo, e il Golden Gate di S.Francisco di approssima a celebrare i 90 anni dall’inizio della costruzione (1933)
Infine, per tornare all’importanza della logistica, su guerre più recenti di quelle napoleoniche, Hitler si era impadronito del petrolio della Romania, ma gli alleati bombardarono le ferrovie; dato che gli stoccaggi di carburante erano limitati, ben presto i carri armati tedeschi restarono senza carburante, e c’è un film con Henry Fonda che racconta un episodio di questi eventi.
In più il carburante di cui disponevano i tedeschi aveva un numero di ottano basso, per cui i bombardieri americani, che disponevano invece dell’alkilato, si potevano permettere motori con rapporti di compressione più elevati e quindi di volare al di sopra della quota di tangenza della caccia tedesca, e bombardare impunemente.
Sempre a proposito di logistica, gli U-boot tedeschi tentarono di interrompere la catena logistica dei rifornimenti dagli USA all’Europa, e l’insuccesso costò la perdita della guerra alla Germania
Ti saluto cordialmente
Giuseppe Bellina

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Maurizio Pistore: all around the world

Fortune International Transport is among the sponsors of this world event!

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After the 2002 Omo River Motoraid, the 2003 Southern Africa Motoraid, the 2004 Route des Grandes Alpes, the 2005 Marco Polo, the 2006 America Sur, the 2008 Transafricanordsud and the 2010 El Mundo Maya here come true the dream in 2012/2013 with the ALL AROUND THE WORLD, solo tour of the world riding a Quadro S three-wheeled scooter, a great journey across all 5 continents, 41 countries, 331 days, 98,700 km … now here I am again:

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with a well-defined path hypothesis (you plan, think, plan but then … it is the journey that makes the path, remember it always) and with many friends who have decided to join me in this new adventure: mine wife Anna with your support and enthusiasm, and then Giovanni, very important in the construction of the site and for his advice on the technological material to take on the road, Roberto for the mechanical part, Luca for the graphic part and then Max and the volunteers of Emergency and the many Paduan associations, and Marta Ceretta, Roberta Milazzo and Francesco “Canadian”, Iuri Rosselli, Emanuel Dolci, Paolo and Filippo Pandin, Andrea De Virgilis, Andrea Donghi, Paolo Federici (my fantastic partners) and many many others I sincerely thank you for your support, big or small.

Fortune International Transport will be reporting the going on of the trip on this blog!

The official web of the tour is www.mauriziopistore.it

Paolo Federici

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I meeting al tempo del Covid19

eccoci, collegati da tutto il mondo! Dal Nord al Sud America, dall’Africa all’Asia, dall’Europa all’Oceania.
Tutti i continenti a portata di click!
Certo, per qualcuno era mattino presto … e per altri era sera tardi, ma vuoi mettere il risparmio a livello di spese di viaggio (nessun aereo da prendere, nessun albergo da prenotare, nessuna sala convegni da riservare …!)
Mi sa che anche quando sarà finita l’emergenza, sfrutteremo queste nuove tecnologie!
(Nella foto c’è solo una “pagina”, ma i partecipanti erano ben più di quelli raffigurati nella foto!)
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ed io sono quello in basso a destra ..

About Project Cargo Network

Project Cargo Network is an ISO 9001 and ISO 14001 certified organisation established in 2010 to provide heavy lift and project cargo specialists access to a trusted, worldwide network of agents who handle their specialist shipments, whilst working professionally and safely under a strict Code of Conduct. Today, PCN has an international presence that extends to over 250 specialist members in more than 110 countries.

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