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le 62 considerazioni di Italia Viva

al documento di 127 pagine inviato nottetempo da Giuseppe Conte ai Parlamentari con la richiesta di approvazione a scatola chiusa (e tenuto nascosto), risponde Italia Viva con una lettera (di 29 pagine) inviata di giorno e resa pubblica:

Siccome mi occupo di trasporti e logistica, mi sono fatto parte diligente ed ho letto attentamente gli articoli che riguardano il mio settore più a fondo e che vi segnalo (qualora aveste tempo e voglia di andarli a guardare):

INFRASTRUTTURE

32 Infrastrutture Alta Velocità (si parla della TAV, dei corridoi Europei, dello sviluppo dell’intermodalità … e finanche del Ponte sullo Stretto!)
33 Infrastrutture (sblocco dei cantieri e piano shock!)
34 Infrastrutture Ter (priorità a Terzo Valico dei Giovi, AV/AC Verona-Vicenza, Napoli-Bari, Palermo-Catania-Messina) Un piano che preveda monitoraggio e riprogettazione delle nostre infrastrutture, la realizzazione di dighe, l’incremento dei sistemi di protezione di strade e ferrovie. I trasporti di merci e di persone contribuiscono in modo significativo alle emissioni nocive ed anche in questo campo l’idrogeno può dare una risposta importante.

PORTI

35 Sui porti si citano solo Genova e Trieste(per chi “ne mastica”, posso dire che hanno forse anche maggiore importanza Gioia Tauro e La Spezia, e quest’ultima non per campanilismo … ma perché è il porto meglio collegato ai terminal dell’interno con il treno!)

ISTRUZIONE

41 Potenziamento degli Istituti Tecnici Superiori (ITS) (qui piacerebbe anche a me aprire una discussione sulla mancanza di istituti che preparino a lavorare nel mondo della logistica e delle spedizioni internazionali!)

Insomma, quello che posso dire è che c’è una bella differenza tra queste disamine puntigliose fatte di proposte concrete e puntuali … e l’accozzaglia del documento presentato dal Presidente del Consiglio che è riuscito a mettere insieme il quadruplo delle pagine per riuscire a non dire niente!

Paolo Federici

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Thaon di Revel: chi era costui?

oggi inaugurano, a La Spezia, il ponte dedicato a Thaon di Revel.
E allora mi sono chiesto chi sia questo “personaggio”.
Cosa ho scoperto: che la famiglia dei Tahon di Revel è una famiglia antica e nobile, e moltissimi sono stati gli illustri personaggi appartenenti a tale casato.
In giro per l’Italia ci sono vie dedicate all’uno o all’altro membro della “famiglia”: si va da via Conte Ottavio Thaon Di Revel (a Torino) a via Paolo Thaon di Revel (a Vicenza, Genova, Pescara, Palermo … solo per indicare qualche capoluogo).
Poi ci sono delle generiche via Tahon di Revel che non si capisce bene se siano dedicate ad UN particolare membro oppure all’intera famiglia (come per la via Savoia di Roma, Sassari, Cagliari, Siracusa  … per intenderci).
Ad esempio a Milano la via Thaon di Revel NON specifica alcun nome.
Ecco dunque la domanda: il ponte di La Spezia è dedicato alla FAMIGLIA “Thaon di Revel” oppure ad UNO dei suoi membri (e nel caso, quale?)
Paolo Federici

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MEMORIE DI UN CAPITANO L.C. A 40 ANNI DAL DIPLOMA

ricevo dal mio amico Franco Magazzù questo intervento e sono ben lieto di pubblicarlo:

Sono trascorsi più di 40 anni da quando, allora quindicenni,  ci recavamo  presso la sede distaccata sul molo Garibaldi nel porto della Spezia per seguire le lezioni  o svolgervi le “attività marinaresche”.

Ricordo l’oleodotto di collegamento della raffineria “SHELL” (poi “IP”) con il terminale petrolifero posto in testata al suddetto molo e un operaio della raffineria che ci spiegava, con la massima naturalezza, che sotto l’oleodotto correva un canale completamente cementificato, lungo il quale scorreva dell’acqua che, in caso di perdite, avrebbe scongiurato pericolosi ristagni di infiammabili trasportando a mare gli idrocarburi. Raccontava di questo, come di una ottima soluzione per evitare pericolosi incendi. A quel tempo non si prestava eccessiva attenzione alla tutela dell’ambiente e men che mai a quella del mare, non si parlava di panne galleggianti a mare di contenimento, né tantomeno, di idonee attrezzature atte ad assorbire eventuali sversamenti di idrocarburi.

Data la pericolosità intrinseca del porto, connessa alla  movimentazione di merce con gru e mezzi di trasporto, (erano quelli i tempi della “Merce Varia” e delle “Rinfuse”) il percorso per raggiungere la sede portuale era, su disposizione del Preside dell’Istituto, quello più breve: dal varco del Canaletto.

Innanzi a quel varco si snodavano numerosi binari con i relativi scambi e spesso, una o due locomotive a vapore manovravano per i necessari cambi di destinazione della merce.

Questo incrociar di treni ci faceva gioco per accampare scuse ed arrivare tardi in aula, invocando, con eccessivo zelo, le necessarie precauzioni di sicurezza che sconsigliavano l’attraversamento dei binari durante le manovre dei convogli ferroviari.

L’edificio della sede scolastica portuale aveva il tetto a terrazza e durante la ricreazione eravamo soliti recarci su questo tetto, curiosi di assistere alle operazioni portuali di imbarco/sbarco merce da parte di certe piccole navi, che  si ormeggiavano alla sottostante banchina,  avendo trasportato una quarantina di scatoloni in ferro detti “Containers”.

Era il 1969 e qualche anno dopo l’Armatore Angelo COSTA, presidente di Confitarma, avrebbe dichiarato che non vedeva un grosso futuro per i containers che comportavano una significativa tara e, quando vuoti, dovevano essere riportati indietro per essere nuovamente riempiti. Il mutar dei tempi non gli avrebbe dato ragione.

Non ci rendevamo conto, da ragazzi spensierati, del progresso che avanzava e ci ritroviamo oggi, a distanza di 40 anni dall’anno del diploma, avendo assistito ad un radicale mutamento degli scenari marittimi, e brevemente ricordiamo:

–        i transatlantici di linea, soppiantati dall’aereo, sono scomparsi  sostituiti da un fiorente mercato croceristico;

–        I mari sono ora solcati da navi portacontainer da 14.000 Teu¹ ed in costruzione vi sono le “triple E² da 18.000;

–        nel campo delle navi cisterna per il trasporto di idrocarburi abbiamo visto la nascita delle VLCC (very large crude carrier), seguite dalle ULCC (Ultra large crude carrier), l’evoluzione delle quali, con un occhio all’ambiente e l’altro al portafoglio, ha portato a munire queste tipologie di navi di cisterne segregate per lo slop e di doppi scafi;

–        le chimichiere sono ora in grado di trasportare contemporaneamente due o più carichi incompatibili tra loro;

–        Istantaneamente, con il GPS, si può conoscere la posizione della nave con soli pochi metri di errore;

–        è scomparsa la figura del radiotelegrafista, professionalità dapprima minata dalle telescriventi e poi definitivamente soppiantata dai moderni sistemi di comunicazione satellitare a copertura mondiale;

–        Nel campo della preparazione professionale del personale di coperta e di macchina, con la promulgazione delle disposizioni discendenti dall’ STCW³, i mutamenti sono stati radicali;

–        Le navi, fortemente automatizzate, sono oggi armate con 18 persone di equipaggio a fronte delle 36 di una merce varia tradizionale di quarant’anni or sono;

–        la nostra  Marina Militare, per la prima volta possiede una vera portaerei con velivoli a decollo verticale;

–        La nostra Guardia Costiera è oggi dotata, oltre che di efficienti unità navali d’altura, di aerei ed elicotteri.

–        Tocca pure ricordare l’ attuale crisi economica con i suoi pesanti effetti sulla globalizzazione e sulla filiera logistica del trasporto marittimo, aggravata ulteriormente dal deleterio proliferare della piaga della pirateria marittima. Da ultimo, rammentiamo pure il disastro della “Costa Concordia” che tanta ombra ha gettato sulla professionalità della nostra Marineria.

Attraverso questi frangenti anche noi, della 5^ capitani anno 1972, del nautico “N. Sauro” della Spezia, abbiamo percorso un buon tratto di mare della nostra vita, con rotte tra le più diverse: chi è divenuto comandante di unità mercantili, chi ha intrapreso la carriera militare, chi impiegato e/o dirigente in importanti aziende private, chi addirittura, dopo un congruo periodo in marina mercantile, è divenuto un dirigente bancario.

D’altra parte, cos’è la navigazione se non “l’arte di condurre un mobile attraverso i campi delle vie non tracciate”, così, del pari, è anche la vita di ciascuno di noi, che con le rispettive esperienze, ci porta a divenire, nel firmamento della vita, unici ed irripetibili.

In un unico abbraccio, a testimonianza del nostro senso di appartenenza e della riconoscenza verso la nostra Scuola ed i suoi Insegnanti che ci hanno fornito, unitamente ad una solida preparazione, quei valori che hanno fatto di noi  uomini e cittadini,  parte sana della Nazione, nella certezza di essere stati esempio positivo e concreto per le generazioni a venire, concludiamo dicendo: VIVA LA MARINERIA ITALIANA.

La Spezia, 03 Luglio 2012      Franco MAGAZZU’

¹ TEU: unità di misura usata per contare i container movimentati in un porto, è l’acronimo di Twenty-feet Equivalent  Unit (Unità equivalente a un container da 20 piedi). Movimentare un container da 40′ equivale a  movimentare due TEUs.

² Triple E: dove le tre E stanno per “Economy of scale, Energy efficient and Environmentally improved”. Queste nuove portacontainer, dalle ragguardevoli dimensioni, lunghe quasi 400 metri e con pescaggi di oltre 17 metri, potranno tuttavia entrare solo in pochi porti al mondo.

³ STCW: convenzione internazionale adottata nel luglio 1978 dall’ IMO (International Maritime Organization, avente sede a Londra), raccoglie le norme relative agli Standard di Addestramento, Certificazione e Tenuta della Guardia (Standards of Training, Certification and Watchkeeping for Seafarers).

I corsi d’addestramento per i marittimi sono disciplinati da ciascun Paese membro dell’IMO sulla base dei Model Courses elaborati dall’ IMO stessa.

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contento te!

nella discussione con il consulente aziendale del quale ho raccontato in un mio precedente articolo, ho terminato scrivendo: “contento te”. Non l’avessi mai fatto! Ecco come è andato avanti lo scambio di mail (lo so, penserete che non abbia niente di meglio da fare, ma ogni tanto vale la pena di perdere tempo a disquisire del nulla!).

In CORSIVO i suoi interventi, ed in NERETTO i miei

Si dice “contento tu”, ignorante. Buona serata anche a te (in questo caso invece si usa l’accusativo “te”). Sai a quanti sedicenti imprenditori ho dovuto prima insegnare a leggere e a scrivere, prima di passare alla gestione d’impresa? No che non lo sai, ma tu saresti uno di quelli! (non continuare, una cosa giusta l’hai detta: non sei al mio livello, non puoi vincere nemmeno se bari). 😀

ma io non ho mai iniziato nessuna gara …!
🙂
Ho detto, e lo ribadisco, che non ho bisogno di consulenti aziendali.
Buona giornata

Beh, per forza… Con tutte le lezioni universitarie che fai, a che ti serve di un consulente aziendale? Chissà perché sei nella merda, allora?

ma chi ha mai detto di avere dei problemi?
🙂
Io NON lavoro con i soldi delle banche … (quindi se le banche tagliano i fidi … non mi tange), NON lavoro a credito (quindi non ho problemi con gli incassi),  soffro solo per la troppa burocrazia e per le troppe tasse.
E di questo mi lamento!
🙂

Si, infatti. Conosco il tuo settore. C’è un tizio con una motoApe che lavora più o meno come te: tende la mano prima di ogni trasloco. Ahahahah… DA MORIRE!!! Quindi tu NON lavori con le banche… Interessante! Un altro imprenditore del ciufolo che gioca a fare il bottegaio. E così ti chiamano all’Università, eh? Bene… E a cosa gli dici che serve un imprenditore? A mettere insieme i fattori della produzione che si trovano sul Mercato? E quali sono questi fattori? Risorse finanziarie, risorse umane e infrastrutture? mmmm… Sempre più interessante! E poi remuneri questi fattori? E come fai a remunerarli se i soldi ce li metti tu? Ahahahah… Che bestia che sei! Ma dove ti fanno fare lezione? Al Cottolengo?

vedo che hai sempre più tempo da perdere
Contento te
(Eh, sì … a Milano diciamo “contento te”)

A Milano siete ignoranti. Anche a Roma usano il condizionale al posto del congiuntivo… E sono ignoranti pure loro. L’ignoranza si vede dal fatto che non sapete di sbagliare. I “regionalismi” ai quali tu ti riferisci sono un’altra cosa e i dialetti un’altra ancora. Ma già… Quando a Palermo fioriva la Scuola Poetica Siciliana, in Lombardia cacciavate ancora i Mammuth con le pietre! E ora vai a fare le consegne, va’…

comunque si dice “contento te” (come “beato te”, “fortunato te” …etc)
🙂

Caro Paolo, sarò scortese, antipatico, borioso, insofferente e presuntuoso… ma non sono ignorante. Naturalmente, quando me ne viene data l’occasione, godo ad umiliare chi mi provoca.. Ma adesso mi sono stancato.
Ricordi? Ti avevo detto che con me non puoi vincere… Perché non mi credi?
“Beato te” e “fortunato te” sono “vocativi” e pertanto si deve usare la forma complementare, dove il SOGGETTO diventa chi parla (il quale esprime auspicio di beatitudine e di fortuna) e l’OGGETTO diventa la persona cui è rivolto l’augurio in questione, quindi “te” e non “tu”.
Mentre per “contento te”, la forma contratta si riferisce in realtà alla frase: “se tu sei contento”, e cioè chi parla si estranea dall’avere un ruolo nella frase stessa ed esprime un semplice parere. In questo caso, quindi, si dice “contento tu” (“tu” è soggetto) e non “contento te” (dove “te” è complemento oggetto, o accusativo come dicevano i latini).

contento te …!
🙂
Sinonimi di FELICE: allegro, aureo, beato, benedetto, brillante, contento, esultante, fausto, appagato, tripudiante, fortunato, grato, agognato, auspicato, gioioso, invidiabile, lieto, piacevole, positivo, propizio, prospero, provvidenziale, radioso, roseo, soddisfatto, sorridente, opportuno, pronto, vivo, gaio, su di giri, pago, giubilante, raggiante, buono, utile, fertile, fecondo, su di tono, giulivo, azzeccato
Felice te, soddisfatto te, beato te, benedetto te, fortunato te, CONTENTO TE … sono dunque “SINONIMI”
su GOOGLE “contento te” da 118.000 risultati mentre “contento tu” ne da 178.000
Questo significa che nell’uso comune sono usati entrambi

UN’ULTIMA COSA… NON SPERARE DI FARTI UNA CULTURA SU INTERNET! SEI RIDICOLO NEL TUO TENTATIVO DI DISTRICARTI CON L’ITALIANO… SECONDO ME FAI UNA FIGURA MIGLIORE AD ESPRIMERTI IN DIALETTO, DA QUEL PECORONE BUZZURRO CHE SEI…
HAI MAI SENTITO PARLARE DEI LIBRI DI “GRAMMATICA”???
AHAHAHAH….. CAPRA, CAPRA, CAPRA!!!!

http://www.sapere.it/sapere/dizionari/dizionari/Italiano/T/TE/te1.html
ovviamente, nemmeno Garzanti linguistica conosce la grammatica!
Nota d’uso: Il pronome personale di seconda persona te non viene usato in funzione di soggetto (al posto di tu) se non in espressioni particolari (io e te, contento te, contenti tutti); al di fuori di queste, l’uso di te come soggetto appartiene a usi colloquiali (ehi, te, vieni qui!) e non è adatto a un italiano controllato.

Continua pure a cercare di imparare qualcosa, ma ti sconsiglio ti tentare di farti la cultura che non hai su internet. Se a scuola non hai studiato, adesso sono cazzi tuoi…
Mi hai stancato, sei troppo capra.

è bello sapere che c’è qualcuno (come te) che vive di certezze, ma è incapace di dimostrare di avere ragione. Io ti ho portato la GARZANTI. Tu chi mi porti?
🙂
Sostieni di avere ragione? Dimostralo!
O sei solo capace di ingiuriare … e basta.
Ci sono troppi detentori della verità in giro. Però poi, di fronte all’evidenza, mettono sempre in pratica il sistema Schopenhauer.
Ma con me non attacca. Purtroppo.
Anche i libri di scuola … sbagliano?
http://it.scribd.com/doc/21725755/ConoscereL-Italiano-SalmoiraghiLinguistica


🙂
due a zero …!

Ma che due a zero! Sei una capra tibetana! E insisti pure…

Enciclopedia Garzanti + Federici + Grammatica Italiana Salmoiraghi dicono che ho ragione io. Tu che “argomenti” porti a tuo vantaggio? Solo la tua supponenza? E insisti pure … contento te!

“te” e’ accusativo. “Tu” e’ nominativo. Poi ci sono il genitivo, il dativo, il vocativo e l’ablativo. Ma questo vale per chi ha fatto il liceo, non le scuole da falegname che hai fatto tu, dove il latino era il lato piccolo dell’armadio! Sei e resti un capra, rassegnati. [:-)]

perchè lo dici a me? Scrivi a Garzanti ad alla prof. Salmoiraghi, no!?
An, magari non lo sai ma, nella lingua italiana, ci sono anche le eccezioni!

Certo che lo so. Ci sono le eccezioni anche tra gli umani… E tu ne sei la prova. Te l’ho già detto: non accrescerai la tua cultura scartabellando le pubblicazioni su internet, come non diventerai mai uno scienziato anche se guardi 1.000.000 di documentari! La grammatica italiana non e’ opinabile: la si conosce oppure no. E tu… NO. Fattene una ragione.
A proposito… “perché” si scrive con l’accento acuto, non con quello grave ( o “ottuso”, come qualcuno di mia conoscenza). L’accento grave si usa in altri lemmi, cioè parole, cioè parole come “cioè”.
Mi sa che non ci hai capito niente, “perché” non puoi capire niente… “cioè”, sei una capra! [:-)]

lo so come si scrive “perché” solo che con l’I-pad ho dei problemi di digitazione. Pensa che me l’aveva anche segnalato, l’errore! Ma sai qual è il mio motto? La migliore soddisfazione è sbagliare apposta per dare agli altri, correggendoti, la sensazione di esserti superiore.
Che la grammatica non sia opinabile sono d’accordo, infatti “contento te” è e rimane un modo giusto di dire!
Checché ne pensi un certo Francesco Caputo.

Va bene, in fondo siamo in democrazia.

chissà se la storia andrà ancora avanti!

Paolo Federici

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Trasporti & Logistica: i nuovi istituti superiori …!

sono anni, per non dire decenni, per non parlare di secoli … che il nostro settore (TRASPORTI & SPEDIZIONI) vive senza che esistano scuole per insegnare, alle nuove generazioni, questo “vecchio” lavoro.
Salvo poche eccezioni dovute, per lo più, alla pazienza di qualche “addetto ai lavori” (mi viene in mente la Scuola Nazionale dei Trasporti della Spezia, nata nel 1991 per iniziativa della Camera di Commercio locale … oppure il C-LOG, che è il Centro di Ricerca dell’Università Carlo Cattaneo – LIUC sulle tematiche inerenti il mondo della Logistica e dei Trasporti) la carenza permane.
Una delle iniziative della nuova riforma della scuola (voluta dal Ministro Gelmini) è quella che ha inserito, tra i nuovi istituti superiori, anche quello dedicato a TRASPORTO E LOGISTICA.
Le speranze erano tante (io stesso mi sono dato da fare per realizzare un libro di testo, dedicato al TRASPORTO, soprattutto MARITTIMO) perché finalmente sembrava arrivato il momento di trovare una connessione tra SCUOLA e LAVORO, anche per il nostro settore, così importante seppur bistrattato.
Il mondo del TRASPORTO, tutto, si è mosso per suggerire le tematiche, per indicare le linee, per elencare gli argomenti … tanto è vero che lo stesso PROPELLER CLUB, pochi mesi fa, ha organizzato un importante convegno sul tema.
A quel convegno sono seguiti articoli sulla stampa specializzata, contributi delle associazioni di categoria, finanche “elenchi” partoriti dall’esperienza di chi, in quel mondo, vive e lavora da sempre.
Negli ultimi giorni, finalmente, è uscito il PROGRAMMA (stilato dal Ministero dell’Istruzione) con il dettaglio delle ore e delle materie che dovranno essere studiate da chi intende prepararsi per entrare nel NOSTRO mondo (quello, ripeto, dei TRASPORTI, delle SPEDIZIONI e della LOGISTICA).
Me lo sono letto attentamente ed una cosa è chiara: non si parla proprio nè di TRASPORTI nè di SPEDIZIONI, nè di via MARE nè di via AEREA, nè di CAMION nè di TRENI.
E’ tutto incentrato sulla sola LOGISTICA e chi frequenterà quegli istituti imparerà, forse, a gestire un magazzino (ed a guidare un “muletto”).
Quindi siamo daccapo.
Per imparare a fare lo SPEDIZIONIERE … bisogna aspettare la prossima riforma.
Ma noi non ci saremo.
Paolo

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il DURC: utilissimo per non pagare!

Liberamentela scuola Sabin di Segrate per il secondo anno consecutivo ha realizzato il “libro” della scuola, da vendere per realizzare un guadagno a favore della scuola stessa (per aiutarla nelle sue necessità finanziarie anche visto i continui tagli che vengono applicati dall’alto).
L’accordo con l’editore prevede una commissione per la scuola del 50 per cento rispetto al prezzo di copertina (cioè per ogni due copie acquistate, ne sarebbe stata pagata solo una).
La scuola, rivendendo i libri, avrebbe così avuto un guadagno netto del 50 per cento.
Uno “sponsor” ha acquistato (e poi consegnato alla scuola) 150 copie così che alla scuola ne sono arrivate “gratis” ben 300 copie: l’intero incasso della vendita delle 300 copie è dunque rimasto alla scuola stessa.
Il “Comune” di Segrate (come già aveva fatto lo scorso anno!) si è impegnato ad acquistarne altre 30 copie.
Pertanto l’editore ne ha stampate altre 60 copie, 30 per il Comune e 30 donate “gratis” alla scuola per essere rivendute.
Il problema nasce quando l’editore reclama, al Comune di Segrate, il pagamento (si tratta di ben 480 euro! sic!).
A maggio (dopo che il Sindaco si era impegnato ufficialmente per l’acquisto delle trenta copie, durante la presentazione del libro) mi preoccupo di formalizzare l’operazione, facendo da tramite tra il Comune e l’Editore.
L’ufficio cultura del Comune conferma l’ordine. L’editore stampa le 60 copie ed emette la fattura per le 30 copie da consegnare al Comune (intanto altre 30 vengono consegnate alla scuola che può così metterle in vendita fin da subito).
Tutto quanto sopra si svolge a maggio.
Considerato che lo scorso anno il pagamento era stato fatto nel giro di un paio di mesi, arriva settembre ma ancora del pagamento non c’è traccia.
Chiamo il Comune di Segrate per sapere a che punto sia la “pratica” e mi dicono che hanno bisogno della copia della fattura. Anche se gli era già stata mandata a maggio. Per cui intervengo con l’editore e gliela faccio rimandare.
Poi chiamo per accertarmi che l’abbiano ricevuta e mi dicono che è tutto a posto e che il pagamento verrà fatto … a breve.
Passano altri due mesi. Ma del pagamento, ancora niente.
Chiedo lumi ed ecco la novità: “il pagamento non è ancora stato effettuato perché, nonostante le nostre richieste, la casa editrice non ha voluto fornire il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva ) necessario per legge (come da comunicazione in calce) e non sono nemmeno stati forniti i dati richiesti perché potessimo noi procedere con la domanda del documento attraverso il sito dell’INPS (si veda l’allegato).”
Il DURC! Ma lo sapete voi cosa sia il DURC?
Cerco di spiegarglielo io, scrivendo: “cari signori, il DURC serve per gli appalti. Qui si tratta di un ordine d’acquisto di 30 libri, per il quale è stata emessa regolare fattura. L’ultima volta che ci eravamo sentiti mi avevate detto che avreste provveduto al pagamento non appena aveste ricevuto la fattura. La fattura (che già vi era stata mandata a maggio) ve l’ho rimandata subito, quindi avreste dovuto pagare e buonanotte. Adesso se non volete pagare ditelo. Che poi il Sindaco si faccia bello … alle presentazioni dei libri, dicendo al pubblico in sala che il Comune contribuirà al progetto acquistando 30 copie del libro e poi si arrampichi sugli specchi per non pagare, la dice lunga sulla serietà di codesta amministrazione. La prossima volta gli chiederò di mettere mano al portafogli e “cacciare” fuori i quattrini “in diretta”, davanti al pubblico, altrimenti che la smetta di fare promesse che poi non intende mantenere. Se domani andate ad acquistare 30 libri alla libreria Mondadori, gli chiedete il DURC? Ma mi faccia il piacere (come diceva Totò). Conto ricevere COPIA DEL PAGAMENTO entro sette giorni da oggi. Altrimenti provvederò a dare il massimo risalto sulla stampa al comportamento scorretto della vostra amministrazione. Mi sono proprio stufato dei politici, del politichese e della vostra insulsa burocrazia”
e loro contro-rispondono:
“Buongiorno Signor Federci,
per mero scrupolo mi sono rivolta alla Dirigente della Ragioneria che conferma la necessità di fornire il DURC per tutti gli importi superiori a € 100,00, indipendentemente dal tipo di prestazione eseguita.
L’unica alternativa possibile è la produzione di un’autocertificazione nella quale siano attestate le motivazioni in base alle quali il documento richiesto non è producibile. Volesse fare delle verifiche, La invito a recarsi presso i nostri uffici dove Le potremo mostrare DURC di ogni tipo di azienda.
Colgo l’occasione per pogerLe i miei più cordiali saluti.”
e allora mi arrabbio per davvero
“cara dottoressa, il fatto che voi “arbitrariamente” decidiate di chiedere un documento SENZA AVERNE DIRITTO … non giustifica il fatto che NON paghiate una FATTURA relativa ad un ordine di LIBRI (ripeto, qui non c’è nessun appalto in ballo!). Comunque visto che i vostri 30 libri sono stati stampati e (come d’accordo) “altri” 30 sono già stati donati (da tempo) alla scuola, vorrà dire che sistemerò IO la questione con l’editore. Resta il fatto che sarà mia cura “informare” che il Comune di Segrate ORDINA 30 LIBRI (il cui scopo è aiutare la scuola) e poi NON LI PAGA. Mi dispiace solo di avervi così INCAUTAMENTE gratificato della mia fiducia. Ma non succederà più. E la PROSSIMA VOLTA che il Sindaco “pubblicamente” si impegna ad acquistare il libro della scuola, sarà mia cura altrettanto pubblicamente SMENTIRLO. Comunque complimenti: come SCUSA per non pagare non potevate inventarvi di meglio!”
Beh, a questo punto … giudicate voi!
Paolo Federici

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vendetta, tremenda vendetta!

ce l’abbiamo fatta: abbiamo superato la Slovacchia, quella che ci aveva ostruito la strada verso la vittoria, fermando la nostra corsa durante l’ultimo mondiale.
Loro si erano dimostrati più bravi di noi con i piedi, ma adesso siamo noi più bravi di loro, con il cervello.
Sì, secondo l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione economica e lo Sviluppo), la scuola italiana è migliore di quella della Slovacchia.
Altro che palle (nel senso di “calcio”), qui si parla di cultura, di futuro, di educazione, di investimenti.
E noi siamo (ebbene sì!) trentesimi (su trentuno paesi al mondo che entrano nella speciale classifica OCSE).
Peggio di noi (solo) la perfida Slovacchia.
Certo, siccome la matematica ormai è un’opinione, ribaltando la classifica saremmo secondi.
Però se ci impegniamo ancora un pochino, sono sicuro che raggiungeremo la vetta (o il fondo, che dir si voglia)
Paolo Federici

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La famiglia e l’azienda

la famiglia è quel gruppo di persone che cerca di aiutarsi a vicenda. Un padre di cinque figli cercherà di garantire a tutti cinque lo stesso trattamento, lo stesso “tenore di vita”, distribuendo equamente quanto sia nelle sue possibilità. Cercando di fare in modo che tutti cinque i suoi figli raggiungano l’autonomia e possano “volare” con le proprie ali. Ma senza mai abbandonarli al loro destino, senza mai disinteressarsi di loro.
L’azienda è quel gruppo di persone il cui scopo è far “arricchire” chi ne è proprietario. Un titolare di azienda si preoccuperà prima di tutti di fare i “suoi” conti e se per risolvere i suoi problemi deve licenziare, tagliare, ridurre i posti di lavoro, questo rientra nella normale ottica aziendale. A chi resta a casa … ci penserà qualcun altro.
A questo punto dobbiamo domandarci se lo Stato debba essere azienda o famiglia, se debba preoccuparsi di tutti i suoi figli oppure no. Se debba “costruire” posti di lavoro per tutti, oppure “tagliare” a destra e manca. Se debba garantire un tenore di vita soddisfacente per tutti, oppure debba far vivere centinaia di migliaia di persone nel precariato, abbandonandole a se stesse non appena vuole inseguire fantomatiche questioni contabili.
La decisione di “tagliare” migliaia di posti di lavoro per “ridurre” i costi dello Stato-Azienda indicano chiaramente quale scelta sia stata fatta.
A quegli “italiani” licenziati, tagliati, abbandonati … ci penserà qualcun altro!
Magari quella struttura che sempre più si sta sostituendo allo Stato.
Così lo Stato riesce a “perdere” due piccioni con una fava: abbandona al loro destino lavoratori incolpevoli e regala forze lavoro fresche alle organizzazioni criminali.
D’altronde se nessuna azienda “regolare” potrà assorbire gli esuberi statali, dove potranno andare a lavorare quei poveri cristi?
Così aumenterà il lavoro nero, si incrementerà l’evasione fiscale, si aggraverà la “crisi” e lo Stato saprà solo proporre, domani, nuovi tagli, in una spirale senza fine.
Meditate gente, meditate.
Paolo Federici

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mandare i figli all’estero!

da qualche anno mio figlio (che oggi ha 13 anni!) passa un paio di settimane in Inghilterra per una vacanza-studio.
Quando ha iniziato (sette/otto anni fa!) era necessario preparare un documento (il cosiddetto “affido”) da far vidimare in Questura.
Entrambi i genitori dovevano compilare un modulo, indicare il nome dell’accompagnatore e sottoscrivere l’autorizzazione.
Procedura che terminava al raggiungimento dei 10 anni di età.
Negli ultimi due anni, infatti, è sempre partito con il suo passaporto e senza bisogno di altre pratiche burocratiche.
Quest’anno … qualcuno mi mette la pulce nell’orecchio: sembra che sia nuovamente necessario fare le pratiche per l’affido (l’età è stata innalzata a 15 anni).
Chiediamo all’agenzia di viaggi e non ne sanno niente.
L’organizzazione internazionale che cura la vacanza-studio non ne sa niente.
Però la “pulce nell’orecchio” arriva anche da un altro genitore.
Ri-verifichiamo il tutto: pare che l’età sia stata innalzata a 15 anni, ma solo per alcuni paesi (ad esempio la Slovenia) ma non serve per l’Inghilterra.
Chiamiamo Linate e ci confermano che NON serve “l’affido”.
Chiamiamo Malpensa e ci spiegano che una nuova norma entrata in vigore il 25 novembre 2009 ha esteso il limite d’età per “l’affido” ai 15 anni.
E così via di corsa in Questura.
In Questura confermano la necessità della compilazione del documento … al quale va allegata la fotocopia dei documenti dei genitori.
Ci presentiamo in Questura e, dopo aver fatto la coda, scopriamo che la fotocopia deve essere in duplice copia e ci vuole anche la fotocopia del passaporto del ragazzo.
In Questura NON possono fare fotocopie (siamo al risparmio, no?) così bisogna uscire, andare in cerca di un negozio attrezzato, tornare, rifare la coda e dunque l’iter è completo.
L’autorizzazione però NON ce la rilasciano subito, bisogna tornare dopo una settimana, rifare la coda e finalmente avremo l’agognato documento.
Faccio qualche considerazione, terminando con una domanda, voi “pensate” alla risposta:
– sono solo io a NON sapere che la legge è cambiata?
– elevare il limite da 10 a 15 anni significa aumentare (e di molto!) il lavoro per le Questure. Che, contestualmente, vivono il taglio dei posti.
– non dotare la Questura di una fotocopiatrice, comporta (per gli utenti!) un andare avanti e indietro assurdo, con il risultato di dover fare la coda tre volte.
Ma davvero (chiedo la Ministro Calderoli, quello che doveva semplificare!) abbiamo bisogno di tutta questa burocrazia?
Paolo Federici

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Nibor Dooh

togliere ai poveri per dare ai ricchi
Mi sono trovato a discutere di “numeri” e, avendo studiato matematica al Liceo Scientifico, ho sempre ritenuto che i numeri siano “indiscutibili”, nel senso che due più due “dovrebbe” fare sempre quattro, qualsiasi ideologia politica si intenda abbracciare.
Avrete già capito che Nibor Dooh non è altro che Robin Hood a rovescio.
E allora lasciatemi spiegare.
Partiamo dalla Costituzione che all’art. 33 recita:
“Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.”
Quindi se qualcuno vuole aprire delle scuole private è libero di farlo. Non è invece consentito alla Stato di dare dei contributi a quelle stesse scuole private.
Anche perché quello che si da alla scuola privata (con la scusa che così facendo si “aiuta” anche il “povero” che volesse iscrivere il figlio alla privata!) va solo a beneficio dei ricchi (perché se una retta costa 5.000 euro, non è che “contribuendo” con 1.000 euro si permette al “povero” di far frequentare al figlio quella scuola. Al massimo si fanno risparmiare 1.000 euro al ricco che non ha certo problemi a spenderne 5.000 anziché 4.000!)
Allargando il discorso è lo stesso problema dell’ICI: togliere l’ICI a chi pagava MENO di 300 euro era un modo per aiutare “i poveri” (ed è quello che aveva fatto il governo precedente). Togliere l’ICI a tutti … ha solo favorito i ricchi (visto che i “poveri” erano già esentati!)
Quindi già con questi primi due “punti” della discussione, abbiamo chiarito che lo Stato sta dando soldi (e tanti) ai ricchi che possono permettersi la scuola privata ed ai ricchi che hanno case grandi per le quali l’ICI sarebbe superiore ai 300 euro.
Facendo credere di aiutare i poveri, mentre così non è.
E adesso veniamo ai numeri. La “scuola” pubblica costa allo Stato (mi dicono) circa 70 miliardi di euro all’anno. Tremonti ha deciso che questo costo è troppo alto e quindi ha incaricato la Gelmini di “tagliare” le spese di almeno il 10 per cento. E la Gelmini taglia 8 miliardi.
Come si fa a tagliare?
Riducendo le spese. Siccome la spese sono fatte per oltre il 90 per cento di stipendi, tagliare le spese vuol dire tagliare il numero degli stipendi da pagare, quindi “lasciare a casa” il 15 per cento degli insegnanti (la Gelmini prevede 134.000 insegnanti in meno, in tre anni).
Ottenendo così due risultati: gravando la scuola pubblica di inefficienza (perché se mettiamo 85 persone a fare un lavoro che facevano in 100, è chiaro che il lavoro sarà “incompleto” rispetto a prima) e, contemporaneamente, aumentando il numero dei disoccupati, quindi del disagio sociale, quindi dei problemi legati alla mancanza di lavoro.
Considerare lo Stato come un’azienda dove, per aumentare il profitto, si tagliano i costi è il modo più sbagliato di gestire il bene comune.
Perché un’azienda può anche NON preoccuparsi dei problemi che andrà a creare a chi i tagli li subisce (leggi: al “personale licenziato”), ma uno STATO deve preoccuparsi di tutti i suoi figli, sempre e comunque.
Un titolare d’azienda può anche decidere di licenziare per il bene dell’azienda. Un padre di famiglia mai e poi mai penserà di mettere in strada i propri figli.
Lo Stato dunque dovrebbe ragionare come una grande famiglia. Purtroppo ragiona come una grande azienda.
Se poi calcoliamo che il contributo alla scuola pubblica è di circa 1 miliardo di euro (basta moltiplicare mille euro cadauno per ognuno del milione di studenti iscritti alle “private”) ed il taglio dell’ICI ai ricchi ha comportato un “minus” di 3,6 miliardi di euro per le casse dello Stato, ecco che oltre metà dei tagli gelminiani si potrebbero comunque evitare facendo restituire ai ricchi il “maltolto”.
Insomma, comunque la si giri, la storia non cambia: si sta uccidendo la scuola pubblica per “favorire” la privata (frequentata solo dai ricchi) aiutando le famiglie (dei ricchi) non solo con contributi statali ma anche con l’esclusione dal pagamento dell’ICI.
E questa è matematica elementare.
Paolo Federici

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