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Una storia kafkiana

leggo sul Corriere (nella rubrica di Beppe Severgnini) una storia allucinante:

Mio marito ed io risiediamo a Londra dal gennaio 1977. Siamo medici, arrivati in UK a 30 anni. Il sistema accademico inglese ci ha permesso di diventare full professors a 46 anni. Paghiamo tasse sia a Sua Maestà che alla Repubblica Italiana. Da agosto siamo in isolamento per la pandemia nella nostra casa italiana, con l’impossibilità di tornare in Gran Bretagna, data l’età ed il fatto che io ho una malattia cronica che mi rende extremely vulnerable, come i numerosi messaggi dall’NHS e dal ministro della sanità Matt Hancock, nonché mio marito, Professor of Immunology, mi ricordano con regolare frequenza. Da agosto il nostro General Practitioner ed il nostro Chemist ci prescrivono ed inviano le nostre medicine, compreso un anti-tumorale. L’ultimo invio, effettuato il 3 marzo 2021, è bloccato alla dogana italiana con questo avviso: L’autorità doganale blocca la merce in seguito al divieto di acquisto di medicinali online, fatta eccezione per quelli cosiddetti da banco… Tali spedizioni vengono in prima istanza sottoposte a vista scanner e fermo cautelare, successivamente viene effettuata visita merce e infine disposto il sequestro. Come iscritti all’AIRE non abbiamo diritto ad un medico di base in Italia. Siamo in possesso di una regolare prescrizione del nostro General Practitioner e i medicinali sono inviati dalla nostra farmacia inglese. Pensando ad un equivoco, da una settimana cerchiamo di parlare con i responsabili di Poste Italiane e della Dogana senza risultato. Ed intanto la nostra scorta di medicine diminuisce. Dopo oltre 40 anni di Inghilterra, siamo abituati al rispetto del cittadino ed a una rapida soluzione dei problemi. Che sia tutta colpa della Brexit? Che sia colpa della cronica inefficienza italiana? Questa evenienza è forse più probabile: mentre Londra ci invitava a fare il vaccino anti-influenzale l’11 settembre 2020, alla farmacia lombarda a cui lo abbiamo ordinato non è ancora arrivato…
firmato: Giorgina Mieli-Vergani

Il Beppe nazionale risponde così:

Gentile signora Mieli-Vergani, grazie della lettera e della franchezza. Mi dispiace per quanto vi sta succedendo, e spero che la pubblicazione su un forum del “Corriere” possa essere utile. Ho segnalato la cosa anche ai colleghi in cronaca.
E’ vero, purtroppo. In Italia ci sono i complicatori di professione – quasi sempre perché complicare conferisce loro un piccolo potere, oppure evita possibili grane – ma ci sono anche persone che si mettono di buona volontà e risolvono le situazioni ingarbugliate. La presenza di queste ultime non sarebbe necessaria, se non ci fossero le prime.
Credo e spero che i vostri medicinali arriveranno presto. Ci tenga informati.

Siccome io mi occupo di trasporti internazionali e di dogane, mi prendo a cuore la questione. Contatto la signora, mi faccio mandare la documentazione e poi vado in dogana (a Linate) e parlo con l’ufficiale sanitario, quindi mando un report alla dott.ssa Mieli-Vergani:

Gent.ma dott.ssa Mieli-Vergani
Questa mattina sono andato a Linate all’ufficio sanitario
Mi hanno detto che a loro la vostra spedizione ancora non risulta (in pratica funziona così: POSTE ITALIANE decide in autonomia se effettuare lo sdoganamento – nel qual caso deve avere il benestare dell’ufficio sanitario – oppure no. Pare che al momento POSTE ITALIANE abbia deciso per il sequestro ed il verbale da parte della dogana)
Allora sono passato all’ufficio doganale.
Mi hanno detto quanto ho indicato sopra: POSTE ITALIANE decide in autonomia se effettuare lo sdoganamento – nel qual caso deve avere il benestare dell’ufficio sanitario – oppure no. Pare che al momento POSTE ITALIANE abbia deciso per il sequestro ed il verbale da parte della dogana.
L’operatore di POSTE ITALIANE, in pratica, ha la delega della Dogana ad agire in autonomia
Quindi si rende necessario parlare con POSTE ITALIANE.
Ho già provato parecchie volte a chiamare il numero verde 803160 ma dopo alcuni messaggi (premi 1, premi 2 … etc) una voce suadente dice: “siamo spiacenti, tutti i nostro operatori son occupati, Si prega di richiamare più tardi!”
Ho anche provato a parlare con il direttore dell’ufficio sanitario al numero riportato sul sito web ma non risponde nessuno.
Sono veramente dispiaciuto.
Diciamo che c’è una speranza: che POSTE ITALIANE abbia ricevuto la documentazione che gli avete mandato ed abbia deciso di procedere con lo sdoganamento
All’ufficio sanitario mi hanno assicurato che se dovesse arrivare da loro la richiesta di benestare, lo daranno!
Intanto ho parlato con un gentilissimo signore (Giuseppe) che ha preso nota tutto ed ha aperto DUE nuovi ticket
800 (–) 740 ticket (per la RN (–) 245GB)
800 (–) 745 ticket (per la RN (–) 231GB)
Segnalando tutto quanto ed indicando l’urgenza.
Per cui a breve dovrebbe arrivarvi la mail con lo sblocco.
Per velocizzare ulteriormente la situazione, consiglia di inviare LA STESSA MAIL con tutta la documentazione che avete già mandato anche a questo altro indirizzo mail: assistenzaclientifermivm@posteitaliane.it
Comunque il pacco è ancora fermo al deposito doganale di ROSERIO e speriamo che dopo l’intervento di Giuseppe si possa arrivare alla soluzione
Buona serata,

solo che le poste rispondono con lo stesso identico messaggio iniziale (quello del 16 marzo) informando che la merce è bloccata in Dogana.

Allora richiamo il numero del call center della dogana 800 083 083 e poi relazioni la signora Giorgina:

Ho parlato con Sara, ho chiesto di parlare con qualcuno che sia in grado di dare una risposta, ma mi è stato detto che la spedizione è ferma e non c’è niente da fare.
Adesso provo un’ultima via: parlo con il dichiarante doganale di Poste Italiane (che io conosco) e vediamo.
Una soluzione ci deve essere.

Chiamo il dichiarante doganale di Poste Italiane e parlo con il titolare (mio vecchio amico!). Lui si da da fare e mi scrive:

ho parlato con il responsabile delle POSTE a Linate, si sta informando di dove sono i pacchi, probabilmente sono a Roserio. Mi farà sapere.
Purtroppo stanno fermando tutte le medicine che arrivano dall’estero e sono tante.
Appena avrò notizie ti farò sapere. Vedrai che ne verremo a capo.
Ciao e tanti auguri.

Passano altri due giorni … i pacchi vengono spostati da Roserio a Linate.

Ma la dott.ssa (–) che ha mansioni di funzionario sanitario, non rilascia il nulla osta perché … “ci vuole la ricetta del medico”

Vorrei spiegarle in Gran Bretagna le medicine che vengono prese regolarmente, vengono richieste ogni tre mesi al proprio medico di base (General Practitioner) tramite NHS Patient Access, un sito internet dedicato (https://www.patientaccess.com/ ) e se il medico approva la richiesta la ricetta online va direttamente alla farmacia che dispaccia le medicine.
Le mando in allegato la prova che il medico ha approvato le medicine sia per Diego Vergani che per Giorgina Vergani.
Ovviamente il documento è in inglese.
Allego anche l’indirizzo della farmacia nominata per rilasciare le medicine.
Sarebbe più facile se si potesse parlare con qualcuno e spiegare a voce … ma questo è impossibile (Meucci si rivolterà nella tomba, vista la completa inutilità della sua invenzione!)

Le scrivo una mail, due mail, tre mail … e mi metto in attesa.

Riesco a parlare con (–) (di Poste Italiane)
(dopo che ho provato a chiamare per tutto il pomeriggio di ieri, finalmente stamane mi ha risposto)
Eh beh … lei lavora mezza giornata, quindi al pomeriggio nessuno risponde al suo numero
Comunque mi ha confermato che hanno passato tutti i documenti alla dott.ssa (–) (USMAF Linate) e spera per oggi di avere l’autorizzazione alla consegna

Le ho detto che stiamo preparando un articolo per il Corriere “contro” le Poste e lei ha candidamente detto che la Poste non hanno colpa perché è la Sanità che blocca tutto

Eh no, cara ragazza, la colpa è anche e soprattutto delle Poste perché i colli sono arrivati in Italia il 10 di marzo e voi (Poste Italiane) li avete portati al controllo sanitario solo l’ 8 aprile

Mi ha suggerito di chiamare la solita dott.ssa (–) della Sanità di Linate al numero (–).
Peccato che io stia provando a chiamare continuamente quel numero e non risponda mai nessuno.

Comunque, la ragazza ha promesso di richiamarmi appena la dott.ssa (–) firma per il rilascio.

Finalmente qualcuno risponde al numero della Sanità di Linate e mi promette di sollecitare la dott.ssa (–).

La sig.ra Mieli riesce a trovare la dott.ssa della sanità (via Linkedin, ah i social!) e finalmente riesce a parlarle, così finalmente viene dato il benestare alla consegna.

La Dr.ssa dell’USMAF, una volta raggiunta, è stata gentilissima ed ha smosso la situazione. Peccato che sia stata coinvolta da Poste Italiane solo l’8 Aprile e solo perché qualcuno si è dato così tanto da fare!

Il pacco è stato consegnato il 16 aprile: insomma, 24 ore per fare Londra-Milano e più di 40 giorni per fare Milano-Como.

Paolo Federici

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Moriremo di … burocrazia.

è sempre in forza l’UCAS: Ufficio Complicazioni Affari Semplici!

Torno a parlarvi delle importazioni di mascherine!

fino a pochi giorni fa:
1) azienda cinese vende 1.000.000 di mascherine a distributore italiano
2) distributore italiano provvede allo sdoganamento ed al pagamento dei diritti doganali
3) distributore italiano vende a 50 diversi compratori (ospedali, farmacie, asl, centri anziani, fabbriche, uffici ….)
4) ed il cerchio si chiude con una unica operazione doganale ed un unico versamento dei diritti doganali

prima modifica
1) azienda cinese vende 1.000.000 di mascherine a distributore italiano
2) distributore italiano provvede allo sdoganamento ed al pagamento dei diritti doganali e tra i documenti deve presentare l’elenco dei suoi 50 compratori
3) distributore italiano vende a 50 diversi compratori (ospedali, farmacie, asl, centri anziani, fabbriche, uffici ….)
4) ed il cerchio si chiude con una unica operazione doganale ed un unico versamento dei diritti doganali (ma con una prima complicazione “burocratica”)

con le nuove regole:
1) azienda cinese vende 1.000.000 di mascherine a distributore italiano
2) distributore italiano vende a 50 diversi compratori (ospedali, farmacie, asl, centri anziani, fabbriche, uffici ….) ma
3) l’onere dello sdganamento spetta ad ogni singolo compratore, quindi vanno fatte 50 diverse operazioni doganali, 50 diversi versamenti dei diritti, 50 diverse documentazioni, attestazioni, autocertificazioni per ognuno dei 50 compratori

solo a me sembra una inutile complicazione delle procedure burocratiche?

(p.s.: come sanno i miei lettori, noi gestiamo “trasporti”. Un mio cliente che da sempre importa mascherine ed altre attrezzature medicali, cuffiette, soprascarpe, abiti ospedalieri, ha semplicemente cambiato il modo di trasporto da via mare in container a via aerea, vista l’urgenza. Lui acquista, finanziando l’operazione, e poi rivende, facendosi pagare quando effettivamente consegna. Leggo sul Corriere che la regione Lazio ha affidato un appalto a qualcuno che non solo non finanzia l’operazione, chiedendo quindi di essere pagato anticipatamente, ma poi scappa con la cassa. Morale della favola: chi prende i soldi e non ottempera all’obbligo di fornire il materiale è “preferito” dalle Regioni appaltatrici. Chi invece usa i suoi soldi per finanziare l’operazione, si vede confiscare la merce all’arrivo in Italia! Mala tempora currunt)

(pp.ss.: intanto gli sdoganamenti – quando va bene e la merce non subisce la confisca! – subiscono ritardi enormi! Gli ospedali e le farmacie continuano a chiamarci per sapere quando consegneremo le loro mascherine. La cosa tragica è che non siamo in grado di dare una risposta!)

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Sono arrivate …

le prime 50.000 mascherine (con il trasporto gestito da noi!) sono arrivate (via aerea, dalla Cina!). E stiamo coordinando la spedizione di altre … 1.000.000!

Nel nostro piccolo, qualcosa facciamo anche noi. D’altronde il trasporto è il nostro mestiere, e poi “All You Need Is Fortune!

Paolo Federici

(the first order of 50.000 surgical masks – whose transport has been arranged by us – arriving from China have been custom cleared and delivered to two Italian hospitals already. Other 1.000.000 masks will be handled by us again (by airfreight) in the next few days. In this very special period we are anyway doing our job, transporting what is the real need for the time being!)

 

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Italy is back …

stiamo tornando!
Grazie soprattutto a chi continua a credere in noi.

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Corsi e ricorsi storici

già una volta era scoppiata la fobia della bistecca: era il tempo della “mucca pazza” e per mangiarsi una bella fiorentina bisognava intrufolarsi in qualche ristorante “carbonaro”, mantenendo la segretezza.
Poi è arrivata la paura nei confronti di polli e galline (l’aviaria, ricordate?): il risultato era stato un drastico calo del costo della carne di pollo ed un sacco di aziende in crisi.
In quel periodo mi abbuffavo di pollame, visto che il risparmio nell’acquisto era davvero “interessante”.
(Ovviamente la temuta pandemia “aviaria” non c’è stata. Chi si è arricchito è stato solo il produttore di un farmaco inutile, il Tamiflu, comprato a milioni di dosi anche dai nostri governanti!)
C’è stato poi il terrore nei confronti della carne di maiale.
Ad aprile 2009 sui giornali leggevamo: “Scoppia l’allarme ‘suino pazzo’ in Messico e negli Stati Uniti. Un nuovo tipo di febbre suina si starebbe trasmettendo infatti da uomo a uomo e potenzialmente potrebbe dar vita ad una pandemia”
Sembra che la storia (come sosteneva il grande filosofo napoletano Giovanbattista Vico) non faccia altro che ripetersi.
Ed eccoci nuovamente daccapo, con la paura della carne rossa.
Sapete che vi dico?
Da domani comprarsi una bella fiorentina costerà meno e quando vorrò organizzare una grigliata tra amici il mio portafoglio tirerà un sospiro di sollievo.
Tanto prima di arrivare ai 90.000 morti all’anno che fa il fumo … bisogna mangiarne di carne!
Paolo Federici

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