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Shipping, Forwarding & Logistics meet Industry

In questi due giorni (31 gennaio e 1 febbraio) si tiene un convegno in Assolombarda (organizzato con la collaborazione del Propeller Club) per esaminare la situazione della Logistica in Italia.
Il trasporto è quello che ha permesso il progresso: fin dall’antichità sono stati i mercanti quelli che hanno aperto le vie di comunicazione, prima per le vie d’acqua (e le grando civiltà sono nate lungo i fiumi), poi costruendo strade, quindi ferrovie ed infine riuscendo a realizzare il sogno di Icaro, volare!
E così siamo diventati comunità.
Anche l’associazionismo nasce da un principio di sinergia: ad esempio, nel Propeller Club, persone attive nel mondo del trasporto si riuniscono, si confrontano, si consigliano così da poter affrontare i problemi del trasporto e trovare soluzioni condivise.
Oggi il progresso ci presenta nuovi problemi, che necessitano nuove soluzioni.
Per questo oggi più che mai diventa importante confrontarsi, scambiarsi esperienze, ascoltare pareri, condividere nuove idee.
Ed oggi più che mai diventa importante agire in sinergia.
Le grandi Compagnie di Navigazione negli ultimi anni hanno dato vita a continue fusioni: oggi le Compagnie di Navigazione che offrono servizi “full containers” si contano sulle dita di una mano.
E spesso si rivelano più fragili di quanto si possa pensare: tutti ricordiamo l’improvvisa scomparsa dal mercato della Hanjin, con le sue cento navi fermate da un giorno all’altro, con il loro carico di 500.000 containers!
Non sono così poche, invece, quelle attive nel settore “convenzionale” (parlando in modo particolare del project cargo, delle rinfuse, delle navi frigo, finanche delle navi “stalla”), anzi sono molte di più ed occupano ognuna un settore di nicchia.
Ecco, credo che anche noi per contrastare i super-poteri delle multinazionali del trasporto, dovremmo dedicarci a settori di nicchia o comunque dovremmo collaborare più strettamente arrivando a fusioni tra aziende similari.
In fondo la PMI italiana del trasporto che fa parte di un qualche network mondiale (ed oggi ce ne sono davvero tanti di network di spedizionieri, network di traslocatori, network di aziende di logistica, network di vettori stradali …) già è abituata alla collaborazione con altri su scala mondiale.
Mettersi insieme tra PMI vuol dire crescere, diventare aziende di maggior peso sul mercato, potersi meglio confrontare con le multinazionali.
Il Propeller Club (ad esempio, ma sono numerosi gli esempi di altre associazioni efficienti) può benissimo fungere da centro di raccolta, da centro di scambio, da centro di riferimento per chi vuole trovare il partner giusto con il quale ipotizzare un’alleanza ed affrontare meglio il futuro.
Perché, alla fin fine, le PMI hanno una migliore conoscenza delle esigenze delle aziende che importano o esportano.
Sono in grado di garantire un’assistenza personalizzata, una dedizione al cliente molto più peculiare e attenta.
Tra la quantità e la qualità, le PMI potranno essere vincenti solo se sapranno offrire prodotti di qualità.
E qualità vuol dire anche migliori infrastrutture.
Per questo dobbiamo puntare, come Paese, sullo sviluppo di centri intermodali, sull’incremento di linee ferroviarie (penso che non si possa che essere d’accordo sulle potenzialità della TAV), sullo snellimento delle procedure burocratiche e doganali, su migliori servizi portuali (ma possibile che le navi debbano continuare a passare nel nostro mare per poi andare ad operare su Rotterdam o su Anversa?).
Insomma, dobbiamo sensibilizzare i nostro governanti perché diano vita ad una politica di investimento, ma anche ad una politica che aiuti le PMI, incoraggiandone la crescita tramite aggregazioni, fusioni, collaborazioni, cooperazioni …
L’Italia che guarda al futuro con ottimismo parte da qui: dal piccolo imprenditore che crede prima di tutto in se stesso e nel suo Paese e nella possibilità di unire le forze.
E che sa che la LOGISTICA, con tutti i suoi annessi e connessi, può essere un’industria primaria.
Ma anche per questo serve una scuola che insegni il nostro bellissimo lavoro alle nuove generazioni: in fondo, non sto dicendo niente di nuovo.
Se un Paese vuole crescere deve puntare prima di tutto sulla scuola e poi sulle capacità imprenditoriali dei suoi cittadini.
Insomma, la politica deve aiutare scuole e aziende e non continuare a remare contro.
L’incontro di questi due giorni ha uno scopo preciso: il confronto, il dialogo, il far emergere le necessità del settore ma anche le sue potenzialità, le prerogative del mondo del trasporto ma anche le problematiche.
Ricordando che il bicchiere non è mai mezzo pieno o mezzo vuoto: dipende da noi e da come lo guardiamo.
Ecco, cerchiamo di guardare al futuro con ottimismo.
Paolo Federici

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TAV: Treno ad Alta Velocità

intanto che noi discutiamo per un solo treno … in Cina in un posto sconosciuto ai più (Wuhan) … i treni ad alta velocità (bullet train = treni “pallottola”) sono una grandissima realtà.

Entro il 2020 … la Cina attiverà altri 30.000 (trentamila!) chilometri di binari per i Treni ad Alta Velocità … e noi forse saremo ancora qui a discutere per un pugno di chilometri.

Poi ci chiediamo perché l’Italia non cresca!

Paolo Federici

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il nuovo slogan …

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27 settembre 2018 · 5:30 pm

Brexit? No … grazie!

beh, si sono accorti che certe promesse elettorali/referendarie … gli si stanno rivoltando contro.
Succederà anche da noi (per altre promesse … impossibili da mantenere, o comunque portatrici di enormi danni per tutti!).
E allora qualcuno dovrà fare “mea culpa”.

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altro che Nostradamus …!

Le masse saranno sempre al di sotto della media.
La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci.
Sarà la punizione del suo principio astratto dell’uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi.
Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze.
Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento.
L’adorazione delle apparenze si paga.
(da “Frammenti di diario intimo” 12 giugno 1871 – Henri-Frédéric Amiel (1821 – 1881), filosofo, poeta e critico letterario svizzero.)

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DAZI … e non

partiamo da alcuni dati:
siamo il quarto Paese esportatore in Europa; a livello mondiale siamo l’ottavo Paese esportatore, con previsioni di crescita del 4,5% per ogni anno del prossimo triennio. Abbiamo un rapporto export/import sul PIL tra i più elevati tra i grandi Paesi (48,7%), dimostrando un ottimo livello di apertura ai mercati esteri.
(fonte ALSEA)

Cosa significa:
che ESPORTIAMO più di quello che IMPORTIAMO

Quindi?
se vengono introdotti DAZI … all’import (in Italia), ovviamente anche i Paesi verso i quali l’Italia exporta introdurranno, a loro volta, dei DAZI all’import.

Alla fine:
ipotizziamo che noi IMPORTIAMO per 1.000.000, il che vuol dire che (considerati i numeri indicati sopra) esportiamo per 1.500.000
Mettiamo un dazio del 10 per cento (e prevediamo che anche i nostri “partner” esteri facciano lo stesso):
Lo stato Italiano “incasserà” un bel 100.000 in più (che pagheranno i consumatori italiani!) … mentre le aziende italiane per continuare a vendere all’estero dovranno “ridurre” i loro prezzi di 150.000 (per cui dovranno ridimensionarsi, tagliare posti di lavoro, ridurre i costi …).

Matematicamente:
lo capite che ci stiamo tafazzando?

Mettere i DAZI conviene a chi ha una bilancia commerciale “passiva” (cioè IMPORTA più di quanto non ESPORTI)
Mettere i DAZI “NON” conviene a chi ha una bilancia commerciale “attiva” (cioè IMPORTA meno di quanto non ESPORTI)

(negli anni dal 2004 al 2011 la bilancia commerciale era “passiva”, cioè l’Italia importava più di quanto non esportasse. In quel caso avrebbe anche potuto essere utile mettere i dazi! Ma dal 2012 la bilancia commerciale è “attiva” ed in continua crescita)

Vi devo fare un disegnino?
Paolo Federici

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fiera del BreakBulk 2018: a Brema

negli ultimi anni la fiera del “breakbulk” si è sempre tenuta ad Anversa.
Prendevo l’aereo la mattina alle 7.00 per Bruxelles. Arrivato a Bruxelles, trovavo il treno per Anversa ed al massimo per le 10.00 ero in fiera.
Mai un problema, mai un ritardo.
Quest’anno la fiera è stata spostata a Brema (sono sempre i tedeschi … a voler primeggiare!) e già si è posto il primo problema: non ci sono voli diretti dall’Italia a Brema, quindi bisognava partire il giorno prima.
Transitare da Francoforte ed aggiungere una notte d’albergo al budget.
Però la fortuna mi è venuta in aiuto: il giorno prima (29 maggio) dovevo essere a Londra.
Poi la mattina del 30 c’era un meraviglioso volo diretto Londra-Brema in partenza alle 7.30 per cui avrei potuto arrivare in fiera anche prima delle solite ore 10.00!
Vabbè, il volo partiva da Londra Stansted (che è piuttosto fuori Londra) ma mi è bastato prenotare l’albergo in aeroporto e la sera del 29 sono andato a dormire a Stansted.
Un’ora e mezza tra metropolitana e treno … e passa la paura.
Sto per mettermi a letto dopo aver puntato la sveglia alle cinque e mezza quando mi arriva un messaggio: Ryanair ha cancellato il volo delle 7.30.
E adesso?
Altri voli “diretti” non ce ne sono.
Da Stansted non ci sono nemmeno voli “con trasbordo” (salvo pensare di arrivare alla sera!).
Tornare ad Heathrow (a mezzanotte?) per cercare un’altra soluzione … non me la sento proprio.
Domani è un altro giorno: mi metto a dormire sognando Rossella O’Hara.
La mattina provo a fare ricerche sul web: voli diretti nessuno, voli con trasbordo tanti … ma con arrivi al più presto nel tardo pomeriggio.
Prenoto un volo per Linate (da Londra City Airport) e torno a casa.
Vabbè, mi rifaccio un’altra ora e mezza tra treno e metropolitana per raggiungere quest’altro aeroporto.
Prima di sera sono a casa.
La fiera mi è costata cara (non solo il biglietto aereo “inutilizzato” per tornare da Brema a Milano, non solo l’albergo “inutilizzato” per la notte del 30 che avrei dovuto passare a Brema, non solo il costo dell’ingresso già pagato in anticipo, non solo il costo del biglietto Londra-Linate che ho dovuto fare in fretta e furia pagando il prezzo pieno) soprattutto per l’impossibilità di incontrare tutta quella gente con cui avevo già fissato non pochi appuntamenti.
Prendersela con Ryanair? A che pro?
Con le loro regole, se un volo è cancellato … è cancellato!
Cosa faccio, mi metto a richiedere il rimborso di pochi euro (quello che era stato il costo di quel biglietto) quando ce ne ho rimessi più di mille?
Scrivo scusandomi a tutti quelli che dovevo incontrare e scopro che non sono stato il solo ad avere problemi: qualcuno è stato dirottato su Francoforte, qualcuno su Amburgo. Autobus sostitutivi, ritardi, problemi.
Come suol dirsi: “chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova.”
Chissà se l’anno prossimo decideranno di tornare a fare la fiera ad Anversa.
Magari possiamo chiedere al nostro nuovo Ministro dei Trasporti di far spostare la fiera a Milano!
(Ah no, ho appena saputo chi sia il nuovo Ministro dei Trasporti)
Paolo Federici

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