una tesi di laurea …

Simone Banfi ha pubblicato la sua tesi di laurea:

a me sembra proprio un lavoro ben fatto, per cui il mio consiglio è: scaricatela e leggetela!

Buon divertimento

Paolo Federici

p.s.: per velocizzarvi il lavoro, ecco le frasi che più mi sembrano esplicative:

Dal momento che i porti italiani di gateway in grado di competere a livello internazionale sono pochi, ed è su questi porti che i progetti di potenziamento dovrebbero concentrarsi, una politica di investimenti portati avanti individualmente da ogni porto, senza un’ ottica di “sistema portuale-logistico nazionale” comporterebbe solo un acutizzarsi della concorrenza tra i porti nazionali per sottrarsi quote di traffico relative al solo mercato italiano interno.

E’ necessario trovare un ruolo per ciascun porto, essendo sufficiente per il nostro Paese un solo porto di transhipment.

L’ Italia è poi in una posizione privilegiata rispetto alla rotta Far East – Nord Europa, trovandosi di fronte allo sbocco del Canale di Suez nel Mediterraneo. La problematica deriva dal fatto che, nonostante la scelta di un porto come Genova piuttosto che Rotterdam permetta la riduzione di circa tre giorni di navigazione, questo vantaggio viene totalmente annullato a causa delle carenze infrastrutturali e dei servizi intermodali inefficienti.

Dai risultati, l’Italia appare carente in relazione a tutte le principali voci analizzate (tra le quali: istituzioni, infrastrutture, ambiente macroeconomico, salute e istruzione elementare), ma la voce più penalizzante per il nostro Paese è quella relativa alla qualità delle infratrutture portuali, in relazione alla quale l’Italia si posiziona al 55° posto, dietro anche a Marocco (43°), Grecia (49°) e Croazia (51°)

Il porto di La Spezia, dotato di una posizione geografica particolarmente strategica, ma grazie soprattutto a buoni collegamenti ferroviari, riesce a penetrare anche nel Sud e Centro Europa, potendo quindi essere considerato uno dei southern gateway del continente

La portualità italiana su questo aspetto appare piuttosto carente, in quanto vi è una sostanziale mancanza di reti terrestri (in particolar modo ferroviarie) capaci di connettere i porti italiani con la Pianura Padana e con il Sud Europa. Questo aspetto, insieme alla mancanza di una visione di sistema e ad un approccio locale alla portualità, sono quelli che più hanno penalizzato il sistema portuale italiano, il quale nonostante il vantaggio geografico di cui dispone, si vede sottrarre quote rilevanti di traffico soprattutto dai porti del Nord Europa. Il Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica sembra essere la norma giusta per adeguare la portualità italiana alle realtà portuali più sviluppate, forte innanzitutto della nuova visione di “Sistema Mare” introdotta dal Ministro Delrio: focalizzare gli investimenti e le opere in pochi porti importanti, ritagliando un ruolo di supporto alle realtà minori è un aspetto fondamentale nel ridare slancio ai porti italiani nel contesto internazionale.

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