Riciclarsi … per sopravvivere!

riciclaggio: ormai questa è la parola d’ordine!
Che non va interpretata nella sua negatività (pensando, magari, al riciclaggio di denaro sporco …!) ma nel suo aspetto positivo (si ricicla la plastica, si riciclano i rifiuti, si riciclano … anche le navi!)
Un recente rapporto “Drewry” (sui settori breakbulk e project cargo) pubblicato il 4 aprile 2018, ci dice che le condizioni sono ormai mature per il recupero del settore, dal momento che aumenta la domanda di capacità di carico secco e vengono smantellate le navi più vecchie, più piccole e meno pesanti, per puntare su navi con maggiore capacità di carico, soprattutto per quanto riguarda l’equipaggiamento di bordo a livello di gru di sempre più ampia portata.
“Circa l’80 per cento di tutte le nuove costruzioni negli ultimi cinque anni ha capacità di sollevamento pesante e almeno il 70 per cento del portafoglio ordini ha questa capacità. La flotta delle navi da carico convenzionale/pesante (break bulk e project cargo) sta crescendo, anche se ci vorrà un po’ di tempo prima che inverta il declino della flotta generale multiuso”, ha aggiunto Susan Oatway, una delle principali analiste di Drewry.
Lasciamo perdere per un momento il settore “containers” (gestire le movimentazioni dei containers è ormai un gioco da ragazzi … avete presente il “lego”?) e concentriamoci sul “convenzionale” (il break bulk).
L’incremento dei trasporti di impiantistica è decisamente in crescita.
Questo fa bene all’economia italiana (l’alta ingegneria e la capacità di realizzare grandi turbine, motori, impianti specialistici dei generi più svariati sono settori dove il “made in Italy” va alla grande) e fa bene anche agli operatori del trasporto e delle spedizioni italiani (che, come sappiamo, solo per lo più delle PMI, ma riescono a giocarsela alla pari con le grandi multinazionali, perché in un settore così delicato e specialistico a farla da padrone non è sempre e solo il prezzo … ma la competenza, l’esperienza, la professionalità, la capacità di proporre soluzioni e risolvere problemi.
Ed anche in questo settore il “made in Italy” riesce ancora ad imporsi.
Ecco, tornando alla questione “riciclaggio”, è proprio la necessità di adattarsi al nuovo sistema globale dei trasporti (che si sta sempre più concentrando sui trasporti di containers!) che ha visto crescere quelle piccole aziende di spedizioni che sono state capaci di lasciare alle multinazionali la gestione dei traffici containers per specializzarsi, invece, nel break bulk.
Piccole e medie imprese che aderendo a specialistici network mondiali riescono ad offrire servizi di trasporto “globali” dallo stabilimento di origine degli impianti fino alla consegna “at site” per la messa in opera.
Alla fine di maggio tutti i maggiori operatori del settore (trasporti) del Break Bulk e del Project Cargo si ritroveranno a Brema per la fiera annuale (che fino all’anno scorso si teneva ad Anversa, ma quest’anno si sposta in Germania!)
In fatto che la sede si sposti dal Belgio alla Germania a mio modesto parere è significativo: vuol dire che i tedeschi si stanno rendendo conto dell’importanza del settore.
Tra l’altro va detto che alcune banche tedesche stanno soffrendo (e non poco!) per la crisi degli ultimi anni e quindi sperano ottimisticamente nella ripresa dei traffici: portare “in casa” loro il maggior evento mondiale del settore non può che far bene alla loro economia.
C’è da sperare che l’Italia sia in grado di proporsi per ospitare uno dei prossimi eventi del Break Bulk e del Project Cargo (al momento non saprei a quale Ministro indirizzare la richiesta! Anche per questo sarebbe il caso che nelle segrete stanze romane si dessero una mossa!)
Paolo Federici

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