San Valentino: una lettera d’amore

l’ho ricevuta davvero … tanti anni fa!

Caro Paolo, ormai stai per tornare, ormai questo brutto sogno sta per finire e presto arriverà quel mattino che avrà il colore dei tuoi occhi e la luce del tuo sorriso. Ormai la notte è meno buia e meno lunga; se abbiamo aspettato fino adesso, possiamo aspettare ancora un giorno e poi finalmente saremo ancora insieme. Ma siamo davvero lontani in questi giorni?? Davvero un oceano ci ha tenuti divisi?? Oppure il costante pensiero, l’uno dell’altra, ci ha fatto stare sempre vicini e questa nostalgia sofferta ci ha unito di più, visto che ci siamo resi conto una volta di più, che ci fa stare insieme è qualcosa di così vero e profondo che va al di là di un effimero fattore di pelle, ma che è davvero qualcosa di (oso?) spirituale. Allora perché essere tristi, amore mio? Siamo come due ruscelli nati da due ghiacciai e abbiamo corso senza fiato per tortuosi percorsi incontrando rapide e cascate, ognuno per conto proprio attraverso valli parallele ma lontane; abbiamo trascinato sassi e mosso ruote di mulini abbandonati, ci siamo riempiti d’acqua delle piogge invernali che ci hanno fatto uscire da deboli argini e ci siamo sentiti degli esigui rigagnoli in aride estati assolate, abbiamo dissetato sia agnelli che lupi, abbiamo incontrato altri ruscelli che però hanno deviato il loro cammino in altri letti, abbiamo trovato il nostro cammino sbarrato da dighe che ci hanno fatto cambiare rotta, ma abbiamo sempre corso verso il mare, ognuno per la propria strada senza tregua, senza fiato, senza più speranza di arrivare al mare. Ma un giorno una valanga o una frana ha deviato il percorso del tuo ruscello, proprio lì dove c’era solo un lembo di fragile pendenza e le tue acque hanno incontrato le mie e noi non siamo stati più due ruscelli che corrono giù da un monte, ma siamo diventati un lento fiume che sicuro e tranquillo percorre la sua strada per arrivare all’immensità del mare. Ci possono essere piene o arsure, possono esserci brevi sporgenze di terra a dividere questo fiume, ma è solo per poco perché ormai le nostre acque si sono unite e mischiate per diventare un unico corso d’acqua. Ormai noi due siamo una sola cosa e nella nostra individualità io ho in me una parte di te e tu in te una parte di me e insieme ci completiamo e complementiamo, ci arricchiamo, cresciamo, viviamo. Quante città hai visto? E quanto erano lontane? New York, Miami, Los Angeles, Montreal, Milano: che significato hanno queste parole? Ti ho sempre visto come sei: ti ho visto camminare col tuo passo ciondolante tra i grattacieli di Manhattan, ti ho visto addormentato, più tenero che mai, sdraiato accanto a una piscina di Miami, ti ho visto col tuo sorriso aperto posare per una fotografia davanti a una “diva villa” di Beverly Hills, ti vedo, adesso, disteso sul letto di quell’ennesimo hotel mentre pensi a me e cerchi di ricordare il nome del profumo che ti ho chiesto di portarmi (l’hai già dimenticato!!!). Vedi ti ho sempre avuto negli occhi e non invidiavo te che ti trovavi in quei posti lontani, ma invidiavo quelle città straniere che ospitavano te. Poi stasera mi vieni a dire che sei triste e se mi hai sentita muta è solo perché sono stata investita da un’ondata di tenerezza che mi ha letteralmente bloccato. Mi hai richiamato da Montreal solo per risentire la mia voce, solo per cercare un po’ di conforto e avere la certezza che sono qui. È bellissimo! È bellissimo amarti; è qualcosa che mi riempie di una tale gioia che spinge le lacrime agli occhi e, ti giuro, in questo momento ho le pupille appannate dalla felicità di questa consapevolezza. Volevo andare a dormire presto per far passare in fretta questa penultima notte di solitudine, ma ormai è da un’ora e mezza che scrivo e vorrei non dover mai posare la penna perché stasera non vorrei staccarmi da te. Ero stravolta dalla stanchezza, ma ora mi sento di voler passare tutta la notte a scriverti. Domani (anzi, ormai oggi) andrò a riaprire il nostro “buco”, ci farò entrare un po’ di primavera e lo preparerò splendente per il tuo ritorno, per dirti: “BENTORNATO A CASA, CAPO!” Quando tornerai avrò le braccia aperte per farti entrare nel mio mondo come se non fossi mai partito. Sarai la prima rondine che torna nei nostri cieli di questa neo-nata primavera e la cosa più bella è che volerai verso il mio nido. Ecco questa è la certezza che mi ha sostenuta e consolato in questi giorni: il fatto che tu, qualsiasi cosa possa essere accaduta, è da me che devi tornare, non fosse altro che per riprenderti la tua chitarra e il tuo mazzo di chiavi. Sì, il tuo mazzo di chiavi presto non sarà più peso nella mi borsa, ma è stato un peso che mi ha ricordato sempre che quei due anni e tre mesi non fanno solo parte di un lunghissimo e bellissimo sogno. Tu esisti anche se a volte, quando ti ho qui di fronte e basta allungare una mano per toccarti, mi sembra impossibile che tu sia vero e che tu abbia scelto proprio me per appoggiarti e sorreggerti durante il lungo cammino verso il mare. Ormai stai per tornare, anzi sei già sulla strada verso casa. Ormai ti sarai riaddormentato a Montreal e anche la nostalgia si sarà assopita. Sognami come ti ho sempre sognato. Allora vado a dormire anch’io e stanotte vorrei che mi apparissi come sei adesso: addormentato, ma vorrei che fra le tue braccia ci fossi io, così com’era prima che partissi. Ti amo. Tiziana

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