Canzoni stonate

quelli eran giorni, sì …
Ci si ritrovava la sera, dopo il lavoro, in un localino sui navigli.
Ci accumunava il settore: eravamo tutti attivi nel mondo del trasporto marittimo.
Giovani, spensierati, con la voglia di stare in compagnia.
Il mercoledì sera era un appuntamento
È li che sono nati degli amori, mentre qualcuno cambiava lavoro, e le due grandi “classi” erano: agenti marittimi vs spedizionieri internazionali.
Tra un piatto di pasta ed un bicchiere di vino di concludevano anche degli affari.
Amicizia ed allegria erano le colonne portanti di quelle serate.
Mangiavamo qualcosa poi spuntava fuori una chitarra e cominciavamo a cantare.
Poi Bobo attaccava con “Malafemmena” e quella canzone dava il via ai cori.
Avevamo perfino scritto un blues tutto nostro: “il blues dello shipping”.
Erano i primi anni ottanta e fino alla fine degli anni novanta è stato un crescendo.
Poi l’incantesimo si è rotto.
Un po’ perché abbiamo varcato gli “anta”, un po’ perché ci siamo persi di vista ma soprattutto perché è spuntata all’orizzonte la crisi.
Cambiare lavoro diventava più difficile (per chi era dipendente) e far quadrare i bilanci diventava quasi impossibile (per chi gestiva una propria azienda).
Ci sono stati i primi fallimenti e ricompattare il gruppo è stato sempre più arduo.
Ma mai avrei pensato che qualcuno potesse andarsene così, come Mario

marioHa scelto la strada che nessuno vorrebbe mai percorrere.
Quella di decidere per il gesto estremo.
Io voglio ricordarlo con una di quelle canzoni che cantavamo allora e che diceva:
“Canzoni stonate parole sempre più sbagliate
ricordi quante serate passate così
canzoni d’amore che fanno ancora bene al cuore
diciamo quasi sempre qualche volta no.
Canzoni stonate che fanno ancora bene al cuore
noi stanchi ma contenti se chiudi gli occhi forse tu ci senti
anche da lì”
Ciao Mario
Non ti dimenticheremo
Paolo (Bobo, Carmen, GianMario, Serse, Filippo, Tiziana, Mino, Luciana, Marino, Rita, Laura ed altri cento)

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5 commenti

Archiviato in amici, riflessioni, Trasporti

5 risposte a “Canzoni stonate

  1. gabriele sudati

    le due grandi “classi” erano: agenti marittimi vs spedizionieri internazionali vero!
    primi anni 80 , c’era Transocenia Genova agenti ancke Maersk , ed Armec milano Brokers marittimi , poi fusi e diventata Transoceania- Armec

    al che ,per par condicio , le partite di calcio si facevano a Cassano Spinola e poi grande magnata !

  2. Giovanangelo Buccelloni

    Tristezza, grande. R.I.P.

  3. Ivano

    Grazie Paolo per queste parole per ricordare l’amico Mario che se ne e andato in questo modo assurdo.. in silenzio.. a modo suo direi lui sempre pacato.. silenzioso a volte introverso
    Ma per me un collega per tanti anni e un amico.. la notizia avuta da Mino mi ha lasciato basito… non si può andare via cosi… ma ti rispetto Mario… come sempre …ancora una volta hai scelto la discrezione ma ci mancherai amche se era parecchio che non ci si vedeva … rispetto la tua ultima scelta ciao
    Ivano

  4. Michele Lanzani

    grazie Paolo, non credo Mario abbia voluto morire, credo abbia solo voluto fermare il dolore e ha scelto un gesto estremo per farlo.
    siamo stati colleghi tanti anni fa e vorrei ricordarlo con questa poesia di Neruda. Un grosso abbraccio
    Michele

    Ora, lasciatemi tranquillo.
    Ora, abituatevi senza di me.
    Io chiuderò gli occhi
    E voglio solo cinque cose,
    cinque radici preferite.
    Una è l’amore senza fine.
    La seconda è vedere l’autunno.
    Non posso vivere senza che le foglie
    volino e tornino alla terra.
    La terza è il grave inverno,
    la pioggia che ho amato, la carezza
    del fuoco nel freddo silvestre.
    La quarta cosa è l’estate
    rotonda come un’anguria.
    La quinta cosa sono i tuoi occhi.
    Matilde mia, beneamata,
    non voglio dormire senza i tuoi occhi,
    non voglio esistere senza che tu mi guardi:
    io muto la primavera
    perché tu continui a guardarmi.
    Amici, questo è ciò che voglio.
    E’ quasi nulla e quasi tutto.
    Ora se volete andatevene.
    Ho vissuto tanto che un giorno
    dovrete per forza dimenticarmi,
    cancellandomi dalla lavagna:
    il mio cuore è stato interminabile.
    Ma perché chiedo silenzio
    non crediate che io muoia:
    mi accade tutto il contrario:
    accade che sto per vivere.
    Accade che sono e che continuo.
    Non sarà dunque che dentro
    di me cresceran cereali,
    prima i garni che rompono
    la terra per vedere la luce,
    ma la madre terra è oscura:
    e dentro di me sono oscuro:
    sono come un pozzo nelle cui acque
    la notte lascia le sue stelle
    e sola prosegue per i campi.
    E’ che son vissuto tanto
    e che altrettanto voglio vivere.
    Mai mi son sentito sé sonoro,
    mai ho avuto tanti baci.
    Ora, come sempre, è presto.
    La luce vola con le sue api.
    Lasciatemi solo con il giorno.
    Chiedo il permesso di nascere

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