cosa ci insegna il caso Hanjin

una volta (ah sì i bei vecchi tempi!) la concorrenza la si faceva sulla QUALITA’ del servizio.
Siccome i noli erano “allineati” (grazie all’esistenza delle Conference, le rate “nolo” erano praticamente le stesse per tutte le Compagnie di Navigazione) i clienti sceglievano in base a chi offriva qualcosa di meglio: il “transit time” più veloce, le partenze più frequenti, un numero di destinazioni più numeroso, le navi più nuove.
E allora la “battaglia” della concorrenza la si faceva davvero su chi era più bravo, più preparato, più all’avanguardia, più attento alle esigenze del cliente, più disponibile a risolvere problemi, più esperto.
Insomma lo slogan VINCA IL MIGLIORE era assolutamente in voga.
L’esistenza delle Conference faceva sì che i livelli dei noli garantissero dei guadagni ottimali e rispettabili: le Compagnie di Navigazione, sapendo che stavano “guadagnando”, potevano studiare strategie per affrontare il futuro con tranquillità, elaborando piani di investimento tesi a migliorare la QUALITA’ così da poter competere con gli altri operatori presenti sul mercato.
Gli spedizionieri, a loro volta, potevano investire nell’informatica, nell’acquisizione di magazzini più grandi e più attrezzati, nella creazione di reti di distribuzione in giro per il mondo.
Ed i clienti avevano un’ampio “range” di servizi e potevano scegliere quello che ritenevano essere il migliore.
Poi il mondo è cambiato: è arrivato l’antitrust, sostenendo che si doveva passare alla libera concorrenza.
Ed il metro di misura non è stato più la QUALITA’ ma il PREZZO.
E la corsa a ridurre i prezzi ha avuto inizio.
Tutti a giocare a chi fa meno. Giravano circolari di operatori che dicevano: “qualunque prezzo tu abbia in mano, noi ti faremo il 10 per cento di meno”.
E sulla logica del PREZZO PIU’ BASSO il servizio è andato peggiorando di giorno in giorno.
Ritardi, tempi di consegna non rispettati, “customer care” inesistenti …
E le Compagnie di Navigazione si sono trovate “costrette” a partecipare alla corsa al ribasso.
Qualcuno, furbescamente, ha pensato che con navi più capienti avrebbe potuto controbattere e vincere: se le tue navi portano 1000 containers a 1000 dollari l’uno, tu incassi un milione di dollari a viaggio. Ma se le mie navi portano 3000 containers ed io faccio pagare la metà di quanto fai tu, io incasso un milione e mezzo di dollari a viaggio!
Una logica matematica che nemmeno un bambino delle elementari …
Ma questo era l’andazzo: si costruivano navi sempre più capienti e si riducevano sempre più i noli.
Solo che quando il mercato ha avuto un calo, gli armatori si sono trovati con navi giganti riempite solo a metà.
E allora vai con la riduzione dei noli per cercare di riempire gli spazi vuoti: ma ormai si era arrivati al punto che comunque i conti erano in perdita.
E allora ecco i mega-manager arrivare con le nuove intuizioni: basta tagliare i costi, cioè licenziare parte del personale.
Poi trovare un concorrente con il quale allearsi e magari fondersi, così si potrà ancora giocare al ribasso.
Ci vuole tanto a capire che se riduci il personale anche i servizi ne risentono e non c’è tecnologia informatica che tenga?
Oggi, molto semplicemente, i nodi stanno arrivando al pettine: pur avendo quasi 100 navi delle più moderne, pur offrendo i migliori prezzi al mercato e quindi caricando un numero esagerato di containers sulle proprie navi, pur avendo riorganizzato (con tagli del personale) la propria struttura, la Hanjin si ritrova con oltre 5 miliardi di dollari di debiti ed i proprietari delle merci caricate in oltre mezzo milione dei loro containers si trovano impossibilitati a tornare in possesso delle loro merci (ci riusciranno, prima o poi, ma dovranno mettere mano al portafoglio per affrontare enormi spese impreviste!).
Servirà da lezione?
Servirà a capire che scegliere sempre e comunque il prezzo più basso non porta da nessuna parte?
Non credo.
Non ci resta che aspettare il prossimo crollo (e, secondo me, non dovremo nemmeno aspettare troppo!).
Chissà di chi sarà la colpa se anziché scegliere la QUALITA’ siamo passati ad indirizzare le nostre scelte in base al PREZZO!
A forza di voler risparmiare, risparmiare, risparmiare … stiamo diventando tutti più poveri, ossessionati dalla ricerca del prezzo più basso senza capire che siamo vittime del sistema ma, contemporaneamente, carnefici.
Paolo Federici

3 commenti

Archiviato in denuncia, economia, Generale, giornalismo, Idee, Politica, riflessioni, Trasporti

3 risposte a “cosa ci insegna il caso Hanjin

  1. Bobo Min

    Non hai scelta….se vuoi portare a casa del lavoro…devi quotare meno dei tuoi concorrenti..punto !! ( o mangi questa minestra …o salti dalla finestra….! ! !! )

    Bobo

    ________________________________

    • sicuro?
      Mi sembra che la situazione stia dimostrando che chi quota MENO degli altri poi va a gambe all’aria.
      Mi piacerebbe sapere cosa pensano i proprietari delle merci di quel mezzo milione di containers.
      Hanno pagato “poco” e adesso?
      Dovranno ripagare migliaia di dollari …🙂
      Io continuo a portare a casa del lavoro quotando PIU’ degli altri perché scelgo clienti “intelligenti” (e ce ne sono!)

e tu che ne pensi?

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