ATTO UNICO (di Raffaele Mangano)

caro Raffaele
questo week end ho fatto una cosa intelligente: ho letto il tuo ultimo libro.

copertina-raffaele-manganoD’altronde ho letto anche tutti gli altri e quindi non potevo mancare di aggiungere questo all’opera omnia che è in mio possesso.
Con me hai gioco facile: conosco lo stile, mi piace il tuo modo di piazzare riferimenti a fatti o persone che non nomini lasciando al lettore il piacere di indovinare, apprezzo la capacità di inserire aforismi e di dare spiegazioni che ben figurerebbero nella rubrica “forse non tutti sanno che” della Settimana Enigmistica.
Per cui ho deciso che invece di lanciarmi in lodi sperticate, mi dedicherò alla contestazione, spero costruttiva.
Colgo troppo pessimismo, ma più che altro, noto quasi una ripulsione verso gli ottimisti (categoria alla quale mi onoro di appartenere).
Il tacchino che, ottimisticamente, lega la visita del suo padrone alla distribuzone del cibo, senza capire che all’ultimo giorno anziché ricevere da mangiare si troverà con il collo tirato, vive comunque meglio del tacchino che, pessimisticamente, dovesse tremare ogni singola volta che riceve la visita del suo padrone, immaginandosi che proprio quello sia il famoso giorno del ringraziamento.
Insomma il classico bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto non cambia la sua consistenza quantitativa.
Tanto vale coglierne il lato positivo.
D’altronde l’aforisma giusto l’hai messo nel libro: “anziché maledire l’oscurità, accendi una candela”.
Non puoi lasciare il lettore così “come color che stan sospesi” dopo avergli rivelato come hai conosciuto Abigail. Se davvero non c’è stato alcun seguito, inventalo. Non è forse questo lo scopo di scrivere? Cambiare la realtà quando non ci piace. In fondo c’era chi diceva che “i ricordi sono fatti della stessa sostanza dei sogni”.
Capisco che sia difficile cambiare la mentalità di certi “seguaci” dei capipopolo color verderame, ma almeno per questo hai provato ad indicare la strada: “rispondi in maniera intelligente anche a chi si comporta da stupido”.
Anche se non sarei proprio d’accordo (o meglio, mi sono stufato! Tanto è vero che mi sono cancellato da facebook dopo l’ennesima discussione con l’ennesimo “condivisore di bufale” a oltranza).
Vabbè, dai: basta con le “contestazioni” (amichevoli e bonarie!).
Veniamo alle lodi: il libro mi ha fatto rivivere la perdita di memoria che davvero ho subito in gioventù.
Mi svegliai una mattina con una spalla indolenzita, sulla quale faceva bella mostra di sè una ferita incrostata di sangue, senza riuscire a sapere né che giorno fosse né chi fossi io.
E come il protagonista del tuo libro iniziai a cercare di rimettere insieme i pensieri ed i ricordi.
Mi colpì la vista del vocabolario di latino presente sulla scrivania insieme ad altri libri legati con la cinghia: dovevano essere i libri preparati per andare a scuola quel giorno.
In un attimo fissai tre punti: se portavo a scuola il vocabolario significava che era venerdì, perché solo al venerdì si faceva il saggio di latino. Dovevo frequentare un liceo, perché il latino si studiava solo nei licei. La ferita non doveva essere grave, visto che mi trovavo nel mio letto.
Il problema era capire quale classe stessi frequentando, se fosse novembre o maggio (meglio maggio, perché voleva dire che la fine della scuola era vicina) e quali altre materie erano previste al venerdì.
Ma la cosa più difficile da accettare era la questione “fidanzata”: sapevo di avere una ragazza, ma non ricordavo più chi fosse.
Vabbè, non voglio tediarti. Magari quando ci vediamo ti racconto il seguito. Scoprii che la sera prima, giocando a calcio, avevo preso un pugno in acrobazia dal portiere mentre cercavo di infilare la palla di testa. Caduto a terra il cervello aveva pensato bene di rilassarsi un attimo provvedendo ad un “reset” che non fu immediato.
Questo per dire che mi sono davvero immedesimato tanto nel personaggio ed ecco dunque la domanda fondamentale (sulla vita, l’universo e tutto quanto: quella alla quale la risposta ufficiale è “42”): ma a te è mai capitato di perdere davvero la memoria?
Da parte mia posso dire che il racconto delle sensazioni che si provano è certamente azzeccato, per cui sarei pronto a scommettere per il sì.
Ma questo ce lo diremo tra di noi, in separata sede.
Finisco con un: “consiglio vivamente la lettura di questo libro che può provocare la nascita di pensieri profondi a cui, oggi come oggi, non siamo più tanto abituati”.
Paolo

4 commenti

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4 risposte a “ATTO UNICO (di Raffaele Mangano)

  1. Troppe cose. Devo rileggere con calma e poi ti rispondo🙂

  2. Olga

    Io vado subito a comperarlo, perchè da come è stato commentato da Paolo Federici mi attrae molto per il tema trattato

  3. Dunque, dunque. Ovvio che non commento le lodi. Fanno piacere e basta. Per altro anche le “critiche” sono talmente amichevoli e stimolanti da non sembrare nemmeno critiche. Pessimismo/ottimismo. Di natura appartengo alla seconda categoria, tanto che ancora adesso spero in un mondo migliore che so utopico. Ma da un certo momento in poi ho preferito diventare “realista” vista la situazione nella quale tutti noi viviamo. Nel romanzo ho preferito far emergere la critica ( questa sì feroce) nei confronti della società contemporanea, irridendola, schernendola, evidenziando tutta la sua volgarità e ignoranza. Veniamo al tacchino. Eh no, non vale! Tu hai fatto un paragone incongruo! Il distinguo non è sapere che il contadino ti tirerà il collo o esserne ignari; perché in questi casi è scontato preferire la prima situazione. Il confronto era tra un tacchino che si cullava del suo tran tran e che piegava gli eventi a suo favore in modo del tutto empirico, e un tacchino selvatico che doveva solo badare al suo vivere giorno per giorno in libertà!
    Abigail. Quello del colpo di fulmine è un cammeo, del tutto fuori contesto. Un flash e come tale l’ho pensato. Per di più ho sempre detestato il “lieto fine” dei film americani. Piuttosto che raccontare come andava a finire, avrei chiuso il libro facendo impiccare il protagonista allo scaldabagno! La perdita di memoria. Non l’ho mai avuta ma ho sentito testimonianze in materia. E poi mi sono talmente immedesimato nel personaggio che evidentemente sono riuscito a descrivere quel tipo di stato di coscienza.
    Cuntent ? E adesso ho anch’io una lode, tanto ormai i giochi sono fatti e l’eventuale captatio benevolentiae andava fatta prima. Hai letto i miei libri, e va bene. Ma il rapporto non si è fermato a un semplice scambio tra chi scrive e chi legge. I tuoi commenti sono sempre stati ricchi di spunti, mai banali, tali da suscitare uno stimolante confronto dialettico. Che si può chiedere di più a un libro? Per il prossimo cercherò un tema spinoso, intimo, un groviglio di sentimenti; così vediamo come te la caverai?🙂
    Ne approfitto per augurare a Olga “buona lettura”. Anzi, vedo che lo posso fare direttamente.
    Ciao!

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