l’inglese questo sconosciuto!

ormai da anni si sta discutendo su nuove norme per i controlli dei trasporti marittimi.
Una delle regole che entrerà in vigore il primo luglio prevede una “nuova” responsabiltà (per chi esporta) legata alla esatta dichiarazione del PESO.
L’onere di una tale attestazione, infatti, fa capo allo SHIPPER che, nella corretta traduzione italiana, è il MITTENTE (l’esportatore, il venditore, colui che SPEDISCE)
Ci sarà poi un operatore del trasporto internazionale (lo SPEDIZIONIERE) che ci occuperà della gestione del trasporto. E tale figura, in inglese, si traduce FORWARDER.
E’ possibile confondere lo SHIPPER con lo SPEDIZIONIERE?
Pare proprio di sì, soprattutto se si usa google translator e si lavora al Ministero dei Trasporti.
Oggi, infatti, il Ministero ha diramato una circolare (firmata dall’Ammiraglio che comanda tutte le Capitanerie di Porto d’Italia) riportando la TRADUZIONE del testo inglese.
Sbagliando tutte le volte che nel testo inglese appariva la parola SHIPPER, ostinandosi a tradurla con SPEDIZIONIERE.
Così mentre in tutto il resto del mondo la RESPONSABILITA’ della dichiarazione del peso sarà di chi ESPORTA, in Italia (e solo in Italia) tale responsabilità sarà degli SPEDIZIONIERI.
Ma in fondo noi siamo abituati agli errori di traduzione: anche il famoso CAMMELLO (quello che non può passare per la cruna di un ago) in effetti era una GOMENA (grossa fune usata per ormeggiare le barche).
Sarà che quando si tratta di questioni MARITTIME l’Italia non è più un popolo di NAVIGATORI?
Paolo Federici

38 commenti

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38 risposte a “l’inglese questo sconosciuto!

  1. Che poi, basta saltabeccare su internet e si trova CHIARAMENTE espresso il concetto:

    Shipper: colui (persona o società) che cede i beni da trasportare
    – The party that tenders goods for transportation
    Carrier: colui (persona o società) che si occupa del trasporto dei beni
    – A firm that transports goods or people via land, sea, or air
    Forwarder: intermediario fra mittente e trasportatore
    – An organization which provides logistics services as an intermediary between the shipper and the carrier, typically on international shipments

  2. Shipper
    It can be a firm selling its goods, or even a private person shipping personal items. The term “shipper” is standard on bills of lading, on railway bills, on truck waybills, and on air-freight bill. The Italian term is “Mittente.” (The person receiving the goods is called “Receiver” (Destinatario).

    Carrier:
    In maritime terms this is the shipping company (the shipowner). It can also be the trucking company, etc. In Italian it’s also called the “Portatore” (generico) o “Compagnia di Navigazione” se trattasi di marittimo. Può anche essere un corriere o una compagnia di trasporti (dipende). E’ colui che si occupa fisicamente del trasporto.

    Forwarder:
    The Italian term is “Spedizioniere.” E’ il “Forwarder” che si occupa dei documenti di trasporto ed eventuali documenti doganali (lo può fare anche un agente marittimo, ma l’agente imbarcherà solo sulle proprie navi/mezzi).

  3. Nello

    Non sono d’accordo. Intanto il mittente è il SENDER e non lo SHIPPER. L’errore del MInistero è di volerlo tradurre a tutti i costi, ma la traduzione in SPEDIZIONIERE è corretta. Noi del settore usiamo SHIPPER da sempre e sappiamo bene di cosa si tratta.

    • è proprio vero che al peggio non c’è limite!🙂

      1. io lavoro nel settore dal 1977, quindi credo di avere una qualche esperienza
      2. io faccio il DOCENTE di TRASPORTI & LOGISTICA all’Università e quindi queste cose le insegno
      3. lo SHIPPER è traducibile in ITALIANO come MITTENTE, ESPORTATORE, SPEDITORE (colui che spedisce)

      Se vuole può guardarsi la spiegazione che ne da la GEODIS
      http://www.geodiswilson.com/upload/ItalyFiles/Documents/BL.pdf
      1. Mittente/Shipper: è ovviamente l’esportatore, nel nostro caso Impianti Elettrici SpA con tutto il suo indirizzo.
      (nella polizza di carico sono evidenziati IN DUE DIVERSE BOX, sia lo SHIPPER – esempio Impianti Elettrici SPA – sia il FORWARDER – lo spedizioniere, nel caso GEODIS)

      Anche la FEDEX lo spiega
      http://www.fedex.com/ch_italiano/shippingguide/invoicesample.html
      Shipper/Exporter
      (complete name and address)
      Mittente / Esportatore
      (nome, indirizzo, telefono, Partita IVA):
      (traducendo correttamente SHIPPER con MITTENTE)

      C’è poi il DIZIONARIO DELLA LOGISTICA
      http://www.dizionariologistica.com/dirdizion/shipper.html
      Shipper
      Mittente (di una spedizione).

      Qui ne riportano a decine di TRADUZIONI
      http://www.linguee.it/inglese-italiano/traduzione/shipper+name.html
      Dove SHIPPER è correttamente tradotto con MITTENTE

      Facciamo un esempio elementare: quando tu spedisci una LETTERA, ci scrivi il MITTENTE ed il DESTINATARIO e poi l’affidi ad un SERVIZIO POSTALE
      Ecco, il MITTENTE è lo SHIPPER, il DESTINATARIO è il CONSIGNEE ed il SERVIZIO POSTALE è il VETTORE/CARRIER/SPEDIZIONIERE/FORWARDER

      Se qualcuno ha ancora dubbi, provi ad usare INTERNET

      Paolo

    • Nello

      Aggiungo che, al limite, si possono confondere le figure dello SHIPPER e del FORWARDER poiché spesso coincidono, ma non quelle del SENDER e dello SHIPPER (a meno che, ovviamente, non coincidano per specifiche spedizioni).

  4. Nello

    Mi piace poco il tono della risposta, lo confesso. Non posso che essere d’accordo quindi, quando dice che al peggio non c’è mai fine.
    Non parteciperò , pur essendolo non da meno di lei e operando nel settore, alla gara di chi è più titolato, mi spiace. Né seguirò il suo non richiesto (e un po’ ridicolo) consiglio “…di provare a usare INTERNET”.
    Le preciso però che quando spedisco una lettera io scrivo SENDER e non SHIPPER: lei può fare come crede, ovviamente.

    Saluti.

    • però DOVE lavori e QUALE esperienza di lavoro hai non me lo dici!🙂
      A me invece piace poco il tono del MINISTERO che manda in giro comunicati assurdi dimostrando solo una profonda ignoranza!
      Comunque qui non stiamo parlando di spedire una lettera, ma della gestione dei CONTAINERS quando vengono “spediti” via mare.
      Alla prossima

      • Nello

        I suoi rapporti col ministero mi interessano poco. E’ lei che ha proposto l’esempio della lettera.

        Qui si discute certo di gestione dei containers e lei potrà pure esserne il massimo esperto mondiale, ma la questione che lei ha sollevato è puramente semantica. Poiché internet, come dice lei, è il mio pane quotidiano fin dalla sua apparizione, ho imparato a disegnare correttamente i contorni di una questione che mi preme analizzare e sto bene attento a non scadere in commenti che da essa esulano. E’ lei, invece, che ha mischiato un presunto errore di traduzione con la definizione ministeriale delle competenze e responsabilità delle varie figure, forse perché ne è emotivamente coinvolto”…fin dal 1977″.

        Gliela rammento sintetizzandola: è corretto tradurre shipper con spedizioniere? A mio avviso, si. E io, pur avendo titolo per sostenere una traduzione dall’inglese certamente superiore al suo, lo sostengo senza esibirlo e nel modo che si confà a un sereno scambio di opinioni. Mi permetto di farle osservare che scrivere in stampatello maiuscolo e con profusione di punti esclamativi su internet equivale a urlare nel mondo reale.
        Per il resto, auguri per la sua attività.

      • le rispondo sintetizzando: è corretto tradurre shipper con spedizioniere?
        NO!
        (e non si tratta di un MIO parere, ma di una VERITA’ ASSOLUTA)

        Per il resto continuo a notare che a lei piace nascondersi dietro l’anonimato (alla mia domanda di CHI Lei sia e DOVE lavori … non riesco ad avere risposta!)

  5. Nello

    E non l’avrà, si metta l’anima in pace, equivarrebbe a partecipare alla gara di cui sopra.

    Le segnalo la traduzione di due autorevoli dizionari bilingue (il Sabatini- Coletti e il Collins, entrambe reperibili online) a confutare la sua verità assoluta:
    shipper
    n.
    (Comm) spedizioniere m. marittimo.

    Gli stessi per mittente:

    s.m./f.
    1 (Post) sender: indicare il mittente indicate the sender’s name; da restituire al mittente return to sender.
    2 (Post) (indicazione sulla corrispondenza) sender: mittente Maria Rossi sender Maria Rossi.

    I monolingue più autorevoli (Cambridge e Oxford, qualora non li conoscesse, anche questi online) danno questa definizione:
    shipper
    1.
    a person who ships goods or makes shipments.

    E di sender:
    noun
    1.
    a person or thing that sends.

    A questo punto, oltre a dubitare non della sua competenza in logistica ma di quella linguistica, sono ancora più d’accordo col profetico titolo che ha dato alla discussione: l’inglese, questo sconosciuto.

    • anche i vocabolari sbagliano!🙂
      pensi che per anni anche la Bibbia ha sbagliato con le traduzioni (la sa la storia del “cammello” e della cruna dell’ago, vero? E dell’eresia contenuta nella traduzione del Pater Noster?)
      Comunque a sostegno della mia “tesi” ho l’intera categoria degli spedizionieri italiani (la FEDESPEDI ha diramato una circolare scrivendo: ((si segnala che la traduzione in italiano del termine “shipper” è stata resa, impropriamente, con la parola spedizioniere, invece di “speditore”)).
      In quanto a “spedizioni” concorderà con me che gli spedizionieri ne sappiano di più che non i vocabolaristi!

      • Nello

        Il suo problema è che a lei sfugge, già nella sua lingua, il significato di traduzione. Come certo all’intera categoria degli spedizionieri. Mentre l’intera categoria dei vocabolaristi, come li chiama lei, l’hanno ben chiara.
        Accade spessissimo quando ci si cimenta in campi non propri. Mi vengono in mente le traduzioni dei menù dei ristoranti fatte dai ristoratori stessi: secondo la sua logica prevarrebbero su quelle fatte dai vocabolaristi. Già questo basta a definire le sue competenze in campo linguistico.

      • il fatto è che io VIVO all’interno del mondo dei trasporti e della logistica, con contatti giornalieri con controparti in tutto il mondo.
        Quindi, al di là di quello che possano pensare i vocabolaristi ed i traduttori, c’è un USO COMUNE ed una comunanza di intenti tra tutti gli “addetti ai lavori”
        E se Lei chiedesse ad un cinese o un brasiliano o un americano, TUTTI le risponderebbero che lo SHIPPER è il MITTENTE, l’ESPORTATORE, il VENDITORE … (ne ho messi solo tre di punti, come sempre!) e mai e poi mai lo confonderebbero con lo SPEDIZIONIERE che in inglese si chiama FORWARDER o FORWARDING AGENT.
        Ma che glielo dico a fare?
        Tanto Lei è un linguista, mica uno che LAVORA nel mondo dei trasporti?

  6. Nello

    Sono certo che, alla fine, cancellerà questo articolo dal suo blog, se non altro per evitare il rischio che lo legga qualcuno dei suoi poveri studenti.
    Buona giornata.

    • ahahaha …!
      Invece lo lascerò a riprova dell’ignoranza dei nostri governanti!🙂
      (lo so che lei lavora al Ministero! Internet non ha segreti e quindi, anche se lei non me lo vuol dire, io so tutto di lei, nome, cognome, ruolo …! Farebbe più bella figura a smetterla di nascondersi dietro un nickname!)

      • Nello

        Non c’era bisogno del suo articolo (che peraltro ottiene l’effetto contrario) per dimostrarla. Dimostra invece l’incapacità dei governati di ammettere un errore e di arrampicarsi sugli specchi pur di non farlo, con un delirante esempio di uno dei più noti vizi italici. Nessuno si è permesso di contestare le sue pretese competenze nel campo che le è proprio. E’ lei che si è lanciato in un confuso ammonimento in un campo che, come appare chiaramente a chi ne ha le competenze, non è il suo. Parlare una lingua non la qualifica come docente di linguistica, esattamente come costruire una sedia non fa diventare falegnami. In più, questa sua infelice uscita, ha mostrato le sue lacune in altri campi ( la sua lingua madre in particolare ).
        In ogni caso mi sento di ringraziarla per avermi fatto trascorrere una mattinata in uno dei modi che preferisco.

      • può anche essere che io non sappia scrivere (quali sarebbero le lacune nella mia lingua madre?) ma certamente lei non sa leggere!
        Ecco un’ulteriore prova che lei lavora al Ministero!🙂

  7. Nello

    In italiano si comincia una frase per maiuscolo, lo insegnano alle elementari. I punti esclamativi di cui le dicevo andrebbero usati con più parsimonia. Gli accenti esistono anche gravi, non solo acuti. I puntini di sospensione sono in numero fisso di tre, non all’infinito. Le faccine non sono previste proprio. Diciamo che l’ortografia in generale meriterebbe un corso di aggiornamento. Non sto a tediarla sulle costruzioni sintattiche perché non la finiremmo più. Poi i nomi stranieri, in italiano, si pluralizzano con l’articolo determinativo, non con la s inglese ( il container/ i container ).
    Guardi che non è roba da università, mia figlia di 10 anni già padroneggia questi dettagli da un paio d’anni…

    • le “regalo” una pagina tratta dal mio libro intitolato “il trasporto marittimo”

      Chi sono i contraenti di un contratto di trasporto marittimo

      la polizza di carico ha raggiunto, negli anni, una forma standardizzata ed univoca, pertanto i modelli esistenti sono molto simili tra loro. Possono differire quanto alla grafica, ma i “campi” ed il contenuto sono pressoché univoci.
      Intanto cominciamo a chiamarla con il proprio nome: BILL OF LADING.
      Visto che l’inglese è la lingua madre del commercio internazionale, anche i documenti e le terminologie ormai sono sempre e comunque in inglese.
      Le varie parti coinvolte nel trasporto marittimo sono riportate chiaramente nella BILL OF LADING (che si usa anche abbreviare in “B/L”):
      “Carrier” means who issues this B\L and is named on the face of it and assumes liability for the performance of the multimodal transport contract.
      “Merchant” means and includes the Shipper, the Consignor, the Consignee, the Holder of this B\L, the Receiver and the Owner of the Goods.
      “Shipper” means the person who concludes the multimodal transport contract with the Carrier.
      “Consignee” means the person entitled to receive the goods from the Carrier.
      Abbiamo queste quattro figure basilari:
      Il CARRIER è il VETTORE, colui che si incarica del trasporto.
      Il MERCHANT è la CONTROPARTE del vettore. Poiché in tutti i contratti esistono almeno DUE contraenti, essi sono CARRIER e MERCHANT.
      In pratica, il CARRIER effettua il trasporto ed il MERCHANT lo paga!
      Come vedete sotto la voce MERCHANT se ne riportano numerose altre. Questo perché il contratto di trasporto ha valore legale nei rapporti con diverse figure che sono legate alla compravendita ed al trasporto stesso.
      Ma il dato di fatto è che chi i sottoscrittori del contratto sono: il CARRIER (il vettore, dunque) e lo SHIPPER (normalmente l’esportatore, il venditore o il suo incaricato).

      • Nello

        Non creda di aver migliorato la sua situazione. Potrà impressionare la categoria degli spedizionieri, ma i vocabolaristi si fanno solo quattro risate.

      • si da il caso che i TRASPORTI internazionali li facciano gli spedizionieri, mentre i vocabolaristi si divertono a giocare con parole che non conoscono!

  8. dizionario di Repubblica:

    shipper
    n C
    caricatore, speditore, mittente
    ◊ shipper’s papers documenti/carte d’imbarco; the goods travel at the shipper’s risk le merci viaggiano a rischio del caricatore

    • Nello

      Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Se è vero che gli spedizionieri fanno i trasporti, sarà pur vero che i linguisti trattano le parole. O fanno tutto gli spedizionieri?
      Nessuno, da nessuna parte, ha messo in dubbio che nel trasporto lo shipper abbia omologhi in tutto il pianeta, con nomi completamente diversi nelle diverse lingue. È lei che, pure con una certa arroganza, mette in dubbio l’autorevolezza di intere istituzioni che fanno un lavoro del quale lei non sa nulla. Lei confonde la figura con il termine usato per descriverla. La traduzione del termine shipper non è quella che fa comodo a lei per i suoi scopi: è semplicemente quella che è. Quello che fa lo shipper non ha nulla a che fare con il corrispondente termine in un’altra lingua. Se avrà l’umiltà di rileggersi la nostra discussione potrà rendersi conto che da nessuna parte ho inteso ledere le sue prerogative di profondo conoscitore del trasporto. Le costa tanto ammettere di essere stato un po’ precipitoso nel suo assalto a una traduzione che lei ritiene sbagliata? Come fa a essere così sicuro di avere ragione? Si sente davvero così preparato anche come linguista da dare giudizi sull’operato di chi non conosce? Suvvia, sia un po’ meno italiano in questo, visto che è da tanti anni in mare…

  9. ci riprovo!

    i traduttori, come traducono METROPOLITANA? Subway o Underground?
    Bene, quando vado a Londra se voglio prendere la METRO devo scendere dove è scritto UNDERGROUND (la SUBWAY non è altro che un sottopassaggio).
    Se però sono a New York devo fare il contrario: se voglio prendere la METRO devo scendere dove è scritto SUBWAY (la UNDERGROUND non è altro che un sottopassaggio).
    A questo punto non mi interessa COSA dicano i TRADUTTORI.
    Io so (nella vita REALE) cosa devo fare e quale segnaletica devo seguire se voglio prendere la METROPOLITANA
    Allo stesso modo, quando compilo un documento di trasporto (la POLIZZA DI CARICO, in inglese BILL OF LADING) so benissimo che nello spazio dove va riportato lo SHIPPER devo scrivere il nome del MITTENTE, dell’ESPORTATORE, del VENDITORE.
    Mentre il nome dello SPEDIZIONIERE lo devo inserire nella casella dove va riportato il FORWARDER.
    Non mi interessa cosa dicano o pensino i traduttori: nella vita REALE lo SHIPPER è una cosa e lo SPEDIZIONIERE è tutta un’altra.
    Capito mi hai?

    • Nello

      Faccia come crede, è liberissimo.

      • Nello

        Una discussione disgustosa. Addio.

      • guardi, le racconto una cosa appena successa qui, nel mondo reale.
        Mi chiama una compagnia di navigazione e mi chiede chi sia lo SHIPPER in riferimento ad una certa spedizione di merce.
        Gli ho risposto che lo SHIPPER sono io, visto che sia il Ministero che il prof. Nello lo sostengono a gran voce.
        Mi hanno detto: “Paolo, cerca di essere serio. Tu sei uno SPEDIZIONIERE, non uno SHIPPER!”
        Qualcuno lì al Ministero mi sa dire cosa dovrei rispondere?
        O forse nel vostro mondo IRREALE vivete solo di traduzioni sbagliate?

  10. oggi sul Messaggero Marittimo ….

    In relazione alla corretta denominazione del soggetto tenuto a sottoscrivere la certificazione relativa alla procedura di pesatura del contenitore (spedizioniere, ovvero shipper, piuttosto che forwarder), il Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera (Cogecap), guidato dall’ammiraglio ispettore (CP) Vincenzo Melone, ha così risposto:

    «Lo shipper (spedizioniere) è una figura professionale che opera sul mercato internazionale del trasporto che, in punto di forma, non è incluso, con la denominazione in lingua inglese, nell’Ordinamento italiano; gli atti dallo stesso posti in essere hanno piena legittimità e valore giuridico sulla base della fattispecie contrattuale di cui è parte (tratta, dal diritto commerciale e/o della navigazione) con un soggetto (impresa commerciale) che opera sul piano interno o internazionale, nei rapporti con il quale assume, nella prassi commerciale internazionale, una serie potenzialmente variegata di obbligazioni (dalla mera spedizione del carico, ad un più ampio rapporto di agente o di institore).
    In coerenza con tale contesto, la figura richiamata, nell’accezione italiana o anglosassone, intende far riferimento ad un soggetto che, comunque, disponga delle prerogative necessarie, nella gestione di affari conto terzi, per accreditarsi quale interlocutore dell’Autorità marittima per le dichiarazioni da rendersi ai fini delle procedure regolate con il decreto dirigenziale in oggetto. Nel novero di tali poteri dovranno quindi rinvenirsi i rapporti con l’Autorità Marittima per le certificazioni inerenti il carico, la trattazione di questioni commerciali con spendita dei relativi poteri di rappresentanza, l’assunzione e la garanzia per le obbligazioni assunte dall’armatore.
    In definitiva, al di là del nomen utilizzato – o utilizzabile -, per le finalità della procedura di cui alle linee guida tecniche per la pesatura dei contenitori, rileva che lo spedizioniere agisca, in ottemperanza alle stesse, nel rispetto delle esigenze di rappresentatività, ovvero che, quale soggetto con prerogative relative alla spedizione del carico/merce ed al relativo confezionamento, possa legittimamente sottoscrivere dichiarazioni tecniche inerenti ad esso (tra le quali il documento di trasporto di cui alle linee guida)».

    In margine alla tentata chiarificazione sopra testualmente riportata, articolatissima quanto nebulosa, va anzitutto osservato che una siffatta dovizia di argomentazioni può e deve essere ricondotta esclusivamente ad unum e cioè alla corretta traduzione (e non alla libera interpretazione) del termine inglese “shipper” per altro neppure presente su tutti i dizionari proprio in virtù del suo significato peculiare e della sua semantica squisitamente tecnica.
    Al di là, al di fuori e al di sopra di quanto argomentato dal Comando Generale delle Capitanerie di porto (inde Cogecap), infatti, “shipper” significa precisamente caricatore, speditore, mittente, cioè colui che ordina la spedizione e non altro e men che meno “spedizioniere” concetto che universalmente indica colui che esegue la spedizione per conto altrui, espresso con altro vocabolo inglese incomprensibilmente (e volutamente) ignorato dal Cogecap.
    Spedizioniere, insomma, è precisamente colui che esegue la spedizione per conto dello “shipper” che, in italiano, altri non indica che il mittente.
    E’ proprio uno dei significati di “shipper”, quello di mittente, che, ove ce ne fosse bisogno, risulta in tutto dirimente per distinguere l’accezione della parola nella maniera più netta, decisa e incontrovertibile dal significato – inventato chissà come – di “spedizioniere” che rappresenta, invece, chi, munito di un più o meno ampio mandato di rappresentanza, svolge la funzione di agente per la spedizione, proprio per conto del mittente e va da sé che il termine “spedizioniere” non è altrimenti indicato dagli anglofoni che con la parola “shipper”.
    Nel caso al Cogecap il concetto non risultasse sufficientemente chiaro, basterà pensare all’esempio plastico di chi intende spedire un pacco di salumi o formaggi per posta, dove chi invia è lo speditore-mittente (shipper) mentre le Poste o un corriere diverso sono lo spedizioniere che, giova per la cronaca precisare, viene identificato esattamente, sempre dagli anglofoni, con il termine inglese “forwarder”.
    Quanto a prolissità, forse non siamo stati da meno del Cogecap, ma, al fine di sgombrare una volta per tutte il campo da ogni malintesa ed arbitraria interpretazione del termine “shipper” (del resto, riscontrabile su ogni buon vocabolario), ciò era oltremodo necessario, sopra tutto avendo riguardo all’accezione tecnico commerciale del vocabolo.

  11. Jacob

    Non importa cosa ne pensano capitanerie di porto, ma ciò che ne pensano i vari giudici degli Admiralty Courts e le loro controparti americani. Al primo problema giuridico che nasce a causa di una non chiara definizione di chi fa che cosa sarà qualche Lord Justice a diramare i dubbi a livello internazionale.

  12. richiesto ufficialmente (dalla FEDESPEDI, l’associazione degli spedizionieri italiani!) un EMENDAMENTO alla norma che entrerà in vigore a luglio:

    Chi deve occuparsi di questo accertamento?
    Lo ‘Shipper’, cioè colui che appare come tale in polizza (o equivalente documento di trasporto marittimo). Letteralmente lo speditore e quindi, normalmente, il venditore, il caricatore, il proprietario della merce, il mittente, eccetera. Nella pratica commerciale il rapporto non può che essere tra il
    rappresentante della nave (o chi la ‘opera’ in caso di sharing agreement) e il rappresentante della merce. La dichiarazione deve quindi essere presentata da chi ha un rapporto commerciale con la compagnia marittima e quindi o dallo stesso shipper o da chi lo rappresenta (normalmente l’impresa di
    spedizioni). Si segnala che nel Decreto Dirigenziale emanato dal Comando lo scorso 5 maggio la traduzione in italiano del termine “shipper” è stata resa, impropriamente, con la parola “spedizioniere”, invece di “speditore”, pur contenendo il testo pubblicato in G.U. la parte in inglese delle linee guida emanate dall’IMO, che costituiscono parte integrante dello stesso.

    Qualcuno avvisi il professor Nello!🙂

  13. oggi sul Messaggero Maittimo:

    ROMA – La circolare “Convenzione Solas – pesatura dei contenitori” emanata il 31 Maggio scorso dal Comando generale delle Capitanerie di porto aveva ingenerato non pochi dubbi interpretativi provocati dalla traduzione, apparsa immediatamente impropria, del termine inglese “shipper”, reso in italiano come spedizioniere anziché come speditore.
    A tal proposito lo stesso Comando generale, sollecitato dalle numerose segnalazioni e richieste di chiarimenti pervenute dagli ambienti del settore e trovatosi, perciò, nella ineludibile necessità di definire – una volta per tutte – il dettato e la mensdella norma emanata, ha provveduto a diramare una circolare interpretativa il cui testo riportiamo integralmente, non senza osservare che, nel legiferare la chiarezza è sempre inversamente proporzionale al numero di parole che si impiegano, senza contare che una maggiore immediatezza nel linguaggio potrebbe, probabilmente, evitare di far seguire all’avverbio “qualora” un verbo coniugato all’indicativo.
    La circolare testualmente recita: «In base alla presente normativa, il soggetto giuridico che ha l’onere di ottenere e documentare la “Vgm” (Verified gross mass declaration = dichiarazione del peso della merce) è lo shipper. In capo a tale soggetto ricade la responsabilità di ottenere e documentare la massa lorda verificata di un contenitore anche quando delega un suo rappresentante ad acquisire la “Vgm” per suo conto.
    Con il decreto dirigenziale, continua la nota del Comando generale (Pilatus docet),non si è ritenuto necessario prevedere una definizione ad hoc del termine “shipper”, rimandando, invece, pienamente a quella contenuta nella MSC. 1/Circ. 1475 punto 2.1.12. che resta, quindi, il termine di riferimento.
    Il termine “spedizioniere” (vedasi anche definizione dizionario tecnico del Mastropasqua), indicato nel decreto dirigenziale, fa riferimento alla realtà nazionale (il 90% delle polizze risulta venga firmata da tale figura professionale) mentre con il richiamo in parentesi allo “shipper” si è inteso rimandare, infatti, alla definizione di cui alla circolare IMO (punto 2.1.12) per identificare la figura appropriata voluta dal legislatore internazionale.
    Pertanto, qualora nel decreto in argomento e nelle allegate linee guida vieneutilizzato il termine “spedizioniere”, quest’ultimo deve intendersi lo “shipper” (sic!).
    Tutto risolto?. Mica poi tanto.
    Sarebbe stato sicuramente più semplice intervenire con un emendamento alla circolare piuttosto che emanarne una seconda infarcita di acrobazie interpretative che a tutto sembrano poter servire meno che ad evitare altri malintesi. Resta, infatti il dato certo che il termine shipper – comunque lo si ponga – non significa spedizioniere e il tutto assume il sapore di un poco felice tentativo di ricomporre i cocci. Esiste (per chi ci crede) un solo Essere infallibile e non abita su questa terra.
    Per noi mortali, tutti soggetti all’errore, quello che fa la differenza è la capacità di riconoscerlo senza perseverare.
    Va detto, infine che, nei giorni scorsi, l’onorevole Antonio Misiani, interpretando il disagio provocato dall’equivoco contenuto nella prima circolare, aveva trasmesso in redazione una nota che, per dovere di cronaca, riportiamo integralmente:
    «Con l’entrata in vigore dal 1° Luglio delle nuove norme della Convenzione internazionale Solas, che obbligano alla certificazione del peso dei container marittimi per garantire livelli più alti di sicurezza, gli operatori del settore – che in Italia vale 20 miliardi di fatturato e quasi trecentomila posti di lavoro – hanno evidenziato una serie di problematiche nell’applicazione delle nuove regole. Uno dei punti critici del decreto dirigenziale 447/2016 di approvazione delle linee guida era l’erronea traduzione del termine “shipper” in “spedizioniere” anziché “speditore”. La precisazione contenuta nella circolare emanata il 31 Maggio dal Comando generale delle Capitanerie di porto permetterà di evitare incertezze interpretative per gli esportatori e gli spedizionieri. Va a merito del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di essersi prontamente attivato in seguito ad una mia segnalazione. E’ stato così possibile risolvere in tempi rapidi una questione che rischiava di generare numerose controversie».

e tu che ne pensi?

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