Siamo tutti “tuttologhi”

una volta c’erano gli “esperti” ai quali si demandavano le decisioni in merito alle questioni che riguardavano specificatamente le loro competenze.
C’erano i rappresentanti del popolo che (dopo aver consultato gli esperti) prendevano le decisioni essendo stati delegati (e pagati) proprio per quella funzione.
C’erano anche i giudici che giudicavano (oggi le sentenze le scrivono i giornali e le tv!).
Insomma, ognuno faceva la sua parte ed il suo lavoro.
Oggi l’uomo della strada vuole dire la sua, su tutto: sulla TAV, sul NUCLEARE, sulle DISCARICHE, sugli ORARI DEI TRENI, sulle ROTTE AEREE, sulla VITA FAMILIARE degli altri (volendo decidere se gli altri possano o non possano sposarsi, possano o non possano avere dei figli, possano o non possano abortire … e via dicendo).
Ma anche su innocenza e colpevolezza (l’Italia è divisa su BOSSETTI …).
Adesso c’è la questione delle TRIVELLE: gli esperti si sono pronunciati, i rappresentanti del popolo hanno preso delle decisioni (presumibilmente dopo aver sviscerato a fondo la questione).
Ma l’uomo della strada vuole dire la sua, e – probabilmente – la maggioranza degli italiani deciderà CONTRO il parere degli esperti e CONTRO i propri rappresentanti.
Propongo di mandare a casa ESPERTI e RAPPRESENTANTI del popolo e delegare tutte le decisioni al più ignorante (nel senso che “ignora”) degli italiani così saremo sicuri che le sue decisioni saranno sempre condivise.
D’altronde perché pagare gente che ha studiato una vita per arrivare a certe conclusioni quando basta l’analfabetismo dilagante per giungere ad una verità superiore alla sua?
Il partito dell’uomo qualunque, che vide la luce dal 1945 al 1953, sembrava sparito all’orizzonte, ma negli ultimi tempi sta resuscitando alla grande.
Propongo anche di utilizzare, quale inno, una famosa canzone di Vasco: “c’è chi dice no”.
Anche se dire sempre no, non è il miglior modo per andare avanti!
Paolo Federici

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