di ritorno da Bangkok

al convegno mondiale (a Bangkok) dei membri del “Project Cargo Network” eravamo davvero in tanti.

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Più che una convention di operatori logistici, sembrava però un ritrovo del circolo dei pessimisti.
Tutti a lamentarsi, ognuno per l’andamento dell’economia nel proprio Paese.
Poiché essere ottimisti non costa niente, sono stato l’unico a cercare i lati positivi (e ce ne sono!).
Quello messo peggio di tutti era il rappresentante del Kazakistan: in una notte la loro moneta è stata svalutata del 47 per cento. Si sono trovati tutti ad essere poveri il doppio rispetto a prima. O … ricchi la metà!
Il costo del petrolio, crollato miseramente nell’ultimo anno, sta rovinando anche l’economia dell’Arabia Saudita. Se va avanti così, i sauditi dichiareranno bancarotta nel giro di un paio d’anni. Sta di fatto che intanto tutti gli investimenti sono bloccati.
(Ma forse è solo arrivato il momento di dedicarsi davvero alle fonti energetiche alternative!)
Anche il Brasile non se la passa bene: la loro moneta ha perso un terzo del suo valore. Rendendo le importazioni, di fatto, in calo.
Per non parlare della Russia: tra tutte le nazioni, sembra proprio quella messa peggio. Chissà che una qualche guerra non possa servire per riportare a galla l’economia.
I Paesi che se la passano meglio sono quelli che iniziano per “S”: Svizzera, Singapore e Finlandia (sì, Finlandia inizia per “S”, visto che si chiama Suomi).
Se Vienna (Austria) piange, Madrid (Spagna) non ride.
La Cina, oltre al calo economico, ha anche un calo della qualità della vita: le grandi città sono immerse nello smog, i fiumi sono avvelenati, le coltivazioni e gli allevamenti sempre più in stato di abbandono.
Non se la passano meglio i Paesi dell’Africa: da Nord (Egitto, Libia, Marocco) a Sud è tutto un pianto e stridor di denti.
L’Olanda non è nemmeno riuscita a classificarsi per gli Europei di calcio.
Insomma, pensavo che i piagnoni per antonomasia su questa Terra fossimo noi italiani, ma vedo che l’arte di lamentarsi è un bene comune.
Cosa vogliamo fare?
Continuare a piangere sul latte versato?
Torniamo per un attimo a quei tre Paesi che hanno l’economia in crescita.
Cosa hanno in comune?
Ve lo dico io: hanno puntato “anche” sulla LOGISTICA e sul TRASPORTO INTERNAZIONALE.
Singapore come porto di trasbordo più importante al mondo (Gioia Tauro potrebbe “copiare”).
La Svizzera ospitando la più grande Compagnia di Navigazione (per quanto riguarda le navi porta-containers). Quella MSC che, tra l’altro, è italiana di nascita!
E la Finlandia?
Questo me lo deve dire il mio amico Mario (toc toc: se ci sei batti un colpo. Aspetto il tuo commento)
Le prospettive per l’economia italiana? Ecco un suggerimento per i nostri politicanti: puntate sulla LOGISTICA e sul TRASPORTO INTERNAZIONALE e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù!
Paolo Federici

4 commenti

Archiviato in cultura, economia, Generale, giornalismo, incontri, riflessioni, Trasporti

4 risposte a “di ritorno da Bangkok

  1. Caro Paolo.
    Sono passato da poco sul ponte della Milano Laghi a Terrazzano (Rho) due file infinite di luci, larghissime (si viaggia su 4 corsie), rosse da una parte e bianche dall’altra.
    Mi è venuto un attacco di panico!
    Ho immaginato di vedere quelle due file irrimediabilmente ferme, per sempre, eternamente.
    Stop! Petrolio (e quindi anche benzina) finito!! GHE NE’ PU!!
    Pensa che roba se succedesse davvero …
    Ecco quindi l’immediata effettiva necessità delle fonti alternative … SUBITO … IERI … e di questo se ne devono rendere conto anche i ”petrolieri” cui Tu accenni … In Expo ho visto che alcuni Paesi Arabi le stanno già ricercando, se non già sperimentando o attuando.
    Circa le Tue considerazioni, le prendo per quello che scrivi.
    Mi soffermo solo sulla RUSSIA … messa peggio … e mi viene spontaneo dire che qualcosa non funziona … o ci sfugge … economia spicciola sì, economia spicciola no … la GRANDE MADRE RUSSIA si è messa in una importante guerra che sicuramente non sarà a costo zero … insomma, cosa dobbiamo capire?
    Mi permetto dire anche qui (come sto dicendo da prima delle sanzioni) che alla Russia, noi tutti dobbiamo guardare con molta attenzione (pur rimanendo l’Italia ancora nella NATO, per adesso) e non tanto per il ”si sa mai” … ma per il ”si deve sapere adesso” … perché domani potrebbe essere troppo tardi.
    Ho esternato questo mio pensiero anche anche in molte riunioni, politiche e non … vedremo chi si accorgerà che la Russia esiste davvero …
    Cuore in alto comunque, sempre, nonostante tutto.

    P.S.: puntare sulla logistica e sul trasporto, OK, con la speranza che non ci sia da trasportare solo aria fritta, ma merci per davvero … questo ps vuole essere un’auspicio positivo.

  2. Mario Sconamila

    L’amico Paolo mi chiama in causa in modo inopinato e senza preavviso!!!
    Ti trovi spiazzato, anche perché l’argomento trattato non è certo di mia
    pertinenza e conoscenza. Ma come si fa a dire di no a Paolo? It’s
    impossible.
    Io e lui abbiamo piuttosto una cosa in comune: nascita in due città di
    mare, La Spezia e Cagliari. Ho sempre pensato che osservare anche da
    vicino, quando si ha qualche minuto a disposizione, le navi mercantili
    che partono o arrivano coi loro carichi, sia istruttivo.
    Da non pochi anni risiedo in Finlandia, e questo Stato, seppure abitato
    da meno di sei milioni di individui, è riuscito, e la sua non facile
    Storia lo dimostra, a ritagliarsi una serie di caratterizzazioni
    economiche non banali e molto importanti, e ciò è dovuto, e vengo ad un
    aspetto assai importante, alle caratteristiche della sua popolazione.
    Il problema maggiore della Finlandia, nel bene e nel male, a seconda dei
    punti di vista, è dato dai circa 1.400 km di confine con la Russia.
    La Storia, e non sto qui a ripeterla, ci dice che i rapporti fra i due
    Stati sono stati spesso tumultuosi, con tanto di invasioni e resistenze.
    Questo ha forgiato l’animo della gente.
    I finlandesi mi hanno insegnato il significato perfetto della parola
    “modestia”, il non vergognarsi, anzi vantarsi, di discendere dai
    boscaioli, il non far pesare la ricchezza personale (uno dei peggiori
    difetti degli italiani), il presentarsi col solo nome e cognome,
    evitando quindi di premettere alle proprie generalità tutta quella
    straziante e insulsa serie di titoli di studio e baggianate varie, che
    costituiscono una peculiarità narcisistica delle italiche genti,
    sintetizzate dall’allegorico “lei non sa chi sono io”.
    Perché scrivo queste cose? Semplice: lo spirito di aggregazione dei
    finlandesi, dettato anche dalla climatologia del posto, fa sì che un
    invisibile senso della collettività tenga unito il popolo.
    Da quando sono qui, una delle tante cose che mi sorprendono
    positivamente è la mancanza di caciara, che noi italiani in patria
    possediamo a dismisura. Faccio un esempio per me importantissimo: non ho
    mai sentito due persone discutere di politica! Sembra incredibile, ma è
    così.
    Mentre per noi in patria, come sappiamo, negarlo sarebbe comico, la
    “politica” è una vera e propria malattia sociale, da cui derivano non
    pochi corollari: essere scontenti di tutto; non c’è una cosa che ci vada
    bene; neghiamo di avere colpe, attribuiamo la responsabilità sempre agli
    “altri”; siamo primattori della frase “armiamoci e partite”; siamo un
    popolo (preso in senso generale) di imbroglioni sempre esenti di peccati
    seppur minimi.
    Talvolta, osservando in pieno inverno e con avverse situazioni
    climatiche la perfezione dei servizi che funzionano benissimo, mi viene
    in mente che se a coordinare questa macchina organizzativa fosse
    l’Italia, il Paese risulterebbe paralizzato in meno di una giornata.
    Mai visto l’aeroporto internazionale di Helsinki e gli altri minori
    chiusi per avverse condizioni meteo. I treni viaggiano con qualsiasi
    tempo, le strade comunali, extraurbane e le autostrade (gratuite) sempre
    aperte al traffico con qualsiasi tempo.
    Altro aspetto di apertura verso il mondo esterno: l’inglese lo parlano
    praticamente tutti, dagli adolescenti agli anziani.
    E’ evidente che in un Paese come questo i traffici commerciali, quindi
    compresi quelli marittimi, abbiano una certa rilevanza. I porti
    principali sono Helsinki, Turku e Kotka: niente male per uno Stato che
    ha pochissimo più della popolazione della Sicilia.
    Cosa ho voluto intendere con queste righe: fondamentalmente una cosa: la
    crisi mondiale economica la conosciamo tutti. Ciò che differenzia le
    Istituzioni è allora lo spirito della popolazione.
    Quindi elementi come quelli presentati da Paolo (Logistica – Trasporti
    Internazionali) risentono del modo con i quali vengono affrontati dalle
    varie componenti specifiche.
    Noi italiani siamo polemici, non amiamo il rischio dell’impresa,
    l’organizzazione è spesso carente, fingiamo di essere mielosi ma, se
    solo potessimo, pur di incolpare la parte politica a noi avversa,
    saremmo disposti a mandare in galera i nostri genitori.
    Cos’è il mio, un pessimismo cosmico di fondo? Solo una constatazione,
    credetemi, e non si immagina quanto mi costi scriverlo.
    Fino a che non cambieremo il nostro carattere di fondo, tutto rimarrà
    come adesso.
    Paolo, sentendo nel convegno a Bangkok un’insoddisfazione quasi generale
    dei rappresentanti dei vari Stati, ci ha illustrato anche qualche
    frustrazione latente negli intervenuti.
    Bene ha fatto, e fa, Paolo, a mantenere una certa calma interiore.
    Infatti, e credo di non sbagliare, possiede una virtù che il popolo
    italiano dovrebbe acquisire, ovvero il non arrendersi e vedere nel
    bicchiere mezzo pieno una percentuale per andare avanti con raziocinio.
    E smettetela, connazionali in patria, di ammalarvi di un “qualunquismo”
    che sta mandando alla malora la nostra terra. Non voglio fare nomi, ma
    credo ci sia poco da sbagliare nell’individuarli. C’è gente che non ha
    mai lavorato in vita sua, ha cambiato varie facoltà universitarie, è
    sempre un eterno fuoricorso, e appare, usando frasari da postribolo, una
    vergogna nazionale.
    State copiando nella negatività personaggi nauseabondi che ci hanno
    preceduto molti decenni fa, come Finocchiaro Aprile e Gugliemo Giannini.
    Vi ricordano qualcosa questi tristi figuri?
    Saluti a tutti e buone giornate.
    Mario Sconamila

  3. rileggete sopra quello che scrivevo sette settimane fa:
    “Il costo del petrolio, crollato miseramente nell’ultimo anno, sta rovinando anche l’economia dell’Arabia Saudita. ”
    Poi leggete i titoli dei giornali di oggi!
    Cassandra mi fa un baffo ….🙂

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