Il Propeller Club … e la Logistica!

venerdì 23 ottobre si è tenuta, a Milano, la “convention” nazionale del Propeller Club.
Il titolo: “La logistica italiana, leva strategica per l’economia internazionale”
Grande assente, al solito, la politica!
E pensare che la LOGISTICA, in Italia, significa 200 miliardi di euro di fatturato.
Praticamente il 13 per cento del PIL!
Un settore che da lavoro ad un milione di persone.
Poi, andiamo a vedere le statistiche e scopriamo che l’Italia si posiziona:
– 29° per Efficienza doganale
– 19° per Infrastrtture e accessibillità
– 17° per Efficienza
– 22° per Tempistica
Come possiamo far capire ai nostri “politici”, chiusi nella loro stanza dei bottoni, che la Logistica è (come ha detto il Presidente del Propeller Club port of Milan, Riccardo Fuochi) a tutti gli effetti un’industria del Made In Italy ed è un chiaro fattore di successo per tutte le aziende che competono sugli scenari internazionali ed in particolare per i settori dove l’Italia eccelle (Moda, Design, Alimentare, etc)?
Cosa chiediamo?
Una piccolezza: far diventare l’Italia la piattaforma distributiva Europea (Sud – Nord).
Immaginate quanto lavoro arriverebbe, a cascata, sul nostro Paese se le navi, in arrivo dall’oriente, scaricassero le loro merci nei porti Italiani … anziché in quelli Tedeschi e/o Olandesi!
Un notevole risparmio per loro ed enormi guadagni per noi!
Cosa serve?
1. risalire la china di quella scala che ci vede al ventesimo posto!

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2. puntare su tre porti da rendere “competitivi” rispetto ai porti del Nord Europa (uno al sud, Gioia Tauro, uno al nord est, Trieste, uno al nord ovest, Genova o La Spezia)

mediterraneo_traffic
3. collegare porti ed interporti con ferrovie efficienti (aiutando così anche la crescita del Made in Italy)

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In fondo sono le stesse cose che dicevamo vent’anni fa!
Paolo Federici

3 commenti

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3 risposte a “Il Propeller Club … e la Logistica!

  1. Bobo Min

    Parole al vento….purtroppo !……

  2. Sfruttare il mare e la rotaia per rilanciare le nostre economie.

    Per uscire dalla stagnazione in cui versa il nostro Paese e le nostre Imprese, forse sarebbe il caso diversamente da quanto i nostri Amministratori hanno saputo fare in passato, prendere seriamente in considerazione il volano economico che la Portualità la Logistica di Porto e Retroporto e le variegate attività legate al mare e la Rotaia sarebbero in grado di generare, volano che non sarebbe chiaramente circoscritto soltanto alle attività portuali propriamente dette, poiché maggiori saranno i volumi delle merci in transito e maggiori di conseguenza potrebbero essere le possibilità che qualche Imprenditore Italiano o Straniero consideri opportuno e redditizio sfruttare la strategicità del nostro Paese per incrementare le sue attività siano esse manifatturiere che logistiche, il mare potrebbe quindi rivelarsi anche un potenziale strumento per lo sviluppo delle attività delle P.M.I..

    I settori potenzialmente attinenti all’operazione potrebbero essere la trasformazione, la lavorazione, l’assemblaggio, e la distribuzione di una significativa quota delle merci in transito nel Mediterraneo relative ai notevoli volumi dell’interscambio Euro Asiatico, per avvalorare questa mia tesi credo sia sufficiente dare un’occhiata ai grandi Porti del Nord Europa ed alle molteplici redditizie e variegate e attività che sono proliferate nei loro hinterland.

    In tema di sviluppo del trasporto delle merci su rotaia non facciamoci comunque molte illusioni, poiché se non saremo in grado di attuare una significativa e razionale inversione di tendenza per far si che i futuri finanziamenti relativi alla realizzazione delle grandi opere infrastrutturali, siano in buona parte anche focalizzati sull’ammodernamento ed il potenziamento dei nostri tracciati ferroviari, sarà molto difficile che in futuro anche nel nostro Paese come sta accadendo nell’Area Comunitaria si possano generare nuove e fruttuose economie razionalizzando le modalità del trasporto delle merci sulla lunga distanza “sensibilizzando/obbligando le Aziende all’uso della ferrovia per percorrenze superiori ai 300 km“ poiché soltanto in questo modo consentiremo alle nostre ferrovie di poter recuperare la perduta competitività nei confronti del trasporto su gomma e quindi ritornare finalmente a correre.

    BRUNELLO ZANITTI Giuliano
    Nb. Riflessioni tratte dal mio Sito http://sceltemancate.trieste.it

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