Closer to the moon

“oggi gireremo qui una scena di un film” dice il regista con il megafono, e la voce corre “stanno girando un film” ripetono in preda all’eccitazione gli avventori di un bar che da su quella piazza.
E’ bellissimo assistere alle riprese: l’assalto al portavalori, gli spari, una scena che sembra davvero reale.
“Bravi questi attori!” “Ma di che film si tratta?” “Non mi sembrano personaggi famosi!” “Chissà quando uscirà al cinema!”
La scena dura pochi minuti, poi si smonta.
Le auto se ne sono andate, i “banditi” si sono portati via anche le due “guardie” che erano sulla camionetta portavalori e la gente torna a fare ciò che stava facendo prima.
Solo che (eh sì, l’aveta già indovinato) si trattava di una vera rapina.
Ma siamo a Bucarest, nel 1959, in pieno regime comunista, ed una rapina non è ammissibile, perché semplicemente non può accadere all’interno di quel sistema perfetto.
Nessuna denuncia, nessuna storia raccontata sui giornali, niente deve trapelare.
Mentre la polizia “segreta” comunque indaga.
E quando, per caso, arriva a scoprire i colpevoli (una banda di quattro uomini ed una donna) il processo è immediato e la condanna a morte pure.
Però i detentori del potere non si accontentano: ammettere che qualcuno abbia commesso un così grave reato all’interno del sistema “perfetto” minerebbe le certezze entro le quali il popolo è stato indottrinato.
Quindi la storia dovrà tornare ad essere solo un film.

closertothemoon
I cinque vengono “costretti” a girare ancora quel film, questa volta però sotto la supervisione di un regista e con una macchina da presa in funzione.
La “propaganda” comunista riuscirà così nel suo doppio intento: cancellare la memoria di un reato (anche perché una volta finito di girare il “film” i cinque saranno giustiziati) e condannare alla “damnatio memoriae” gli autori del gesto.
Ma la domanda sovrana, quella che assilla il “compagno” al quale sono state affidate prima le indagini e poi la supervisione del “film” è una sola: “perché?”
Perché quei cinque hanno voluto compiere quella rapina?
Quale motivazione li ha spinti a tanto?
Trattandosi di una storia vera, la verità verrà rivelata agli spettatori … di oggi!
La cronaca di quegli anni, i perché di certe “operazioni” politiche, gli sviluppi di quanto accade dopo la fine della guerra assumono un aspetto molto particolare.
Quegli uomini e quella donna avevano lottato, durante la seconda guerra mondiale, perché si realizzasse il sogno della rivoluzione comunista.
Finendo poi per essere vittime di quello stesso mostro che loro avevano contribuito a creare ed a nutrire.
Un film che fa pensare: anche noi, oggi, viviamo la libertà che ci hanno regalato i nostri padri ed i nostri nonni, combattendo aspramente nell’ultima guerra mondiale.
Ma ci stiamo davvero meritando quello che loro, sfidando e spesso incontrando la morte, ci hanno permesso di avere?
O forse anche noi viviamo solo in un film e ci siamo dimenticati di cosa sia davvero la realtà?
Paolo Federici

(ah, vi chiederete il perché di quel titolo: “più vicino alla luna”. Il 1959 è stato l’anno dei primi lanci spaziali russi. LUNA1 – il 2 gennaio 1959 – riuscì ad avvicinarsi alla luna, mancandola di poco. LUNA2 – il 14 settembre 1959 – arrivò invece ad impattare sul nostro satellite. Quello stesso giorno veniva eseguita la condanna a morte per i componenti della banda. Uno di loro aveva lavorato al progetto lunare, prima di essere “defenestrato”. La sua colpa? Come quella degli altri quattro, anch’essi estromessi dai posti di potere – uno era stato finanche capo della polizia! – che occupavano! Essere … ebreo!)

(altra cosa: il film è stato realizzato grazie ad una co-produzione Italo-Romena. Per l’Italia il grazie via alla casa di produzione di Renata Rainieri!)

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