diffamazione

se un cliente NON mi paga ed io lo scrivo sul mio blog, IO sono passibile del reato di DIFFAMAZIONE

Anche se ciò che dico è assolutamente vero.

Anche se indico i dati della fattura, i termini di scadenza, l’entità del “ritardo”.

Insomma, se qualcuno NON rispetta i patti, non lo si può proprio dire.

Bisogna lasciare che “altri” cadano nella stessa trappola: tentare di metterli in guardia è un reato!

Poi ci sono le società che vendono informazioni commerciali: se qualcuno chiede informazioni sulla mia azienda, può avere un parere (basato sui dati dell’ultimo bilancio, quindi su qualcosa che può essere drasticamente cambiato!) che condizionerà le potenzialità di sviluppare nuovi contratti.

Mi spiego: se a fine 2014 ho chiuso il bilancio in perdita (per la prima volta in vent’anni) ma nel giro di 6 mesi ho riportato la situazione in attivo, le informazioni sulla mia azienda (basate sul dato di bilancio del 2014) saranno ancora oggi negative.

Quindi ricapitolando:
– se io affermo il VERO sostenendo che un cliente non mi paga, compio un reato che si chiama diffamazione
– se una società che vende informazioni commerciali afferma il FALSO sostenendo che la mia azienda è in crisi, quando invece la crisi è già stata abbondantemente superata da tempo, non c’è nessun reato ma si tratta di libera informazione

Intanto il CLIENTE (truffaldino!) che non paga continua a lavorare (visto che io non posso mettere in guardia gli altri fornitori)

Mentre la mia AZIENDA (seria!) dovrà affrontare le difficoltà (create da giudizi “falsi”) nel proporsi sul mercato

Al solito, la legge tutela i DELINQUENTI e penalizza gli ONESTI

Ma che ve lo dico a fare?

Paolo Federici

6 commenti

Archiviato in avvocati, denuncia, economia, riflessioni, Trasporti

6 risposte a “diffamazione

  1. Bobo Min

    APPUNTO.!!!!!

  2. Giovanangelo Buccelloni

    Antico proverbio ungherese: ”se hai qualcosa da dire, comincia a dirlo, prima o poi qualcuno Ti ascolterà”. Quindi: HAI FATTO BENISSIMO A SCRIVERE QUELLO CHE HAI SCRITTO.

  3. Chiamasi Italia. Facciamo davvero ridere come paese. Approvo in pieno ciò che hai scritto.

  4. Giacomo

    Capisco il disappunto ma non mi sembra così assurdo. Le informazioni che possono essere rese pubbliche non dipendono dal fatto che sia “vere” o “aggiornate” ma dal loro status.
    Mi spiego meglio: il bilancio è un dato pubblico (potrebbe essere anche “falso” ma in quanto depositato in camera di commercio può essere di libero accesso.
    La sentenza di condanna di un soggetto, il saldo del conto corrente o la notizia di mancato pagamento non pubblici e quindi non divulgabili.
    Tu dici che il cliente non ti paga, ma magari lui dirà che non ti paga perchè il prodotto fornito non corrisponde a quello che voleva, per esempio. Insomma, può anche non piacerci ma la legislazione non potrebbe fare diversamente. In tutti i paesi avanzati è così.
    Semmai il problema è quello di fornire rapidi strumenti giuridici per disincentivare i non pagatori seriali (e cmq acquisire informazioni commerciali, che non sono basate solo sui bilanci, prima di fornire un cliente è cosa buona e giusta….).

    • ciò che intendevo dire è che le informazioni “commerciali” si basano sul dato di bilancio (vero!) relativo all’anno 2014. Oggi siamo alla fine di agosto. Sono passati otto mesi. In otto mesi io potrei aver accumulato debiti per milioni di euro … ma potrei anche aver creato utile ed avere milioni di euro di disponibilità finanziaria. Però per quella società di “informazione” commerciale io sono sempre quello del dicembre 2014.
      Ti racconto una storia: tanti anni fa qualcuno rubò un mio assegno (emesso per 15.000 lire), lo trasformò in 60.000.000 di lire e lo presentò all’incasso. Non appena ne venni informato non solo bloccai quell’assegno ma feci anche denuncia. Però la banca decise di protestarlo comunque. Per cui per oltre un anno e mezzo (il tempo che ci volle per far cancellare il protesto) il nome della mia azienda rimase sul libro dei protesti per 60.000.000 di lire. Le informazioni commerciali su di noi erano, ovviamente, negative. Ma questo dimostrava solo che chi mette insieme le infomazioni NON ha alcun contatto con la realtà che è tutt’altra cosa.
      Vorrei ricordare che la Lehman Brothers risultava essere una delle aziende più solide degli USA, giusto un giorno prima del fallimento!🙂

    • carlo

      Caro Giacomo, condivido (quasi completamente) il tuo discorso, che esistano dati divulgabili e dati privati è giusto (anche se la sentenza di condanna diventa un dato pubblico )
      Ma manca la motivazione ad una semplice domanda?
      Perché un dato contabile semplice, che non si accompagna a valutazioni morali di tipo denigratorio deve essere considerato non divulgabile e diffamatorio???
      La tal fattura non è stata pagata, stop. Può essere il motivo per cui la mia azienda ha un bilancio passivo, non dovrebbe essere così infamante scriverlo senza allegare giudizi.
      Invece no: la legge italiana giudica diffamazione ciò che è considerato denigratorio per la propria reputazione, soggettivamente, dal querelante.
      Rendendo in tal modo soggettivo niente di meno che un atto di rilevanza penale.
      Altre legislazioni non sono strutturate così.
      C’è da riflettervi.

e tu che ne pensi?

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