L’economia tedesca

oggi parliamo della Germania e della sua “incredibile” economia.
(Sono appena tornato da un convegno organizzato da ASSOLOGISTICA e le notizie sulla Germania arrivano dall’avv. Dieter Armbrust dello studio legale Lebuhn & Puchta)
Fra poco vi svelerò quale sia il TERZO settore industriale nel quale sono attive 60.000 aziende per un fatturato annuo di 235 miliardi di euro.
Partiamo dal “PRIMO” settore: le AUTO.
Eh sì, nonostante il costo della manodopera in Germania sia più alto che non in Italia, la loro INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA va alla grande (diteglielo a Marchionne).
Ma questo è anche dovuto al fatto che i tedeschi comprano solo auto tedesche.
Se la FIAT in Italia non va bene c’è anche una componente di colpa degli italiani che NON comprano FIAT.
(E qui potremmo aprire una discussione infinita, ma sarà per un’altra volta)
Il “SECONDO” settore è il TRADING.
Il commercio, insomma. Comprare (magari in Italia) e poi vendere (in tutto il Mondo)
Potendo contare sul supporto delle banche e della finanza, i tedeschi impongono i loro prezzi (quando comprano, costringendo noi italiani a … calare le braghe, come sul dirsi) e guadagnano alla grande quando vendono, avendo il “controllo” del mercato.
Ed anche qui ci sarebbe un’altra parentesi da aprire.
Gli italiani, continuando a vendere FRANCO FABBRICA, non hanno nessun controllo dei mercati esteri e debbono, spesso e volentieri, sottostare alle TRADING COMPANY (magari tedesche) che invece vendono FRANCO DESTINO.
La colpa, forse, non è solo politica.
Ma di mentalità, da cambiare.
Eccoci adesso al TERZO settore, che supera abbondantemente il QUARTO (l’ELETTRONICA) ed il QUINTO (il MACCHINARIO & MANUFATTURIERO).
Il TERZO settore (quello che contribuisce per il 20 per cento al PIL tedesco) è semplicemente la LOGISTICA.
Un settore dove noi potremmo batterli alla grande.
Visto che GEOGRAFICAMENTE siamo sistemati meglio (le navi che arrivano dalla Cina, dopo aver attraversato Suez potrebbero lasciare le loro merci in Italia. E l’Italia potrebbe diventare la piattaforma distributiva per l’intera Europa).
Invece la navi salutano e procedono verso Amburgo, ma anche verso Rotterdam ed Anversa (ed anche le economie di Olanda e Belgio ne risentono positivamente).
Secondo voi gli armatori non sarebbero felici di risparmiare gasolio, risparmiare tempo, ridurre l’inquinamento …?
Basterebbe (ma forse è un’utopia) avere TRE porti come Amburgo, Rotterdam e Anversa … in Italia.
Che ne dite di La Spezia, Trieste e Gioia Tauro?
In fondo, cosa serve per essere equiparati ai tre porti nordici?
Strutture (gru, banchine, spazi doganali) analoghi.
Collegamenti (ferroviari, stradali e fluviali) similari.
Dogane capaci di operare secondo lo stesso standard.
Burocrazia ridotta ai loro stessi livelli.
Vogliamo parlare dei collegamenti?
In Germania il 50 per cento del traffico si muove via ferrovia.
Da La Spezia (e da Trieste) ci sono già ferrovie efficienti.
Da Gioia Tauro fino a qualche anno fa c’era una ferrovia efficiente (un treno carico di “container” andava giornalmente da Gioia Tauro a Milano): anziché potenziarla l’abbiamo cancellata.
Parliamo di collegamenti fluviali?
Se loro hanno dei canali navigabili, noi abbiamo due AUTOSTRADE del mare (il mar Tirreno ed il mar Adriatico).
Cosa ci serve veramente: un MINISTRO DEI TRASPORTI che invece che preoccuparsi di sistemare il figlio, sia capace di dotare i porti di infrastrutture idonee, sia in grado di rimettere in piedi la ferrovia che collega Gioia Tauro, sia risoluto nel tagliare gli impedimenti burocratici, sia decisivo nell’imporre un sistema doganale equipollente a quello del resto dell’Europa.
Non vorrei mettere troppa carne al fuoco, ma anche MALPENSA dovrebbe essere potenziato, per arrivare a fare concorrenza ai grandi aeroporti (merci) del nord.
Insomma, quando finalmente anche in Italia la LOGISTICA arriverà ad essere un settore IMPORTANTE (e decisivo) per l’economia, l’Italia ripartirà alla grande.
Adesso che Renzi dovrà nominare un nuovo MINISTRO DEI TRASPORTI, speriamo che sappia fare la scelta giusta.
Paolo Federici

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