Il bacio della bielorussa

ilbaciodi solito nei romanzi si indica che i personaggi sono frutto della fantasia degli autori e ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale.
Stavolta invece troviamo un preambolo molto più lungo e dettagliato: i nomi di aziende, strutture istituzionali, media sono utilizzati al solo fine di denotare figure, immagini, sostanze dei sogni collettivi che sono stati formulati intorno ad essi …si riferiscono ad un ambito fantastico che non ha nulla a che vedere con informazioni o opinioni …le opinioni espresse dai personaggi … sono per l’appunto opinioni dei personaggi stessi e non affermazioni di carattere storico …
Mamma mia, i latini dicevano excusatio non petita, accusatio manifesta: una scusa non richiesta nasconde un’accusa reale.
Insomma, quando qualcuno anticipa le proprie giustificazioni, senza che sia stato previamente accusato … gatta ci cova.
Mi sono dunque messo a leggerlo cercando cosa ci fosse di così misterioso e nascosto nel libro da far sì che l’autore mettesse le mani avanti in siffatta maniera.
In effetti se abbiamo un deputato del Parlamento siciliano con una fedina penale lunga come un lenzuolo che, a parte numerosi reati estinti per prescrizione, ha una condanna definitiva a due anni e tre mesi (sic!) per false fatture e frode fiscale ed è stato imputato, a Palermo, per concorso esterno in associazione mafiosa, il cerchio si restringe a pochi nomi, anzi forse ad uno solo.
Se poi questo parlamentare si chiama Saro Maria Uttilla, giocando con le lettere in una specie di anagramma, qualche somiglianza con l’innominato salta fuori.
Sembra dunque che l’autore, sotto il velame de li versi strani (come direbbe nostro padre Dante), voglia raccontarci una verità.
C’è poi l’ex Ministro membro della Commissione Antimafia e destinato a diventare il numero uno del partito in Sicilia. Calcolando che nel 2006 (anno in cui è ambientato il libro) aveva quarant’anni, basta cercare chi sia nato nel 1966 e voilà, il gioco è fatto
Dunque siamo di fronte ad uno storia romanzata, ma con qualcosa di sostanzioso alla base.
Ecco dunque che la lettura (piacevolissima) del libro si trasforma in una (altrettanto gradevole) caccia al tesoro, o ricerca della verità nascosta nel sottofondo.
C’è, ad esempio, l’indagine su una loggia massonica.
Andando a spulciare i giornali dell’epoca scopriamo che quell’indagine c’è stata davvero. Anche il nome “suggerito” dall’autore risulta essere vero.
La caccia alle altre verità nascoste si fa sempre più intrigante.
La trattativa Stato-Mafia, tanto discussa ancora oggi, trova un suo spazio anche nel libro.
Con tanto di spiegazione e, oserei dire, di giustificazione.
La storia degli anni passati viene così riscritta: romanzata, sì, ma fondata su solide basi d iverità.
Il romanzo dunque si snoda in un periodo ben preciso, quello che copre la primavera-estate del 2006.
Vale la pena andarsi a rileggere i giornali dell’epoca per capire non solo cosa stesse succedendo in Italia, ma anche come la storia venisse raccontata.
Perché, anche se il romanzo si allarga all’Olanda ed al Lussemburgo, il cuore del racconto resta l’Italia, anzi, la città che più di Roma incarna il potere: Palermo.
E l’autore palermitano è.
Gli piace giocare con il dialetto: prende un killer di mafia e gli fa raccontare, in prima persona, le storie che lo hanno visto protagonista.
Alla fine ho deciso: mi comprerò tutti gli altri libri di Antonio Pagliaro perché la scoperta di questo autore è stata come un fulmine a ciel sereno.
E se anche gli altri libri saranno capaci di raccontarie altre storie con la stessa intensità di questa, la scelta sarà stata felicissima
Alla prossima
Paolo Federici

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