Je défends

il più famoso editoriale della storia è certamente quello pubblicato, a firma Émile Zola, sul caso Dreyfus: quest’ultimo, capitano dell’esercito, era stato condannato alla deportazione dopo un processo sommario. L’opinione pubblica si era schierata (fomentata anche dalla stampa) contro Dreyfus e quindi il normale epilogo di quel processo era stata la condanna.

Ci volle il “coraggio” di Émile Zola per ristabilire la verità. Anche se il suo articolo gli procurò una condanna ad un anno di galera ed al pagamento di una multa esorbitante.

Sia Dreyfus che Zola furono riabilitati dopo oltre dieci anni: Dreyfus fu reintegrato. Per Émile Zola ci fu solo una “riabilitazione” postuma, in quanto nel frattempo era morto.

Perché vi sto raccontando tutto questo?

A mio modesto avviso c’è oggi un personaggio che, come Dreyfus, subisce una condanna ingiusta, fomentata dalla stampa e dall’opinione pubblica che ha già emesso il verdetto fin dal giorno in cui accadde il fattaccio.

Mi riferisco al naufragio della Costa Concordia: immagino che adesso mi farò molti nemici, volendo spendere due parole in favore del Comandante Schettino.

Dunque vediamo: la pratica dell’avvicinamento alle coste c’è sempre stata. Comandante e Capo Commissario concordano quali luoghi costeggiare per permettere ai passeggeri di godere della visione di paesaggi meritevoli. L’isola del Giglio era uno di questi luoghi.

Avvicinandosi all’isola, il Comandante è sul ponte di Comando e da gli ordini: ogni suo ordine viene ripetuto dal subalterno che, così facendo, conferma di aver capito l’ordine stesso. Il Comandante ordine “virare a dritta”, il timoniere ripete “virare a dritta”. Poi però il timoniere gira il timone a sinistra. Così facendo la nave anziché allontanarsi dalla costa, punta direttamente sull’isola e lo schianto è imprescindibile.

PRIMA DOMANDA: se il timoniere sbaglia, confondendo la destra con la sinistra, è colpa del Comandante?

Il Comandante, accortosi (ma intanto sono passati almeno dieci o quindici secondi) che la rotta è sbagliata (si trova in rotta di collisione con l’isola) ordina una manovra estrema per evitare di schiantarsi sugli scogli, solo che la nuova virata fa sì che la poppa della nave vada a sbattere creando uno squarcio sulla carena.

Il “massacro” (che si sarebbe verificato se la nave fosse piombata sugli scogli) è stato evitato, ma ora si pone un nuovo problema: sono saltati i gruppi elettrogeni e la nave piomba nel buio. La nave è ingovernabile e sta allontandosi dalla costa. Mettere giù le scialuppe con la nave in movimento è impensabile. Calare l’ancora per fermare la nave sembra impossibile. Ecco che a questo punto (forse per la capacità del Comandante nel far invertire la rotta o forse per un formidabile colpo di fortuna) la nave cambia direzione e si avvia verso la costa.

SECONDO DOMANDA: ha fatto bene il Comandante ad aspettare di mettere in sicurezza la nave prima di far calare le scialuppe?

Certo, non abbiamo la “controprova” ma se avesse fatto calare le scialuppe mentre la nave era al largo ed in movimento è ipotizzabile che i morti sarebbero stati centinaia …

Quando la nave, avvicinandosi alla costa, si arena, ecco che vengono calate le scialuppe. Solo che, a causa dell’inclinazione della nave, le scialuppo possono essere calate solo da un lato. Ma la vicinanza alla costa permette di usare le stesse scialuppe per fare più viaggi, avanti ed indietro, avanti ed indietro, portanto migliaia di passeggeri in salvo.

TERZA DOMANDA: è più facile dirigere le operazioni stando su una scialuppa sotto bordo della nave e da lì dettando ordini, oppure restando sul ponte di Comando che, non dimentichiamolo, è al buio ed inclinato di quasi 90 gradi?

A questo punto arriva la “famosa” telefonata da terra, da un signore comodamente seduto al calduccio che urla e sbraita contro un altro signore che si trova nel mezzo di una tragedia. Ed eccoci al famoso ordine del “TORNIABORDOCAZZO”.

QUARTA DOMANDA: che senso ha un tale ordine?

Avete idea di quanto sia vasta quella nave. Stiamo parlando di qualcosa come una quindicina di campi da calcio. Immaginatevi che qualcuno vi dica di andare ad ispezionare 15 campi da calcio, di notte (senza illuminazione) e con i campi messi, anziché in orizzontale, in verticale. I latini dicevano “IMPOSSIBILIA NEMO TENETUR”: non si possono eseguire ordini impossibili. E quell’ordine era impossibile da mettere in pratica.

Ed ecco che arriva la stampa, alla ricerca del capro espiatorio e chi meglio del Comandante incarna una tale figura?

Tutti dunque a sparare addosso al Comandante Schettino, vituperarlo, umiliarlo. Poi però, se andiamo ad esaminare la storia nel suo dettaglio, scopriamo che lui ha agito correttamente, ha dato gli ordini giusti, ha seguito le procedure ottimali, ha salvato migliaia di persone.

QUINTA DOMANDA: se ci fosse stato un altro Comandante, cosa avrebbe fatto?

Ecco, questa è la domanda da farsi e da fare: chiedete agli altri COMANDANTI. Cosa avrebbero fatto se il timoniere avesse eseguito l’ordine al contrario? Cosa avrebbero fatto se la nave fosse diventata ingovernabile? Cosa avrebbero fatto se la nave si fosse inclinata di 90 gradi? Cosa avrebbero fatto se qualcuno gli avesse ordinato TORNIABORDOCAZZO?

Ve lo dico io: cambierebbe il nome da vituperarsi e forse i morti sarebbero stati molti di più.

Ma ormai il “marchio” sulla figura di Schettino è stato messo e lui continuerà ad essere l’unico colpevole.

Finché, fra una ventina di anni, non verrà ristabilita la verità.

Paolo Federici

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