Made in Italy

Ne vogliamo parlare?
Wikipedia lo definisce così: Made in Italy è un marchio commerciale che indica che un prodotto è completamente progettato, fabbricato e confezionato in Italia. Secondo uno studio di mercato realizzato dall’azienda KPMG, Made in Italy è il terzo marchio al mondo per notorietà dopo Coca Cola e Visa.
Intanto una prima considerazione: quel “completamente” è ormai completamente travisato.
Spesso basta che una “frazione” della catena produttiva avvenga in Italia e voilà il marchio è acquisito di diritto.
Attaccateci un bottone e la camicia prodotta in Bangladesh diventa “Made in Italy”.
Se davvero i prodotti Made in Italy fossero completamente Made in Italy, l’economia italiana farebbe un boom mai visto.
Ma non è di questo che voglio parlarvi oggi: c’è un altro settore dove il Made in Italy sarebbe importantissimo.
Quello dei trasporti e della logistica.
Se trasporti e logistica italiani fossero affidati ad aziende italiane ne beneficerebbe, anche in questo caso, la nostra economia.
Due cose sarebbero necessarie:
1. che le aziende esportatrici vendessero a condizioni CIF (franco destino)
2. che si affidassero a trasportatori, spedizionieri, logistici italiani
Ed invece?
La maggior parte delle aziende vendono EXW (franco fabbrica) lasciando ai compratori esteri la scelta del trasportatore.
Quando le aziende italiane, vendendo CIF, scelgono loro il trasportatore, preferiscono affidarsi alle multinazionali estere.
Lo capiamo o no che così facendo il Made in Italy (del trasporto) va a farsi benedire?
Allora, cara azienda esportatrice italiana, smettila di lamentarti che il tuo prodotto Made in Italy non è tutetalo, quando poi sei tu la prima a non tutelare il Made in Italy del trasporto.
Grazie
Paolo Federici

3 commenti

Archiviato in cultura, economia, Generale, Politica, riflessioni, Trasporti

3 risposte a “Made in Italy

  1. Sì, il Made in Italy è vituperato … per non dire peggio (non vorrei essere denunciato per quella storia che dici dei bottoni ad esempio). Circa poi l’ex works … fiumi di inchiostro sprecati a convincere gli esportatori a vendere C&F O CIF … niente da fare … non gliene frega niente dei rischi che corrono affidandosi a spedizionieri o vettori dei destinatari (SO DI MOLTE DITTE CHE SPEDENDO VIA TERRA IN LONTANE REPUBBLICHE HANNO AVUTO PROBLEMI ALLE FRONTIERE CHIEDENDO POI AIUTO A DITTE ITALIANE PER RISOLVERE – VELO PIETOSO) … e quando vendono con spese di spedizione pagate in Italia scelgono appunto le multinazionali ed anche qui non gliene frega niente di ”aiutare” aziende Italiane … temo che la mentalità nei due sensi espressa non cambierà più … è un peccato però.
    Un abbraccio Paolo.
    Bucc

  2. come si dice a Milano..”l’é un rebelott” cioè un gran casino! A parole tutti a parlare di Made in Italy e poi ognuno guarda nel proprio portafoglio ..i grandi Montezemolo, Agnelli, DeBenedetti e chi ne ha più ne metta hanno sempre pescato dai soldi pubblici per poi utilizzarli verso manovalanza estera o anche peggio decentrando tutto fuori dall’Italia (ragioni sociali comprese).
    il Made in Italy è morto! Esiste soltanto se andiamo noi dai piccoli artigiani che non arrivano a fine mese e compriamo direttamente quello che ci serve! Dagli alimentari ai prodotti quotidiani! Tutto il resto è politicizzato per fare in modo che noi non guadagnIamo niente!

  3. Sono anch’io d’accordo con voi! Posso dire che in base alla mia esperienza prima come spedizioniere e poi come ditta esportatrice CIF ho potuto rendermi conto del diversità di approccio. Chi esporta CIF o C&F ha già capito che il trasporto rappresenta un valore aggiunto al proprio prodotto e anche se dovesse decidere di cambiare spedizioniere sicuramente continuerebbe a vendere CIF. Per uno spedizioniere italiano un cliente CIF è come la manna dal cielo: nel momento in cui squilla il telefono, scatta la priorità rispetto a tutto il resto e siamo solo io (spedizioniere) e te (esportatore) a decidere come e quando far partire la spedizione e seguirla fino a quando arriva a destino! Questo però le ditte italiane che vendono EXW non lo sanno o non lo comprendono: per loro lo spedizioniere è solo lo scocciatore che le chiama continuamente riguardo la tempistica d’approntamento della merce oppure se la merce è pronta da tempo è quell’incompetente che non passa mai a ritirarla. Lo spedizioniere italiano che gestisce un traffico EXW ha le mani legate se non arriva l’autorizzazione da destino! Ma anche questo gli esportatori non lo sanno. Forse è solo la mentalità MADE IN ITALY che andrebbe cambiata!

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