ogni tanto, qualcuno ci cade!

la notizia gira nel sottofondo del nostro ambiente, ma nomi non se ne possono fare (per ora!).
Lo spedizioniere “dovrebbe” offrire servizi di trasporto, spedizione e logistica.
Ma nella corsa alla concorrenza “ad ogni costo”, al miglior servizio si sta sempre più sostituendo il miglior prezzo.
Con un aggravante: la dilazione di pagamento.
Ormai non basta offrire il miglior servizio ed il miglior prezzo.
Bisogna anche concedere almeno 90, se non 120 giorni di credito (credito che poi facilmente si allunga ai 150 e/o 180 giorni senza colpo ferire … o forse sarebbe meglio dire “con colpo che ferisce a morte”).
Insomma, lo spedizioniere sta sempre più diventando un succedaneo della banca.
Chiamato ad “anticipare” (di tasca propria) noli aerei e marittimi, trasporti camionistici, spese da pagarsi ai corrispondenti esteri, e finanche dazi doganali ed iva!
Tutto per evitare al “povero” cliente di dover pagare subito tutta questa marea di somme.
Con tutta una serie di vantaggi (per il cliente): nel concedere credito, lo spedizioniere non chiede garanzie, non calcola interessi sulle dilazioni, non protesta più di tanto se poi i termini non sono sempre rispettati.
Anzi, se la contabilità dello spedizioniere fa un po’ troppa pressione sul cliente per il rispetto degli accordi, è facile perdere il cliente che trova subito un altro spedizioniere ancora più magnanimo pronto a farsi carico dell’eredità.
Così inizia anche la guerra infinita tra “commerciali” e “contabili”, quando i primi accusano i secondi di aver fatto scappare il cliente, quella gallina dalle uova d’oro!
O no?
Come dicevo, è di questi giorni la notizia (no, non farò nomi! Ma chi ha orecchi per intendere intenda!) che uno spedizioniere che avanza la bella cifra di 380.000 euro, si è trovato il suo credito “congelato”.
Il cliente ha molto semplicemente CAMBIATO ragione sociale, anche per liberarsi del gravame di tutti i debiti pregressi.
La “vecchia” azienda proverà a saldare i debiti (con calma ed in un arco di tempo misurabile in tempi biblici) e che non venga in mente allo spedizioniere di fare la voce grossa (come, ad esempio, provare a chiedere il fallimento) perché, così facendo, anziché sperare di incassare il suo credito nel giro di qualche anno, saprà SUBITO di avere perso tutto quanto.
Dura la vita dello spedizioniere, vero?
Non sarebbe meglio tornare a fare il nostro lavoro, lasciando alle banche di fare il loro?
Paolo Federici

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Archiviato in cultura, economia, giornalismo, riflessioni, Trasporti

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