quando lo Stato ci vede come un nemico

lo Stato siamo noi, ci insegnano a scuola.
Comincio a crederci sempre meno: lo Stato sono “loro” e noi siamo limoni da spremere.
Noi siamo colpevoli a prescindere.
Noi siamo i cattivi e loro i buoni.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è vedere una slide presentata da un incontro con la direzione delle dogane.
Per loro le AZIENDE sono rappresentate da due brutti ceffi, da idenficarsi come il gatto e la volpe, sempre pronti a mettere in atto operazioni truffaldine.
Tanto è vero che quando viene fatto un controllo in un’azienda, loro (i controllori) non devono “scoprire” le malefatte, loro devono (parole testuali) “fare il budget”.
Come gli ausiliari della sosta: ogni giorno devono tornare a casa con il blocchetto delle multe riempito. A qualunque costo. Senza “se” e senza “ma”.
E se qualcuno intende difendersi da un sopruso non gli resta che adire le vie legali (sempre dopo aver comunque pagato!) con queste due possibili soluzioni:
– ottiene ragione e allora recupera quanto ingiustamente è stato costretto a pagare, ma rimettendoci comunque le spese legali (gli avvocati non lavorano “a gratis”)
– vedersi dare comunque torto e quindi si ritrova “cornuto e mazziato”
E dall’altra parte?
Il funzionario che così inopinatamente ha dato il via ad una causa legale ha un vantaggio non da poco: anche nel caso di PERDITA della causa, sarà il suo datore di lavoro (lo Stato, cioè NOI tutti) a pagare.
Lui (il funzionario) non dovrà mai tirare fuori nemmeno un centesimo di tasca sua.
Quindi anche sapendo che la causa ha altissime probabilità di essere persa, a lui che importa?
Mica pagherà lui?
Dire che sono arrivato al limite è dire poco.
Adesso stiamo discutendo sulla questione dei dazi doganali dovuti sulle royalties.
Cerco di spiegarlo in breve: quando si importano prodotti di marca, bisogna avere una “licenza” per l’utilizzo del marchio.
Questa “licenza” ha un costo ed è regolata da un contratto.
Pertanto nel momento in cui io importo 100.000 euro di merce, su quella stessa merce potrei aver dovuto pagare 10.000 euro di “royalties” per l’utilizzo del marchio.
Il DAZIO all’importazione quindi va calcolato su 110.000 euro (la somma delle due cifre).
Elementare, Watson.
C’è anche un regolamente europeo che cerca di spiegare la questione.
Solo che noi italiani applichiamo la regola alla lettera.
Mentre gli altri Paesi Europei sono, per così dire, un po’ più elastici.
Di fronte ad una fattura per 100.000 euro ritengono che eventuali royalties siano incluse.
E quindi il dazio lo applicano su 100.000 euro (e non su 110.000).
Queste lieve differenza interpretativa fa sì che l’Italia sia altamente penalizzata: la stessa merce INTRODOTTA in Europa via Rotterdam, o Amburgo, o Barcelona … pagherà MENO di dazio.
Con altri due “lievi” problemi:
– che il dazio (seppur ridotto) resta in buona parte nel PAESE ove si effettua lo sdoganamento (anche per merce che ha, come destinazione finale, l’Italia)
– che il lavoro lo fanno i porti Olandesi, Tedeschi, Spagnoli … anziché quelli Italiani
Quisquilie, bazzecole, pinzillacchere, sciocchezzuole!
Paolo Federici

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