siamo davvero liberi?

oggi è la FESTA DELLA LIBERAZIONE ed allora lasciatemi scrivere di “libertà” (di pensiero, di opinione, di espressione).
E di una storia kafkiana.
Ormai da 10 anni gestisco questo blog dedicato principalmente alle questioni che riguardano il mondo del trasporto internazionale.
Riporto notizie, pareri, idee, proposte … pensieri in libertà.
Ci si possono trovare critiche finanche nei confronti dei politici (ministri, sottosegretari …) ma sempre argomentate e completate con proposte costruttive.
Sarà perché l’argomento non è dei più interessanti, sarà perché ci scrivo solo per hobby, sta di fatto che la media dei miei “lettori” non si discosta dalle poche decine di “aficionados”.
Oggi, dopo appunto dieci anni di “esistenza”, il blog conta 70 “followers” (lettori più o meno regolari).
Fatte queste premesse veniamo a noi: nel 2008 pubblico la notizia dell’imminente fallimento di una certa società di “trasporti”, la (AZIENDA NON NOMINABILE).
Notizia che ho ripreso da altre fonti giornalistiche e che è assolutamente vera.
Sta di fatto che, grazie forse al passaparola, trattandosi di un blog “aperto” dove ognuno può inserire propri commenti, alcuni “dipendenti” nonché alcuni “fornitori” della (AZIENDA NON NOMINABILE), che si trovano a dover affrontare dei problemi non da poco, non riuscendo a farsi pagare, sfogano sul mio blog la loro rabbia nei confronti della (AZIENDA NON NOMINABILE) e del suo amministratore, dottor (NOME)(COGNOME).
Come spesso capita in questi casi, qualcuno travalica il limite delle buone maniere e magari si lascia andare con commenti “pesanti” anche a causa della rabbia che monta.
Allora io, cercando di riprendere il controllo del “blog”, invito a non usare termini “non” consoni ed a evitare qualsivoglia tipo di offesa nei confronti di chicchessia.
Quando capisco che però la rabbia è tanta e non ho la possibilità di esaminare ogni singolo intervento, decido di chiudere quella pagina cancellando d’acchito tutti i commenti, buoni o cattivi che siano.
Qualcuno protesta, perché se c’era chi usava lo spazio messo a disposizione solo per sfogare la propria rabbia (comprensibile, se vogliamo!) c’era anche chi stava cercando di costituire un gruppo di persone che potesse agire legalmente contro la (AZIENDA NON NOMINABILE) ed il suo amministratore, convogliando le forze magari nell’incaricare un unico legale o comunque per confrontarsi ed elaborare un’azione comune.
Ma ormai la decisione l’ho presa e la pagina l’ho cancellata.
Solo che scopro, dopo qualche mese, che il dottor (NOME)(COGNOME) era uno dei miei lettori e come tale non solo aveva commentato (difendendo l’operato della società, quindi avendo lo stesso spazio che potevano avere gli altri!) ma aveva deciso per un’azione legale … contro chi?
Contro di me, con l’accusa di aver lasciato spazio alle proteste, alla rabbia, alle parole pesanti che talvolta qualcuno scriveva.
E così è partita una denuncia “penale” nei miei confronti.
Cosa che io ho scoperto solo quando mi è arrivato il famigerato “avviso di garanzia”: il Tribunale di Como mi avvisava che ero indagato.
Sta di fatto che lo stesso Tribunale, alla fine delle “indagini” ha deciso di archiviare la denuncia del (COGNOME) in quanto non è stato riscontrato nessun tipo di reato a mio carico.
Anzi, nell’atto di achiviazione, il mio comportamento viene elogiato: “dall’esame dei testi pubblicati emerge come gli interventi di Paolo Federici siano sempre stati finalizzati a moderare i contributi degli altri utenti e a smorzare le polemiche, invitando ad evitare insulti ed offese”
Si potrebbe pensare che la storia finisca qui.
E invece no: il dott. (COGNOME) si è rivolto ad un altro Tribunale (quello di Lecco) presentando un altro tipo di denuncia (questa volta “civile” anziché “penale”), accusandomi di avergli rovinato la carriera politica (perché tra i miei 70 lettori ce ne saranno stati uno e due che “votavano” nella circoscrizione dove il dott. (COGNOME) si voleva presentare nel 2008! E quei due, stando al suo ragionamento, dopo aver letto i commenti “atipici” apparsi sul mio blog, si sarebbero convinti a NON dargli il voto) e chiedendomi quindi un risarcimento danni per euro 487.769,84!
La differenza rispetto all’altra azione legale (archiviata su richiesta dello stesso GIP) è che questa volta sono “costretto” a prendermi un avvocato (in Italia non ci si può difendere da soli) per “difendermi” (nuovamente, direi!) dalla stessa accusa precedente (quella di aver permesso dei commenti sul mio blog) con il rischio tutto italiano di trovarmi di fronte ad un Giudice che dia ragione al (COGNOME) e mi condanni a pagare (se ci mettiamo anche le spese legali) più di mezzo milione di euro.
Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere.
Anche questa è Italia.
Lo so, voi direte: “vedrai che il Giudice ti assolverà da tutte le accuse, come è già accaduto”.
Ma intanto la spada di Damocle che pende sulla mia testa è lì e nessuno la sposta.
E non si vive bene sapendo che, da un momento all’altro, ti può cascare sulla testa.
Vi auguro di non provare mai quello che sto provando io.
Paolo Federici
(p.s.: ovviamente la (AZIENDA NON NOMINABILE) è realmente fallita nel 2008 e ci sono moltissime persone che ci hanno rimesso … alla grande! Il dottor (NOME)(COGNOME) invece ha intrapreso una luminosa carriera “altrove”.)
(pp.ss.: quando finalmente uscirà la sentenza e – come spero e credo – anche questa volta finirà tutto in una bolla di sapone, vi svelerò i nomi che qui, per ora, NON posso riportare!)

4 commenti

Archiviato in avvocati, cultura, denuncia, giornalismo, giustizia, riflessioni, Trasporti

4 risposte a “siamo davvero liberi?

  1. aspettiamo il seguito che ci auguriamo “positivo” per te! e come sempre chi “deve pagare” in Italia non paga mai!

  2. luca Castigliego

    Caro Paolo, a parte il sostegno , vedrai che finisce in una bolla di sapone
    Ti capisco che in una situazione come questa si vive male, e non puoi mai sapere come viene interpretata fino alla fine ne abbiamo di esempi
    Luca

  3. Pingback: oggi è il mio compleanno: mi farò un regalo, berrò la cicuta! | La nave dei sogni

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