Fuga dall’Italia

nell’immaginario comune, le aziende italiane che delocalizzano lo fanno per EVADERE le tasse, per PAGARE di meno i dipendenti, per ARRICCHIRSI più in fretta …
E’ ora di smetterla con queste falsità.
Ci sarà anche chi si lascia guidare da qualcuno di quei motivi, ma la maggior parte lo fa per lo stesso motivo per il quale centinaia di migliaia di giovani italiani sono andati all’estero a lavorare (nel solo 2012, se ne sono andati 36.365 giovani tra i 20 e i 40 anni – fonte: Famiglia Cristiana maggio 2013).
Vorreste dirmi che i giovani che vanno all’estero lo fanno per EVADERE le tasse o per ARRICCHIRSI più in fretta …?
Ma quando mai!
Lo fanno per sopravvivere, perché in Italia non trovano lavoro.
Anche le migliaia di aziende che si sono trasferite lo hanno fatto (nella stragrande maggioranza dei casi) per esattamente lo stesso motivo: per sopravvivere, perché in Italia non trovano più mercato.
Ma davvero i nostri governanti non capiscono che NOI (imprenditori, titolari di aziende) e LORO (i giovani neo-diplomati e neo-laureati) vorremmo restare in Italia, lavorare in Italia, crescere in Italia, far lievitare il PIL Italiano ….!?
Però ogni giorno uccidono sempre di più le nostre speranze, le nostre idee, le nostre potenzialità.
Come diceva il Manzoni: “non resta che far torto o partirlo”.
Tutti proviamo a resistere (resistere, resistere, resistere … diceva qualcuno), ma arriva il momento in cui non resta più niente per cui valga la pena lottare.
Adesso ci proviamo per l’ennesima volta: il 27 novembre ci fermiamo per 4 ore.
Senza avere alcun partito alle spalle, senza avere soldi da spendere per pubblicizzare l’evento, senza avere giornali che ci sponsorizzano.
Solo con la forza della disperazione che ci fa sentire uniti in questo momento di estrema difficoltà.
Stufi di versare soldi nel calderone dello Stato incapace di utilizzarli in maniera produttiva.
Stanchi di vederci trattati come mucche da mungere.
Delusi dalle ridondanti promesse mai mantenute.
Ma con ancora una speranza perché, come si sa, la speranza è sempre l’ultima a morire.
Paolo Federici

per aderire all’iniziativa delle serrata del 27 novembre, ecco il gruppo su facebook:
https://www.facebook.com/events/1428721020677766/

5 commenti

Archiviato in cultura, denuncia, economia, Politica, riflessioni

5 risposte a “Fuga dall’Italia

  1. Di passaggio

    Se davvero una PMI italiana, volesse andare avanti, dovrebbe cercare di crescere, investendo in ricerca e sviluppo, ma per sua natura non vuole o non puó. Spesso non vuole. Questa è la vera ragione dell’ emigrazione delle aziende: si pensa di recuperare il deficit di competitività con l’ abbassamento del costo del lavoro dovuto a mano d’opera più povera. Il resto è retorica quando no semplici chiacchiere.

    • Se una PMI viene strozzata dallo Stato e resta senza più niente, mi dici dove li trova i soldi per la ricerca e lo sviluppo?
      Le banche non ci pensano proprio a dare una mano.
      Gli accantonamenti degli anni passati servono a coprire le perdite (perdite risultanti in applicazione della normativa italiana. Come ho spiegato in un altro post facendo esattamente lo stesso lavoro in un altro Stato, il risultato sarebbe diverso … pur non riducendo il costo del lavoro, ma semplicemente riducendo le tasse e, di conseguenza, anche il cuneo fiscale)

      • Di passaggio

        È vero in Italia le tasse sono altissime. Per tutti però non solo per gli imprenditori. Detto questo la ricerca e sviluppo a fine di aumento di competitività quando non addirittura di conquista di nuovi mercati, a seguito di innovazione, non si improvvisa. È figlia di un modo di gestire l’azienda cui le nostre PMI sono radicalmente allergiche. Troppo a lungo esse hanno perseguito un modello di gestione che vedeva ricerca e innovazione sostanzialmente come inutile spreco. Con la crisi i nodi sono venuti al pettine, e le PMI italiche non avendo fatto ricerca e sviluppo innanzitutto sono rimaste tali, in secondo luogo sono state surclassate, da chi aveva investito in quel senso o semplicemente le aveva raggiunte. A questo punto, non potendo improvvisare l’innovazione, tentano di spostarsi in zone dove possono continuare con il loro modello di gestione, a causa del fatto che quelle aree a livello industriale e di business sono in uno stato paragonabile ai nostri anni 60 – 70,brodo di coltura delle nostre PMI. In questo modo la proprietà continua con i suoi modelli di comportamento e di business e non perde niente economicamente. Anzi probabilmente ci guadagna molto, con uno sforzo parecchio inferiore a quello che avrebbe comportato un cambio di mentalità e gestione in tempo utile. Di qui il mio post precedente.

  2. Caro amico (intanto sarebbe gradito il nome … perché discutere con un anonimo non è mai piacevole).
    Ti posso dire che per quanto mi riguarda ho sempre investito in ricerca, innovazione, miglioramento dei sistemi gestionali …etc etc
    Solo che ultimamente NON ci sono più soldi e quindi bisogna stilare delle priorità.
    Cosa devo mettere al primo posto? Pagare gli stipendi … o investire in ricerca?
    Pagare le tasse, o sviluppare nuovi sistemi informatici?
    In trent’anni io ho sempre reinvestito tutto … ma se adesso non c’é più trippa per gatti, la lista delle priorità va riscritta, purtroppo!🙂

    • Sulla crisi

      Mi complimento con lei, per la sua lungimiranza, se ha reinvestito nella sua azienda, sono certo che non se ne sia pentito. Ha probabilmente fatto tutto quello che poteva fare. Purtroppo però, come dicevo, per molte PMI i nodi sono venuti al pettine e ora c’è poco da fare. Che io sappia purtroppo, ci sono solo due possibilità : si riduce nella speranza che intanto la buriana passi, o se si trovano i modi e/o i capitali ci si espande in altri campi o mercati per contrastare la contrazione del proprio.
      Ah io mi chiamo Achille, nome di battesimo un pò pesante da portare, ma cui cerco di fare onore, nonostante le difficoltà dovute alla scarsità di lavoro.

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