l’onere della prova

ci sono situazioni nelle quali si è chiamati a DIMOSTRARE qualcosa, PROVANDOLO in maniera tangibile e concreta.
Tra due persone che fanno affermazioni contrastanti, come facciamo a sapere quale sia quella vera?
Normalmente CHI sostiene qualcosa è TENUTO a provarla.
Se mi si accusa di aver violato la legge, dovrebbe essere l’ACCUSATORE a dover provare la sua accusa.
Invece oggi assistiamo sempre più ad ACCUSE fatte senza fondamento, lasciando poi all’accusato l’onere della prova della sua innocenza.
La presunzione di innocenza sta diventando sempre più presunzione di colpevolezza.
Se tu NON puoi dimostrare la tua innocenza, significa che sei colpevole.
“Dove eri alle ore 14.30 del sette novembre del 2011?”
“E cosa ne so!”
“Allora sei COLPEVOLE … colpevole, colpevole”
Ma non è sui massimi sistemi che voglio tediarvi.
La BUROCRAZIA (questo mostro dalle tante teste che come un’idrovora ci spreme e ci consuma) non la smette di inventarsi nuove regole per renderci la vita (lavorativa) totalmente impossibile.
Se io faccio un’esportazione (e quindi fatturo in esenzione di IVA) devo DIMOSTRARE che la merce ha lasciato l’Italia.
E come posso dimostrarlo?
Consultando, sul sito internet delle dogane, la registrazione del codice “MRN” (Movement Reference Number, in italiano “notifica di esportazione”).
Ma se gli operatori dell’ufficio doganale non inseriscono il dato, la registrazione non risulta e quindi io non posso dimostrare l’avvenuta esportazione.
In breve: siccome la DOGANA “non” fa il suo dovere, io “non” posso dimostrare di aver fatto il mio dovere e quindi sono COLPEVOLE … colpevole, colpevole.
E la DOGANA mi “punisce” per una colpa che non ho io, ma hanno loro.
Assurdo vero?
Soprattutto se si pensa che a livello Europeo negli altri STATI (la normativa lascia ai singoli Stati membri la possibilità di indicare gli strumenti di prova dell’avvenuta esportazione) la semplificazione è massima.
Ma noi Italiani siamo diversi, lo sappiamo bene.
Una nota chiarificatrice dell’Agenzia delle Entrate (per gli addetti ai lavori è la n. 19/E del 25 marzo 2013) dopo aver sviscerato la questione per 1o pagine dattiloscritte, arriva ad ammettere come la CMR possa essere un valido documento comprovante l’uscita dal territorio italiano (anche perché operazioni doganali tra gli Stati Membri dell’Europa non se ne fanno più da un pezzo!) ma solo se emessa in formato cartaceo (quando ormai è tutto meccanizzato ed i documenti viaggiano per via telematica) e debitamente sottoscritta dal ricevitore per attestare la ricezione della merce nel luogo di destino.
Sapendo però che chi vende “FRANCO FABBRICA” consegna la merce al vettore e non ha più poi alcun contatto con il vettore stesso, diventa impossibile ottenere (dal vettore) la restituzione della copia della CMR firmata dal destinatario finale.
La soluzione c’è, è semplicissima ed in Germania (ad esempio) esiste dal 1960.
La casa di spedizione con il modello “Ausfuhrerklaerung”, ha la facoltà di certificare l’avvenuta esportazione.
Ai fini fiscali, dunque, vale quel documento.
Evidentemente in caso di forte dubbio le autorità possono richiedere altri documenti probanti.
Volendo dare una maggiore valenza ad una tale documentazione, il diritto alla certificazione potrebbe essere limitata ad aziende operative da un certo numero di anni, oppure accreditate AEO, o al limite a chi ha il doganalista.
E, naturalmente, così come succede per le attestazioni NOTARILI, una tale attestazione da parte dello SPEDIZIONIERE dovrebbe essere debitamente “pagata” (così forse, finalmente, l’importanza dello spedizioniere tornerà ad essere quella di una volta quando eravamo considerati alla stregua di altri professionisti seri come i Notai, i Commercialisti e gli Avvocati)
Paolo Federici

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