volteggiando come una ballerina sulle punte

raccontare la propria vita come una raccolta di aneddoti, con un tocco lieve, quello di un pittore di acquarelli: questo è Paolo Poli quando narra della sua vita.
Ridere di se stessi, riuscire a non prendersi sul serio, accettare il passaggio del tempo così come si condivide la compagnia di un amico.
E poi c’è il sesso, fatto di risa, di giochi, di attimi.
In fondo cosa è la vita, se non uno scherzo giocatoci dal destino?
Un libro accattivante, da leggere in riva al mare quando c’è la calura estiva (o anche davanti al camino, durante una vacanza in montagna): ciò che serve come companatico sono la calma e la tranquillità, quelle che ci fanno compagnia in vacanza.
Già il titolo è tutto un programma: “sempre fiori, mai un fioraio”.

Sempre fiori, mai un fioraio
Per chi non si è fatto problemi di mascherarsi quando certi stili di vita erano riprovevolmente condannati, l’oggi ha quasi un sapore amaro: in fondo si è perso il gusto del proibito.
Tra le righe poi si coglie la profonda cultura di Paolo Poli: ci spiega, con solo cinque parole, cosa sia il Paradiso dantesco “POESIA CORTESE APPLICATA ALLA RELIGIONE”.
Affronta il problema della fede, così come ce l’ha spiegata sempre Dante “FEDE E’ SUSTANZA DI COSE SPERATE”.
Salta da Aristotele a Galileo con la facilità di chi passa dal raccontare fatti di famiglia capitati ad uno zio con quanto successo ad un lontano cugino.
Tutto il mondo è materia a lui nota.
I grandi del secolo scorso (da Moravia a Fellini, da Parise a Pasolini … ma solo per citarne qualcuno) hanno condiviso momenti della loro vita con Paolo.
Per uno che ha fatto programmi televisivi insieme a Claudio Villa e Mina, vivendo il mondo della canzone nel momento della sua massima espressione, cosa può esserci di nuovo da scoprire nel presente?
Vive immerso nei suoi ricordi, raccontando fatti come fossero successi ieri.
Ma sempre con la curiosità per tutto ciò che è nuovo.
Si incontra con il suo biografo (Pino Strabioli, colui che ha portato a termine il compito di mettere per iscritto i ricordi di Paolo) una volta la settimana, sempre a pranzo, tassativamente a mezzogiorno.
Alla fine il messaggio c’è, eccome, ed è il solito classico “carpe diem”, quello ripreso da Lorenzo quando declamava “chi vuol esser lieto sia”.
Volete divertirvi?
Leggetelo come una caccia al tesoro.
Scoprite chi era Simplicio, oppure Sagredo. O magari capirete che la “teoria dei complotti” non è nuova se un papa muore (nell’era mussoliniana) e sulla sua morte incombe l’ombra del medico vaticanista che si chiamava Petacci.
Insomma leggetelo come volete, ma leggetelo.
Buon divertimento
Paolo Federici

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