e le stelle NON stanno a guardare

e pensare che sarebbe bastato così poco: COMPRARE sempre e soltanto prodotti MADE IN ITALY.
Le industrie tessili sarebbero ancora tutte qui, le aziende manifatturiere non dovrebbero affrontare alcuna crisi, il mercato (interno) sarebbe florido, i prodotti italiani continuerebbero ad essere amati e ricercati all’estero.
Invece ci siamo messi in testa di RISPARMIARE.
E per RISPARMIARE abbiamo cominciato a comprare prodotti “di importazione”.
Lamentandoci con gli imprenditori che, per soddisfare la richiesta di RISPARMIO dei consumatori, spostavano la produzione all’estero.
Prendendocela con i nostri governanti che NON tutelavano le aziende italiane.
Chinando la testa di fronte alla necessità di applicare contratti di lavoro sempre più gravosi (soprattutto per i dipendenti, ma anche – lasciatemelo dire – per le PMI).
Costringendo tante PMI a chiudere per l’impossibilità di affrontare la concorrenza estera, soprattutto cinese.
La COLPA (che, come suol dirsi, era una bella donna ma nessuno la voleva) non sta mai da una parte sola.
Tutti siamo colpevoli: lo siamo diventati quando abbiamo scelto di RISPARMIARE perché è così bello pagare di meno. Pensando (nella nostra grande furbizia) che se io pago MENO … guadagno di PIU’.
SBAGLIATO: se io pago di MENO, quando da pagatore divento incassatore … guadagno di MENO.
Tanto è vero che gli stipendi si sono ridotti, i posti di lavoro pure e di contratti a tempo indeterminato non se ne fanno proprio più.
C’è solo tanta precarietà senza che si veda alcune luce alla fine del tunnel: abbiamo davanti solo un tunnel sempre più nero!
E adesso che i buoi sono scappati, si cerca di chiudere la stalla … inventandosi i DAZI (o meglio “aumentando” quelli esistenti)
Ma i cinesi non stanno certo a guardare e se Bruxelles decide di aumentare i dazi sui pannelli solari che arrivano dalla Cina, Pechino aumenterà i dazi sui vini italiani che invece vanno in Cina.
Secondo la vecchia regola dell’ UBI MAIOR (MINOR CESSAT …) ormai non ci resta che piangere.
Paolo Federici

14 commenti

Archiviato in economia, Politica, riflessioni, Trasporti

14 risposte a “e le stelle NON stanno a guardare

  1. Tutto vero! Ma sono anni ormai che non si trova un paio di mutande made in Italy, tutta robbaccia senza qualità spacciata per grandi firme, vestiti per nani decelebrati, siamo vestiti di stracci cinesi striminziti che portano le etichette XXXXXL. Dove sta la soluzione? Riprenderci in mano la nostra economia, mandare a casa sta gente e… vendere meno vino, chisse ne frega! Una bottiglia di vino esportata qui ci sta costando pure la salute, considerando la schifezza che viene usata anche solo nel tessile. E il primo che mi dice che sono razzista… lo fulmino!

  2. Bobo Min

    considerazioni poco ottimistiche, non da te….

    Date: Fri, 7 Jun 2013 07:12:01 +0000 To: bobo_min@hotmail.it

  3. E’ vero, per essere il re degli ottimisti… ho paura che son crollati palchi qui! Il pessimista dice sempre che è la realtà… ormai sei stato contagiato!

  4. Mmmhhh… interessante…

  5. Luisa Veronesi

    Caro Paolo, questa volta non sono d’accordo sulla tua analisi !!! Io credo che il motivo per cui ci siamo…..buttati a risparmiare è che era diventato impossibile acquistare prodotti italiani perchè diventati carissimi !!! Non pensi che, se i commercianti non fossero stati così esosi..negli anni addietro,..noi potremmo ancora acquistare da loro ?! I Le fabbriche tessili avrebbero continuato a …”tessilare”, e via cosiì ! Aumentavano i prodotti se andava bene dell’80% e lo so con certezza…….e questo succedeva sull’abbigliamento, sugli arredamenti, sugli alimentari …..! Ora ce la menano che poverini devono chiudere i negozi……(senza entrare nel merito della mancata emissione di scontrini !!! ) Ti faccio un esempio, non legato alla produzione italiana ma significativo ! La mia parrucchiera vuole Eurini 17 per una normale piega…i cinesi Eurini 7….sono tre gocce di shampoo italiano che fanno elevare il costo ??? !0 Euro di differenza sono troppi !!! E non accetto nemmeno il discorso di essere supertassati…perchè noi poveri comuni cittadini, in proporzione di quanto guadagniamo ne paghiamo un casino di tasse…come tu ci ricordi spesso !!!

    • è proprio quello il punto: abbiamo cominciato a comprare roba cinese pensando di risparmiare …. senza renderci conto che alla lunga quel “risparmio” sarebbe diventato un “costo” e l’intera nostra economia ne avrebbe risentito.
      Sta di fatto che adesso non c’è più niente da fare.
      Sono stato in Nuova Zelanda: là si fanno un vanto di comprare prodotti MADE IN NEW ZEALAND.
      Non si sono fatti abbagliare dal “risparmio” a tutti i costi e adesso NON hanno i problemi che abbiamo noi.🙂

      (p.s.: e quando anche tutti i barbieri e le parrucchiere saranno cinesi, i nostri compaesani cosa faranno? Emigreranno in Cina!?)
      (pp.ss.: qui accanto al mio ufficio aveva aperto un parrucchiere cinese. Era sempre pieno … eppure dopo sei mesi ha chiuso! Chissà se ha pagato le tasse … se ha pagato l’affitto … se ha pagato i contributi! Sta di fatto che ha portato via un bel po’ di clienti ai parrucchieri “italiani”. E adesso i clienti che erano passati con loro che fanno? Torna a casa Lassie …!?)

  6. C’è anche da dire che a un certo punto, anche volendo, non è stato più possibile comprare italiano. Tutto è cinese ormai… l’unica soluzione è andre in giro nudi e pelati… e pure digiuni a sto punto.

  7. Ale

    In questo caso mi trovo in totale disaccordo. Parlo di opinioni personali ma le motivazioni che ne stanno alla base mi sembrano ragionevoli. Il commercio rende tutti più ricchi e la concorrenza rende tutti più responsabili. C’è più scelta (prezzo, qualità o compromessi). E abbiamo già visto con il fascismo a cosa porta l’autarchia (ci si impoverisce a tal punto che si fa guerra ai confinanti per razziarli). Il governo non mi deve tutelare dalla concorrenza ma dai monopoli (e guarda caso è lui il maggior monopolista). Gli antichi trovavano profittevole commerciare già nel primo millennio AC, e ad oggi pensate di tornare all’autoproduzione e autoconsumo?
    Risparmio e qualità sono concetti relativi (spesso la qualità che viene ostentata e pagata non è né voluta né necessaria, ma imposta, praticamente uno spreco), e non mi si può vietare la scelta a prescindere (anche questo ricorda il fascismo). Gli stipendi e i posti di lavoro si riducono per la morsa asfissiante dello stato, sia diretta (tasse, imposte, burocrazia) che indiretta (monopoli, magistratura inefficiente, leggi antiquate, clientelismo, corruzione, concorrenza sleale). Ci chiudiamo sempre più in noi stessi, gli altri crescono più di noi, ma diamo la colpa agli altri anziché riconoscere i nostri difetti e cercare risolverli.
    La disoccupazione è una conseguenza dell’impossibilità di licenziare i dipendenti improduttivi con un contratto a tempo indeterminato, e del labirinto legislativo (oltre al salasso economico) per chi vuole fare impresa. Vi ricordo che il lavoratore dipendente è la categoria più “coccolata” d’Italia, dove circa un terzo della busta paga va allo stato; per i lavoratori autonomi e le PMI è il contrario, due terzi (come minimo, ma si può arrivare ai 4/5 o più) allo stato, e con il resto ci si devono pagare le spese.
    Tutti i problemi attuali sono conseguenze della gestione statale (si potrebbe dire addirittura antecedenti all’unità d’Italia), che hanno portato mancanza di concorrenza, responsabilità e libera iniziativa; ci si è sempre tutelati chiedendo la protezione statale (ordini professionali, monopoli, commesse). Non vorrei sembrare un accanito antifascista, ma concordato e ordini professionali sono stati tra i suoi strumenti. C’è troppo stato in Italia e poco libero mercato, non il contrario. Se un fornitore non mi piace posso cambiarlo, se non mi piace lo stato è molto più difficile dover emigrare! (E visti i precedenti sembra impossibile cambiarlo). Voglio pagare per i servizi che uso, non pagare i servizi usati dagli altri, altrimenti chi riceve un servizio senza pagarlo lo spreca, per lui non ha valore (vedi l’acqua con gestione pubblica, pensioni a cui non si ha contribuito, esenzioni, ecc…). Non bisogna lottare la corruzione e l’evasione aumentando i controllori e la burocrazia, ma diminuendo la spesa statale e il prelievo ai contribuenti. Paradossalmente per risolvere i problemi portati da un debito pubblico astronomico sento spesso dire che bisognerebbe aumentare gli investimenti statali, praticamente aumentandolo! Ho parlato tanto male dello stato e quindi dei politici, ma bisogna ricordare che a metterceli è stata la gente, per ignoranza, pigrizia, opportunismo e consuetudine.

    • A mio parere la concorrenza è un bene quando si gioca alla pari. Ma se in Cina il costo del lavoro è 10 ed in Italia è 1000, la concorrenza non solo è sleale ma anche impossibile. Quindi ci sono solo due soluzioni: lasciamo a LORO i mercati manifatturieri e noi ci dedichiamo ad altro (turismo, ma anche logistica e trasporti) oppure PROTEGGIAMO il nostro mercato. Lasciare andare le cose come stanno andando adesso, non potrà che portare al peggioramento della situazione (per noi).
      Su quasi tutto il resto, mi trovi d’accordo … a parte la questione “facilitare i licenziamenti”. In effetti queste facilitazioni ci sono ma non mi sembra che abbiano portato benefici: rispetto a 10 anni fa c’è moltissima più precarietà e moltissima più disoccupazione …
      E le previsioni tendono al peggioramento.

      • Ale

        Non si tratta di concorrenza sleale, ma di concorrenza tra amministrazioni pubbliche oltre che tra aziende. I nostri politici si credono onnipotenti perché hanno il monopolio legislativo/amministrativo/giudiziario, non subiscono conseguenze per la loro incapacità (o addirittura dannosità), e con la loro inefficienza mettono in difficoltà le nostre aziende rispetto a quelle estere. I cinesi sono cresciuti in decenni quanto noi europei in secoli, e se lo meritano. La cosa più sensata è lasciar fare un determinato lavoro a chi lo fa meglio, e questo lo decide il mercato. Proteggere il proprio mercato (dazi?) fa più male che bene, si favoriscono alcuni produttori a danno di tutti i consumatori. Facilitare i licenziamenti serve solo a poter prendere chi è più produttivo al posto di chi lo è meno. Con il contratto a tempo indeterminato invece si impedisce ai “dipendenti” di farsi concorrenza. Le previsioni su di noi tendono al peggioramento perché abbiamo un debito astronomico, una spesa pensionistica slegata dai versamenti e tendente a crescere con l’invecchiarsi della popolazione, un’attitudine a mantenere lo status quo e rimandare anziché sforzarsi di risolvere i problemi. Lo stato tende a coprire i buchi di bilancio aumentando le tasse anziché tagliare le spese, e i politici invece di aumentare la concorrenza aumentano la burocrazia e il controllo statale sull’economia. Bisogna però considerare che anche i cinesi si stanno “arricchendo”, stanno diventando consumatori e meno disposti a farsi sfruttare rispetto al passato.

  8. grazie Alessandro, ma alla fin fine stiamo dicendo la stessa cosa: “La cosa più sensata è lasciar fare un determinato lavoro a chi lo fa meglio, e questo lo decide il mercato.”
    Per questo io sostengo FORTEMENTE che l’Italia dovrebbe cambiare “mestiere”: lasciare che le industrie manifatturiere “vadano via” e dedicarsi al TURISMO (anche perché non possono certo “copiarci” il Colosseo o gli scavi di Pompei) in maniera seria (è vero, i cinesi si stanno arricchendo e ci sono già più cinesi MILIONARI che non Italiani! Nel senso che OLTRE 60 milioni di cinesi sono straricchi …! Se venissero a fare i turisti in Italia il problema del nostro PIL sarebbe già risolto) e puntare poi sulla LOGISTICA ed i TRASPORTI (come hanno fatto Olanda e Germania, solo che in questo campo, purtroppo,siamo in arretrato e non di poco. E questa è certo una COLPA della POLITICA miope degli ultimi decenni)

  9. intanto … inseguendo la voglia di “RISPARMIARE” il risultato è sempre uno solo: LICENZIAMENTO

    TNT Express taglia 850 posti in Italia (fonte: http://www.ship2shore.it)
    TNT Express ha annunciato oggi il piano di riorganizzazione della sua Business Unit italiana, che prevede la riduzione del personale, attualmente di circa 3.000 persone. Secondo una nota dell’azienda, infatti 850 dipendenti “a tutti i livelli dell’organizzazione” saranno interessati infatti dal piano di riorganizzazione. A motivare la decisione – “una notizia particolarmente difficile” secondo l’AD di TNT Express Italy, Tony Jakobsen – sarebbe il difficile contesto economico, che avrebbe spinto i clienti verso soluzioni di trasporto differenti e maggiormente economiche. Dal punto di vista operativo, l’azienda conta di far confluire le attività operative delle filiali più piccole in strutture di dimensioni maggiori, collocate in posizioni strategiche sul territorio nazionale. Questa operazione coinvolgerà 20 strutture, “senza impattare peraltro sui livelli di servizio e sulla piena connettività del network”.
    TNT Express ha inoltre comunicato l’intenzione di effettuare “investimenti in tecnologie a supporto degli impianti di smistamento” e nei “processi operativi e di interfaccia”.

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