non solo containers

sarà anche vero che l’invenzione del “container” ha cambiato drasticamente il mondo del trasporto marittimo: ormai le navi porta-container solcano i mari del mondo con le loro migliaia di scatolette di latta unendo i più disparati porti del mondo!
Ma il fascino del trasporto marittimo rimane intatto quando si ha a che fare con il mondo del break-bulk: sto parlando delle navi da carico, quelle predisposte per il trasporto di tutte le merci che non possono essere sminuzzate e caricate nei container.
Mi riferisco ai grandi impianti che, costruiti in una qualche zona del mondo, devono raggiungere l’altra parte del globo.
Gli esperti del settore, dal 13 al 16 maggio, si sono incontrati ad Anversa nell’ambito della fiera annuale dedicata a quel mondo pieno di fascino.
Negli stand, che ospitavano quasi 300 espositori, si potevano ammirare immagini di navi che sono dei veri gioielli di ingegneria: uno su tutti, la presentazione della nuova nave della Jumbo Line (Jumbo Kinetic) che entrerà in servizio a breve ed è dotata di gru di bordo capaci di sollevare fino a 3.000 tonnellate in un colpo solo.

Jumbo KineticErano presenti i rappresentanti dei più importanti porti del mondo (non solo i grandi porti, come Amburgo, Rotterdam ed Anversa, ma anche qualche porto minore come Vigo, Strasburgo e finanche Oulu e Pori, che vi sfido ad indovinare dove siano!): mancavano, chissà perché, i porti italiani!
C’erano Compagnie di Navigazione di tutto il mondo, ma anche le grandi multinazionali presenti con i loro reparti “project”.
E poi alcuni “network” di operatori mondiali che dedicano la loro attività preventivamente proprio a questo settore specifico (nella foto il gruppo del PCN – Project Cargo Network).

breakbulk-pcngroupContestualmente all’esposizione si sono tenuti diversi incontri a tema, con la presenza di autorevoli esperti che illustravano le prospettive (sicuramente positive, direi) che il settore avrà nei prossimi anni.
Insomma, in un mondo attanagliato dalla crisi, finalmente un settore in espansione, dove tornerà ad avere importanza l’esperienza, la competenza, la capacità, e non sarà la solita guerra a chi fa meno, ormai un classico dell’altro mondo, quello dei container!
Devo dire che i visitatori erano sicuramente interessati e coinvolti, anche perché il biglietto di ingresso costava 150 euro: ma ne valeva la pena, non solo per il bagaglio di informazioni che si portano a casa, ma anche per gli incontri che si fanno e che possono generare “business” di grande interesse.
Insomma, il prossimo anno ci ritorno!
Paolo Federici

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