Al solito, il libro batte il film!

Cloud Atlas
questa volta ho “lavorato” al contrario: prima ho visto il film e poi ho letto il libro.
Ed il giudizio è drastico ed insindacabile: uno dei più bei libri che io abbia mai letto, uno dei peggiori film che io abbia mai visto.
Con un’aggravante: ho “capito” il film nella sua interezza solo dopo aver letto il libro.
Ma cosa ve lo dico a fare? Se siete lettori accaniti, sapete benissimo come non ci sia mai gara tra libri e film.
E questa non sia altro che l’ennesima riconferma.
La cosa che mi stupisce, semmai, è leggere gli elogi sperticati che David Mitchell (l’autore del libro) fa al film: non si sarà mica lasciato condizionare dalle percentuali che ricaverà dal successo (o meno) della sua storia portata sugli schermi?
Ma veniamo a noi, parliamo del libro.
Ne avevo già letto un altro dello stesso autore ed allora era tutto incentrato sul numero nove. Qui invece il numero che la fa da padrone è il sei. Sei storie collocate in periodi temporali diversi e staccati tra di loro, raccontate seguendo avanti ed indietro la freccia del tempo.
Si parte con la “1” ambientata alla fine del 1800 per arrivare alla “6” collocata nel lontano futuro, secondo questo schema: 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 5 – 4 – 3 – 2 – 1.
Insomma tutto quanto comincia e finisce nello stesso periodo storico.
Con tutta una serie di collegamenti (o connessioni empiriche) tra i vari periodi ed i diversi personaggi.
Dove il lontano futuro si mostra essere più arretrato che non il lontano passato.
A voler puntualizzare come il progresso non debba essere interpretato secondo una continua evoluzione (ma questo l’avevamo già capito quando, dopo lo splendore del periodo di Roma imperiale, il mondo era precipitato nella voragine medioevale).
I valori cambiano con il mutare dei tempi. Nel futuro si arriva a sostenere, ad esempio, che “il risparmio è un crimine”.
Se oggi talvolta ci interroghiamo su cosa sia vero e cosa no (l’uomo è davvero andato sulla luna?), in futuro la nostra stessa realtà verrà costantemente manipolata (il Titanic non è mai affondato!), secondo una contrapposizione tra reale e virtuale che condizionerà tutto il mondo.
Due chicche che mi piace riportare (solo perché si riferiscono al mio campo lavorativo).
La prima è l’affermazione che “senza logistica, dove vai a finire?”
La seconda è un errore temporale non da poco. Una fuga nel porto vede l’auto passare tra due file di containers. Però siamo nel 1945 ed il container verrà “inventato” solo negli anni ’50.
Per tornare brevemente alla comparazione tra libro e film, nel libro i capitoli sono 11 suddivisi secondo l’elenco che ho fatto prima.
Nel film i salti temporali sono continui ed imprevedibili, e questo andare avanti ed indietro nel tempo senza una qualche logica non fa altro che confondere ancora di più le idee all’incauto spettatore che non si è fatto parte diligente nel leggere il libro “prima” di mettere piede nel cinema.
Buona lettura …
Paolo Federici

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1 Commento

Archiviato in cultura, Libri, recensioni

Una risposta a “Al solito, il libro batte il film!

  1. Luisa Veronesi

    A questo punto mi intrigano tutte e due…il libro e il film, ma io farò il contrario, prima il libro…così, se il film è come dici, non mi rovina la storia !

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