l’oca di Teo

Nove gradi di libertàho scoperto un nuovo autore: adesso so cosa farò nei prossimi giorni.
Comprerò tutti i suoi libri!
Quello che ho appena finito si intitola “Nove gradi di libertà” ed è stato il suo primo libro, uscito nel 1999.
Leggendo qua e là le recensioni, questo non sembre nemmeno essere il migliore.
Se tanto mi da tanto (a me è piaciuto moltissimo) non posso immaginare cosa di meglio mi possa aspettare dagli altri.
Ma veniamo a noi.
Qui trovate la fisica quantistica come non l’avete mai immaginata, le connessioni (quelle che piacciono tanto a Diotallevi e Casaubon, i personaggi del “Pendolo di Focault”, di Umberto Eco) ed un continuo sovrapporsi di vero e falso.
David Mitchell ci racconta storie in maniera assolutamente credibile, su argomenti certamente incredibili, saltando da un personaggio all’altro e portandoci in giro come su un ottovolante.
O su una ruota panoramica dove l’inizio e la fine coincidono.
Ci sono affermazioni intriganti: “mentendo si può finire nei guai, ma per trovarsi veramente nella merda basta dire sempre e solo la verità”.
Oppure “che l’Universo ha la forma di un bombolone e che se tu avessi un telescopio abbastanza potente potresti vederti la punta della coda?”
Si parla del libro di Dwight Silverwind, il limite infinito: l’esperienza extracorporea, citato anche su wikipedia nella sezione “libri inesistenti”.
Tra Zarathustra, l’eresia manichea e gli archetipi junghiani figura anche la piramide di Tingiski.
Cercatela su internet!
Scoprirete la sua inesistenza.
Proprio come accade per le oche di Teo (Thewlicket è il nome completo).
Sono presenti solo in un altro posto, oltre che trovarsi citate in questo libro.
Quale altro posto?
Un altro libro di David Mitchell, ovviamente.
Ma la verità la scopre uno dei personaggi quando dice: “Per un momento ebbi la strana sensazione di essere in un racconto che qualcuno stava scrivendo …”
E per la mia gioia personale, fa capolino (a pagina 345) anche Don Chisciotte.
Ah, dimenticavo: sta per uscire, al cinema, “Cloud Atlas” tratta dal prossimo libro che mi accingo a leggere.
Sempre di David Mitchell, ca va sans dire.
Paolo Federici

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