La Rivoluzione Francese

sappiamo tutti come e quando scoppiò la Rivoluzione Francese (era il 14 luglio del 1789) e sappiamo cosa successe: saltarono un po’ di teste coronate e le differenze tra ricchi e poveri vennero (temporaneamente) colmate.
Ma perché scoppiò la Rivoluzione Francese?
C’erano questi due fronti contrapposti: da una parte i nobili ricchi che non lavoravano e sfruttavano i poveri imponendo sempre nuove tasse. Dall’altra i poveri che lavoravano indefessamente pagando tasse assurde solo per mantenere il tenore di vita al quale erano abituati i nobili ricchi.
Erano passati, ormai da tempo, gli anni di Menenio Agrippa (quello che era riuscito a convincere i “plebei” come fosse giusto che loro lavorassero per mantenere lo status quo ai “patrizi”), ma ancora l’idea resisteva.
E’ cambiato qualcosa oggi?
Non mi pare: lavoratori, pensionati e (lasciatemelo dire) piccole e medie imprese, si svenano per pagare le tasse e mantenere quell’esercito di nullafacenti spendaccioni che riempiono le stanze della politica.
Il bello è che la maggioranza dei “tartassati” tende a fare l’elogio proprio del Capo di quell’esercito, pur avendo davanti agli occhi i “numeri” che parlano da sè.
Basterà un minimo “casus belli” (un qualche Giovan Battista Perasso – andate a vedere su internet, se la memoria non vi viene in aiuto – che lanci il suo sasso) oppure anche solo la pubblicazione del bilancio dello Stato.
Sì perché quello che scatenò l’avvento della Rivoluzione Francese ce lo racconta wikipedia e trovare le analogie con l’oggi è fin troppo facile:

Durante i regni di Luigi XV e Luigi XVI diversi ministri, tra i quali Anne Robert Jacques Turgot e Jacques Necker in primis, cercarono di risanare la situazione economica. Si dedicarono principalmente alla modifica del sistema tributario in modo da renderlo più equo ed uniforme ma non vi riuscirono, in quanto tali iniziative incontrarono una forte opposizione da parte di nobiltà e clero. Il 19 febbraio 1781 Necker rese pubblico il bilancio dello Stato, il quale percepiva 503 milioni di livre di entrate contro 629 milioni di spese; il debito pubblico ammontava a 318 milioni, l’equivalente alla metà delle spese. Un dato che scandalizzò fortemente l’opinione pubblica fu la spesa personale sostenuta dalla corte in un periodo, per la quasi totalità della popolazione francese, di fame e miseria: 38 milioni tra feste e pensioni per i cortigiani.

Al solito, la storia si ripete. Sempre!
Paolo Federici

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8 commenti

Archiviato in giornalismo, Idee, riflessioni

8 risposte a “La Rivoluzione Francese

  1. Iris

    Si ripete non solo per quanto riguarda le caste privilegiate, ma anche per il clero, il cui obiettivo principale, al solito, è mantenere la propria ricchezza ed il proprio potere (vedi IMU e sovvenzioni a vario titolo). Mi chiedo quanto dovremo aspettare, perché ormai è solo questione di tempo…

  2. che disastro, per quanto mi possa dispiacere hai ragione, la storia si ripete, ogni tanto quando torno da un viaggio all’estero mi rendo conto che a noi manca la scintilla per cambiare le cose, la miccia c’é ma siamo sempre più indifferenti a tutto ..anche alla ns economia, guardiamo ogni sera il ns orticello e dopo una certa ora ci chiudiamo in casa davanti ai ns tv sempre più grandi e sempre più alienanti nei programmi che mostra. Forse servono altri migliaia di disoccupati per scatenare una rivoluzione ?

  3. mi scrive Giancarlo:
    Hai perfettamente ragione, ma c’e’ una lieve differenza tra il 1789 ed i giorni nostri: coloro che stanno male, VERAMENTE male, sono decisamente meno (proporzionalmente) di quelli che stavano male allora. Allora c’erano i nobili ricchi ed i poveri. Adesso tra lo status dei politici e quello di chi sta veramente male, c’e’ un’infinita categoria di persone, che, chi piu’ chi meno, ha una discreta disponibilita’. Per farti un esempio, ieri sono uscito per andare a comprare qualche regalo di Natale. C’era il deliro in giro. I negozi super-affollati. Volevo comprare un “giochino” a 199 € e tutti i negozi che ho girato lo avevano esaurito. A te non so, ma a me, un giochino (consolle portatile) che costa 199 € mi sembra un super-regalo, eppure non se ne trova piu’. Prova a prenotare un ristorante per Natale o per il 31: ne trovi pochi ancora liberi. Tanti poi, andranno in vacanza all’estero, come sempre. Non voglio dire che andiamo bene, ma c’e’ qualcosa che non capisco. Io, come sai, sono laureato, prossimo, spero, alla pensione, ho un lavoro in una multinazionale svizzero-svedese guadagno 1600 € al mese. La meta’ del mio stipendio se ne va in affitto. Stando alle statistiche, guadagnando meno di 2000€ al mese sono sulla soglia di poverta’. Non e’ vero. Facendo i miei sacrifici, conduco una vita dignitosa. Non mi ritengo di essere tra quelli che stanno veramente male. C’e’ chi sta peggio, sicuramente.

  4. Giulio Perini

    Io questo Giancarlo, pur non conoscendolo, lo ammiro perché in questo paese di merda in cui tutti non fanno altro che lamentarsi riesce ancora a VEDERE e DIRE le cose come stanno.
    E poi mi viene un dubbio: ma non è che chi si lamenta di più è proprio quel “cortigiano furbetto” che ambirebbe a prendere il posto dei nobili che tanto gli stanno sulle palle?
    Giulio

  5. caro Giulio (ma sei proprio “quel” Giulio che conosco io?)
    una volta nella marineria (genovese) era prevista la possibilità di una scelta: non lamentarsi mai … oppure lamentarsi ma allora accettare una decurtazione della paga.
    Era il “diritto al mugugno”.
    Che dici, dobbiamo rinunciarci anche noi?
    Eppure di decurtazioni ne subiamo … non poche!
    🙂
    ciao
    Paolo

  6. Giulio Perini

    si, sono proprio io e dei tuoi post non me ne perdo uno.
    ecco, diciamo che io alla marineria genovese avrei avuto uno stipendio molto basso, perchè al diritto al mugugno non ho mai rinunciato (immagina mia moglie che pazienza s’è dovuta inventare.., e tra un po’ pure i figli….:-)).
    il mio commento l’ho fatto a caldo perchè condivido pienamente ciò che dice Giancarlo e ultimamente una cosa che non mi piace è vedere (tra conoscenti e amici) che tantissimi salgono sul carro delle lamentele fini a se stesse scordandosi perlomeno un po’ di obiettività (è evidente che non è il tuo caso – ti ricordo onesto, obiettivo e caparbio vent’anni fa e non credo tu sia cambiato, anzi…)
    cmq ultimamente spesso mi trovo anch’io a pensare che forse sarebbe meglio una rivoluzione… poi però penso che io non sono certo uno che si mette in prima fila, noi siamo cmq italiani (…) e sono convinto che per evitare veramente il peggio forse conviene ancora passare dalle urne….
    ma qui il discorso si complica, vero?? :)))))

    • caro Giulio
      perché non passi a trovarmi uno di questi giorni?
      🙂
      Come sai, non sono uno che si lamenta facilmente, ma ultimamente anche il mio ottimismo comincia a scricchiolare.
      Quanto al passare dalle urne, qui la cosa si complica: abbiamo VOTATO contro il finanziamento dei partiti e loro l’hanno cambiato in rimborsi elettorali, peggiorando la situazione. Vorremmo VOTARE il candidato che scegliamo noi, ma invece i candidati ce li impongono e noi possiamo scegliere solo il partito e non le persone. Negli ultimi venti anni si sono avvicendati, al governo, destra e sinistra ma mi sembra che nessuno dei due abbia costruito qualcosa di buono. Poteva arrivare una ventata di novità (con Renzi) ma anche a sinistra hanno dimostrato che sono contro il rinnovamento. Grillo cavalca il malcontento, ma non è “propositivo” e quindi non mi piace. Per chi devo votare dunque … dimmelo tu!?
      🙂

  7. Giulio Perini

    si, in effetti la situazione è drammatica, e purtroppo in questo momento faccio mio il “votiamo il meno peggio”; forse è anche una questione di invecchiamento ma inizio ad avere paura soprattutto del populismo dilagante e non vorrei che si metta veramente a rischio quel poco (forse?) di buono che in Italia abbiamo saputo fare negli ultimi 70 anni (e Benigni l’altra sera mi ha commosso ricordandocelo).
    p.s.: io aspetto di vedere Bersani come vuol gestire le primarie per la scelta dei parlamentari…. 🙂 (sembra quasi unab battuta, vero?) :)))

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