PRO TAV: repetita iuvant

questo articolo è stato pubblicato sul mio blog 9 mesi fa …

11 marzo 2012
PRO-TAV

sono anni, ormai, che sentiamo parlare di NO-TAV.
Sappiamo che si tratta di un movimento di contestazione nei riguardi di un progetto ambizioso: quello di costruire una linea ferroviaria che partendo dall’estremo ovest dell’Europa (Lisbona) arriverà a collegare l’estremo est (Kiev)
Per gli addetti ai lavori, questa linea è conosciuta come “corridoio cinque”.
Che (trattandosi di una linea in “orizzontale”) va ad intersecarsi con altre due linee “verticali”, quella che intende collegare Rotterdam con Genova (corridoio 24) e quella che intende collegare Berlino con Palermo (corridoio 1).

Alle quali si aggiungerebbe il collegamento marittimo tra Genova e Palermo (una delle autostrade del mare).
Insomma una grande mappa che vedrebbe l’Italia assurgere ad un ruolo di grande importanza in quanto “nodo” primario tra i collegamenti più importanti.
Lasciatemi aprire una parentesi: l’Olanda (con il suo porto principale, Rotterdam) ha vantaggi enormi che le derivano dall’essere Paese di transito per le merci che vengono smistate in tutta l’Europa orientale.
Questo è un fatto: essere un Paese di transito porta dei benefici.
La ferrovia che collega Lisbona con Lione è già pronta, così come quella che collega Trieste con Kiev.
A questo punto esistono DUE sole possibilità: si collega Lione con Trieste completando la TAV con quel pezzo mancante (quello che va da Torino al confine con la Francia), oppure si collega Lione con Trieste … passando al di fuori dell’Italia (con una linea ferroviaria alternativa che attraverserà la Svizzera).
La sostanziale differenza sta nei benefici: nel primo caso l’Italia sarà il nodo primario dei collegamenti interEuropei, nel secondo caso … no!
Nel primo caso ne guadagneranno le aziende italiane di logistica, le società di spedizioni e trasporti nostrane, le fabbriche che esportano (poter essere facilitati nel trasporto è il modo migliore per “piazzare” i propri prodotti sui mercati esteri!), i porti e gli aeroporti italiani.
Insomma, diventa difficile trovare chi, tra i nostri concittadini, possa esserne svantaggiato.
In fondo anche Roma ha saputo creare il suo grande impero partendo dalla costruzione delle strade e dal diventare il “centro” raggiungibile facilmente da qualsiasi altro punto si partisse (dal che deriva anche il detto: tutte le strade portano a Roma).
Se oggi abbiamo un grande porto (La Spezia) ed un grande traforo (quello del Frejius), dobbiamo ringraziare Camillo Benso conte di Cavour.
Ma anche pensare che sono passati 150 anni dall’unità d’Italia: forse un “aggiornamento” stradale, portuale e ferroviario si impone.
L’occasione è oggi: se ce la lasciamo scappare, poi non sarà più possibile tornare indietro.
Paolo Federici

corridoio_cinque

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