Logistica e Trasporti

ho letto il libro intitolato “LOGISTICA E TRASPORTI – MOTORE DI SVILUPPO PER IL CAMBIO DI PASSO DEL PAESE“, scritto da Bartolomeo Giachino, sottosegretario ai trasporti durante l’ultimo governo Berlusconi.
Il testo riassume cose fatte (e non fatte) degli ultimi anni, ed io desidero riportarle in un semplice elenco, specificando anche quando mi trovo in accordo e quando, invece, sono in disaccordo.

Ecco i punti che mi vedono d’accordo:

1. PER LA CRESCITA PUNTARE DI PIÙ SULLA LOGISTICA
Che la LOGISTICA, in Italia, sia stata dimenticata e bistrattata negli ultimi decenni (quindi da TUTTI i diversi governi che si sono succeduti) è un dato di fatto. Fare il “mea culpa” però non serve a molto. Sappiamo che siamo rimasti indietro (molto indietro) mentre il resto d’Europa andava avanti. Sappiamo che nonostante il vantaggio GEOGRAFICO della nostra posizione (le navi che arrivano da Suez, per PRIMA incontrano l’Italia e solo dopo un’altra settimana di navigazione arrivano in OLANDA e/o in GERMANIA. Eppure Olanda e Germania sono mete preferite per le operazioni portuali. PERCHE’?)

2. LA TASSA LOGISTICA COSTA 40 MILIARDI
Il Ministero della Semplificazione NON ha funzionato (uno studio di questi giorni della CGIA di Mestre sostiene che, nel 2011, a fronte di 6.385 misure di snellimento degli obblighi burocratici ne siano introdotte oltre 7.500 che hanno complicato la situazione. Una fatica di Sisifo che nuoce non solo alle aziende ma a tutto il sistema-Italia.)
Continuare con le COMPLICAZIONI in voga, serve solo a rendere l’Italia sempre meno competitiva.

3. LO SPORTELLO UNICO
Giachino sostiene la necessità impellente di ridurre i meccanismi burocratici con l’istituzione dello SPORTELLO UNICO (cosa già esistente nel resto d’Europa … ed attivata recentemente anche in TURCHIA!). Nonostante che tale istituzione abbia un costo ZERO, il Governo (attuale) non l’ha ancora presa in considerazione.

4. L’IMPORTANZA DELLA TAV
L’Italia, nei programmi/progetti europei, dovrebbe essere al centro di 4 direttrici dei trasporti europei (su 10 che verranno realizzate).
Tali direttrici sono il corridoio cosiddetto mediterraneo, che viaggia in orizzontale e che è quello che passa per la val di Susa (collegando Lisbona con Kiev), più altri tre corridoi che viaggiano in verticale collegando GENOVA con ROTTERDAM, BERLINO con PALERMO, HELSINKI con BARI.
Se non si realizzerà la TAV anche le altre verranno meno e così, dopo aver perso il treno della LOGISTICA (pur essendo geograficamente avvantaggiati) perderemo anche il treno dei CORRIDOI EUROPEI (pur essendo già stati approvati dall’Unione Europea. Insomma, il classico farsi male da soli.)
O meglio, il corridoio mediterraneo verrà DEVIATO nel tratto da Lione a Trieste passando, anziché per l’Italia, per la Svizzera e l’Austria. Così saranno LORO a beneficiarne. Spiegare in poche parole i vantaggi della TAV non è semplice. Però se un’azienda di NOVARA che vende i suoi prodotti nell’Europa dell’Est può farli trasportare con il treno che passa sotto casa, avrà un costo, se invece deve mandarli a destinazione con un camion … il costo sarà doppio se non triplo. Così per il cliente finale sarà più conveniente comprare lo stesso prodotto in Germania o in Francia, anziché in Italia. E le aziende italiane saranno, ancora una volta, tagliate fuori dai traffici mondiali. Quello che è successo con le navi ed i porti … sta per succedere, dunque, anche con i treni.

5. IL PASSAGGIO DAL FRANCO FABBRICA AL FRANCO DESTINO
Le aziende italiane, nella maggior parte dei casi, tendono a disinteressarsi del trasporto che considerano un problema. Quindi le loro condizioni di vendita all’estero sono, per lo più, su base EX WORKS/FRANCO FABBRICA. Bisogna EDUCARE le aziende italiane a cambiare mentalità, perché il trasporto spesso e volentieri non è un problema, ma un’opportunità in più per avere successo. Su questo tema anche le associazioni di settore (CONFETRA, CONFAPI, PROPELLER, etc) hanno organizzato convegni per illustrare la situazione. Se poi il Governo, come proposto da Giachino, studiasse delle forme di incentivazione al cambio della resa, ne deriverebbe solo un bene per l’intera economia italiana.

Veniamo invece ai punti … in disaccordo:

1. FINANZIAMENTI AL MONDO DELL’AUTOTRASPORTO
Negli ultimi 10 anni i vari Governi che si sono succeduti hanno sempre più finanziato il mondo dell’autotrasporto (si parla di qualche MILIARDO di euro versato … che non si sa bene però dove sia finito, ma questo è un altro argomento!). Questo ha impedito lo sviluppo di un libero mercato. Ha “bloccato” la crescita di ferrovie e autostrade del mare, visto che alla fin fine continuava ad essere più “conveniente” affidarsi all’autotrasporto che non al treno o alla nave. Così oggi abbiamo oltre il 95 per cento delle merci trasportate con i camion, mentre nel resto dell’Europa i traffici sono stati abbondantemente spostati su treno e nave (in Germania, ad esempio, il trasporto con camion è inferiore al 50 per cento dell’intero traffico!).

2. TARIFFE MINIME DELL’AUTOTRASPORTO
Mascherate con una voce innovativa, quali “tariffe minime di SICUREZZA”, sono state imposte (unico caso al mondo) delle tariffe vincolanti per chi si affida ad autotrasportatori italiani. Questo, anziché aiutare il mondo dell’autotrasporto, lo sta penalizzando. Le aziende, infatti, scelgono sempre più di affidarsi ad aziende di autotrasporto straniere. Chi si è affidato ad auto-trasportatori italiani, negli ultimi anni, si trova adesso a dover affrontare cause civili per somme non da poco. L’ANTITRUST ha già dichiarato illegale la legge. Il TAR … rimanda la decisione. Gli avvocati si sfregano le mani. Ma certamente, a breve, saranno gli stessi autotrasportatori ad accorgersi di come questa legge gli si rivolterà contro. Recuperare il terreno perduto sarà poi impresa ardua. Giachino lo ha detto e ribadito: ha dovuto accettare di approvare queste tariffe perché erano l’unico modo per evitare il fermo dell’autotrasporto. Ma è anche un modo per sottostare ad un ricatto e questo, per un paese civile, è inammissibile.

3. COMPLICANZE BUROCRATICHE
Durante la gestione “Giachino”, mentre da un lato si promettevano semplificazioni, si approvavano leggi che imponevano la SCHEDA DI TRASPORTO (documento “inutile” ed utilizzato solo in Italia!), la LEGGE DEL BLACK LIST (che complicava ulteriormente la vita degli spedizionieri nel loro relazionarsi con gli agenti esteri di 70 Paesi al mondo), l’INTRASTAT (anche per le aziende di servizio, quindi per gli spedizionieri internazionali …). Ora, posso capire che non sempre sia stata sua la COLPA di tali legiferazioni, ma almeno quella della SCHEDA DI TRASPORTO è e rimane una sua pecca!

Alla fine, se mettiamo sui diversi piatti della bilancia, accordo e disaccordo, posso dire che il “D’ACCORDO” vince 5 a 3 …!?

Però sta di fatto che di tutte le premesse e le promesse del PIANO DELLA LOGISTICA, dopo quasi tre anni di lavoro, dopo innumerevoli convegni, riunioni, discussioni, stesure … rimane ben poco. Oserei dire NIENTE. E allora adesso siamo punto e a capo …

Alla prima presentazione del PIANO DELLA LOGISTICA, nel 2009, scrivevo:

Correva l’anno 2005 ed il paese (Italia) si trovava ad avere gravi problemi legati al mondo del trasporto e delle logistica. Per cui il Ministro dei Trasporti decideva di chiamare a raccolta un gruppo di “esperti” per elaborare il Piano della logistica, che vedeva la luce nel gennaio 2006. Un libro di 167 pagine che potete ancora trovare in rete. Poi cosa è successo? Niente. Esattamente “zero”.

Oggi, mi sa tanto che devo ripetermi:

Correva l’anno 2009 ed il paese (Italia) si trovava ad avere gravi problemi legati al mondo del trasporto e delle logistica. Per cui il Ministro dei Trasporti decideva di chiamare a raccolta un gruppo di “esperti” per elaborare il Piano della logistica, che vedeva la luce nel luglio 2011. Un libro di 302 pagine che potete ancora trovare in rete. Poi cosa è successo? Niente. Esattamente “zero”.

Paolo Federici

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