piccolo reportage dalla fiera del vino di Hong Kong

leggo un articolo che comincia così: “China is now the 5th largest consumer of wine by volume, which imports a wide variety of wine from old and new world countries like France, Italy, the US, Australia, Chile, etc.”
Non ci vuole una grande conoscenza dell’inglese per capire che i vini Italiani sono tra quelli più noti al mondo, quindi “anche” in Cina.
Però i numeri dicono che solo il 3 per cento dei vini che “sbarcano” in Cina sono ITALIANI, mentre più del 54 per cento sono FRANCESI.
La domanda ovvia è: “perché i francesi riescono a vendere vino in quantità VENTI VOLTE di più rispetto a noi italiani?
Provate a darvi una risposta, intanto vi racconto cosa è successo ieri.
Nell’ambito della FIERA DEL VINO, qui ad Hong Kong, si è parlato di logistica, di “supply chain”, di strategie di vendita.
Alla domanda fatta al rappresentante “bocconiano” di una importantissima casa vinicola italiana: “come avete fatto ad avere successo ed a vendere i vostri vini in Cina?” la risposta è stata (più o meno, vado a memoria!): “siccome noi siamo in Toscana ed a Prato ci sono tanti cinesi, loro sono diventati i nostri ambasciatori. Portavano il vino alle famiglie, quando tornavano a casa, e così, grazie al passaparola, è nato il nostro successo. Che è stato anche il loro successo, perché hanno potuto comprare i nostri vini in Italia e rivenderli in Cina, facendo sì che un tale mercato diventasse una fonte di guadagno anche per loro.
Alla domanda successiva: “ci parli della vostra supply chain“, il “bocconiano” è caduto dalle nuvole. “Noi vendiamo FRANCO FABBRICA, il problema del trasporto lo lasciamo al compratore. Noi non vogliamo correre rischi …” sì, insomma le classiche scuse italiane (di tutti quelli che continuano a vendere FRANCO FABBRICA/EX WORKS pensando di fare una furbata. Magari leggetevi il mio altro articolo di qualche giorno fa: click)
Ma non basta. Dal prosieguo della discussione è apparso chiaro come quell’azienda NEMMENO sappia chi siano i suoi clienti, i consumatori finali, dove venga smerciato il loro vino, se venga contrabbandato tra Hong Kong ed il resto della Cina …
Hanno però realizzato il sogno di molti tra quelli (italiani!) che anche quest’anno sono venuti in fiera: trovare un “distributore” che compri i loro vini e che poi si arrangi con le vendite.
Poi si è passati alle domande ad un altro (NON Italiano) il quale ha spiegato come sia loro interesse primario seguire il vino in ogni stadio del “viaggio”. Controllarne lo stoccaggio all’arrivo ad Hong Kong. Garantire la tenuta della qualità dopo il viaggio. Coordinare le consegne ai negozi, ai ristoranti, ai consumatori finali. Così da far sì che il TRASPORTO diventi un VALORE AGGIUNTO … che rende la loro azienda VINCENTE sul mercato.
Affidandosi ad aziende esperte di logistica, i loro vini vengono resi disponibili (magari lasciandoli in CONTO DEPOSITO) sulla piazza di Hong Kong per la consegna immediata a chi li richieda.
Perché loro, comunque, vendono FRANCO DESTINO (e non certo FRANCO FABBRICA!)
Capito la differenza?
E’ chiaro adesso perché i francesi vendono 20 volte di più degli italiani?
Vorrei aggiungere: ma la tanto decantata importanza del MADE IN ITALY, ha importanza anche per quanto riguarda il trasporto (scegliendo di affidarsi ad un operatore di logistica ITALIANO) sì o no?
Oppure le aziende esportatrici italiane vogliono la protezione per quanto riguarda il “loro” MADE IN ITALY, ma quando si tratta del valore aggiunto (quale è e deve essere il TRASPORTO) allora va bene chiunque, basta che faccia il prezzo più basso?
Se non si cambia rotta, la vedo nera.
Paolo Federici

Annunci

3 commenti

Archiviato in cultura, economia, incontri, riflessioni, Trasporti

3 risposte a “piccolo reportage dalla fiera del vino di Hong Kong

  1. I francesi sono 15 anni che vendono in Cina, noi italiani forse 2/3 anni, poi pecchiamo di presunzione, convinti che sia sufficiente partecipare ad una fiera o avere un buon ufficio vendite per potere esportare in Cina. Conosco decine ( forse centinaia ) di casi in cui i container sono rimasti fermi alla dogana per oltre 6 mesi, perchè magari mancava una riga su un foglio, cosi’ dopo il danno anche la beffa. Persi i soldi da incassare e buttato il vino. meglio affidarsi a gente seria e del mestiere

  2. solounoscoglio

    devo darti ragione, quando mi rivolgo ad alcuni fornitori esteri, mi rendo conto che hanno sempre interesse a seguire in prima persona il trasporto in ogni fase. interesse che non viene mai manifestato dai fornitori nazionali che appunto una volta evasa la merce dai magazzini, se ne lavano le mani del resto del lavoro e per risparmiare si affidano a gentaglia con la quale noi clienti siamo costretti a litigare poichè chissà che termini e condizioni avevano stabilito in precedenza…

  3. cri

    penso che hai ragione.C.G

e tu che ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...