Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione.

ecco, da noi abbiamo avuto (e continuiamo ad avere) tanti politici, che guardano alle prossime elezioni, ma anche agli immediati vantaggi che possono ricavare dal loro “status”.
In Germania hanno avuto Helmut Kohl.
Cosa ha fatto Kohl per la Germania?
Nei primi anni ’90, mentre qui da noi spopolava la politica delle ruberie, sfociata nello scandalo di “mani pulite” (ed oggi non sembra che sia cambiato molto!), Kohl si interrogava sul futuro del suo Paese.
Il costo della manodopera stava dimostrando come fosse più economico produrre “altrove”: le aziende manifatturiere tedesche si stavano spostando ad Est.
Sperare in misure protezionistiche, nell’applicazione di dazi speciali sulle importazioni, nella tutela del “made in Germany” … non poteva essere una soluzione.
Che fare, dunque?
Bisognava trovare qualcosa che NON potesse essere spostato altrove.
Ed ecco l’idea: la LOGISTICA.
Distribuire merce all’interno della Germania (e magari nell’intera Europa) … era qualcosa che poteva essere fatto solo in Germania e che non si poteva davvero trasferire in Cina!
Così le POSTE TEDESCHE diventarono strategiche per l’economia della Germania, cominciando a fare acquisizioni a livello mondiale per diventare, in pochi anni, il numero uno in assoluto nella gestione logistica mondiale (dopo l’acquisizione di DHL, di DANZAS e di EXEL).
Anche le FERROVIE tedesche vennero incentivate a dedicarsi al trasporto globale e non solo al ferroviario interno, comprandosi SCHENKER.
L’idea, vincente, è stata subito copiata dall’Olanda che ha “strutturato” le sue POSTE OLANDESI perché diventassero analogamente uno dei numeri uno mondiali, con l’acquisizione di TNT.
E gli americani? Anche le loro POSTE AMERICANE si sono “trasformate” in UPS.
E noi?
Abbiamo perso il treno: pur essendo geograficamente avvantaggiati (le navi che arrivano da Suez potrebbero sbarcare le loro merci in Italia: da qui poi potrebbe partire la distribuzione verso nord, per tutta l’Europa) vediamo le navi transitare per il Mediterraneo per andare a sbarcare nei porti del Nord, dove esistono le grandi piattaforme logistiche e da dove parte la distribuzione verso sud, per tutta l’Europa.
Le nostre POSTE ITALIANE sono diventate un ente finanziario, del quale proprio non sentivamo il bisogno!
Così mentre il mondo andava avanti, noi abbiamo insistito nel voler proteggere il “made in Italy” con leggi inutili che gli altri 26 paesi dell’Unione Europea disattendono regolarmente.
Continuare a pensare di aumentare i controlli, mettere nuovi dazi, applicare misure protezionistiche … non servirà a niente.
Le fabbriche continueranno a spostarsi ad Est … laddove la manodopera costa meno.
Possiamo recuperare il tempo perso?
Pensare di creare una qualche grossa piattaforma logistica in Italia?
Far diventare un qualche porto italiano (Gioia Tauro, Taranto, Bari, Genova, Trieste …) il nuovo centro di smistamento delle merci in arrivo dal Far East?
Sì, ma dobbiamo poter contare su collegamenti ferroviari efficaci (che oggi mancano e che non si possono “costruire” in un giorno), su corridoi stradali importanti (come il corridoio “5”, quello della TAV), su aeroporti che diventino dei veri hub (come Malpensa) mentre oggi il 60 per cento delle merci italiane vola da aeroporti NON italiani, gestita in “aviocamionato” (cioè trasferita con i camion tra l’Italia e gli aeroporti di Francoforte, Parigi, Amsterdam, Monaco, Lussemburgo).
Qual è il vero problema dei porti e degli aeroporti italiani è presto detto: la troppa burocrazia che rende impossibile uno svolgimento snello e veloce delle operazioni di carico e scarico (e delle pratiche doganali).
Però, intanto che cerchiamo di recuperare il tempo perduto (ma forse ormai è davvero tardi e la LOGISTICA ce la siamo dunque giocata) dovremmo pensare anche noi al futuro, a qualcosa che noi abbiamo ed i tedeschi no, a qualcosa che non si può trasferire all’estero. Mi riferisco al TURISMO. Riusciranno i nostri eroi a ritrovare la capacità … misteriosamente scomparsa?
Ed infine torniamo sull’argomento del MADE IN ITALY: sapete qual è la migliore soluzione per vedere davvero crescere e svilupparsi il MADE IN ITALY?
Quella di gestire i trasporti in partenza (affidandosi ad operatori del trasporto ITALIANI, perchè il MADE IN ITALY va tutelato anche nell’ambito della logistica!) vendendo le merci FRANCO DESTINO ed evitando il malcostume, ormai radicato, di vendere FRANCO FABBRICA, lasciando così al compratore il controllo dell’intero trasporto.
Alla clientela bisognerà poter dire: “vuoi merce MADE IN ITALY? Benissimo, dammi il tuo indirizzo ed io te la consegno così sei sicuro che sia ORIGINALE.”
Perché il trasporto non è un “costo”, ma un “valore” … ma anche questo lo capiremo fra trent’anni quando, come per la logistica, saremo diventati il fanalino di coda.
Paolo Federici

p.s.: la citazione “Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione” è di Alcide De Gasperi

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in cultura, denuncia, dogana, economia, Idee, Politica, riflessioni, Trasporti

e tu che ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...