La crescita che non c’è

leggo, sul Corriere di mercoledì 17 ottobre, l’articolo (a firma Severino Salvemini) sulla questione: “la crescita che non c’è”.
In poche parole l’autore sostiene che la colpa della mancata crescita italiana sia legata al fatto che qui da noi ci siano tante PMI (piccole e medie imprese) e poche MULTINAZIONALI.
Pur condividendo l’analisi quando si parla di giustizia inefficiente, burocrazia asfissiante, mercato del lavoro sempre più rigido … mi permetto di NON essere d’accordo sulle conclusioni.
Con un esempio: la CHIESA ci ha sempre spiegato come per raggiungere il paradiso, dovremmo dedicarci all’apostolato e diventare tutti preti e suore.
Ma se davvero TUTTI seguissimo quelle direttive, nessuno farebbe più figli e nel giro di poche decine di anni la popolazione mondiale sarebbe ridotta a zero.
La stessa cosa mi sento di dirla sulla questione PMI-MULTINAZIONALI.
Come sappiamo (è inutile nascondersi dietro ad un dito) le MULTINAZIONALI dichiarano gli utili laddove si pagano meno tasse, quindi ecco che in Italia le MULTINAZIONALI per lo più dichiarano bilanci in perdita (o quasi) per poi pubblicare bilanci in utile magari nella sede alle Cayman oppure ad Hong Kong.
Così restano le PMI a mantenere, con le loro tasse, lo STATO Italiano.
Se domani sparissero le PMI e restassero solo le MULTINAZIONALI, avremmo lo stesso effetto del “tutti preti e suore”: la fine dell’intera economia italiana!
Paolo Federici

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