MEMORIE DI UN CAPITANO L.C. A 40 ANNI DAL DIPLOMA

ricevo dal mio amico Franco Magazzù questo intervento e sono ben lieto di pubblicarlo:

Sono trascorsi più di 40 anni da quando, allora quindicenni,  ci recavamo  presso la sede distaccata sul molo Garibaldi nel porto della Spezia per seguire le lezioni  o svolgervi le “attività marinaresche”.

Ricordo l’oleodotto di collegamento della raffineria “SHELL” (poi “IP”) con il terminale petrolifero posto in testata al suddetto molo e un operaio della raffineria che ci spiegava, con la massima naturalezza, che sotto l’oleodotto correva un canale completamente cementificato, lungo il quale scorreva dell’acqua che, in caso di perdite, avrebbe scongiurato pericolosi ristagni di infiammabili trasportando a mare gli idrocarburi. Raccontava di questo, come di una ottima soluzione per evitare pericolosi incendi. A quel tempo non si prestava eccessiva attenzione alla tutela dell’ambiente e men che mai a quella del mare, non si parlava di panne galleggianti a mare di contenimento, né tantomeno, di idonee attrezzature atte ad assorbire eventuali sversamenti di idrocarburi.

Data la pericolosità intrinseca del porto, connessa alla  movimentazione di merce con gru e mezzi di trasporto, (erano quelli i tempi della “Merce Varia” e delle “Rinfuse”) il percorso per raggiungere la sede portuale era, su disposizione del Preside dell’Istituto, quello più breve: dal varco del Canaletto.

Innanzi a quel varco si snodavano numerosi binari con i relativi scambi e spesso, una o due locomotive a vapore manovravano per i necessari cambi di destinazione della merce.

Questo incrociar di treni ci faceva gioco per accampare scuse ed arrivare tardi in aula, invocando, con eccessivo zelo, le necessarie precauzioni di sicurezza che sconsigliavano l’attraversamento dei binari durante le manovre dei convogli ferroviari.

L’edificio della sede scolastica portuale aveva il tetto a terrazza e durante la ricreazione eravamo soliti recarci su questo tetto, curiosi di assistere alle operazioni portuali di imbarco/sbarco merce da parte di certe piccole navi, che  si ormeggiavano alla sottostante banchina,  avendo trasportato una quarantina di scatoloni in ferro detti “Containers”.

Era il 1969 e qualche anno dopo l’Armatore Angelo COSTA, presidente di Confitarma, avrebbe dichiarato che non vedeva un grosso futuro per i containers che comportavano una significativa tara e, quando vuoti, dovevano essere riportati indietro per essere nuovamente riempiti. Il mutar dei tempi non gli avrebbe dato ragione.

Non ci rendevamo conto, da ragazzi spensierati, del progresso che avanzava e ci ritroviamo oggi, a distanza di 40 anni dall’anno del diploma, avendo assistito ad un radicale mutamento degli scenari marittimi, e brevemente ricordiamo:

–        i transatlantici di linea, soppiantati dall’aereo, sono scomparsi  sostituiti da un fiorente mercato croceristico;

–        I mari sono ora solcati da navi portacontainer da 14.000 Teu¹ ed in costruzione vi sono le “triple E² da 18.000;

–        nel campo delle navi cisterna per il trasporto di idrocarburi abbiamo visto la nascita delle VLCC (very large crude carrier), seguite dalle ULCC (Ultra large crude carrier), l’evoluzione delle quali, con un occhio all’ambiente e l’altro al portafoglio, ha portato a munire queste tipologie di navi di cisterne segregate per lo slop e di doppi scafi;

–        le chimichiere sono ora in grado di trasportare contemporaneamente due o più carichi incompatibili tra loro;

–        Istantaneamente, con il GPS, si può conoscere la posizione della nave con soli pochi metri di errore;

–        è scomparsa la figura del radiotelegrafista, professionalità dapprima minata dalle telescriventi e poi definitivamente soppiantata dai moderni sistemi di comunicazione satellitare a copertura mondiale;

–        Nel campo della preparazione professionale del personale di coperta e di macchina, con la promulgazione delle disposizioni discendenti dall’ STCW³, i mutamenti sono stati radicali;

–        Le navi, fortemente automatizzate, sono oggi armate con 18 persone di equipaggio a fronte delle 36 di una merce varia tradizionale di quarant’anni or sono;

–        la nostra  Marina Militare, per la prima volta possiede una vera portaerei con velivoli a decollo verticale;

–        La nostra Guardia Costiera è oggi dotata, oltre che di efficienti unità navali d’altura, di aerei ed elicotteri.

–        Tocca pure ricordare l’ attuale crisi economica con i suoi pesanti effetti sulla globalizzazione e sulla filiera logistica del trasporto marittimo, aggravata ulteriormente dal deleterio proliferare della piaga della pirateria marittima. Da ultimo, rammentiamo pure il disastro della “Costa Concordia” che tanta ombra ha gettato sulla professionalità della nostra Marineria.

Attraverso questi frangenti anche noi, della 5^ capitani anno 1972, del nautico “N. Sauro” della Spezia, abbiamo percorso un buon tratto di mare della nostra vita, con rotte tra le più diverse: chi è divenuto comandante di unità mercantili, chi ha intrapreso la carriera militare, chi impiegato e/o dirigente in importanti aziende private, chi addirittura, dopo un congruo periodo in marina mercantile, è divenuto un dirigente bancario.

D’altra parte, cos’è la navigazione se non “l’arte di condurre un mobile attraverso i campi delle vie non tracciate”, così, del pari, è anche la vita di ciascuno di noi, che con le rispettive esperienze, ci porta a divenire, nel firmamento della vita, unici ed irripetibili.

In un unico abbraccio, a testimonianza del nostro senso di appartenenza e della riconoscenza verso la nostra Scuola ed i suoi Insegnanti che ci hanno fornito, unitamente ad una solida preparazione, quei valori che hanno fatto di noi  uomini e cittadini,  parte sana della Nazione, nella certezza di essere stati esempio positivo e concreto per le generazioni a venire, concludiamo dicendo: VIVA LA MARINERIA ITALIANA.

La Spezia, 03 Luglio 2012      Franco MAGAZZU’

¹ TEU: unità di misura usata per contare i container movimentati in un porto, è l’acronimo di Twenty-feet Equivalent  Unit (Unità equivalente a un container da 20 piedi). Movimentare un container da 40′ equivale a  movimentare due TEUs.

² Triple E: dove le tre E stanno per “Economy of scale, Energy efficient and Environmentally improved”. Queste nuove portacontainer, dalle ragguardevoli dimensioni, lunghe quasi 400 metri e con pescaggi di oltre 17 metri, potranno tuttavia entrare solo in pochi porti al mondo.

³ STCW: convenzione internazionale adottata nel luglio 1978 dall’ IMO (International Maritime Organization, avente sede a Londra), raccoglie le norme relative agli Standard di Addestramento, Certificazione e Tenuta della Guardia (Standards of Training, Certification and Watchkeeping for Seafarers).

I corsi d’addestramento per i marittimi sono disciplinati da ciascun Paese membro dell’IMO sulla base dei Model Courses elaborati dall’ IMO stessa.

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