i commenti alle NON notizie

ormai i giornali non fanno più il loro lavoro.
Una volta, quando arrivava una notizia in redazione, il “giornalista” (serio) si faceva parte diligente nel controllare la notizia, verificare che fosse vera, accertare la credibilità delle fonti e solo dopo essere sicuro che fosse certa al cento per cento … pubblicarla.
Adesso invece spopolano le notizie alla Canzona (ricordate l’avvocato esperto nell’inventarsi notizie da dare in pasto ai giornali … tanto per far “audience” e vendere?) con l’aggravante che i lettori hanno la facoltà di commentare “on line”.
Mi sono divertito a leggere i commenti alla notizia del marocchino che si era licenziato perché non voleva “obbedire” ad un capo donna.
Quella NON notizia continuava dicendo che la direzione dell’albergo aveva ceduto alle richieste del marocchino, affiancandoli un capo “uomo”.
I commenti andavano dall’incavolato nero che sparava a zero contro l’Islam all’invito a boicottare quell’albergo.
Eppure sarebbe bastato che un giornalista alzasse la cornetta del telefono per chiamare l’albergo e gli avrebbero confermato che la notizia era palesemente inventata da un emulo di Canzona.
Invece tutti i “giornalisti” hanno preferito fare i copia-incollatori riportando quella NON notizia e lasciando spazio ai commenti dei lettori.
Ovviamente sono bastate 24 ore e alla direzione dell’albergo, letta la notizia che li riguardava, hanno preso carta e penna (o, per meglio dire, mouse e tastiera) ed hanno stilato un comunicato ufficiale smentendo tutto.
Ma ormai il danno è fatto: i commentatori arrabbiati rimangono certi di aver “commentato” una notizia vera.
Adesso chi glielo spiega che hanno protestato sul nulla?
Paolo Federici

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8 commenti

Archiviato in cultura, giornalismo, riflessioni, spettacolo

8 risposte a “i commenti alle NON notizie

  1. Purtroppo ormai è un andamento comune alla maggior parte dei giornali, specialmente quelli che ti offrono il servizio on-line gratuito. Servizi pieni di incuria, refusi, mancanza di controlli, errori di ogni tipo… in questi ultimi tempi stiamo vivendo la vera e propria morte del giornalismo.
    La mia speranza è che i giornali cartacei, quelli a pagamento – e che per motivi economici io, personalmente, non ho possibilità di leggere in gran massa come quelli on-line – si salvino ancora da questa incuria che infetta i loro gemelli virtuali. Che ci sia più attenzione, controllo e serietà nel pubblicare gli articoli.

  2. Gino Ragnetti

    Ti capisco, amico, è vero quello che scrivi, ma temo che la tua speranza abbia i giorni contati. Perché tutti i giornali cartacei stanno drasticamente riducendo la redazione per cui i superstiti, costretti a fare in cinque il lavoro che facevano in dieci, per forza di cose non potranno più essere tanto attenti ai refusi come prima. Inoltre potranno uscire sempre meno per fare servizi ed inchieste riducendosi a passare i comunicati senza neanche rimpastarli un po’. E di conseguenza calerà il livello della qualità. Purtroppo, considerati i costi ormai insostenibili, il processo è irreversibile. A meno che non si torni a cinquant’anni fa quando i giornali erano fatti soprattutto dai collaboratori (peraltro ben più motivati e appassionati di tanti professionisti d’oggi) pagati quattro lire.

  3. ciao Gino, benvenuto in questo spazio!
    Come forse saprai sto leggendo il tuo libro … e (lo dico con il sorriso sulle labbra, non avertene a male) anche lì ho trovato un errore!
    Ti do un indizio?
    È a pagina 69.
    🙂

  4. Cribbio, vado subito a vedere. Ma ho una brutta notizia per te: purtroppo ce ne sono altri. 🙂

  5. Aiuto, non lo trovo! Scherzi a parte, siccome sto pensando di proporlo anche in formato ebook, sto facendo una revisione proprio alla ricerca di refusi, sapendo per esperienza che comunque qualcosa sfugge sempre. Pedrciò se qualcuno mi dà una mano non mi fa altro che un piacere.

  6. sai che adesso non me lo ricordo … ma doveva essere legato al nome di un ammiraglio (avevi indicato il figlio al posto del padre o viceversa)
    🙂
    A pagina 69

  7. Gino

    Trovato! 😦 Imperdonabile. Essendo nato nel 1808, come poteva essere ammiraglio di Napoleone? Per la serie: quando la mente va per conto suo. Grazie, perlomeno potrò fare la correzione nell’ebook. 🙂

  8. beh, visto che erano padre e figlio (almeno, se non ricordo male io …!) il “sangue” era lo stesso, no?

e tu che ne pensi?

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